San Giacomo Maggiore e la battaglia di Camollia PDF Stampa E-mail
Venerdì 25 Luglio 2014 14:12

Il 25 luglio ricorre la festa liturgica di San Giacomo Maggiore, e questa data riguarda anche la storia di Siena. Infatti, proprio il 25 luglio 1526, giorno di San Giacomo, i senesi riportarono una straordinaria vittoria contro i mediceo-pontifici nella battaglia di Camollia. In onore del santo apostolo, e per memoria della battaglia vittoriosa, nel 1532 fu costruita la chiesa di San Giacomo Maggiore nel rione di Salicotto, i cui abitanti si erano distinti nello scontro militare; tale chiesa è oggi l’oratorio della contrada della Torre, che ha San Giacomo Maggiore come proprio patrono, insieme a Sant’Anna, e ne celebra annualmente la festa titolare nell’ultima domenica di luglio.

Ma vediamo qualche notizia storica sull’apostolo San Giacomo, che era figlio di Zebedeo e di Salomè, fu il primo apostolo di Gesù a subire il martirio, e fu detto il Maggiore, per distinguerlo da un altro Giacomo apostolo, detto il Minore, il cui nome viene associato a quello di Filippo e celebrato liturgicamente il primo maggio.

 

 

Giacomo il Maggiore fu fratello di Giovanni, cioè dell’unico apostolo che, seppure duramente perseguitato, non subì il martirio, e morì ultranovantenne, dopo aver scritto l’ultimo dei quattro Vangeli, e l’unico a non essere considerato “sinottico” con gli altri.

Riferiscono dunque gli Atti degli Apostoli che il nostro Giacomo Maggiore, dopo aver lungamente predicato, morì di spada, a Gerusalemme, per ordine di Erode, forse nel 44 dopo Cristo.

 Non dimentichiamo poi che San Giacomo Maggiore è anche il veneratissimo patrono della Spagna. La tradizione riferisce infatti che egli avrebbe vissuto sette anni in Galizia, nel nord-ovest della penisola iberica, da dove sarebbe poi partito per evangelizzare il resto della Spagna, e per tornare infine in oriente. E’ celebre l’episodio dell’apparizione della Vergine al santo nell’anno 40 dopo Cristo, sulle rive dell’Ebro a Saragozza, proprio nel luogo dove sorge oggi la splendida basilica di Nostra Signora del Pilar (la Vergine sarebbe infatti apparsa sopra una colonnetta, in spagnolo “pilar”). La Vergine, sempre secondo la tradizione, avrebbe predetto a Giacomo che sarebbe rimasta lì, fino alla fine dei tempi. E la colonna dell’apparizione, con la soprastante statua della Madonna, è veneratissima dai cattolici spagnoli, all’interno della basilica. Durante la guerra civile degli anni ’30 del ventesimo secolo, la statua della Vergine fu obiettivo di conquista da parte dei comunisti. Ma i cattolici difesero vittoriosamente il santuario del Pilar, che allora fu bombardato con l’aviazione. Una bomba trafisse la cupola della basilica e cadde ai piedi della statua della Madonna, ma miracolosamente non esplose. Il proiettile inesploso è ancora conservato come una reliquia.

 

 

Tornando al nostro Giacomo, dopo il martirio, avvenuto a Gerusalemme, i suoi discepoli ne affidarono il corpo al mare e le onde lo riportarono in terra di Galizia. Nell’anno 813 fu colà ritrovato un sepolcro romano che, per varie ragioni, fu ritenuto proprio quello di San Giacomo. Immediatamente, attorno alla tomba del santo, si dette inizio alla costruzione di una bellissima cattedrale, attorno alla quale si sviluppò una città: Santiago de Compostela, cioè, in italiano, San Giacomo di Campostella, e ciò perché il luogo di sepoltura del santo sarebbe stato indicato dalla miracolosa apparizione di una stella.

San Giacomo Maggiore fu subito veneratissimo in tutta la Spagna ed invocato come protettore nella lunga guerra di riconquista nazionale contro i mori. La città di Santiago divenne presto una delle più grandi mete di pellegrinaggio (insieme a Roma e Gerusalemme) da tutta la cristianità; nel periodo medievale, quasi tutti i buoni cristiani coltivavano il desiderio di andare a Santiago almeno una volta nella vita, ed ancora oggi il flusso dei pellegrini è imponente, favorito anche dalla bellezza della città di Santiago de Compostela, fra l’altro sede di una fiorente università.

Anche l’eterea Beatrice, nel paradiso della “Comedia”, presenta San Giacomo a Dante così dicendo al poeta: “Ecco il Barone per cui la giù si visita Galizia”. Lo stesso San Giacomo fu rappresentato, dalle arti figurative, in veste di pellegrino, con in mano una conchiglia per bere, e proprio la conchiglia fu il distintivo caratteristico dei pellegrini diretti a Compostela.

 

 

Fra i pellegrini di casa nostra non possiamo omettere di ricordare Bartolomeo Carosi, più noto come “Brandano”, il singolare profeta straccione di Petroio, poi eroe della “Guerra di Siena”, il quale molte volte si recò in Galizia, naturalmente a piedi.

In Spagna si venne così a formare il celebre “camino de Santiago”, che iniziava da Barcellona e sul cui percorso nacquero rifugi e ospedali, e soprattutto fiorì una serie di superbe cattedrali e basiliche (Saragozza, Burgos, Leon eccetera), veramente una più bella dell’altra. Su questi grandi itinerari religiosi si verificarono scambi culturali, commerciali, si sviluppò una rete di solidarietà, nacque insomma l’Europa dei popoli cristiani così come si è manifestata nei secoli successivi.

Frattanto, sin dal 1170 circa, attorno al santuario di Santiago, era sorto l’ordine di San Giacomo della Spada, un ordine religioso cavalleresco con compiti di difesa dei pellegrini, e che si distinse grandemente nelle lotte contro i mori. L’ordine fu approvato, con la regola di Sant’Agostino, nel 1175, proprio dal senesissimo Pontefice Alessandro III, al secolo Rolando Bandinelli, nato in Camollia, nei pressi della piazza detta oggi appunto de’ Paparoni, e lo stesso che seppe poi umiliare addirittura l’Imperatore Federigo Barbarossa.

Da notare che i cavalieri dell’ordine, che potevano anche sposarsi, dovevano però essere nobili da almeno quattro generazioni. Divenuto potentissimo, nel 1523 l’ordine di San Giacomo della Spada fu unito alla corona spagnola e gran maestri ne furono gli stessi Re di Spagna.

Senio Ghibellini  

 
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