Le liste civiche lanciano la sfida e presentano l’identikit del candidato sindaco PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 19 Luglio 2017 08:08

Conosciamo la nostra città ed abbiamo nettamente percepito, stavolta davvero, una grande voglia di cambiamento da parte dei senesi. Ad una lunga e stanca egemonia del PD si sono aggiunte le troppe promesse elettorali tradite da Valentini, ed ora anche una parte della sinistra è pronta a voltare pagina. Quello che i cittadini vogliono è una rivoluzione dolce, senza vendette e ritorsioni, ma che finalmente riapra ad ogni senese la possibilità di esprimere le sue migliori qualità, senza guardare a tessere di partito. Per questo il cambiamento dovrà essere a trazione civica, con una coalizione ampia, trasversale, che rifugga solo da ogni estremismo e che metta in campo persone oneste, ben conosciute e stimate.

 

 

Per tenere insieme una siffatta compagine si dovrà individuare un candidato sindaco con precise caratteristiche: esperienza personale e professionale, riconosciuta stima, passione civile e politica senza però condizionamenti di partito, nessuna compromissione con il potere che ha oppresso e opprime la città, conoscenza vera di Siena, della sua storia, delle contrade, del Palio e amore per tutto ciò che è espressione di una grande tradizione. Noi siamo pronti, come ci pare siano pronte altre compagini ed associazioni. Con queste forze che vogliono il cambiamento nel senso che abbiamo delineato, saremo ben lieti di parlare e di collaborare ad un progetto comune.

L’Alternativa - Impegno per Siena - Uniti per Siena

 
Armando Sapori, storico, politico, giornalista e molto altro PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Venerdì 21 Luglio 2017 13:12

Se come storico dell’economia Armando Sapori è da considerare fra i grandi del ‘900 a livello internazionale, come giornalista, docente e uomo politico ha pur sempre recitato un ruolo di rilievo nel panorama italiano.

Il percorso umano e politico

Come altri intellettuali senesi, Sapori ha avuto un percorso politico molto variegato, dal giovanile nazionalismo fino al quasi comunismo (non ha mai avuto tessere di partito) degli anni maturi e senili. E come tanti intellettuali senesi, ha fatto l’esperienza del giornalismo.

Gli esordi da giornalista

Giovanissimo, nel 1911 (era nato a Siena nel 1892), Sapori cominciò la collaborazione, che durerà fino al 1917, con il quotidiano locale “LaVedetta senese”. Sapori, che faceva il giornalista quasi a tempo pieno, mentre contemporaneamente studiava all’Università, ebbe come direttore un maestro del giornalismo senese, Lando Magini, e ben presto acquisì a sua volta un ruolo di grande responsabilità, mandando materialmente avanti il quotidiano quasi da solo, con pochi aiuti di giovani collaboratori.

La stampa senese nel primo ‘900

Magistrale e colorita è la descrizione della vita al giornale che Sapori ha lasciato nelle sue memorie. “Gli altri giornali senesi - scrive Armando Sapori - erano ‘Il Libero cittadino’, ‘La Gazzetta’, ‘Il Popolo di Siena’. Il ‘Cittadino’ era organo della massoneria e lo dirigeva il dottor Calusi, verde di pelle più della fascia che portava nelle conventicole, che nello scandalo ci andava a nozze. Non era però capace di fare del male, parlava grosso ma ragionava sottile. Aveva un certo fegataccio e scese sul terreno col Magini per l’onore della firma: ma appena incrociarono i fioretti si strinsero la mano e non ci pensarono più. Erano due padri di famiglia e a fondo non ci sarebbero andati. La ‘Gazzetta’, repubblicana, era diretta dall’avvocato Martini, un uomo che sapeva conquistare il pubblico, oltreché i giurati, con la stessa abilità della moglie che ha affascinato per settant’anni, a partire dai venti, una folla di ammiratori. Il ‘Popolo di Siena’ era manovrato da don Sozzi, un sacerdote che quando vinceva il cavallo della sua e mia contrada, l’Oca, si tirava su le sottane e ballava per la strada e abbracciava tutte le spose del rione. Erano avversari bravi per un ragazzo come me di diciannove-venti anni. Ma erano generosi e senza fiele. Ci mostravamo unghie e denti dalle colonne dei rispettivi giornali”.

 

 

Brusco stop con la guerra

Ma il giornalismo non era il destino di Sapori: “Il giornalismo - egli scrisse - lo interruppi con la guerra del ’15-’18 e poi lo lasciai del tutto con il fascismo che mi avrebbe messo la mordacchia”. Dopo la guerra, nel 1919, Sapori si laureò in giurisprudenza a Siena, e poi cominciò una luminosa carriera fra archivi e atenei, che lo porterà a Firenze, Ferrara, Milano e ne consacrerà la fama di storico dell’economia con pochi confronti, non solo in Italia.

Un antifascismo dignitoso e moderato

Durante il regime fascista, Armando Sapori fu sempre in moderato - e rispettato - dissenso. Rifiutò la tessera del Pnf, e davanti a funzionari ministeriali che gli chiesero se era fascista, egli disse: “No davvero. Ma sono un uomo onesto e un impiegato onesto che fa il suo dovere e non dà grattacapi ai superiori”. Un dissenso senza armi, insomma, che trovò il rispetto delle gerarchie, e non gli impedì di tenere cordiali relazioni con il senatore Giovanni Gentile.

Un dissenso, comunque, più esplicito di quello dimostrato da altri intellettuali, anche di spicco. Per esempio, nell’Istituto comunale di arte e storia, fondato nel 1928 dal podestà Fabio Bargagli Petrucci, fra i componenti delle varie sezioni (architettura, belle arti, storia, musica), Armando Sapori non c’era, ed era probabilmente l’unico intellettuale accademico senese di spicco ad essere assente (intellettuali, ma non “accademici” erano da considerare uomini come Mino Maccari e Romano Bilenchi). C’erano in posizioni di rilievo, per esempio, i vari Ranuccio Bianchi Bandinelli, Mario Bracci, Cesare Brandi. Ma Sapori no. E si noti che l’Istituto - che pure svolse un ruolo culturale di assoluto rilievo - aveva anche dichiarati fini di controllo della cultura in senso fascista, come scrisse il suo cancelliere Guido Pignotti.

Il tempo della lotta fra italiani

Vennero anche gli anni tragici della seconda guerra mondiale, e Sapori fece la sua scelta: partecipò alla resistenza. La sua fu una resistenza “da salotto”, disarmata, ma un ruolo lo ebbe. “Si distribuivano fra noi opuscoli e volantini - scrisse - si disponeva per ospitare un partigiano di passaggio e rifornirlo di documenti falsi se ne avesse avuto bisogno”.

