Interrogazione sulla gestione della piscina dell’Acquacalda PDF Stampa E-mail
Sport
Giovedì 23 Novembre 2017 14:50

I consiglieri comunali Marco Falorni (Impegno per Siena), Andrea Corsi e Massimo Bianchini (L’Alternativa) hanno presentato una interrogazione in merito alle problematiche relative alla gestione della piscina comunale dell’Acquacalda. Qui di seguito eccone il testo.

Premesso:

- Che i lavori in corso alla piscina di piazza Amendola stanno comportando prevedibili e inevitabili disagi, accentrando l’attività sulla piscina dell’Acquacalda;

- Che la gestione delle piscine comunali affidata all’UISP con project financing, e la regolarità del relativo affidamento, di cui si è occupato recentemente il TAR, non vogliono essere e non sono l’oggetto della presente interrogazione;

Considerato:

- Che è comunque impressionante apprendere dalla stampa che una società storica e benemerita come la Libertas Nuoto di Siena deve di fatto interrompere i corsi per un intero anno, con centinaia di famiglie penalizzate, e che per questo non viene rinnovato il contratto di collaborazione per 22 giovani istruttori di nuoto;

- Che è particolarmente triste leggere, sul sito internet della Libertas Nuoto, che perfino “i corsi di acquafitness per gestanti sono momentaneamente sospesi”;

Consapevoli:

- Che non è ammissibile, nemmeno in via temporanea, che un’attività sportiva di forte rilevanza sociale come il nuoto possa essere appaltata da una Amministrazione comunale ad una società sportiva con l’incarico di gestire di fatto con poteri assoluti i rapporti con le altre società sportive;

- Che il ruolo del Comune deve essere quello di far dialogare le parti, non solo formalmente, ma sostanzialmente, con l’obiettivo di raggiungere un accordo che, pur con comprensibili ma provvisori disagi, possa consentire a tutte le varie società sportive, che sono anche espressioni culturali e sociali di importanti settori della popolazione senese, di convivere, di esercitare le proprie attività senza soluzione di continuità, nel segno del rispetto per i valori autentici dello sport, che significa prima di tutto amicizia, generosità, crescita e promozione umana per le persone;

CHIEDIAMO al sindaco:

- Se ritiene che la situazione che si è venuta a creare in relazione alla gestione della piscina comunale dell’Acquacalda sia normale, se sia tollerabile per un Comune che voglia onorare i suoi compiti, se pensa di non dover fare altro per affrontare e risolvere questo non insormontabile problema”.

 
Il programma di Valentini non è mai esistito: lo conferma il capo del PD senese PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Mercoledì 29 Novembre 2017 15:26

“Tutto questo si è creato anche per l’assenza del programma di mandato quando Valentini è stato eletto”: non lo dice l’opposizione, lo afferma Simone Vigni, neo segretario comunale del PD, intervistato dal Corriere di Siena. Allora avevano ragione i consiglieri di opposizione a denunciare il fatto che le quattro o cinque paginette, vuote di contenuti, votate nel 2013 dalla maggioranza comunale non potevano assolutamente considerarsi un programma di mandato. Lo attesta colui che è, o dovrebbe essere, il primo sostenitore della giunta in carica.

E poi rompono le scatole alle liste di opposizione, al momento in formazione, perché non avrebbero ancora presentato le loro idee per la città. Parlano quelli che un programma non ce l’hanno mai avuto. Interpretazione autentica di Simone Vigni.

Vedochiaro

 
Le torri béccati questo e béccati quest'altro PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Giovedì 07 Dicembre 2017 17:48

La Valdichiana è stata per lungo tempo terra di confine, non solo fra gli stati di Siena e di Arezzo e poi di Firenze, ma anche con quello di Perugia. Nel XV secolo erano tesi i rapporti fra la Civitas Virginis e la città umbra, e gli incidenti di confine erano numerosi, nella zona oggi compresa fra i comuni di Chiusi e di Castiglione del Lago. Avvenne così che la Repubblica di Siena, nel 1427 decise di fortificare il confine, ampliando una vecchia torretta del 1279. La nuova torre, da cui la guarnigione senese controllava il confine, fu detta provocatoriamente “torre Beccati questo”, in senso di scherno ai perugini. Questi ultimi non persero tempo, e sul loro territorio edificarono immediatamente una torre fortificata, contrapposta a quella senese, e la chiamarono “torre Beccati quest’altro”.

