Approvata la mozione per sollecitare la riapertura della Pinacoteca PDF Stampa E-mail
Cultura
Venerdì 17 Maggio 2019 14:00

Il consiglio comunale ha approvato, all’unanimità, la mozione, sottoscritta da Pietro Staderini, in merito alla chiusura della Pinacoteca di Siena.

Il consigliere ha ricordato come già nel 2016 il Circolo Sena Civitas aveva posto all'attenzione pubblica la mancanza di una idonea promozione delle opere d'arte presenti in Pinacoteca, una inadeguata manutenzione dei locali, nonché un deficit di bilancio di 150mila euro.

 

 

Partendo dal dato relativo alla scarsa affluenza dei visitatori, nonostante Palazzo Buonsignori-Brigidi, sede della Pinacoteca, contenga opere d'arte di grandi maestri quali Beccafumi, Sodoma, Duccio di Buoninsegna, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Simone Martini, e i necessari interventi di manutenzione, comunicati dal direttore del Polo Museale della Toscana, senza la certezza dei finanziamenti e dei tempi di realizzazione, Staderini ha chiesto l'impegno del Sindaco e della Giunta  per sollecitare una celere riapertura della Pinacoteca riferendone l'esito in Consiglio.

 
Ecco come sostituire la tessera elettorale. Istituito un servizio per il trasporto dei disabili ai seggi PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 17 Maggio 2019 14:14

In vista del prossimo appuntamento con le elezioni europee di domenica 26 maggio 2019, i cittadini che hanno esaurito gli spazi disponibili per la certificazione del voto nella tessera elettorale potranno sostituirla recandosi con la tessera completata, all’Ufficio Elettorale (via di Salicotto, 6) dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12.30, e il martedì e il giovedì anche dalle 15 alle 17; oppure all'Ufficio Decentrato (via B. Tolomei, 7 -  Loc. Aquacalda) dal lunedì al sabato in orario 9-12.30.

Inoltre gli stessi uffici osserveranno anche un’apertura straordinaria al pubblico, per gli adempimenti relativi alla consegna delle tessere elettorali i prossimi 24 e 25 dalle ore 9 alle 18 e il 26 dalle 7 alle 23.

Garantito, inoltre, un servizio pubblico di trasporto disabili ai seggi elettorali: per attivarlo è necessario prendere appuntamento dal 22 al 25, in orario 7/19, telefonando ai numeri 0577 292330-292242.

 
Approvata la mozione per introdurre il “DASPO urbano” PDF Stampa E-mail
Politica
Giovedì 16 Maggio 2019 16:11

E’ stata approvata la mozione, presentata da Eleonora Raito, Francesco Mastromartino, Paolo Salvini, Anna Masignani, Andrea Piazzesi, Davide Dore, con la quale è stato richiesto il recepimento, all’interno del Regolamento di Polizia Municipale, del cosiddetto Decreto Salvini.

Una richiesta, come ha evidenziato Eleonora Raito, che nasce proprio dalla particolare attenzione alla sicurezza dei cittadini e al decoro urbano, dimostrata dal sindaco e dal Consiglio Comunale. Come ha spiegato, il decreto Salvini ha, di fatto, introdotto una serie di nuove norme in materia di sicurezza al fine di poter garantire al massimo queste due priorità.  Il cosiddetto “DASPO urbano” permette, infatti, al sindaco, tramite i competenti organi, di multare ed emettere un primo ordine di allontanamento da alcune zone della città nei confronti di persone che mettono a rischio la salute dei cittadini o il decoro urbano, aggiungendo ulteriori aree a cui si può proibire l’accesso, tra cui i mercati.

 
Sì all'Europa, ma per farla nuova PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 12 Maggio 2019 12:29

"Sì all'Europa, per farla" è il tema del convegno, organizzato dal Movimento Cristiano Lavoratori, svoltosi a Firenze sabato 11 maggio. I lavori sono stati introdotti e coordinati da Pierandrea Vanni, presidente regionale MCL, e al dibattito hanno preso parte Diva Gonfiantini, presidente provinciale MCL Firenze, Marco Falorni, componente del consiglio regionale MCL, Andrea Fagioli, direttore di Toscana Oggi. Le conclusioni sono state a cura di Giovanni Gut, vicepresidente nazionale MCL.

Qui di seguito, ecco l'intervento pronunciato da Marco Falorni.

 

 

"Dunque parliamo di Europa, e lo facciamo fra persone impegnate nell’associazionismo. A questi dati ne dobbiamo aggiungere un altro: il nostro Movimento si chiama Cristiano dei Lavoratori. Alla luce anche di questo, parliamo allora di una Europa che, come disse il santo e carismatico papa Giovanni Paolo II, o sarà cristiana, o non sarà. E allora domandiamoci se oggi l’Europa è, o non è.