L’impegno a sinistra

Dopo la guerra Sapori sentì di impegnarsi in politica, a sinistra, ma rifiutò la tessera comunista come aveva rifiutato quella fascista. Pur cattolico convinto (si arrabbiava moltissimo quando sentiva qualcuno bestemmiare), nel ’48, si candidò nelle liste del Fronte popolare, che riuniva Pci e Psi. Sapori fu eletto senatore, nel secondo collegio fiorentino, con 74.316 preferenze, e rimase al Senato dall’8 maggio 1948 al 29 marzo 1953, lasciando una traccia duratura di onestà e competenza. Fu anche consigliere comunale a Firenze. Sorvoliamo sulla sua attività di storico e docente - limitandoci a dire che come rettore alla ‘Bocconi’ resterà indimenticabile - e sui tanti riconoscimenti conferitigli. Ma uno va citato, perché lui stesso ci teneva molto. Nel 1967 Armando Sapori ricevette il Mangia d’oro, insieme al commosso omaggio di tutta la sua città e della sua contrada, l’Oca, che la stessa sera del 15 agosto lo ebbe a cena dopo la prova generale. “Sul biglietto da visita - scrisse Sapori - non vi ho fatto mai stampare ‘cav.’, ‘cav. uff.’, ‘comm.’, ‘grand’uff.’, ma quasi quasi ‘Mangia d’oro’ sarei tentato di mettercelo, perché è la onorificenza che la città dove sono nato, ho vissuto i primi 30 anni e anche oggi le voglio tanto bene, dà ai suoi cittadini migliori”. Sapori non rinnegò mai la sua senesità. “Del senese - diceva - ho conservato le caratteristiche. Intanto la lingua e l’accento che si sentono appena apro bocca”. Armando Sapori ha lasciato due libri autobiografici, godibilissimi da leggere: “Mondo finito”, che raccoglie le sue memorie fino al 1945, e “Cose che capitano”, che riprende le stesse dal ’45 al 1971. Scorrendo quelle pagine, scritte con penna arguta, ironica, senesissima, ci si trova dentro tutta la personalità vera e sincera di Armando Sapori: un uomo che fu un vero pozzo di scienza e di esperienza, ma anche un mare di bonaria umanità.

Un pizzico d’amore

I suoi successi professionali non sarebbero però arrivati senza l’amore, che egli aveva per il suo lavoro e per i suoi studenti. Basti dire che Sapori aveva fatto sua una massima degli antichi pittori senesi: “Niuna impresa, pur minima che sia, può avere cominciamento o fine senza queste tre cose, cioè: senza potere, senza sapere, e senza con amore volere”.

Le posizioni nazionaliste degli anni giovanili

Negli anni giovanili, in cui era redattore de “La Vedetta senese”, Armando Sapori era politicamente su posizioni vicine al nazionalismo. Ecco quanto egli scriveva al tempo della guerra di Libia, in un articolo comparso su “La vedetta” del 20-21 novembre 1911: “Mentre i nostri soldati dalle trincee e nei campi di Tripoli combattono senza tregua e senza stanchezza, nell’ara della patria facendo generoso sacrificio del loro sangue, a noi che dalla benedetta terra d’Italia ne seguiamo l’eroismo nelle vicende fortunose delle vittorie è dato trarre dal momento politico attuale moniti ed ammaestramenti che a tutti schiuderanno più ampi e radiosi orizzonti di idealità nazionale”. Ed ancora: “Soli dunque e fieri del primato morale che è a noi retaggio di secoli di civiltà e di gloria, un altro ammaestramento dobbiamo trarre dal momento politico attuale (…) Ogni tendenza politica sparisca in questo momento per cedere il posto a un sentimento più nobile ed elevato che non quello di partito: il sentimento dell’amor di patria. Questa la risposta più eloquente che il popolo d’Italia deve dare a le calunnie de lo straniero”.

Il rapporto cordiale con Gentile

Un primo incarico all’Università “Bocconi” di Milano, Armando Sapori lo ebbe negli anni ’30. Prima di prendere possesso dell’incarico, Sapori si recò a trovare il senatore Giovanni Gentile, allora vicepresidente della “Bocconi”.

Scrive Sapori nelle sue memorie: “Andai da Gentile e gli parlai chiaro: ‘Non so, eccellenza, se lei è informato…’’. Non mi lasciò finire: ‘…che ci attaccherebbe tutti al lampione? Ma lo sanno anche a Montelupo che è vicina alla sua Firenze, e per questo sono sicuro che si troverà bene alla Bocconi dove sono tutti come lei, e me mi hanno cercato per salvarli. Vada a Milano, e non si preoccupi. Nella scuola c’è bisogno di insegnanti, e lei farà bene’. Io ho voluto bene a Giovanni Gentile staccando la figura dell’uomo da quella del politico, e sapendo che anche il politico in tanti casi personali fu lungi dal settarismo ed ebbe larga comprensione”.

Giovanni Gentile, giudicato un criminale fascista, fu ammazzato a Firenze, nell’aprile 1944, con una scarica di revolverate a bruciapelo, ad opera di un nucleo di Gap comunisti.

Scrisse Sapori: “Quando alla sua morte i fascisti accusarono gli intellettuali della congiura mi ribellai. Gli uomini di studio sentivano la forza di una mente elevata, e non potevano non tener conto di una bontà che raggiungeva talvolta quella paterna”.

L’ateneo senese nella “belle époque”

In “Mondo finito” Sapori descrive con una vivacità eccezionale l’ambiente universitario della Siena del primo ‘900: pennellate di umanità profuse con sapiente sintesi. In quelle pagine c’è la mentalità di un’epoca e di una città, ed alcune - come quelle che descrivono le feste delle matricole - sono esilaranti. Ma soprattutto c’è la descrizione dei docenti dell’ateneo. Illustri personaggi, che hanno lasciato il loro nome nella storia cittadina, e per i quali traspare anche, qua e là, sincera ammirazione, vengono comunque dissacrati con una naturalezza incredibile e finanche piacevole a leggersi. Dalla penna pungente di Sapori sono passati i vari Luigi Moriani, Ottorino Vannini, Cesare Biondi, Carlo Manenti, Antonio Scialoja, Filippo Virgilii, tutti docenti rimasti assai noti e che non hanno bisogno di presentazione.

