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Cinque senesi fra le vittime delle foibe PDF Stampa E-mail
Venerdì 15 Febbraio 2019 14:57

In occasione del consiglio comunale del 14 febbraio 2019, ecco l’intervento pronunciato in apertura dal presidente Marco Falorni.

 

 

 

“Essendo il presente consiglio, quello più vicino al 10 febbraio, Giorno del Ricordo dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo dei giuliano-dalmati, e come ho già fatto recentemente in occasione della Giornata della Memoria, mi preme prima di tutto citare le parole usate dal nostro Presidente della Repubblica.

Celebriamo, ha detto Sergio Mattarella, “un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente”.  “Non si trattò - ha precisato il Presidente - di una ritorsione contro i torti del fascismo, perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni. Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria. Solo dopo la caduta del muro di Berlino, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione”. Fin qui le parole del Presidente.

In un quadro di avvenimenti ormai chiaro, ha scritto nei giorni scorsi lo storico Francesco Perfetti che non è nemmeno più un problema di perseguire una memoria condivisa, ma semplicemente è una questione di verità storica.

Voglio ricordare che, grazie alle ricerche storiche condotte dal giornalista concittadino Andrea Bianchi Sugarelli, oggi sappiamo che fra le vittime delle foibe ci furono anche cinque nostri conterranei senesi. Ecco i loro nomi: Isolina Micheli vedova Turchi, nata a Torrita di Siena nel 1887; Pompilio Paganini, nato a Piancastagnaio nel 1899; Agostino Saletti, nato ad Asciano nel 1903; Mario Fanfani, nato a Montepulciano nel 1924; tutti questi erano ferrovieri o parenti di ferrovieri; il quinto, il cui nome si è aggiunto recentemente e sul quale sono ancora in corso le ricerche di maggiori dettagli, era un militare, si chiamava Sabatino Burani, ed era nato a San Casciano dei Bagni nel 1916.

Ed ora, colleghi, per onorare la memoria di questi nostri conterranei e di tutte le vittime delle foibe, vi invito ad osservare un minuto di raccoglimento”.

Marco Falorni

Presidente Consiglio Comunale di Siena

 
Marco Falorni eletto nel collegio nazionale dei provibiri MCL PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Febbraio 2019 14:20

Il XIII congresso nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, svoltosi nei giorni scorsi a Roma, è stato bellissimo e per certi versi entusiasmante, per quantità e qualità dei partecipanti, e soprattutto per i contenuti. Nell'occasione, Marco Falorni, della delegazione di Siena, è stato eletto nel collegio nazionale dei probiviri MCL.

 

 

Oltre al presidente Carlo Costalli, fiorentino, sono numerosi i toscani presenti nel consiglio nazionale e nei vari organismi nazionali MCL. Fra questi Piergiorgio Sciacqua, Umberto Viliani, Pierandrea Vanni, Diva Gonfiantini, Fiorella Dolfi, Roberto Milaneschi, Guglielmo Borri, Luciano Della Croce, Vittorio Benedetti, Daniele Bagnai, Stefano Costalli, Giovanni Pecchioli, Luca Tognozzi, Davide Miracula ed altri ancora.

 
Addio a Pietro Cantagalli, grande editore e vero senese PDF Stampa E-mail
Mercoledì 23 Gennaio 2019 14:01

E’ tornato alla Casa del Padre Pietro Cantagalli, persona molto conosciuta a Siena, imprenditore benemerito nel settore dell’editoria, commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno, Caterinato d’Onore nel 1993, Medaglia d’oro del Mangia nel 2003.

Per decenni era stato titolare delle Edizioni Cantagalli, azienda fondata dal padre Ezio, ed ora diretta dal figlio David, specializzata nella editoria cattolica, ed in particolare sui libri e riviste di argomento cateriniano. Contradaiolo dell’Istrice, senese vero, sportivo appassionato di ciclismo e di calcio, Pietro Cantagalli lascia la moglie Saida Vigni, i figli David e Cristiana, ed i suoi adorati cani, che lo hanno vegliato anche dopo il decesso, avvenuto all’età di 84 anni.

 

 

Uomo di fede autentica, Pietro Cantagalli era stato fra i fondatori, nel 1970, della Associazione Internazionale dei Caterinati, e poi per tanti anni ne era stato dirigente ed assiduo promotore, ed aveva contribuito molto a diffondere l’immagine e gli scritti di Santa Caterina da Siena. Di più, negli anni, ha contribuito a diffondere l’immagine di Siena nel mondo, stampando una quantità incredibile di volumi dedicati a personaggi e storie senesi.

Alla famiglia e a quanti hanno voluto bene a Pietro, un abbraccio e le condoglianze più sincere.

 
Shoah, l’intervento del presidente Falorni. Minuto di raccoglimento in consiglio comunale PDF Stampa E-mail
Giovedì 31 Gennaio 2019 09:00

Questo il testo dell’intervento di Marco Falorni, pronunciato in apertura della seduta consiliare di mercoledì 30 gennaio 2019.

“In apertura, colleghi, come anticipato ai capigruppo, ritengo opportuno effettuare una comunicazione al consiglio in base a quanto previsto dall'articolo 50 del regolamento del consiglio comunale.