Per capire dove vogliamo andare, credo bisogna rifarsi alla storia, che è maestra di vita. L’Europa, da insieme disordinato di popoli e tribù, acquista una consapevolezza di continente attraverso un minimo comune denominatore: la fede cristiana. Con il cristianesimo i popoli acquisiscono il valore della solidarietà e il valore della sacralità della vita umana: i bambini non voluti non vengono più gettati da una rupe, ma anche i trovatelli vengono accolti, allevati, istruiti, avviati ad un mestiere o a una professione e aiutati a formarsi una famiglia. Il Santa Maria della Scala, a Siena, per secoli ha svolto anche questo compito, e lo ha fedelmente rappresentato negli affreschi del Pellegrinaio. Ma si potrebbe citare anche lo spedale degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, che è qui a due passi da noi.

Il cristianesimo ha fondato gli ospedali, le università, ha contribuito alla emancipazione della donna, che dalla foemina romana diventa la domina cristiana, cioè la signora, e acquisisce ruoli e diritti prima non riconosciuti. Duemila anni di instancabile opera di promozione umana hanno forgiato l’anima di un continente. Anche gli scambi culturali e commerciali sono in gran parte figli dei grandi pellegrinaggi sulla via Francigena, sul cammino di Santiago, sui percorsi verso Gerusalemme come verso altri grandi santuari: l’Europa è nata sui valichi delle Alpi come dei Pirenei, laddove uomini di diversa provenienza, lingua e cultura hanno imparato a riconoscersi e a rispettarsi, nel nome della comune fede cristiana.

Nei giorni scorsi, nella mia città, si sono svolte le feste internazionali in onore di Santa Caterina da Siena, patrona d’Europa. Laica e donna di popolo, Caterina aveva chiarissimo il concetto di Europa, tenuta insieme dalla comune fede in Gesù Cristo, ed a tale concetto si rifaceva spesso nelle sue lettere a re, regine, papi. Una donna, Caterina, che convincendo il papa Gregorio XI a ritornare a Roma, liberandolo così dalla pesante tutela di un potente sovrano, ha permesso alla Chiesa di recuperare libertà, autonomia, autorità e universalità.

Torniano ai nostri tempi. Dopo la devastante esperienza di due guerre mondiali, tre grandi cattolici democratici, Schuman, Adenauer e De Gasperi, quest’ultimo già avviato verso la santità, ebbero l’intuizione di fondare il primo nucleo di quella che è oggi l’Unione Europea.

E dopo tutto questo, le radici cristiane non hanno trovato posto neppure nel preambolo della costituzione europea, lo stesso partito popolare non è riuscito ad ottenere neppure questo minimo risultato.

Quando il contenuto di una carta non è aderente alla realtà, può sì esserne imposta con la forza l’applicazione, ma è difficile ottenere per lo stesso uno spontaneo consenso popolare. Mi spiego con un esempio: quando Caligola decise di nominare senatore il suo cavallo, seguì una procedura corretta e l’imperiale atto di nomina era formalmente ineccepibile. E tuttavia noi sappiamo che quello nominato non era un senatore, perché era un cavallo.

Allora, tornando al tema, bisogna domandarsi: è questa l’Europa che vogliamo? Io penso di no. Anche se, sia chiaro, ritengo impossibile e controproducente il solo pensare ad uno sganciamento dell’Italia dall’Unione. La cosa doveva essere chiara già prima, ma l’esperienza della Brexit e della sua sciagurata gestione, la rendono evidentissima. Così come non è pensabile una rinuncia alla moneta unica europea.

Ma in che misura bisogna rinunciare a un po’ di Italia per avere un po’ più di Europa? L’articolo 1 della costituzione italiana, di recente vittoriosamente difesa dai nostri concittadini, ci ricorda che “la sovranità appartiene al popolo”. A quale popolo? A quello italiano, ovviamente. Eppure, spesso si sente dire, e talvolta anche a ragione, che bisogna essere disposti a cedere porzioni di sovranità. Cosa vuol dire? Ciò è sicuramente sensato se ci si riferisce alla ricerca di una difesa comune e di una politica estera comune, cioè delle uniche due cose che, anche al di là della forza economica, potrebbero rendere autorevole e credibile l’Unione fra le altri grandi potenze dello scacchiere mondiale. I popoli europei, nella storia, avevano già dato prova di sapersi unire, nei momenti di pericolo, si pensi a quanto accaduto a Lepanto e a Vienna. Ma oggi non è così. Si veda cosa succede in Libia, dove la politica estera degli stati europei è ben diversificata. Occorre porre rimedio a queste grandi incongruenze.