E Sapori non risparmia neppure Pietro Rossi, un uomo già allora mitico e che anche dopo avrebbe lasciato opere da ricordare, in vari campi. Ma Armando Sapori si diverte bonariamente a dissacrarlo, aggiungendo anche pepate e non banali considerazioni. Ecco una pagina da incorniciare: “Viene per ultima, sotto il fuoco del ricordo, la figura di Rossi, docente di storia e di istituzioni di diritto romano. Il bidello lo precedeva sempre con tutta la raccolta giustinianea; ma aveva il buon senso di riconoscere, nell’intimo della coscienza, che quello non era pane per i suoi denti, e si limitava a girare e a rigirare attorno alle Istituzioni di Gaio, che stanno in un opuscoletto piccino piccino. Tanto l’aveva in bocca quel nome, che noi studenti si chiamava ‘Gaio’. Onesto nel valutare le sue forze universitarie, e tuttavia uomo di gusto umanistico e insieme di cultura fino all’erudizione, si portò sul piano dell’arte, nel quale riscosse qualche applauso sincero. Siccome dava la caccia ai ragazzi che potevano fare una discreta tesi e tutta con le loro forze, sollecitò anche me, e mi dette il tema, che io studiassi e gli riferissi: ‘I romani in Libia’. ‘Che cosa ha fatto di grande quel grande popolo?’ ‘Ha rubato…’. E lui: ‘Non farai mai la tesi con me’. Su questo soltanto ci trovammo d’accordo; e forse si spiega perché non abboccai, più tardi, alla truffa dell’impero tornato sui sacri colli”. Poche parole che di Armando Sapori spiegano molto.

Una carriera accademica di assoluto prestigio

Armando Sapori fu uno dei più grandi (ed anche dei più noti) storici dell’economia italiana ed uno dei più prestigiosi capiscuola che questa disciplina abbia conosciuto. Era nato a Siena, l’11 luglio 1892, ed in questa città aveva compiuti gli studi universitari, laureandosi in giurisprudenza nel 1919. Dopo la laurea Sapori si trasferì a Firenze come archivista presso l’Archivio di Stato di quella città, mansione che svolse per dodici anni, dal 1921 al 1932, quando vinse la cattedra di storia delle dottrine e delle istituzioni economiche e finanziarie presso l’Università di Ferrara dove insegnò, però, un solo anno. Nel 1933, infatti, ritornò ad insegnare a Firenze presso il prestigioso istituto universitario “Cesare Alfieri”. Vi insegnò fino al 1935, anno in cui vinse la cattedra di storia economica presso l’Università di Firenze, quando ormai Armando Sapori rappresentava già una delle figure di punta della storia dell’economia nel nostro paese. La sua attività scientifica può forse farsi iniziare con l’articolo pubblicato sull’ “Archivio storico italiano” nel 1923, dedicato alla storia della compagnia mercantile fiorentina dei Bardi e Peruzzi in Inghilterra, un tema particolarmente vivo nell’interesse del Sapori che pochi anni più tardi, nel 1926, lo riprese e lo ampliò nel suo lavoro su “La crisi della compagnia mercantile dei Bardi e dei Peruzzi”. L’interesse per le compagnie mercantili medievali fu una costante della sua opera ed uno dei filoni non secondari dei suoi primi due volumi di “Studi di storia economica” in cui raccolse molta della sua produzione, e che conobbero varie edizioni via via ampliate fino a quella apparsa alla metà degli anni ’50. I saggi in essa raccolti restarono per lungo tempo il punto di riferimento per la storia del Medio evo e dell’età del Rinascimento: l’organizzazione dell’azienda mercantile, i sistemi contabili, il “milieu” culturale in cui si innesta la figura del mercante, sono altrettanti punti fermi sui quali si sono confrontati gli storici (e non solo gli storici dell’economia, ma anche gli storici senza altro aggettivo) suoi contemporanei e le generazioni di studiosi che lo hanno seguito. La sua elaborazione di un nuovo concetto di periodizzazione, esposta in un memorabile intervento al decimo congresso internazionale di scienze storiche tenutosi a Roma nel 1955 (ed affinato poi nelle considerazioni che compongono un terzo volume di “Studi” apparso alla metà degli anni ’60) suscitò una discussione la cui eco è arrivata ai giorni nostri. La sua individuazione nel XIII secolo - anziché nel XV - dell’inizio del Rinascimento si basa sulla constatazione che gli aspetti più rimarchevoli nel passaggio ad una nuova epoca si sviluppano a partire dal ‘200 per arrivare alla piena manifestazione nel ‘400, legati al ruolo dirompente del mercante che impone alla società una nuova mentalità ed una diversa concezione dell’economia.

Legato alla scuola storica che ebbe in Francia i punti di riferimento principali intorno alle “Annales” del periodo di Lucien Febvre, mantenne con quest’ultimo contatti che univano all’amicizia personale lo scambio proficuo di idee fra due grandi personalità della storia. La Francia lo insignì per due volte del dottorato “honoris causa”: la prima volta nel 1950 alla facoltà di lettere dell’Università di Poitiers, la seconda volta nel 1960 alla facoltà di lettere e scienze umane dell’Università di Parigi. Nel 1953 Sapori venne insignito del premio “Einaudi” dall’Accademia nazionale dei Lincei per la classe di scienze morali, storiche e filologiche. In questo stesso anno egli assume l’incarico di rettore dell’Università commerciale “Bocconi” a Milano, e tale rimarrà fino al 1967. Dal 1956 diverrà egli stesso accademico dei Lincei.

Testimone attento ella sua epoca, Sapori partecipò attivamente alla vita politica del paese, come consigliere comunale a Firenze fra il 1946 e il 1951 e come senatore indipendente di sinistra durante la prima legislatura della Repubblica (1948-1953). In Senato svolse la sua azione cosciente dell’inscindibilità del concetto di cultura da quello di civiltà: “Giorni or sono - scriveva all’allievo Aldo De Maddalena in un passo da quest’ultimo riportato nel suo ricordo del maestro (“Ricordo di Armando Sapori” sul Giornale degli economisti e annali di economia”, 1976, pagine 527-540) - ho fatto un discorso in Senato sulla scuola che ha trovato larghi consensi. E’ in questo ambito che più e meglio riesco ad essere uomo politico. Perché mi pare che l’azione politica più importante sia quella volta a far sì che i giovani siano aiutati attraverso la cultura, rettamente intesa e dispensata, a divenire buoni cittadini: fare dei giovani uomini preparati e coscienti significa per lo Stato porre le premesse delle sue fortune. Verrei meno al mandato che ho ricevuto se, come uomo di cultura e come insegnante, non mi adoperassi a questo fine”.