 

 

Le due torri sono ancora esistenti, quella senese, di proprietà pubblica, nel territorio di Chiusi, e quella perugina, di proprietà privata, nel territorio di Castiglione del Lago. Da notare che la torre senese è oggi meno alta che in origine, perché in parte interrata a causa della successiva bonifica della Valdichiana. Purtroppo entrambe le torri non sono visitabili all’interno.

Le due strutture militari, nate per sbeffeggiare i rispettivi avversari, non ebbero poi un particolare uso bellico, ma furono utilizzate come stazioni di gabella, per la tassazione di merci e persone in transito da uno stato all’altro.

Senio Ghibellini

Nella foto: le due torri di confine, a sinistra quella senese.

 
Azione di responsabilità: perché la Fondazione dorme? PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 05 Dicembre 2017 13:37

Bene hanno fatto quanti hanno ricordato alla Fondazione Monte dei Paschi che nel maggio 2018 si prescriverà la possibilità di esercitare un’azione di responsabilità verso la Banca MPS per ottenere il risarcimento relativo all’aumento di capitale del 2008.

Se la tesi circolante è che la Fondazione sia stata ingannata dalla falsa rappresentazione dei dati di bilancio della Banca nell’effettuare la sua scelta, la domanda di fondo è: è vero o no che i bilanci del Monte presentati a palazzo Sansedoni erano falsi? Se non è vero, che la Fondazione lo spieghi chiaramente alla città, giustificando la scelta di non svolgere l’azione giudiziaria nei confronti della Banca. Se invece è vero, la Fondazione ha il dovere di dare corso all’azione di responsabilità, senza attendere la prescrizione di tale diritto, altrimenti  gli amministratori attuali di palazzo Sansedoni assumerebbero a loro volta una grave responsabilità per la loro inerzia.

Inoltre, sarebbe quanto mai opportuno che il sindaco facesse sentire la sua voce in proposito. E se ciò, come facilmente prevedibile, non dovesse accadere, speriamo che sia il consiglio comunale, compattamente, a chiedere al primo cittadino di pronunciarsi.

L’Alternativa

Impegno per Siena

 
Alternativa e IPS: “Sono riusciti a creare il caos del traffico perfino a Siena, bravi!” PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 29 Novembre 2017 14:41

Siena non ha le dimensioni di una grande città, grazie però all'amministrazione Valentini i senesi possono condividere con gli abitanti delle metropoli un non invidiabile dettaglio: il traffico caotico.

Chi dovesse in questi giorni avere la necessità di percorrere via Mazzini potrà avere una rappresentazione plastica della differenza che passa tra un'amministrazione che sa programmare azioni di cura e manutenzione della città con chi, nella affannosa ricerca di un po' di consenso, concentra a pochi mesi dalle elezioni tutto quello che non è stato fatto negli oltre quattro anni precedenti. Ormai abbiamo imparato fin troppo bene che la propaganda fine a sé stessa è una delle armi preferite dal Sindaco.

 

 

Fintanto che Valentini si è limitato a far attaccare con soldi pubblici qualche manifesto propagandistico non abbiamo rilevato però danni per la città, a parte il cattivo gusto e l'inopportunità. Ben diverso è il nostro giudizio sulla scriteriata serie di lavori di riasfaltatura che stanno coinvolgendo alcuni punti nevralgici della città. Oltre ai notevoli disagi portati dalle lunghe code e ai danni subìti dagli esercizi commerciali, ci sarà anche da fare i conti con l'inevitabile minore qualità dei lavori, che per loro natura andrebbero fatti in momenti secchi e caldi dell'anno.