Ma c’è di peggio. Se per obiettivi così alti si può accettare la perdita di una fetta di sovranità, appare ben più difficile digerire che l’Italia non possa decidere in materia di quote latte, come di olio tunisino o di arance marocchine, di lunghezza dei cetrioli come di curvatura delle banane. Questa è l’Europa dei vincoli, degli indici e dei decimali, della burocrazia assurda che alimenta se stessa. Appare poco spiegabile che settori importanti dell’Unione sostengano il Ceta, il trattato di libero scambio Europa-Canada, che, stando a quanto denunciano numerose associazioni, Coldiretti in testa, metterebbe a rischio non solo la salute dei connazionali - infatti potrebbero entrare prodotti agricoli trattati con sostanze che in Italia sono vietate - ma anche tutta una serie di prodotti enogastronomici, di dubbia riconoscibilità, che metterebbero in crisi le eccellenze del nostro territorio, e quindi la nostra economia. Altro che filiera corta e prodotti a chilometri zero. Mentre in Italia si fatica ad inserire le etichette obbligatorie per rendere evidente la provenienza dei prodotti - si pensi al grano, con i nostri produttori messi in ginocchio dalla importazione di cereali di più bassa qualità, e a quanto hanno dovuto lottare per inserire l’etichetta di riconoscibilità del territorio di produzione - in Europa si legifera per liberalizzare al massimo la circolazione delle merci, abbassando la qualità dei controlli.

Personalmente, non credo che, in economia, la liberalizzazione selvaggia, così come la privatizzazione nella erogazione di servizi pubblici essenziali e talvolta strategici per gli interessi nazionali, possa far parte di una politica cristianamente ispirata. Credo che l’economia sociale di mercato possa essere la risposta cristiana a questa manìa privatizzatrice che permea la sinistra non meno della destra politica.  Noi non siamo liberali? Come no?! Non possiamo non dirci liberali, parafrasando Croce, ma il capitalismo accettabile non è quello senza regole e senza etica. E questi princìpi dovremmo farli valere anche in Europa, in particolare da parte di quelle forze, da anni troppo cedevoli, che si rifanno ad una ispirazione cristiana.

Non c’è solo l’economia. C’è il problema di fronteggiare l’attacco continuo, martellante, alla famiglia tradizionale, alla vita umana dal suo sorgere al suo tramonto, alla libertà educativa, a tutto il sistema dei valori cristiani che soli, dando certezze di riferimenti, possono motivare individui e popoli a fare e a fare bene, incentivando il progresso vero, economico, culturale, e morale, e non solo quello tecnologico e quello di una scienza sempre più svincolata dall’etica.

C’è poi, gravissimo, l’attacco ai corpi intermedi, ai partiti e ai sindacati, che si tende sempre più a svilire, provocandone una caduta di prestigio, alle associazioni e ai movimenti, penalizzati con tutta una congerie di adempimenti, balzelli, complicazioni burocratiche che scoraggiano lo sviluppo delle attività e delle nuove iniziative, c’è l’attacco alle famiglie tradizionali, fino a farle sentire addirittura un retaggio di un passato oscuro, piuttosto che una realtà viva, cellula fondamentale per la tenuta del tessuto sociale. Insomma, si tende a rendere l’individuo sempre più solo, solo e senza corpi intermedi che lo difendano, di fronte ad un potere statale o sovranazionale spaventoso. Ed è proprio questo l’interesse delle lobbies finanziarie internazionali, che hanno tutto da guadagnare a trovarsi davanti masse indistinte di individui soli, poco politicizzati, poco sindacalizzati, senza il conforto solidale di affetti familiari stabili, e sempre più anche senza lavoro garantito, ma ricattati da situazioni di precarietà, e senza la possibilità di programmare matrimoni, figli, mutui, acquisto di case. Così gli individui sono sempre più schiavi, anche se la schiavitù, teoricamente, non esiste più, perché sradicata, guarda il caso, proprio dal cristianesimo. E oltre gli individui, anche gli stati sono sempre più deboli e manovrabili dalle suddette lobbies finanziarie internazionali.

In questo quadro l’Unione Europea deve essere un baluardo a difesa dei popoli e degli individui, e non certo uno strumento di ulteriore repressione delle aspirazioni umane e degli stati membri.

Bisogna quindi essere molto esigenti con i candidati al parlamento europeo, anche con quelli più vicini ai nostri riferimenti culturali e politici, bisogna non stancarsi di chiedere chiarimenti, impegni, e di seguire da vicino l’attività degli eletti, per non far mancare i giusti stimoli, oltre a fornire i necessari supporti.

In questo il nostro movimento può svolgere un ruolo grande. Mcl ha già fornito, a livello nazionale come regionale, ed anche in collaborazione con altre associazioni, dei documenti che possono essere utili per chi vuole avvicinarsi consapevolmente al rinnovo del parlamento europeo, da candidato come da semplice elettore.