Armando Sapori morì a Milano, all’età di 84 anni, il 6 marzo 1876. Siena lo ha ricordato con un convegno nel novembre 1992, svoltosi presso la biblioteca degli Intronati, quindi, nel novembre 2016, con una mostra delle opere di Sapori conservate nella biblioteca comunale, dopo che le stesse (migliaia di volumi) erano state donate all’istituzione dalla figlia Giuliana. Una proposta di intitolazione del vicolo interno alla biblioteca ad Armando Sapori, avanzata nel 1995 in consiglio comunale da Duccio Balestracci, fu approvata, ma poi non ha avuto seguito. Nella stessa biblioteca, è stata per molti anni intitolata ad Armando Sapori la bella sala di lettura, posta a sinistra del salone monumentale. Nella sala “Sapori” molti giovani senesi hanno studiato e consolidato la loro cultura. Nei primi anni Duemila, poi, l’incredibile decisione di distruggere la sala “Sapori” e di trasformarla in un archivio, di fatto un inestricabile labirinto di scaffali. Infine, ecco le principali opere edite da Armando Sapori per quanto riguarda la sua attività di storico: “La crisi delle compagnie mercantili dei Bardi e dei Peruzzi” (1926); “Una compagnia di Calimala ai primi del Trecento” (1932); antologia saggistica degli Studi di storia economica medioevale (1940); “Mercatores” (1941); “Le marchand italien au Moyen Âge” (1952); “Compagnie e mercanti di Firenze antica” (1955); “Studi di storia economica” (in 3 volumi, 1955-67). Da ricordare anche i due due scritti autobiografici: “Mondo finito” e “Cose che capitano”, editi nel 1971.

Senio Ghibellini

 
Francigena: la Regione se la squaglia, e il Comune di Siena diventa il “bancomat” PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 14 Luglio 2017 19:37

Durante il consiglio comunale del 13 luglio 2017 è stato approvato a maggioranza (13 a favore, 7 contrari) uno schema di convenzione fra i comuni della provincia di Siena il cui territorio è attraversato dalla Francigena. Tale convenzione è molto discutibile, perché sposta il costo del mantenimento e delle iniziative correlate alla Francigena dalla Regione Toscana ai comuni interessati, e nel caso della provincia senese, a causa dei criteri adottati in convenzione, gran parte del peso finanziario dovrà essere sostenuto dal Comune di Siena. Qui di seguito, ecco il testo dell’intervento pronunciato in aula da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

 

 

“Prima riflessione: che cosa rappresenta la Francigena nella nostra storia? Oltre a quanto ha già detto il collega Staderini, faccio solo un piccolo, ma significativo esempio. Nell’anno 1300, quello in cui il papa Bonifacio VIII indisse il primo giubileo, dopo poche settimane dalla diffusione della bolla pontificia, all’interno della Repubblica di Siena già si era costituita quella che oggi chiameremmo una cooperativa, che lungo la via Francigena si occupava di accogliere i pellegrini, effettuare il cambio dei cavalli, fornire ospitalità, vitto, alloggio e cure mediche, il tutto a prezzo politico. Ecco, al di là degli scambi culturali che ci sono stati, che cosa significa per noi la Francigena.

Seconda riflessione: bisogna intendersi su quale è il percorso della Francigena. Lo ha detto più di una volta il sindaco in quest’aula, è un percorso sostanzialmente di fantasia, perché Sigerico, nel suo viaggio da Canterbury a Roma elenca 80 località, ma non descrive il tracciato per andare da un posto all’altro. Quindi la Francigena si può far passare da dove fa comodo, e il Comune di Siena ne ha dato un esempio evidente. Infatti, la cittadella dello sport all’Arbia era attraversata dal percorso della Francigena, ma il sindaco ha disinvoltamente spostato il tracciato della storica via, proprio perché lo stesso non è storicamente accertato.

Ci aggiungo un altro esempio, che riguarda il Comune di Monteriggioni, che il nostro sindaco conosce. Passando dalla Cassia si può osservare una stradina a sterro che si inerpica verso il castello, con un cartello con la scritta ‘Via Francigena’. Peccato che quando da quelle parti ci passò Sigerico, Monteriggioni ancora non esisteva. Appare quindi improbabile che egli si sia inerpicato in cima alla collina solo per allungare la strada o godere il panorama.

Terza riflessione: chi deve pensare alle spese. Ai tempi della Repubblica di Siena era essa stessa che curava, e molto bene, le strade, prima fra tutte la Francigena, ma si avvaleva delle risorse di tutte le terre e castelli della Repubblica, non di quelle del solo Comune di Siena di allora. Oggi, alla promozione e al mantenimento della Francigena, finora ci aveva pensato la Regione Toscana, che è competente per territorio. Ora, invece, con questa convenzione che viene fatta recepire ai vari comuni interessati, mi sembra che l’intendimento della Regione Toscana sia proprio quello di scaricare i costi sui comuni attraversati dalla Francigena. E in base al testo della convenzione fra i comuni, le maggiori spese nel nostro territorio, da San Gimignano ad Abbadia San Salvatore, le dovrebbe sostenere il Comune di Siena.

Questo deriva dai parametri presi a base per ripartire i contributi al fondo comune: Siena fa la parte del leone. Quindi, in sostanza, anche per un miglioramento della Francigena nel territorio di Abbadia San Salvatore, i maggiori costi ricadrebbero sul Comune di Siena. Ma come si fa ad assumere un impegno di spesa così, fra l’altro al momento ignoto nella sua consistenza? Mi domando se anche sul piano della legittimità pura e semplice questa delibera potrebbe reggere l’impatto di una eventuale, quanto improbabile, impugnazione. Secondo me un comune può prendere impegni di spesa relativamente al proprio territorio. Se ci fosse da spendere per la Francigena sull’Amiata, non mi pare corretto che a pagare debba essere il Comune di Siena, e se il Comune di Abbadia non ce la facesse, ad intervenire dovrebbe essere la Regione Toscana.

Mi sembra che votare a favore di questa delibera non sia compatibile con la diligenza del buon padre di famiglia, e per estensione con la diligenza del buon amministratore, e non importa se di maggioranza o di minoranza. Noi bisogna ragionare da amministratori, e non di condominio, ma da amministratori del Comune di Siena, e fare i legittimi interessi del Comune di Siena. Il quale non è fuori dal mondo, certo ragiona con gli altri enti, ma non può assumere impegni di spesa che non gli competono. Quindi ritengo che questa delibera sia assolutamente da rigettare”.