Tanta è stata la smania di Valentini di dimostrare di essere in grado di combinare qualcosa di buono, che anche dei semplici criteri di buonsenso, come quello di armonizzare gli interventi, concentrandoli in estate con le scuole chiuse e le temperature indubbiamente più favorevoli, sono stati volutamente ignorati. Siena non può più permettersi un sindaco che contrabbanda l'ordinaria manutenzione come investimenti strategici, dimostrando così una totale incapacità ad elaborare una visione organica sulle reali necessità della città.

L'Alternativa

Impegno per Siena

 
Ma a quei portoni del Comune su piazza del Campo chi ci deve pensare? PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Sabato 25 Novembre 2017 11:06

Scusate eh, ma visto che si tratta di palazzo Berlinghieri, dove hanno sede gli assessorati, chiedere un po' più di decoro per i portoni che si affacciano su piazza del Campo, sarebbe chiedere troppo?

Vedochiaro

 


 
Gabinetti del sottopassaggio “vietati” ai disabili, la rispostina di Valentini PDF Stampa E-mail
Varie
Mercoledì 22 Novembre 2017 16:36

La gestione dei gabinetti pubblici nel sottopassaggio della Lizza è stata trattata, nella seduta consiliare di martedì 21 novembre 2017, con l’interrogazione di Marco Falorni (Impegno per Siena), Andrea Corsi e Massimo Bianchini (L’Alternativa) che hanno stigmatizzato la mancanza di personale preposto alle attività di custodia e sorveglianza, “”così come peraltro esplicitato in loco - ha affermato Falorni - con un cartello che riporta la dicitura: per impostazioni condivise con l’Amministrazione comunale”.

“La situazione - ha evidenziato il consigliere di Impegno per Siena - non giova all’immagine di Siena come città a vocazione turistica e, inoltre, è particolarmente umiliante per i portatori di handicap motorio, i quali si trovano davanti un ulteriore cartello che li invita a contattare telefonicamente l’addetto di un’altra analoga struttura per essere supportati nell’accesso ai servizi, trovandosi quindi costretti ad aspettare i tempi del suo intervento”. Il consigliere ha rilevato ulteriori criticità: “La macchinetta dei pagamenti spesso si guasta, impedendo l’apertura dei tornelli per l’accesso ai bagni, senza restituire la moneta, e con il rischio potenziale che l’utente rimanga al loro interno nell’impossibilità di uscirvi: un rischio irrazionale che potrebbe essere evitato con l’applicazione di un maniglia antipanico”.

 

 

Alla sua richiesta di sapere se l’Amministrazione abbia intenzione di porre rimedio a quanto segnalato, ha risposto il sindaco Bruno Valentini, il quale, rispetto al primo cartello citato, ha affermato che “è stato messo su iniziativa della cooperativa SET (che opera inserendo al lavoro soggetti svantaggiati) che, dall'aprile 2015, ha in concessione il servizio. Così come un altro posto nell’analoga struttura di via di Porta Giustizia, l’informazione fa riferimento alla descrizione progettuale presentata nell'offerta di gara. Il cartello risponde, infatti, alla volontà di migliorare il servizio con particolare attenzione verso i portatori di handicap, superando le barriere fisiche costituite dai tornelli”.

Il primo cittadino ha informato che “a tali tipologie di chiamate di servizio, che risultano essere state poche, il gestore ha sempre risposto in tempi celeri, al massimo entro 10-15 minuti. Inoltre, il personale intervenuto non ha mai dovuto lasciare scoperto il funzionamento di altri servizi; anzi, talvolta tale cartello e la reperibilità offerta sono risultati utili quale linea diretta per segnalazioni o richieste di servizio”.