Il quadro dell’Europa che ho appena delineato è sicuramente denso di problemi, ma non per questo deve venirci a mancare una sana dose di ottimismo cristiano. Il cristiano triste, lo sapete, è un triste cristiano. Quindi dai problemi deve venirci la voglia di affrontarli e di rilanciare, per fare di nuovo dell’Europa una luce per il mondo, per recuperare l’ispirazione originaria dei fondatori e per rinnovare senza paura l’ispirazione cristiana della politica che vogliamo professare e sostenere. Bisogna pretendere dagli eletti una via cristiana all’economia, al sociale, alle conquiste scientifiche, ai diritti umani, a quelli veri e non ai desideri individuali più o meno legittimi. Bisogna tornare a proclamare con fierezza questa identità e ravvivare così quella luce che dall’Europa ha irradiato il mondo per millenni, e che può e deve continuare a farlo".

Marco Falorni

 
Utero in affitto, quando il capitalismo diventa selvaggio PDF Stampa E-mail
Varie
Domenica 12 Maggio 2019 10:25

L’Osservatorio di Bioetica di Siena inizia ufficialmente le sue attività pubbliche con due conferenze gemelle (a Siena e a Colle val d’Elsa) di elevato livello dal titolo “Figlio a tutti i costi? Voci di donne: tra desideri, business e abusi”. Giuliana Ruggieri, Presidente dell’Osservatorio, ha messo a confronto da una “cattedra” tutta al femminile, due donne di provenienza culturale attuale molto diversa ma accomunate dallo stesso desiderio di ritrovare una dimensione della maternità che sia svincolata dagli interessi economici, dagli egoismi e dalla violenza. Laura Corradi, docente presso l’Università della Calabria ed esperta di studi di genere ed Eugenia Roccella, giornalista e già parlamentare nonché sottosegretario alla Sanità, hanno dato vita, davanti ad un folto pubblico, ad un confronto avvincente e appassionato su quello che, a causa dello strapotere della tecnica e del business, ruota intorno all’essere madre oggi.

Dalla sterilità, ormai dilagante nel mondo occidentale, alla fecondazione artificiale, dalla maternità surrogata alla fecondazione eterologa: nessun aspetto è stato trascurato nella discussione. Quale il quadro che emerge dunque?

“Siamo ormai di fronte all’ultima frontiera dal capitalismo selvaggio” hanno affermato alla fine all’unisono le due relatrici, “quello sul corpo femminile e sul bambino”. Infatti, cosa altro si cela dietro alla compravendita di gameti per la fecondazione eterologa, all’acquisto vero e proprio della gravidanza di un’altra donna, alla “cessione” del bambino così ottenuto ad altri? E non serve invocare ipotetiche motivazioni “altruistiche” dietro a questi atti: i bambini non si vendono, sciogliere il legame madre-figlio è una inaccettabile violenza nei confronti del bambino, l’identità genetica è un diritto inalienabile.

 

 

Toni quindi concordi nella condanna del cosiddetto “utero in affitto”, anche se con sfumature diverse. Eugenia Roccella auspica un divieto totale e universale; Laura Corradi invece non crede nell’efficacia di un tale divieto e di fronte alla prospettiva imminente di una legislazione permissiva in Italia e in Europa (visto che i Paesi del cosiddetto “turismo procreativo” stanno chiudendo i varchi finora permessi), propone di individuare un terreno comune tra credenti e non credenti, tra femministe e non attorno a 3 elementi che una eventuale legge sulla maternità surrogata dovrebbe obbligatoriamente prevedere: 1) il consenso informato sia da parte della donna che porterà avanti la gravidanza, sia della coppia o persona “committente” con indicazione chiara dei danni a cui andrà incontro sia la donna che il bambino; 2) il diritto al ripensamento della madre, che non può essere obbligata né ad abortire né a dare comunque via il bambino, se durante la gravidanza cambiasse idea; 3) l’obbligo di iscrivere l’identità della madre che ha partorito il figlio nel certificato di nascita. Eugenia Roccella riconosce il forte potere deterrente di queste misure e ne aggiunge una quarta: l’obbligo di depositare il contratto di affitto dell’utero in calce all’iscrizione anagrafica.

Le relazioni hanno avuto il grande pregio di riuscire a dimostrare che sui temi cruciali della vita e della dignità umana, a partire dalla tutela del corpo femminile e della sua integrità, è possibile un dialogo franco ma proficuo. L’Osservatorio di Bioetica ribadisce la netta contrarietà alla pratica della maternità surrogata e sostiene ogni iniziativa finalizzata al suo totale bando. La cultura femminista tuttavia sul tema della maternità surrogata stenta a trovare una intesa, attratta a volte dalle pretese del mondo LGBT, ansioso di giungere al più presto al totale superamento dei limiti posti dalla Natura all’uomo. Ma è proprio a partire da questi limiti, ha sostenuto Laura Corradi, che è possibile ricominciare a costruire un mondo più equo, un mondo, ha concluso Eugenia Roccella, dove la maternità ritorni al centro, non solo da un punto vista politico, ma soprattutto culturale: la maternità come via per riaffermare la solidarietà e il senso dei legami umani e familiari.

