Margherita Aldobrandeschi e Pia de' Tolomei rivali in amore PDF Stampa E-mail
Sabato 12 Marzo 2016 10:29

Quando morì il conte Ildobrandino Aldobrandeschi di Sovana detto il Rosso, la sua unica figlia, Margherita, rimase la sola erede della contea di Sovana e dei beni di quel ramo della sua famiglia. Margherita era giovane, bella, ricca e potente: si imponeva un matrimonio di prestigio! Fu così che sposò nel 1270 Guido di Montfort, figlio di quel Simone che era stato conte di Leicester. Guido fu cavaliere al seguito di Carlo I d’Angiò nella sua spedizione in Italia, e da questi fu creato conte di Nola e vicario generale in Toscana per la parte guelfa; nel 1270, per vendetta, Guido uccise Arrigo, nipote del re d’Inghilterra, colpendolo a tradimento mentre stava ascoltando la messa in Viterbo. Il Montfort partecipò poi alla guerra del Vespro ma, durante una battaglia navale, fu catturato dagli aragonesi nel 1287 e da questi rinchiuso in una tetra prigione di Messina fino alla morte, avvenuta nell’anno successivo. La contessa Margherita Aldobrandeschi non poteva essere disposta a recitare il ruolo della vedova austera e inconsolabile fin dal momento della cattura del marito; diciamo che era troppo giovane e bella per starsene da sola nella sua contea, o magari, per dare una versione “ufficiale” dei fatti, diciamo che era troppo sola per non sentirsi esposta alle mire espansionistiche di Siena o dei cugini Aldobrandeschi di Santa Fiora.

 

 

Ed ecco che entra in scena il cavaliere Nello di Inghiramo Pannocchieschi della Pietra. I Pannocchieschi erano originari di Volterra e possedevano molti castelli in tutta la Maremma; dovettero subire la forte spinta espansionistica senese nella zona e, dopo aver tentato inutilmente di contrastarla, finirono con l’integrarsi nell’organismo politico della Repubblica e furono dei grandi di Siena. Nello di Inghiramo, signore del castello di Pietra, situato presso Massa Marittima, fu dapprima giovane gaudente e poi temuto uomo d’armi, dal carattere assai fiero e autoritario, tendente a sconfinare spesso nella prepotenza pura. Nello, durante la sua vita, fu podestà di varie città, come Volterra, Modena e Lucca, e mise la sua spada al servizio di diversi governi di parte guelfa; nel 1284 fu capitano generale della lega guelfa in Toscana. Nel 1288 fu accusato dai senesi, probabilmente a torto, di tradimento, durante la rotta subita a Pieve al Toppo in conseguenza dell’agguato teso loro dagli aretini; ma l’accusa non venne provata. Nel 1289, mentre il Montfort era prigioniero a Messina, Margherita Aldobrandeschi era poco più che trentenne e certo dovette subire il fascino della personalità e delle imprese di Nello, che era più o meno suo coetaneo. Fu così che lo chiamò presso la sua contea per averne una protezione militare, ma non mancando di stimolare e provocare anche le sue “attenzioni” intime. Nacque un idillio, più o meno nascosto, e da quest’ultimo nacque, nel 1290, il figlio illegittimo Bindoccio, che fu mandato ad allevare a Massa Marittima. Frattanto, tuttavia, il Pannocchieschi aveva finito per indispettare, con le sue continue prepotenze, tanto i sudditi stessi della contea, quanto un po’ tutti i vicini, che non mancarono di protestare con la contessa Margherita. Questa aveva a sua volta finito per stancarsi, lei così potente ed orgogliosa, di un uomo troppo avvezzo al comando, anche nelle mura domestiche. Così, nel corso del 1291, dimostrando ancora una volta la sua grande energia, Margherita fece in modo di allontanare Nello dalla sua contea.

 

 