IPS

 
Gli stemmi di tutte le contrade nel nuovo ostensorio per le Sacre Particole PDF Stampa E-mail
Varie
Venerdì 14 Luglio 2017 08:00

E’ stato realizzato un altro ostensorio destinato ad ospitare la pisside con le Sacre Particole, e vi sono raffigurati, alla base, gli stemmi di tutte le contrade del Palio di Siena. L’ostensorio rappresenta così il profondo legame tra il popolo di Siena e le Sacre Particole.

 

 

L’opera, conservata nella basilica di San Francesco, è stata realizzata dal maestro Claudio Boncompagni dell’Istituto di storia dell’arte di Sansepolcro, ed è in metallo dorato e argentato. Nel nodo, l’ostensorio reca anche lo stemma della Balzana, simbolo del Comune di Siena, lo stemma francescano, quello di papa Francesco e quello dell’arcivescovo Buoncristiani. Nella zona sottostante dell’opera sono collocati anche gli stemmi di papa Giovanni Paolo II e di papa Benedetto XVI. Inoltre sono presenti i simboli eucaristici del grano e dell’uva, che ricordano l’eucarestia, e le figure di San Francesco, Santa Chiara, Sant’Antonio da Padova e San Bernardino da Siena.

La significativa presenza delle contrade e degli altri simboli senesi sta a ricordare a tutti che Siena non è solo una città mariana, ma è anche una città eucaristica, e che c’è un forte legame tra il popolo senese e il prodigio eucaristico presente in città, costituito dalle Sacre Particole nella basilica francescana.

 
Idilio Dell'Era (don Martino Ceccuzzi) letterato e sacerdote, un grande PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Lunedì 17 Luglio 2017 13:43

E’ giusto ricordare questo personaggio, tanto poco conosciuto quanto meritevole di essere valorizzato, con lo pseudonimo con cui firmava tutte le sue numerose creazioni letterarie: Idilio Dell’Era. In realtà si trattava di don Martino Ceccuzzi, sacerdote, insegnante, poeta, scrittore e storico. Egli era nato a Montallese, presso Chiusi l’11 novembre 1904, e morirà a Manziana, in provincia di Roma, il 18 giugno 1988. Visse gran parte della vita in campagna e conobbe come pochi altri la Toscana, per non parlare del Senese e del Grossetano. Conobbe i luoghi, i personaggi, le situazioni tipiche, gli antichi mestieri, gli animali, i paesaggi: ne trasse ispirazione lirica per le sue poesie, le sue prose, i suoi racconti, vivaci e realistici come forse solo Federico Tozzi aveva saputo fare.

Martino Ceccuzzi era nato, proprio nel giorno di San Martino, da cui il nome, da Pietro, ferroviere e custode del casello ferroviario di Montallese, e da Filomena Nenci. Si trattava di una numerosa famiglia contadina (Martino ebbe sette fratelli), di persone molto religiose. Il padre perse il lavoro, la famiglia si trasferì a Montepescali, e Martino entrò in seminario a Grosseto nel 1918. Celebrò la prima messa nel 1927 e fu poi parroco di Buriano, Istia d’Ombrone, Ravi e Casal di Pari. Gli studi in seminario e le sue letture gli avevano intanto procurato una robusta cultura, e nel 1929 pubblicò i primi testi di poesie: “L’aiuola di luce”, “Le ombre solitarie” e “Con un poeta alla macchia”. Subito dopo cominciò a collaborare con varie riviste letterarie, ed entrò in contatto con Carlo Betocchi, Giovanni Papini, Domenico Giuliotti, Piero Bargellini, Ada Negri, Mario Luzi, Nicola Lisi, Angiolo Silvio Novaro ed altri prestigiosi autori. Il nome di Dell’Era cominciava a circolare e ad essere apprezzato.

 

 

Passò il periodo della seconda guerra mondiale a Casal di Pari, correndo anche gravi rischi, e nel dopoguerra si trasferì a Siena, accolto nel clero senese dall’arcivescovo Mario Toccabelli, che lo fece insegnare al seminario in piazza San Francesco e in alcune scuole superiori cittadine. Frattanto don Martino Ceccuzzi collaborava anche con vari giornali, fra cui molto a lungo soprattutto con il “Giornale del Popolo” di Lugano, diretto inizialmente da Giancarlo Vigorelli, dove pubblicò centinaia di poesie, racconti e saggi. In quegli anni don Martino Ceccuzzi fu in contatto con il mondo letterario cattolico senese (con Glauco Tozzi soprattutto) e fiorentino, divenne segretario dell’Unione poeti e scrittori cattolici, e fece parti di varie commissioni giudicatrici di premi, mentre vari riconoscimenti letterari gli furono assegnati fra il 1952 e il 1975. Il 1956 è l’anno di pubblicazione de “La mia Toscana”, il libro di prose che ha avuto il maggiore successo di pubblico. Molte altre, in seguito, le pubblicazioni, anche come storico, fra cui è da citare particolarmente “Il pianto delle torri”, che evoca magistralmente fatti e personaggi senesi nel corso dei secoli. E’ opera sua, anche se molti non lo sanno, il testo della marcia del Palio “Squilli la fé”, la cui musica si deve al maestro Pietro Formichi (mentre alcuni squilli di chiarine di risposta sono di Pietro Mascagni). Nel 1986 la città di Siena assegnò a don Martino il Mangia d’argento, su proposta dell’arcivescovo Mario Ismaele Castellano. A Siena il Dell’Era dedicò bellissime pagine e poesie, ma fu ricambiato solo nella citata occasione del Mangia. Su questo lo stesso Idilio Dell’Era fece una lirica denuncia nella sua poesia “Sempre avara mi fosti”, in cui si esprime come un innamorato non corrisposto dalla sua amatissima città.

Per un lungo periodo il Ceccuzzi risiedette sulla Montagnola senese, a Toiano, in comune di Sovicille, in una casa messa a disposizione dalla contessa Gina Grottanelli. Nei suoi ultimi anni, peggiorata la sua salute, fu ospitato presso una nipote a Manziana, presso il lago di Bracciano, dove morì nel 1988. Per sua volontà, è stato sepolto nel cimitero della Misericordia di Siena. Il Comune di Sovicille, nel 2004, ha intitolato a Idilio Dell’Era la propria biblioteca comunale, e da qualche anno è sorta la Associazione culturale “Idilio Dell’Era”, presieduta da Francesco Rossi, che ne porta avanti con grande forza il messaggio culturale e ne promuove le opere.