La conferenza di Siena ha ottenuto il patrocinio del Comune di Siena e ha visto il saluto dell’Assessore ai Servizi Sociali, Sanità e Politiche della Casa Francesca Appolloni.

 
Primo messaggio del nuovo arcivescovo alla diocesi di Siena PDF Stampa E-mail
Varie
Giovedì 09 Maggio 2019 13:20

Carissimi,

il primo sentimento, un po’ scontato ma reale, che sento di comunicarvi è lo stupore. Dio fa sempre le cose a modo suo e, anche se lo sappiamo e lo diciamo spesso, quando l’esperienza della sua originalità e della sua libertà ti coinvolgono da vicino, ti lasciano sempre un po’ storditi. Alla vita non è si è mai pronti abbastanza ed alla vita di fede ancor meno. Provo, come potete comprendere, da qualche giorno, cioè da quando mi è giunta la notizia, una grande emozione unita, però, ad una notevole serenità. Quando ti senti dire: “Papa Francesco vuole che tu sia il nuovo Arcivescovo di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino” … anche se rimani un po’ perplesso, non puoi dire di no.

Voglio porgere un caro ed affettuoso saluto all’intero popolo di Dio: i sacerdoti, religiosi e diocesani, i consacrati e le consacrate, i seminaristi, le associazioni, il laicato. Un pensiero particolare a tutte le famiglie, in particolare a quelle che portano il peso, la croce di una malattia o di una sofferenza; ai carcerati e ad ogni persona, di qualunque credo o fede religiosa ed anche ai lontani, a chi non frequenta la Chiesa, a chi si considera non credente... E’ da un dialogo costante e sincero con tutti che possono venir fuori le soluzioni giuste per un futuro più sereno, in particolare per le giovani generazioni. Saluto cordialmente le autorità civili e militari. Un saluto particolare al mio predecessore, Mons. Buoncristiani, ed a tutti i collaboratori degli uffici diocesani: vi chiederò di presentarmi e farmi conoscere la nostra Chiesa nella sua verità, in lungo e in largo, senza remore e senza timori.

Ed è proprio con la collaborazione di ognuno di voi che vorrei riuscire a guidare questa nostra Chiesa diocesana verso Cristo in una comune e intensa vita di preghiera, di lavoro, di sacrificio, nella carità e nell’attenzione a tutti, senza ambiguità, nel rispetto coraggioso della verità e nella ricerca costante della comunione. Vorrei seguire l’invito di San Gregorio Magno: “Il pastore sia accorto nel tacere e tempestivo nel parlare... perché un discorso imprudente trascina nell’errore e un silenzio inopportuno lascia in una condizione falsa coloro che potevano evitarla”.

Chiedo al Signore di poter vivere la responsabilità di questa comunità senza “imporre” ma chiedendo ed essendo esigente innanzitutto con me stesso; chiedo al Signore di poter guidare e accompagnare una chiesa diocesana di uomini e donne, ragazzi e bambini, sacerdoti, religiosi e laici che, pur diversi tra loro, decidano e riescano a vivere insieme la fede, nel rispetto di tutte le differenze e nell’affermazione di un’unica verità: quella di Cristo. Vorrei essere con voi e per voi uno strumento della presenza e dell’amore di Dio, con disponibilità, docilità ed anche fermezza.

Spero di incontrare presto le parrocchie e le comunità. Vorrei poterle conoscere così come sono, nella loro realtà e concretezza, con le loro gioie ed i loro dolori… Sono stato per parecchi anni viceparroco e poi parroco in alcune parrocchie di Roma: spero di riuscire a condividere la vita di tutti voi confratelli sacerdoti con quella “nostalgia della parrocchia” che porterò sempre nel cuore. Vorrei visitarvi e celebrare con voi non solo nei momenti solenni, ufficiali, ma anche nella vita quotidiana, ordinaria... Vorrei vedere non ‘la parrocchia che non c’è’, ma quella vera, viva, fatta anche di banchi vuoti e tanti anziani: sperando e lavorando affinché ogni parrocchia sia sempre più un vero punto di riferimento per tutta la cittadinanza.

Ci proteggano e ci accompagnino Maria Santissima, da noi venerata come Madonna del Soccorso, ed i santi patroni: Sant’Ansano e San Marziale. Ci guidino e ci siano di modello San Bernardino da Siena e, in particolare, Santa Caterina, con la sua passione, il suo “fuoco”. Caterina è patrona d’Italia e d’Europa. Con questa sua doppia “responsabilità” ci richiama alle nostre responsabilità, in un momento molto particolare per l’Italia e per l’Europa.