Rispetto alle attività di pulizia dei servizi igienici, il sindaco ha affermato che “vengono garantite nelle fasce orarie maggiormente interessate con più passaggi di personale, ai quali si aggiungono le tre aperture settimanali garantite dal personale della cooperativa quale ulteriore servizio aggiuntivo”. Valentini ha precisato anche che “complessivamente gli addetti sono 10, dei quali 7 residenti nel territorio comunale con titolo di svantaggio certificato, passando così da meri utenti dei servizi sociali a contribuenti e attori di un servizio pubblico”.

Quanto alle gettoniere, il sindaco ha sostenuto che “gli episodi di malfunzionamento sono stati sporadici, essendosi manifestati non più di 10 volte su circa 1.000 giorni di servizio” e, in conclusione, ha rassicurato che “non vi è alcun rischio reale di rimanere bloccati all'interno dei bagni, in quanto le uscite di sicurezza dotate di maniglioni antipanico, auspicate nell’interrogazione, sono già presenti e consentono di uscire in qualsiasi momento”.

Marco Falorni si è dichiarato “completamente insoddisfatto”. “Il sindaco - ha detto - giustifica gli inconvenienti esposti in base alle poche chiamate ricevute dalla Cooperativa. Ma è evidente che, viste le difficoltà, le persone rinunciano al servizio. La mia, chiaramente, non è una critica verso SET, che ben conosco ed apprezzo, bensì verso la tipologia di accordi che il Comune ha stipulato con essa. Di fatto parte dei servizi igienici pubblici della città risulta inagibile, anche per i normodotati. Ma anche chiusi come quello in via della Vecchia che funziona solo il mercoledì, giorno di mercato, e non negli altri giorni nonostante la zona sia frequentata da molte persone”.

 
La battaglia di Valdichiana, una gloria per le armi senesi PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Domenica 19 Novembre 2017 15:20

Nel 1362 Siena attraversava un momento politicamente difficile e instabile, e questo contribuiva ad allentare il controllo sul suo stato. Nel frattempo era in corso una guerra fra Firenze e Pisa, combattuta anche attraverso truppe mercenarie. Nell’agosto di quell’anno, dopo la conquista di Peccioli, una parte dei mercenari al soldo dei fiorentini, scontenti della paga, si misero in proprio, abbandonando quella guerra, e formando una compagnia di ventura sotto il comando del condottiero Niccolò da Montefeltro (1319-1367), conte di Urbino. Tale compagnia di ventura, che fu detta del Cappello, era formata da una numerosa soldataglia, e da oltre mille cavalieri di nazionalità mista, italiani, tedeschi, inglesi, borgognoni e soprattutto bretoni. Il Montefeltro, coadiuvato nel comando da Ugolino Sabbatini di Bologna e Marcolfo de’ Rossi da Rimini, cominciò, all’inizio del 1363, a scorrazzare nel territorio senese, portando grandi danni e devastazioni.

 

 

Il governo dei Dodici, che era alle prese anche con un momento di ristrettezze economiche, cercò di evitare uno scontro militare, e inviò Ramondo Tolomei e Sozzo Tegliacci come ambasciatori per tentare un accordo. L’incontro avvenne ad Abbadia a Isola ma, scrive Orlando Malavolti, l’intesa non fu trovata, e così la compagnia del Cappello “arso il villaggio della Badia, s’inviò alla volta della Maremma, bruciando e guastando per tutto il viaggio ville e casamenti e ogn’altra cosa”.

Quindi il Montefeltro prese Campagnatico a viva forza, e ci instaurò la sua base di comando, da lì partendo per dare il guasto ad altre zone del Senese.

Il governo di Siena fece un altro tentativo di risolvere il problema con le buone, ed inviò altri ambasciatori per offrire una somma di denaro affinché i mercenari abbandonassero il territorio. L’incontro ebbe luogo, ma gli ambasciatori Bartolommeo Malavolti, Giovanni di Mino e Niccolò di Tura non ebbero successo, perché Niccolò di Montefeltro, vista la scarsa reazione di Siena fino a quel momento, non prese la cosa molto sul serio.