Essendo il presente consiglio, quello più vicino alla Giornata della Memoria, mi preme intanto fare menzione delle altissime parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha detto: "Sono passati settantaquattro anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Eppure, nonostante il tanto tempo trascorso, l’orrore indicibile che si spalancò davanti agli occhi dei testimoni è tuttora presente davanti a noi, con il suo terribile impatto. Ci interroga e ci sgomenta ancora oggi. Perché Auschwitz non è soltanto lo sbocco inesorabile di un’ideologia folle e criminale e di un sistema di governo a essa ispirato. Auschwitz, evento drammaticamente reale, rimane, oltre la storia e il suo tempo, simbolo del male assoluto. Quel male che alberga nascosto, come un virus micidiale, nei bassifondi della società, nelle pieghe occulte di ideologie, nel buio accecante degli stereotipi e dei pregiudizi. Pronto a risvegliarsi, a colpire, a contagiare, appena se ne ripresentino le condizioni. Una società senza diversi: ecco, in sintesi estrema, il mito fondante e l’obiettivo perseguito dai nazisti”.

Le parole del presidente ci ricordano l'importanza di non dimenticare le vittime della Shoah. Queste parole vanno profondamente meditate.

Dobbiamo chiederci se l’antisemitismo, esplicito o latente, sia presente ancora oggi, anche in Italia. Cosa risponde la nostra società civile? Bastano, forse, tanti pavidi silenzi? Interroghiamo le nostre coscienze.

A proposito del dibattito sviluppatosi nei giorni scorsi, aggiungo che non c'è stata mai l'intenzione di “equiparare” tragedie diverse, né da parte di questa amministrazione, né da parte mia personale, né tantomeno da parte del sindaco. “Equiparare” non è la parola giusta. Tra l'altro, per vari motivi, siamo entrambi personalmente vicini alla comunità ebraica senese. Tutto ciò emergerà con evidenza, credo, anche nel prossimo consiglio comunale, che non si svolgerà affatto il 10 febbraio, come da qualcuno è stato erroneamente scritto, ma il 14 febbraio.

 

Colgo l'occasione per ricordare, anche a nome del sindaco, a tutti i presenti in aula, a tutta la cittadinanza e in particolare alla comunità ebraica senese, l'invito a partecipare alla proiezione del film "La tregua" di Francesco Rosi, tratto dall'omonimo libro di Primo Levi, che avrà luogo domani giovedì 31 gennaio alle 17 presso la biblioteca degli Intronati.

 

E adesso colleghi, per onorare la memoria delle vittime della Shoah, vi invito ad osservare un minuto di raccoglimento”.

 
Da dieci anni don Carlo Guerrieri ci ha lasciato PDF Stampa E-mail
Sabato 05 Gennaio 2019 15:57

6 gennaio 2009 - 6 gennaio 2019: sono passati esattamente dieci anni e a me manca ancora tanto. Ciao Donca, guardami le spalle da lassù, ci conto.

 

 

Dieci anni fa, il 6 gennaio 2009, don Carlo Guerrieri è tornato alla casa del Padre, e chi gli ha voluto bene davvero non può dimenticarlo.

Uomo buono e generoso, sacerdote infaticabile, fino ai suoi ultimi giorni - è morto a 92 anni - ha dato tutto per le sue mille benefiche attività e per la sua creatura più amata, Radioalleluia (oggi Mia Radio), la radio diocesana. E’ morto “in battaglia”, attivo fino all’ultimo, senza mai arrendersi, a niente e a nessuno, se non alla volontà di Dio.

Il “mestiere” che gli riusciva meglio era quello di prete, ma don Carlo sapeva fare, e faceva, cento altri mestieri: muratore, elettricista, falegname, fabbro, tecnico elettronico, ed anche, da uomo di cultura tanto profonda quanto non ostentata, regista teatrale e radiofonico, precursore delle comunicazioni sociali, giornalista senza la tessera, appassionato di cinema (era dirigente nazionale dei cinema cattolici), amministratore saggio, parsimonioso e premuroso di associazioni e di complessi immobiliari. Era anche uno sportivo autentico, appassionato di calcio, ciclismo, basket. Uomo di fede genuina e salda, aveva allevato generazioni di ragazzi senesi ed era amatissimo da interi quartieri cittadini, contrade, famiglie, in tutti i luoghi che aveva avuto modo di frequentare o di avervi cura d’anime.

La sua vita era un romanzo, piena di aneddoti gustosissimi, che dispensava ogni tanto agli amici ma, per quanto pregato in tal senso, non ha mai voluto scrivere le sue memorie, o forse non ne ha avuto il tempo, tutto preso dalla sua intensissima quotidianità. Durante la seconda guerra mondiale, allora giovane prete di campagna, aveva raccolto l’invito dell’arcivescovo Toccabelli: aiutate tutti, senza chiedere loro come la pensano, salvate vite umane, anche a costo della vostra vita! E don Carlo si era prodigato per tutti, rischiando più volte la pelle - come aveva lui stesso raccontato - minacciato prima dai soldati tedeschi e poi dai partigiani. Ma era sempre andato per la sua strada, senza compromessi, animato da una fede incrollabile nella giustizia.

In politica, a beneficio dei curiosi, se la cavava con una battuta: “Se Gesù Cristo si è fatto crocifiggere al centro, ci sarà pure un motivo!”.

Quando se ne va un grande personaggio, si usa dire che lascia un vuoto incolmabile. A distanza di dieci anni si può dire forte: don Carlo ha lasciato un vuoto davvero incolmabile. Ciao Donca, ci rivedremo, se Dio vorrà.

Marco Falorni

 
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