Diceva il Papa Emerito, Benedetto XVI, in una sua catechesi: “…E’ proprio nei momenti di maggiore difficoltà che il Signore non cessa di benedire il suo Popolo, suscitando Santi e Sante che scuotano le menti e i cuori provocando conversione e rinnovamento. Caterina è una di queste e ancor oggi ella ci parla e ci sospinge a camminare con coraggio verso la santità per essere in modo sempre più pieno discepoli del Signore… Come lei, ogni credente possa sentire il bisogno di uniformarsi ai sentimenti del Cuore di Cristo per amare Dio e il prossimo come Cristo stesso ama. E noi tutti possiamo lasciarci trasformare il cuore ed imparare ad amare come Cristo, in una familiarità con Lui nutrita dalla preghiera, dalla meditazione sulla Parola di Dio e dai Sacramenti…”.

Vorrei lasciarvi una immagine che traggo dal vangelo di Giovanni al capitolo 12: Maria versa sui piedi di Gesù “…una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso…”. Uno spreco? Oppure un grande gesto d’amore? Gesù lo considera così, un gesto d’amore. Mi viene spontaneo paragonare la nostra Diocesi, la bellezza di Siena, il suo enorme patrimonio artistico, la sua struttura architettonica, le sue tradizioni, come quel vero nardo, assai prezioso...

Solo il forte legame di Maria con Gesù poteva portarla a “sprecare” per lui tutto quello... Mi auguro che tutta la bellezza e la grandezza della nostra città sia sempre più “sprecata” per Gesù, offerta a lui, messa a Suo servizio, così come l’arte, la letteratura e la cultura in genere sono state per secoli a servizio della fede. Che quel nardo prezioso sia versato sui piedi di Gesù, su quei piedi ‘belli’ di cui parla Isaia che non si stancano di camminare ancora oggi sulle nostre strade, sulle nostre vie, nelle nostre contrade, per farle diventare sempre più dei luoghi di condivisione, di fraternità e di prossimità con i più piccoli e i più poveri.

Chiedo di pregare per me, come io farò certamente per ciascuno di voi. Grazie!

Monsignor Augusto Paolo Lojudice

 
La fonte di San Carlo, bella e sconosciuta PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Domenica 21 Aprile 2019 16:56

E’ tanto graziosa quanto sconosciuta, anche ai senesi, la fonte di San Carlo, posta appunto sulla ripida via che porta lo stesso nome e che da via Massetana Romana si arrampica fino a sbucare vicino alla piaggia del Giuggiolo. La fonte, in cotto, con due vasche dove l’acqua scorre veloce, quella superiore per uso potabile (fino agli anni ’70 del secolo scorso) e quella inferiore usata come lavatoio (occasionalmente fino a pochi anni fa).

 

 

La fonte è cosiddetta perché proprio qui si fermò il cardinale di Milano San Carlo Borromeo (1538-1584), per dissetarsi e riposare, durante un suo viaggio verso Roma per incontrare il papa. La fonte San Carlo, ridotta in condizioni di estremo degrado negli anni ’80 del Novecento, qualche anno dopo ha conosciuto un parziale recupero. Oggi ci sarebbe di nuovo bisogno di cure.

Senio Ghibellini

 
Via libera al piano di abbattimento delle barriere architettoniche PDF Stampa E-mail
Varie
Mercoledì 03 Aprile 2019 14:30

Via libera ad un atto fondamentale per il rispetto dei disabili, a conferma della volontà di questa amministrazione di produrre atti concreti, e non vuote enunciazioni.
E' stata infatti approvata, all’unanimità, dal consiglio comunale la seconda fase del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba). Il documento, che segue alla prima fase approvata nel febbraio 2018, è stato illustrato in aula dall’assessore all’urbanistica, Francesco Michelotti che ha spiegato il lavoro svolto dagli uffici dell’amministrazione comunale, partendo dalla mappatura del territorio e suddividendolo in 40 lotti funzionali urbani. Il precedente documento riguardava il centro storico mentre questa seconda fase ha analizzato le zone periferiche, realizzando un atto particolarmente corposo e composto da varie relazioni e tavole oltre a 147 schede rilevazione edifici, 143 schede di rilevazione ambiti e 92 schede di rilevazione connessioni. "In questo modo - ha evidenziato Michelotti - sono stati catalogati gli edifici e manufatti, principalmente di proprietà comunale, secondo diversi gradi: inaccessibile, parzialmente accessibile e accessibile. In base alle risultanze si potrà dunque realizzare una quantificazione di massima degli interventi e dei costi connessi per renderli accessibili, indicando le priorità da inserire nel Piano triennale dei lavori pubblici".