Parlare di don Ceccuzzi letterato rischia di mettere in ombra l’uomo e il sacerdote esemplare che fu, fra l’altro molto amico di altri grandi sacerdoti senesi, come don Vittorio Bonci e don Carlo Guerrieri.

Vastissima è stata la produzione letteraria di Idilio Dell’Era, per non fare un elenco troppo lungo, qui si ricordano almeno le seguenti opere. Per la poesia: “L'orma del poverello”, Padova, 1939; “Già i colori d'autunno”, Milano, 1956; “Liriche dal Canton Ticino”, edita postuma a Siena, Cantagalli, 2011; le poesie in francese “Nocturnes pour Sainte Catherine de Sienne”. Per la narrativa: “Leggende toscane”, Milano, 1934, volume molto apprezzato ed usato anche nelle scuole; “Bimbi, leggende e santi”, Padova, 1943; “La mia Toscana”, Torino, 1959, il suo libro di maggiore successo, ristampato a Firenze nel 2008; “Paesaggi mistici”, edito postumo, Arcidosso, 2012. Per la saggistica: “Abele”, Siena, 1938; “Santa Caterina da Siena”, Firenze, 1946; “Guida di Siena mistica”, Siena, 1950; “Tommaso Moro”, Torino, 1956; “La conservazione prodigiosa delle Sacre Particole in Siena”, Siena, 1963; “Paesaggi senesi”, Savona, 1968; “Il pianto delle torri”, Firenze, 1978, libro di notevolissimo interesse storico. Nel 2005 è stata pubblicata (Siena, Cantagalli), la raccolta antologica degli scritti di Dell'Era “Mendicante di eternità. Le cose più belle dell'ultimo mistico senese”.

Senio Ghibellini

 
Valentini, Scaramelli, Masi: si può sapere che ne pensate delle ambulanze senza medici a bordo? PDF Stampa E-mail
Politica
Lunedì 10 Luglio 2017 08:59

Stando a quanto denunciato dall’Intersindacale medica, l’Azienda Usl Toscana Sudest ha in animo di demedicalizzare le ambulanze, sostituendo i medici con i soccorritori volontari. E questo penalizza i medici, penalizza ancora di più i soccorritori volontari, chiamati ad assumere responsabilità medico-legali che non competono loro, penalizza soprattutto i cittadini, che saranno meno tutelati dal punto di vista sanitario, soprattutto per le patologie tempo dipendenti, tipo infarto, ictus, gravi traumi, in cui l’appropriatezza e la tempestività di un intervento medico possono fare la differenza fra la vita e la morte.

 

 

A livello politico, finora, su questo problema si sono espresse solo alcune liste civiche con delle interrogazioni. Restiamo dunque in attesa che l’assessore alla salute, Anna Ferretti, legga in aula la letterina fattale pervenire dalla Usl, rigorosamente senza prendere una posizione politica chiara e forte in rappresentanza del Comune che, lo dice la parola stessa, dovrebbe rappresentare la totalità dei cittadini senesi, non le posizioni di un ente terzo.

Ma intanto che aspettiamo, si potrebbe sapere cosa ne pensano i responsabili della nostra sanità? Cosa ne pensa il sindaco Bruno Valentini, massimo responsabile sanitario nel territorio comunale, è d’accordo per far scendere i medici dalle ambulanze? Cosa ne pensa il presidente della commissione regionale sanità, Stefano Scaramelli, sempre pronto a tagliar nastri di poco peso, è d’accordo anche lui? Perché non dice niente su un tema tanto importante? E alla fine, che dice il PD senese? Che dice il Partitone, sempre pronto a discettare delle più svariate quisquilie, e che tace sulla difesa della salute dei cittadini? Che dice il segretario cittadino Alessandro Masi? Potrebbe distrarsi per un attimo dagli equilibrismi congressuali e farci sapere che ne pensa delle ambulanze senza medici a bordo?

L’Alternativa - Impegno per Siena - Uniti per Siena

 
Monte dei Paschi: ma cosa festeggia Valentini? PDF Stampa E-mail
Politica
Giovedì 06 Luglio 2017 17:38

Le dichiarazioni entusiastiche del Sindaco Valentini sull'esito della vicenda MPS farebbero sorridere se a proferirle non fosse la massima autorità cittadina.

Sollecitare pubblicamente i risparmiatori, come fa il Sindaco Valentini, stona e non di poco con i rischi che potrebbero passare i risparmiatori possessori di obbligazioni subordinate.

Di fatto si passa da un Monte dei Paschi di Siena ad un Monte dei Paschi di Stato, con molti meno dipendenti, molte meno filiali, azionisti di fatto azzerati e possessori di obbligazioni subordinate a rischio. Cosa festeggia Valentini? Ha compreso il nostro Sindaco che la vera priorità è mantenere a Siena la Direzione generale della banca, i cui cda si svolgono ormai da molti mesi a Milano?

Inoltre ci chiediamo: perché il Primo cittadino non commenta la mancata costituzione di parte civile da parte della Fondazione Monte dei Paschi nei processi che riguardano la maggiore impresa del territorio? Lui, alla guida del Comune, ed il suo partito, il PD, cosa hanno fatto per far emergere la verità e restituire il mal tolto al nostro territorio?

Quello che noi auspichiamo è che il Monte dei Paschi, finalmente amministrato da vertici che amino la banca e anche Siena, possa risollevarsi libero da ingerenze politiche e partitiche.

L'Alternativa-Impegno per Siena-Uniti per Siena

 
E’ giusto che sulle ambulanze i volontari vengano costretti a sostituire i medici, assumendo le relative responsabilità? PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 04 Luglio 2017 12:49

I Consiglieri Comunali Marco Falorni (Impegno per Siena), Andrea Corsi e Massimo Bianchini (L’Alternativa) hanno presentato una interrogazione al Sindaco in merito al depotenziamento dell'Emergenza Sanitaria Territoriale 118 ASL Sudest.