Ed ecco che, entra in scena, finalmente, la celebre Pia. Costei proveniva probabilmente dalla famiglia Guastelloni, e fu poi detta dei Tolomei per aver sposato un Baldo Tolomei di cui rimase vedova nel 1290. L’anno successivo Pia sposava in seconde nozze Nello Pannocchieschi, scacciato da Sovana, ma il signore di Pietra certo pensava sempre all’affascinante Margherita. Frattanto giunse la notizia della morte del Montfort; la bella Aldobrandeschi doveva pensare ad un nuovo marito. Fu così che nell’aprile 1292 Margherita sposò Orsello Orsini di Rinaldo, uomo di temperamento equilibrato e di buona saggezza. Questa unione fu sostanzialmente serena finché, nell’ottobre 1295, Orsello morì, ancora giovane, per una improvvisa malattia. E’ in questo momento che le cronache si fanno più oscure e contraddittorie, e la leggenda giuoca un ruolo maggiore della storia. Nello, dunque, si sarebbe adesso rifatto avanti per sposare la Margherita, non senza aver preventivamente liquidato la povera Pia. In che modo? Secondo la tradizione Pia, accusata di adulterio, sarebbe stata, in un primo tempo tenuta prigioniera in un sotterraneo del palazzo dei Pannocchieschi nella via San Pietro a Siena, locale al quale si accede ancora oggi discendendo una scala elicoidale di centoquarantaquattro gradini. In seguito Pia fu condotta in Maremma, nel castello di Pietra, passando proprio da quel singolare ponte a dorso d’asino della val di Rosia noto ancora oggi come “ponte della Pia”. A Pietra, forse nel 1295, Pia trovò la morte: per  malaria, secondo alcuni, o per morte violenta, secondo altri, col veleno, strangolata o, secondo la tradizione più nota, gettata nel vuoto dal famoso “salto della contessa”. Nello, in un modo o nell’altro, aveva fatto morire Pia. Perché? Per reale infedeltà di lei, per infondata gelosia, o per poter di nuovo amoreggiare liberamente con Margherita? Con quest’ultima, comunque, si è detto che tornò a farsi vivo e, per intenerirla, lo fece inviandole il figlio Bindoccio, che fu peraltro respinto. Infatti Margherita, non volendone più sapere del Pannocchieschi, nel 1296 sposò in terze nozze Loffredo Caetani, molto più giovane di lei, ma nipote di papa Bonifacio VIII. Aggiungiamo, per la cronaca, che una tale unione non poteva durare, e infatti, dopo pochi mesi, lo “scapestrato” Loffredo abbandonò feudo e tetto coniugale, ed il papa trovò il modo di annullare il matrimonio. Frattanto cosa aveva fatto Nello? Un noto storico senese narra che egli “…havendo senza altra cagione haverne uccisa Pia Tolomei sua donna, s’era proposto di farsi moglie la contessa Margarita,… ma caduto da quelle speranze e gittatosi nella disperazione, tentò di vituperarla”. Accadde che il figlio di Nello, Bindoccio, morì all’età di dieci anni, nel 1300, affogato in un pozzo di Massa Marittima, e fu sepolto nella chiesa di San Francesco di quella città. L’iscrizione apposta sulla lapide tombale riporta che egli era figlio di Margherita, contessa palatina, e di Nello Pannocchieschi della Pietra. Che il nome della madre, che lo aveva concepito illegittimamente, sia stato apposto da Nello proprio per “vituperare” la memoria di Margherita? Un altro mistero! E se Nello avesse addirittura fatto uccidere il proprio figlio per poter lasciare una simile testimonianza scolpita nella pietra? Chissà!

Comunque Nello, autore in vita di tanti misfatti, dovette redimersi ormai prossimo alla morte, tanto è vero che, nel 1321, facendo testamento, lasciò quasi tutti i suoi beni allo spedale di Santa Maria della Scala e ad altri benemeriti istituti senesi. Morì forse nel 1322, e fu probabilmente sepolto nel convento di San Francesco a Siena. In tutta la vicenda, però, la peggior sorte era senz’altro toccata alla Pia de’ Tolomei, la quale era dovuta morire giovane e bella, e lontano dalla patria. E’ logico che una fine così tragica abbia acceso la fantasia di romanzieri e musicisti dei secoli successivi, fino ai giorni nostri, e segnatamente nel periodo del romanticismo. Ci limitiamo a ricordare, sull’argomento, un fortunatissimo poemetto popolare di Bartolomeo Sestini del 1822, e l’opera lirica “Pia de’ Tolomei”, del 1837, musicata da Gaetano Donizetti su libretto desunto dal poemetto del Sestini. Del resto, il primo ad evocare i misteri della Pia fu proprio babbo Dante, che la ricordò nel canto V del Purgatorio della sua “Comedia”:

 

“Deh, quando tu sarai tornato al mondo,

e riposato de la lunga via”

seguitò il terzo spirito al secondo,

 

“ricorditi di me che son la Pia:

Siena mi fé; disfecemi Maremma;

salsi colui che ‘nnanellata pria

 

disposando m’avea con la sua gemma”.

 

Sono versi di rara suggestione, ma talmente sintetici da spiegare ben poco. Ma insomma, Pia era innocente, magari vittima degli ardori di Nello per Margherita, oppure in un certo senso colpevole? E l’Alighieri come la pensava in proposito? Si potrebbe osservare che se Dante l’avesse ritenuta davvero colpevole, avrebbe potuto collocarla nell’Inferno, anziché nel Purgatorio; ma si potrebbe pure osservare che egli colloca Pia tra coloro che furono “peccatori infino all’ultima ora”…

Senio Ghibellini

 
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