A questo punto i senesi si organizzarono per una risposta di tipo militare, per cui fu riunito l’esercito, con le forze della città e del contado, e rinforzato prendendo a loro volte alcuni mercenari, assoldando Ugo dell’Ala ed un certo Ormanno con 22 bandiere tedesche, ed affrontando tutte le spese che l’emergenza rendeva necessarie. Il comando delle truppe della Repubblica di Siena, informa Vincenzo Buonsignori, fu affidato a Francesco Orsini.

Frattanto la compagnia del Cappello, lasciato a Campagnatico un forte presidio, era uscita per avvicinarsi a Siena, ed aveva raggiunto Buonconvento. All’approssimarsi dell’esercito senese, la compagnia di ventura ripiegò in direzione della Valdichiana. Il 7 ottobre 1363, giunto presso Torrita, il comandante Niccolò da Montefeltro, che non aveva preso molto sul serio la reale volontà di battersi da parte dei senesi, schierò i suoi soldati a difesa, e qui, inaspettatamente, la battaglia campale ebbe inizio con le avanguardie senesi che attaccarono immediatamente. Poco dopo irruppe con decisione il grosso dell’esercito senese, con una impetuosa carica di centinaia di cavalieri, e gli uomini della compagnia del Cappello, che subirono gravi perdite, si mossero a precipitosa fuga, “fracassati e vinti” scrive il Malavolti, inseguiti dai soldati con il vessillo dei Balzana. I senesi, per vendicarsi dei gravi danni subìti dal loro territorio, fecero una grande strage, e presero moltissimi prigionieri, oltre mille fanti e circa 300 uomini d’arme, fra cui lo stesso capitano Niccolò da Montefeltro, i quali tutti, in lunghe file e trascinando in terra le loro bandiere, furono mandati temporaneamente in custodia dentro le mura di Asinalonga. Tenuti in carcere per oltre sei mesi, i prigionieri furono poi liberati a condizione.

Tornato in Siena l’esercito vittorioso, “ne fu da quel populo fatta gran festa, e celebrate solenni e devote processioni, rendendo gratie infinite alla Maestà Divina d’essersi liberato da tanta afflitione e calamità. A’ soldati furon date paghe doppie, e pagati loro i cavalli ch’erano fatti morti nel conflitto della battaglia, che passarono il numero di trecento. Il general dell’esercito (Francesco Orsini, nda) fu fatto cavaliere e fattogli ricchi presenti, come ancor fu fatto a Henrigo de gli Obizi, a M. Biagio di M. Guccio Tolommei, a M. Luigi di M. Marsilio, a M. Guglielmo da Montepulciano e ad altri capitani che in quella fattione havevan valorosamente combattuto”. Contemporaneamente, però, il generale Francesco Orsini fu congedato dal comando dell’esercito, e avvicendato dal marchese Upizzino Malaspina.

Restava ancora da sloggiare il presidio della compagnia del Cappello che era insediato a Campagnatico, forte di alcune centinaia di uomini. I senesi vi mandarono l’esercito, accompagnato dal conte Niccolò da Montefeltro prigioniero, e stavolta i mercenari “renderono (senza aspettar assalto) la terra al Comune di Siena” e quindi, ottenuta qualche ricompensa, il 25 di ottobre furono accompagnati fuori dai confini dello stato senese.

In Siena, l'incarico di celebrare l'importante e vittorioso evento militare fu affidato al pittore Lippo Vanni, il quale, nello stesso anno 1363, eseguì un bellissimo affresco monocromo sulle pareti della sala del Mappando nel palazzo Pubblico. Si tratta di un’autentica “fotografia” della battaglia, che descrive con precisione, da un lato, le forze in campo e la successione degli scontri e dall’altro, sullo sfondo, una bella immagine della Valdichiana senese, punteggiata da campi coltivati e castelli. Al sicuro valore artistico dell’opera si aggiunge così il valore storico e documentario di questo dipinto.