- Preso atto della proclamazione dello stato di agitazione dell'intersindacale medica dell'Emergenza Sanitaria Territoriale118;

- Considerato che motivi analoghi avevano portato alla proclamazione di stato di agitazione pochi mesi fa, congelata dopo ampie rassicurazioni da parte della Direzione ASL Sudest;

- Preso atto delle notizie apprese anche dalla stampa sui motivi di tale stato di agitazione, quali il progetto di estrema riduzione di medici 118 sul territorio e di Postazioni di Emergenza Territoriale 118 con il medico;

- Considerato che parallelamente è in corso un processo di stabilizzazione a livello regionale di medici 118 precari, che lavorano da molti anni e sono collaudati nel sistema 118;

- Considerata la volontà aziendale di sostituire mezzi di Soccorso Avanzato con medico e infermiere con mezzi di soccorso con soli volontari, pur riconoscendo l'importanza delle Associazioni di Volontariato nel Sistema di Emergenza Territoriale 118 della nostra provincia;

- Considerato che ciò aumenterebbe non solo il rischio del paziente, ma anche le responsabilità medico legali dei soccorritori volontari;

 

 

- Preso atto dalla stampa locale della richiesta del Direttore DEU ASL Sudest, con cui si paventa il taglio di n. 34 medici 118 in ASL Sudest (Siena, Arezzo e Grosseto), di cui la maggior parte su Siena ed Arezzo;

- Considerato che il depotenziamento dell'Emergenza Territoriale 118 con la riduzione dei medici 118 e delle postazioni con medico 118 nella nostra città potrebbe provocare un peggioramento del soccorso anche per le patologie cosiddette "tempo dipendenti", come ad  esempio  ictus, infarto e grandi traumi, patologie che se diagnosticate prontamente e trattate nelle sedi appropriate hanno prognosi nettamente migliore;

- Considerato, infine, che appare urgente dare notizie certe alla popolazione in merito ad un argomento fondamentale come il Servizio di Emergenza Territoriale 118;

chiedono al signor Sindaco:

- di riferire notizie dettagliate circa il depotenziamento del Servizio di Emergenza Territoriale 118 nella zona  senese ed in particolare nella città di Siena;

- se è in possesso di nuove informazioni in merito a tale riorganizzazione;

- quali iniziative intenda prendere nei confronti dei vertici dell'Azienda Sanitaria Toscana Sud Est e della Regione Toscana a tutela della salute dei cittadini senesi, del personale medico e sanitario  presente sul nostro territorio provinciale, e in particolare dei soccorritori volontari, chiamati ad assumere impropriamente compiti e responsabilità che non competono loro.

Marco Falorni (Impegno per Siena)

Andrea Corsi (L’Alternativa)

Massimo Bianchini (L’Alternativa)

 
Gestione dei musei, la forzatura del sindaco: ecco come è andata in aula PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 28 Giugno 2017 12:50

Il consiglio comunale ha approvato, a risicata maggioranza, un “Accordo di valorizzazione del sistema museale cittadino”. La delibera è stata inserita d’urgenza all’ordine del giorno e votata in fretta e furia, perché il dirigente ministeriale che doveva firmarla insieme al sindaco era atteso per lo stesso pomeriggio. Un motivo che certo non giustifica il fatto di mettere il consiglio quasi sotto “ricatto” su un atto così delicato e importante, e che impegna anche le future amministrazioni. L’atto ha rischiato di essere bocciato, perché il gruppo di Siena Cambia (continuamente) voleva  astenersi, ma poi si è puntualmente piegato al diktat del PD. Posta in votazione, la delibera è stata approvata, con 15 voti favorevoli, compresi quelli di Siena Cambia (continuamente), 12 voti contrari (tutta l’opposizione, meno i due di Nero su Bianco), 1 astensione (Maria Isabella Becchi). Qui di seguito ecco il testo dell’intervento pronunciato in aula da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

 

 

“Dal 2001, dal famoso accordo col ministro Melandri, quattro sindaci e un commissario si sono palleggiati quell’atto senza concludere niente. Circa un annetto fa, in quest’aula, mi sono permesso, insieme ad altri, di interrogare il sindaco per chiedere a che punto eravamo, per sapere se c’era qualcosa di concreto sul trasferimento, totale o parziale, della Pinacoteca al Santa Maria eccetera. Il sindaco rispose con sufficienza, dicendo: quale atto? Ma non esiste, era una dichiarazione di intenti, ci sarà ben altro da fare, qualcosa di molto più concreto. Ed eccola qua la concretezza. Ce la ritroviamo come atto aggiuntivo inserito all’ordine del giorno, che viene sottoposto al consiglio comunale con l’obbligo, quasi con il ricatto di doverlo approvare, perché alle 15 arriva il dirigente del Ministero per firmarlo.

E questo sarebbe il rispetto per il consiglio comunale! Non mi riferisco al rispetto per noi, ma al rispetto che lei sindaco non porta ai cittadini che rappresentiamo. Non si svilisce così il ruolo del consiglio comunale! Un atto del genere va approfondito adeguatamente nelle commissioni, e solo dopo può approdare in aula. Se poi si entra nel merito dell’atto, allora dico che questo è un atto poco chiaro, molto vago nei contenuti. La cosa che più mi piace, l’unica cosa chiara direi, è l’emendamento, che infatti abbiamo votato, perché esso riporta nelle competenze del consiglio comunale la formulazione dei piani strategici.

Quest’atto sarà approvato, perché Siena cambia continuamente non si fa durare una posizione per cinque minuti. Chiaro che cambia continuamente per non cambiare. Anche questa volta voteranno a favore, dopo aver dichiarato praticamente l’astensione cinque minuti prima. Per cambiare non ci vuole Siena cambia, ci vuole l’opposizione, ma vera, seria, quella che c’è sempre stata quando conta. Quindi, ripeto, l’unica cosa buona di questa delibera che alla fine resta è la competenza del consiglio comunale, che nel prossimo mandato sarà un consiglio diverso,e se Dio vorrà non sarà controllato da voi. Allora potremo tornare a riparlare di cultura, a rimettere la cultura nelle mani della città di Siena, una città finalmente libera. Volgi un guardo celeste Regina”.

Impegno per Siena

 
Interrogazione sui gravi e annosi problemi di via Vivaldi PDF Stampa E-mail
Politica
Lunedì 26 Giugno 2017 13:49

I consiglieri comunali Marco Falorni, Andrea Corsi e Massimo Bianchini hanno presentato la seguente interrogazione in merito ai problemi di via Vivaldi e dintorni.