 
Giustizia è fatta: nella “Y storica” tornano taxi e auto dei disabili PDF Stampa E-mail
Varie
Domenica 31 Marzo 2019 10:40

Dopo che al momento del varo della “Y storica”, alcuni anni fa, le opposizioni consiliari avevano inutilmente contestato l’esclusione dalla circolazione anche per i taxi e i veicoli con portatori di handicap, finalmente viene fatta giustizia.

E’ stata infatti approvata all’unanimità, nella seduta del consiglio comunale di giovedì 28 marzo 2019, la delibera che prevede modifiche alla circolazione nella zona a traffico limitato della città,  nello specifico la possibilità di transitare nella “Y Storica” per i taxi e p eri veicoli dei titolari di contrassegno CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo). “A seguito delle notevoli criticità - ha esordito il vicesindaco Andrea Corsi - emerse dall’ulteriore restrizione alla Ztl nella cosiddetta ‘Y Storica’ effettuata dalla precedente amministrazione, con questo provvedimento i taxi potranno  nuovamente accedervi per prelevare e accompagnare i residenti della zona, in particolare le persone anziane che hanno oggettivamente bisogno di questo tipo di servizio, e i clienti diretti ad attività ricettive, ristoranti, uffici postali, farmacie e ai servizi pubblici e privati della zona”. L’autorizzazione riguarderà anche i titolari CUDE che potranno raggiungere la propria residenza, le attività e i servizi con sede nella “Y storica”.

Il divieto di sosta e transito resterà invariato per tutti gli altri che non  potranno accedere nella zona in questione costituita da: Banchi di sopra, Banchi di sotto (da via San Vigilio a via di Città), via di Beccheria, via delle Campane, l’anello superiore del Campo, via del Castoro (da via di Città a via del Poggio), via di Città, vicolo del Coltellinaio, via delle Donzelle (da Banchi di Sotto a vicolo del Viscione), via dei Pellegrini (da via di Città a via di Monna Agnese), vicolo Beato Pier Pettinaio, via dei Pontani, via dei Rossi (da Banchi di Sopra a via del Refe Nero), via delle Terme (da piazza Indipendenza a via di Città) e vicolo della Torre, con l’esclusione di alcune tipologie di veicoli come stabilito nelle passate deliberazioni.

 
Finalmente anche Siena avrà una via intitolata ad Oriana Fallaci PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 29 Marzo 2019 13:16

Durante la seduta di giovedì 28 marzo 2019, il consiglio comunale ha approvato la mozione sull'intitolazione di una via, piazza o centro civico alla memoria di Oriana Fallaci.

Con il documento Maurizio Forzoni, Maria Concetta Raponi, Alessandra Bagnoli (Fratelli d'Italia) e Massimo Bianchini (Lega) hanno ricordato che “la scrittrice e giornalista era conosciuta in tutto il mondo, emblema di coraggio, bravura, carattere, passione, onestà intellettuale, e già all'età di 14 anni ricevette un riconoscimento d'onore dall'Esercito Italiano per il ruolo svolto a Firenze durante l'occupazione dei nazisti”.

 

 

Raponi ha sottolineato che “Oriana Fallaci è sempre stata in prima linea, artefice di pungenti inchieste e interviste, capace di denunciare i maltrattamenti alle donne e schierarsi contro gli uomini. Un modello di integrità e di forza”, e nel 90° anniversario della sua nascita ha chiesto l'impegno del sindaco e della giunta “a incaricare la commissione toponomastica di procedere all’individuazione di una via, una piazza, sala pubblica, centro civico o altro luogo della città, da intitolare alla memoria di Oriana Fallaci”.

La mozione è stata approvata quasi all’unanimità, con un solo voto contrario.

 
Conferita la cittadinanza onoraria al 186° reggimento paracadutisti Folgore PDF Stampa E-mail
Varie

Il Comune di Siena ha conferito, il 21 marzo2019 durante una seduta straordinaria del Consiglio Comunale con cerimonia solenne alla quale erano presenti le autorità cittadine, la cittadinanza onoraria al 186° Reggimento Paracadutisti Folgore. La consegna per le mani del Sindaco Luigi De Mossi al Colonnello Michele Fraterrigo. Un omaggio all’unità militare che da oltre 40 anni è di stanza nella caserma “Bandini” della nostra città,  incentrato sul valore e il merito dimostrato dai paracadutisti in tempo di guerra e di pace.

“La Folgore vanta nella sua storia gloriosa - ha ricordato il presidente del Consiglio Comunale Marco Falorni - una lunga serie di episodi e di atti di eroismo, e anche, in tempi a noi relativamente vicini e fino all’attualità, tante importanti missioni di pace in diversi paesi del mondo, tutte aree molto difficili, dove il lavoro dei nostri militari è stato sempre particolarmente apprezzato. Tutti i paracadutisti della Folgore maturano così preziose esperienze, che, al loro ritorno in Patria, possono essere messe a frutto e arricchiscono ulteriormente l’Italia e la nostra Siena”. Ed è proprio per questo costante impegno che è nata la volontà, da parte dell’Amministrazione, di consegnare la cittadinanza onoraria all’unità militare dei paracadutisti.