Senio Ghibellini

 
Surreale mozione di Siena Cambia sull’ospedale: ecco l’intervento di Marco Falorni (IPS) PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 10 Novembre 2017 14:29

Nel corso della seduta del consiglio comunale di martedì 7 novembre 2017, i consiglieri del gruppo Siena Cambia hanno presentato una surreale mozione per chiedere al sindaco di fare ciò che assolutamente non può e non deve fare in tema di nomine all’ospedale. La mozione, dopo il dibattito, è stata rinviata per la mancanza del numero legale, per una volta arrivata davvero opportunamente. Qui di seguito pubblico il mio intervento sull’argomento pronunciato in aula.

 

 

“C’è un professore del liceo classico, mio amico, che tempo fa scrisse un libro intitolato ‘Ritornare alla meraviglia’, che trattava del valore etico del riuscire a meravigliarsi, cosa che abbiamo un po’ perduto. Io gli vorrei suggerire, se vuole meravigliarsi, di venire in consiglio comunale, qui c’è il paese delle meraviglie. Io mi meraviglio che venga presentata una mozione così. Soprattutto mi meraviglio che, dopo che la stessa è già stata superata dai fatti, essa non venga ritirata, ma venga invece, come se nulla fosse, ripresentata, salvo, con un piccolo ripensamento, aggiungere un emendamento addirittura peggiorativo. Io mi meraviglio, e non me ne voglia la segretaria generale che fa il suo mestiere e può darsi che abbia ragione, ma io dico ciò che penso, mi meraviglio, dicevo, che questa mozione sia stata ammessa, ed ancora meno ammissibile era l’emendamento peggiorativo. Io mi meraviglio che il sindaco, tirato in ballo impropriamente da questa mozione e dall’emendamento peggiorativo, non abbia ancora parlato. Che fa, la vota tranquillamente? Che voti sì o no non ha senso, dovrebbe invece rivendicare il suo ruolo, che non c’entra niente con quanto richiesto in questo documento. Mi meraviglio, ma non troppo, che si usi un’istituzione, che si usi il consiglio comunale per regolare i conti all’interno della maggioranza. Perché questo è il significato politico. Si sta facendo un braccio di ferro fra le varie componenti di questa agonizzante maggioranza.

Come si fa a dire: si impegna il sindaco a pronunciarsi pubblicamente perché le nomine fatte e future (all’ospedale, ndr) rispondano alle logiche sopra espresse? Vi ricordo che in quest’aula si teorizza, e si mette anche in pratica, che sostanzialmente non si può parlare della Fondazione Monte dei Paschi perché è un ente privato. Ma bene o male, però, almeno qualche designazione per la Fondazione il sindaco la fa. Invece nell’ospedale le nomine le fa la Regione Toscana, sentito il rettore dell’Università. E si vuole impegnare il sindaco a fare un altolà… Ma a chi? E si dice, te sindaco, autorità politica, cura che nelle nomine non ci sia di mezzo la politica. E ciò mentre si sta facendo politica, ma non nel senso nobile del termine.

Io credo, magari sbaglierò, ma sapete che a pensar male ormai ci sono abituato, e per i peccati farò un abbonamento. Si sta facendo politica, dicevo, non per il bene della sanità, ma si sta facendo politica politicante, all’interno della maggioranza. Tutto questo mi sentivo di dirlo, perché non riesco a tenermelo dentro di me, anche se non serve a niente. Almeno ne resta traccia, e se qualcuno, fra cinquanta anni, rileggerà il verbale, magari si divertirà. Riguardo al voto, non ci penso nemmeno a votare questa mozione, ma non credo che voterò contro. Questa mozione non dovrebbe essere oggetto di discussione, e tantomeno l’emendamento. Quanto all’ordine del giorno, dice cose sostanzialmente condivisibili, ma che dovrebbero decadere con la mozione. Quindi, come ha già detto Bianchini, vedremo come fare al momento del voto, ma la nostra sarà comunque una presa di distanza dal documento proposto”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Sull’Enoteca un voto storico. Ecco chi ha votato per lo scioglimento e chi contro PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 25 Ottobre 2017 13:33