Premesso:

- che nella seduta del 30 aprile 2014, oltre tre anni fa, fu data risposta in aula ad una precedente interrogazione del Consigliere Marco Falorni sui numerosi e gravi problemi della zona di via Vivaldi, e che ad oggi, tali problemi non solo non sono stati risolti, ma si sono ulteriormente aggravati per l’avvenuta disponibilità di nuove unità immobiliari;

Ricordato che i problemi segnalati erano i seguenti:

- tutta la via Vivaldi, insieme alle zone immediatamente contigue, presenta gravi e crescenti problemi, in ordine alla logistica e alla sicurezza degli abitanti;

- i problemi dei residenti sono dovuti soprattutto alla presenza di importanti strutture di uso pubblico, impianti sportivi e plessi scolastici frequentati quotidianamente da un elevato numero di utenti, in particolare durante le ore pomeridiane;

- tali problemi sono fin dall’origine conseguenti alla improvvida decisione di consentire una intensa urbanizzazione in un’area inadatta, con terreno scosceso e con rischi di ordine idrogeologico, per di più autorizzando - già quando l’area appariva ipercongestionata - l’edificazione di numerose costruzioni senza prevedere adeguati parcheggi ed una sufficiente infrastruttura viaria;

- tali problemi hanno avuto un significativo impulso con la creazione della ZTL che inizia proprio dalla vicina porta Pispini;

- i problemi si sono ulteriormente aggravati negli ultimi anni, con l’aumento dei mezzi in circolazione e con l’incredibile decisione di autorizzare ulteriori e numerose costruzioni di abitazioni e garages, sempre senza prevedere alcun miglioramento viario e senza aver preventivamente concordato con gli abitanti proprietari frontisti un aggravio di servitù, atteso che questa via è tuttora classificata “strada urbana di quartiere di uso pubblico”;

 

 

Ricordato ancora:

- che dei problemi degli abitanti se ne parla da circa trenta anni, con numerosi appelli, petizioni dei residenti e quant’altro, senza che si sia finora verificata alcuna azione concreta a loro ristoro da parte del Comune, nonostante che l’amministrazione comunale - una volta venuto meno il compito del Consorzio di Busseto - avrebbe dovuto acquisire la strada sin dagli inizi degli anni Sessanta dello scorso secolo;

- che in particolare ad ogni elezione comunale i candidati Sindaci effettuano incontri e fanno promesse agli abitanti di via Vivaldi, regolarmente disattese e senza dar seguito con i fatti alle parole spese;

Considerato che, nel dettaglio, le problematiche principali risultano ad oggi le seguenti:

- A) sosta al collasso in tutta l’area;

- B) carreggiata manifestamente inadeguata (anche secondo le vigenti norme del codice della strada) a consentire la circolazione a doppio senso dei veicoli; e la situazione si aggrava al quotidiano passaggio dei mezzi pesanti per la raccolta della nettezza urbana e per il trasporto dei bambini, per non parlare dei periodici interventi da parte dei mezzi di soccorso;

- C) fondo stradale per buona parte in gravissimo dissesto;

- D) marciapiedi inesistenti o impraticabili;

- E) assoluta irrazionalità della circolazione attuale;

- F) reti di recinzione fatiscenti, rotte e pericolanti lungo le scarpate;

- G) muri a retta dei resedi dei condomìni sottoposti a notevole sforzo di contenimento;

- H) alcune piante che presentano un alto grado di pericolosità, come confermato dal dramma sfiorato poco tempo fa in una struttura pubblica;

Rilevato:

- che pur trattandosi di strada privata, il Comune non può assolutamente disinteressarsi dei problemi e dei pericoli che investono i propri cittadini, fra l’altro presenti in così gran numero in quell’area;

- che alla popolazione residente non è ancora stata data neppure la soddisfazione di un incontro pubblico con l’Amministrazione comunale, specificamente dedicato ai problemi di via Vivaldi, cosa richiesta da anni dagli abitanti;

Preso atto:

- che l’unica notizia positiva consiste nell’inizio dei lavori, subito interrotti, per realizzare una breve bretella di collegamento con via Formichi, al fine di poter istituire eventualmente il senso unico in via Vivaldi;

- che in un articolo su un quotidiano senese l’Assessore al Traffico ha incredibilmente giustificato la sospensione dei lavori con la motivazione che la nuova strada sarebbe troppo ripida, come se non si fosse affatto calcolata preventivamente la pendenza della stessa;

SI CHIEDE AL SINDACO

1) che cosa intende fare urgentemente per dare risposta agli abitanti di via Vivaldi e dintorni, una risposta che essi attendono invano da ormai troppi anni;

2) se non sia il caso di pensare, da subito, alla eliminazione di uno dei marciapiedi, per allargare la carreggiata e consentire una più agevole circolazione a due sensi in quei tratti ove non si preveda un senso unico di marcia, naturalmente migliorando e mettendo in sicurezza il marciapiede superstite;

3) se non ritiene di intervenire urgentemente almeno per migliorare la situazione del fondo stradale ed effettuare un controllo sistematico del verde esistente nella zona;

4) se non ritiene che sia il caso di dare subito alla popolazione almeno la soddisfazione di essere ascoltata, organizzando un incontro pubblico con i cittadini abitanti nella zona al fine di trovare una condivisione di soluzioni divenute ormai improcrastinabili.

Marco Falorni (Impegno per Siena)

Andrea Corsi (L’Alternativa)

Massimo Bianchini (L’Alternativa)

 
Operazione trasparenza: ecco le spese del Comune per incarichi esterni e professionali PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 13 Giugno 2017 14:41

A seguito di una interrogazione del consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, l’amministrazione comunale ha fornito la risposta scritta in merito alle spese sostenute dal Comune di Siena per incarichi professionali esterni negli anni 2015 e 2016. Eccone il testo, firmato dal dirigente Luciano Benedetti e trasmesso dal sindaco Bruno Valentini.

 

 

“Alla voce incarichi professionali classificati ai codici SIOPE 1307 (parte corrente) e 2601 (conto capitale) risultano i seguenti dati di pagamento.

Anno 2015: codice 1307 euro 56.681,61 e codice 2601 euro 254.899,14 per un totale di euro 311.580,75.

Anno 2016: codice 1307 euro 84.281,71 e codice 2601 euro 15.119,99 per un totale di euro 99.401,73.

Per completezza, si fornisce anche il dato complessivo relativo ai pagamenti eseguiti per tutti i redditi di lavoro autonomo professionale ed occasionale (dati fiscali elaborati per la presentazione del modello 770, codici tributo 1040 e 1041), comprensivi anche di incarichi legali, progettazioni, direzioni lavori, compensi al collegio dei revisori, professionisti impegnati nel Palio, componenti nucleo di valutazione eccetera, ed imputati sia alla parte corrente che alla parte in conto capitale.

Anno 2015: imponibile euro 499.929,59 e netto corrisposto euro 396.561,46.

Anno 2016: imponibile euro 600.360,20 e netto corrisposto euro 464.625,11”.

 
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