 

 

“Questa città è particolarmente grata ai paracadutisti per la loro lunga e proficua permanenza nella nostra comunità - ha sottolineato il Presidente - che li ha visti spesso operare in sinergia, in tante iniziative, con il Comune e con altri enti e istituzioni senesi. Piace sottolineare, per esempio, quanto sia importante la collaborazione fornita a questa amministrazione, sotto il coordinamento delle autorità preposte all'ordine pubblico, in tema di sicurezza, una esperienza tuttora in corso, molto apprezzata dai cittadini e anche dai visitatori della nostra Siena”.

“Ci tengo a ricordare che, in tema di cittadinanza onoraria - ha continuato - questa amministrazione per prima ha ritenuto di dotarsi di un apposito regolamento, contemplando anche la possibilità che la stessa sia assegnata ad enti benemeriti. Tale regolamento è stato approvato da questo consesso il 27 settembre 2018. Di lì a poco, il 30 gennaio del corrente anno, in quest’aula è stata approvata pure la decisione di assegnare, per la prima volta a un ente presente sul territorio, proprio al 186esimo Reggimento Folgore, la cittadinanza onoraria senese”. “Possiamo quindi - ha concluso Falorni - a buon diritto considerare storica la seduta consiliare di questa mattina, finalizzata a onorare i nostri paracadutisti senesi, e che gratifica pure questo consiglio comunale che tale scelta ha fortemente voluto”.

 

 

Un giorno importante e speciale anche per il colonnello Michele Fraterrigo che, ringraziando l’Amministrazione comunale, ha ricordato “quanto questo importante riconoscimento abbia sublimato il forte legame che unisce ormai da 40 anni i paracadutisti alla città di Siena. Questo legame passa attraverso la condivisione di fattori sociali, valori e ideali - ha continuato il comandante del Reggimento - in base ai quali si creano e consolidano sinergie positive per il territorio e per il Paese. Questa identità si costruisce nel tempo, operando per il bene della collettività.  Con il conferimento della cittadinanza al Reggimento viene riconosciuto  il sacrificio dei nostri paracadutisti che con encomiabile senso del dovere, onore e fedeltà alle istituzioni servono la bandiera italiana. Alcuni di loro sono caduti combattendo, altri si sono rialzati feriti ma mai domi, continuando a servire il Paese con lo stesso slancio del primo giorno. Con questo gesto oggi avete reso onore al loro sacrificio”.

“Siete a rappresentare - è intervenuto l’assessore alla sicurezza Francesco Michelotti - un’eccellenza dell’esercito italiano, un esempio da seguire per le giovani generazioni, per i valori e i comportamenti che trasmettete. La Folgore ha al primo posto il senso del dovere, il servizio, servire l’Italia, sempre tenendo presente lo spirito di corpo, l’essere comunità. Un messaggio semplice e rivoluzionario che va in controtendenza rispetto alla deriva e allo scollamento dei valori cui oggi assistiamo”.  Michelotti ha quindi ricordato le motivazioni che hanno portato al conferimento della medaglia d’oro al valor militare per la battaglia di El Alamein e da qui ha riportato alla memoria dei consiglieri, e delle autorità presenti nella sala consiliare, alcuni fra i tanti atti di coraggio di cui la Folgore è stata protagonista. Il vigliacco attentato di Kabul del 17 settembre 2009 durante il quale persero la vita giovani militari: il tenente Antonio Fortunato, il caporal maggiore Matteo Mureddu, il primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, il sergente maggiore Roberto Valente, il primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, il primo caporal maggiore Massimiliano Randino. “La storia di sei vite spezzate. La ferita di una nazione, di un corpo militare. Una ferita patita anche nella città di Siena. Dopo Nassirya è stato il giorno più doloroso per l’Italia. Oggi -  ha concluso l’assessore - Siena ricorda,  anche, e soprattutto, loro. Cittadini di Siena, servitori della patria”.

“Un momento emozionante - ha detto il sindaco Luigi De Mossi - perché quando c’è questo rispetto, questo abbraccio, reciproco, questa continuità in pace, come nelle missioni di peacekeeping, è facile comprendere il senso di questo riconoscimento da parte della città. Un momento importante, e di affetto, verso gli uomini e le donne della Folgore. La cittadinanza onoraria rappresenta e concretizza proprio questo, soprattutto per quelli che non possono più servire, o perché sono stati congedati o perché non ci sono più. È questa la cifra di Siena: città mite, che rispetta chi la rispetta come è avvenuto durante questi 40 anni di presenza della  Folgore. Questa cerimonia vuole essere un riconoscimento a tutto quello che avete fatto e che continuate a fare”.

 
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