La delibera per procedere alla liquidazione dell’Enoteca è stata approvata dal consiglio comunale con 17 voti a favore a fronte di 11 contrari. Cinque erano i consiglieri assenti al momento del voto: Nesi e Maestrini, assenti fin dall’inizio della seduta, e tre assentatisi in corso d’opera (strategicamente?), e cioè Alessandro Piccini, Becchi e Marzucchi.

La maggioranza è stata disciplinata e compatta, con tutti i piddini (valentiniani e scaramelliani) uniti appassionatamente, e con gli alleati di Siena Cambia, Riformisti e gruppo misto che, in spregio ai ripetuti proclami di autonomia, e alle rivendicazioni di non votare a loro scelta le delibere proposte dal sindaco, hanno invece dato il loro docile voto favorevole.

La delibera è stata comunque storica, ed è giusto che ognuno, nel bene o nel male, si assuma le responsabilità di competenza. Pertanto ricordo tutti i nomi dei consiglieri votanti. A favore dello scioglimento dell’Enoteca: Valentini, Ronchi, D’Onofrio, Lorenzetti, Di Renzone, Cappelli, Zacchei, Persi, Petti, Simone Vigni, Lolini, Bruttini, Periccioli, Guazzi, Da Frassini, Bufalini, Porcellotti. Contro lo scioglimento dell’Enoteca: Falorni, Corsi, Bianchini, Giordano, Sabatini, Trapassi, Pinassi, Aurigi, Campanini, Staderini. Qui di seguito pubblico il mio intervento pronunciato in aula (m.f.)

 

 

 

“Per la distruzione dell’Enoteca, per questo ennesimo disastro a danno della città di Siena, bisogna riconoscere che il Comune di Siena, pur avendone grande responsabilità, non è il solo colpevole, ci sono anche altri enti, a cominciare dalla Regione Toscana. Diciamo, in sintesi, che INSIEME CI SIETE RIUSCITI.

L’Enoteca di Siena, formalizzata nel 1960, affonda le radici nella mostra dei vini tipici d’Italia, tenuta nel 1933 in fortezza con grande successo. In quella occasione i migliori intellettuali toscani del tempo, Lorenzo Viani, Maccari, Bilenchi, Cesarini, Rosai si sfidavano a colpi di sonetti nel festival della poesia bacchica. E questa storia la facciamo finire nel 2017, con l’amministrazione Valentini. Bravi! Paolo Maccherini sicuramente si rivolta nella tomba, e con lui Gianni Brera ed altri grandi amici, e direi anche cantori dell’Enoteca.

Il vicesindaco Mancuso mi è buon testimone che, proprio nei primi giorni di questo mandato consiliare gli parlai dell’Enoteca come una delle prime emergenze, se non la prima in assoluto, da affrontare, ed egli manifestò sincera preoccupazione e volontà d intervenire. E dopo cinque anni, cosa è stato fatto? Quali sono i risultati?

In una provincia che, unica fra tutte, vanta ben quattro vini DOCG, come si fa a chiudere il principale ente vocato al vino? Anticamente l’Italia, o almeno una parte di essa, si è chiamata Enotria, terra del vino, e noi oggi come raccogliamo questa eredità? Nel tempo, la nostra città ha sempre subìto, senza mai reagire, nonostante i reiterati allarmi lanciati in quest’aula, la nascita e lo sviluppo di nuovi enti e iniziative vocate al vino, dal Vinitaly in poi. L’Enoteca aveva l’esclusiva nazionale della promozione vinicola, ed oggi è la cenerentola. Abbiamo subìto perfino lo schiaffo dello scippo della selezione dei vini di Toscana, alla quale ho personalmente partecipato come assaggiatore in rappresentanza della stampa, selezione emigrata a Firenze, guarda caso alla Leopolda, una location eloquente.

Oggi si viene a dire che continuare a finanziare l’Enoteca sarebbe un danno erariale. Questo è il risultato di decenni in cui si sono messi nelle posizioni di vertice esponenti del PD in parcheggio, invece che esperti del settore economico di competenza, fino alla recente nomina di Egidio Bianchi, bravo commercialista, sicuramente esperto anche in liquidazioni societarie, ma comprensibilmente non altrettanto esperto di agricoltura ed enologia. E non lo si è messo nelle condizioni di elaborare un piano industriale di rilancio dell’ente. Non basta la recente iniezione di liquidità da parte della Regione, volatilizzata in fretta, perché scollegata da ogni idea di futuro.

Potremmo anche accettare il peggio, ma non senza aver prima lottato fino all’ultimo. Ci dicono che perfino il Governo è insolvente. E perché il sindaco non fa una conferenza stampa per denunciarlo apertamente? Perché il PD di Siena non prende contatto con il ministro dell’agricoltura Martina, che poi è anche il vicesegretario nazionale del Partito Democratico, e quindi il vice di Renzi? Perché i consiglieri comunali del PD non invitano a Siena il ministro Lotti, e stavolta non per portarlo a cena in contrada, ma per portarlo a vedere in che condizioni è stata ridotta l’Enoteca? Perché il sindaco Valentini, che vanta grandi relazioni con il governatore Rossi, non lo coinvolge nel problema Enoteca? E che cosa hanno fatto i parlamentari del territorio, Susanna Cenni e Luigi Dallai, perché non spendono nemmeno una interrogazione parlamentare, una parola per difendere concretamente l’Enoteca?

Provo a darvi una road map: riunite sindacati e dipendenti e chiedete loro una proroga di fiducia, scrivete una relazione alla corte dei conti per giustificare la situazione, fate una spedizione presso il Governo e una presso la Regione e date loro la sveglia. Riunite un tavolo con le associazioni di categoria del mondo agricolo e con i consorzi dei nostri grandi vini e di altri vini d’Italia per coinvolgerli nella salvezza e, con nuove prospettive, nella gestione dell’Enoteca. Mettete tutti i soggetti competenti di fronte alle loro responsabilità e datene puntualmente conto alla cittadinanza senese. E intanto valorizzate la fortezza come polo di accoglienza turistica e di promozione dei prodotti enogastronomici locali. E in attesa di recuperare tutta la fortezza, recuperate almeno ad un livello di decenza l’ingresso della fortezza stessa, dove c’è l’Enoteca. Cambiate i cartelli rotti, togliete le pozzanghere, riempite la zona di fiori, di cure, di amore.

Se prima non fate tutto questo, non potete oggi chiederci l’autorizzazione a sciogliere l’ente.

In conclusione, mi rivolgo, non all’amministrazione Valentini o al PD come soggetto politico, che ritengo irredimibili, mi rivolgo invece ai singoli consiglieri comunali di maggioranza, del PD e degli altri gruppi, non date il vostro voto, non apponete la vostra simbolica firma sulla fine dell’Enoteca, non fate la storia a rovescio. Aggiungo che, per nutrire la legittima ambizione di contribuire al riscatto della città, è necessario che oggi diano un segnale di effettiva autonomia, di sincera volontà di aderire prima agli interessi collettivi dei senesi che agli ordini di partito o di scuderia. E’ necessario che oggi, da questo consiglio, venga un voto contrario alla proposta di delibera che il sindaco ci ha sottoposto”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Ponte di Malizia… Ritardi, assurdità, legno… Emblematico! PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Domenica 29 Ottobre 2017 11:04

Mi sovviene un'antica domanda irrisolta. Così per curiosità... qualcuno mi sa spiegare perché i marciapiedi del ponte di Malizia sono stati fatti a listelli di legno?

Vedochiaro

 


 
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