MPS, è colpa di tutti, non è colpa di nessuno. NON E’ VERO!!!!! C’è chi ha rovinato la città e c’è chi si è opposto (inutilmente) PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 24 Agosto 2016 09:12

Veramente non ne posso più di questa vulgata che per il disastro MPS le colpe sono di TUTTA la politica. NON E’ VERO. In principio fu Ceccuzzi, poi Valentini, poi Renzi, poi Marras, ora perfino i cinque stelle nostrani e chi più ne ha più ne metta, tutti a propalare al popolino la vulgata che “erano tutti d’accordo” e che “tanto sono tutti uguali”. NON E’ VERO, le Liste Civiche Senesi hanno combattuto strenuamente, osteggiate con le buone o con le cattive dal resto della politica (a parte la Lega, per dire tutta la verità) e circondate dai sorrisini di sufficienza del “distratto” popolo senese. E siccome, scusate la licenza, mi sono rotto i santissimi di ascoltare e leggere menzogne, comincio un’operazione verità. Vediamo dunque, a beneficio degli smemorati e dei creduloni, cosa è accaduto in consiglio comunale, e quale è stata la posizione delle Liste Civiche Senesi. Verba volant, scripta manent.

 

 

Marzo 2008. A distanza di 5 mesi dall’annuncio dell’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi, le Liste Civiche Senesi, il 18 marzo 2008 discutono in consiglio comunale una mozione da loro presentata, dove si impegna il sindaco a convocare una riunione con il presidente della Fondazione MPS affinché illustri al consiglio comunale le nuove scelte strategiche cui si sta ispirando la Fondazione Monte dei Paschi. Dal verbale della seduta consiliare, si leggono gli interventi che ci furono. Tra questi un consigliere del PD, in sede di dichiarazione di voto, diceva: “La scelta di Antonveneta e, voglio ricordare, anche la scelta di Axa per quanto riguarda il settore assicurativo, in effetti sembrano in questo momento quelle più rispondenti alle esigenze di crescita e di dimensionamento del Monte dei Paschi”.

La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 29; voti favorevoli 6; voti contrari 23.

I voti favorevoli furono di: Ascheri, Campopiano, Falorni, Giordano, Milani, Piccini Pierluigi.

Anche nella seduta consiliare del 3 giugno 2008, sempre le Liste Civiche Senesi, presentano un'altra mozione dove tornano a chiedere un incontro con il presidente della Fondazione MPS per illustrare le proprie previsioni sugli effetti futuri delle scelte operate, allo scopo di mettere in grado il Comune di intraprendere le eventuali modifiche alle proprie strategie di spesa. Questo alla luce dei seguenti fatti: a) La Fondazione MPS ha deciso di sottoscrivere la sua quota di aumento di capitale della partecipata Banca Monte dei Paschi Spa con un impegno che è stato precisato in 2,95 miliardi di euro. b) Successivamente la stessa Fondazione MPS ha deciso di sottoscrivere una quota del 58 per cento della emissione di obbligazioni convertibili da parte della Banca MPS per completare la provvista necessaria all’acquisto della Banca Antonveneta. c) La Fondazione MPS, per affrontare tale impegno, ha stipulato un debito di 580 milioni di euro che avrà ovviamente un suo costo per interessi a carico dei bilanci e quindi delle disponibilità future.

La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 35; voti favorevoli 9, voti contrari 26.

I voti favorevoli furono di: Bandini, Bossini, Campopiano, Capitani, Falorni, Milani, Panti, Piccini Pierluigi, Stelo.

Seduta consiliare del 30 settembre 2008. Alla luce del documento informativo reso di pubblica conoscenza da parte di Banca Monte dei Paschi Spa in data 16 giugno 2008, i consiglieri delle Liste Civiche Senesi presentano una nuova mozione dove impegnano il sindaco a promuovere il richiesto incontro nei tempi più rapidi con il presidente della Fondazione Monte dei Paschi, perché lo stesso informi se tali nuovi elementi  erano già a conoscenza  sua e degli organi amministrativi dell’Ente, in particolare per quanto riguarda i seguenti fatti, dichiarati nel documento informativoa) La Banca MPS non ha effettuato una normale due diligence finalizzata all’aggiustamento del prezzo di acquisizione e le è stato consentito, solo dopo la sottoscrizione dell’accordo, di effettuare una verifica conoscitiva (due diligence) sulle principali tematiche contabili, fiscali e legali del Gruppo Antonveneta. b) Ai fini della determinazione del prezzo non sono state redatte perizie di stima. c) Banca MPS ha acquisito Banca Antonveneta da ABN AMRO. d) Il valore complessivamente pagato quale prezzo di acquisizione  del Gruppo Antonveneta è ammontato a miliardi di euro 10,124 (e non 9, come precedentemente annunciato), comprendendovi altri oneri, tra i quali 230 milioni per interessi calcolati sul prezzo base alla data di stipula del contratto di cessione (8 novembre 2007) sino alla data di closing dell’operazione (30 maggio 2008). e) La Banca MPS sarà chiamata (come nuova capogruppo di Antonveneta) a sostituire le linee di finanziamento che ABN AMRO aveva accordato a Banca Antonveneta per un importo complessivo di circa euro 7.500 milioni. f) Tale processo di sostituzione non rientra nelle condizioni previste dal contratto di acquisizione e, in assenza di tutte le informazioni addizionali (valutazioni, perizie eccetera) necessarie per una determinazione sufficientemente attendibile delle attività, passività, attività potenziali e passività potenziali del Gruppo Antonveneta, si è preliminarmente proceduto ad iscrivere nella voce “avviamenti” la differenza, pari a euro 7.292 milioni, tra il costo complessivo dell’acquisizione e il patrimonio netto consolidato del Gruppo Antonveneta al 31 dicembre 2007, al netto dei propri avviamenti residui (euro 625 milioni), come risultante dopo il processo di deconsolidamento del Gruppo Interbanca. g) Tra i rischi, viene preventivato nel documento informativo quello della perdita di clienti e di personale di rilievo da parte della società acquisita e di difficoltà  relative al coordinamento del management, e pertanto si afferma che il processo di integrazione tra BMPS e il gruppo facente capo a Banca Antonveneta potrebbe essere completato con tempi e modi diversi da quelli originariamente pianificati e comportare costi non previsti dalla società.

Ritenuto che l’argomento, per la sua oggettiva rilevanza anche in prospettiva, debba, per la fonte pubblica di provenienza, formare oggetto di specifico incontro volto a chiarire i termini suesposti, in modo da confermare o eventualmente smentire gli stessi, si impegnava il sindaco a promuovere il richiesto incontro nei tempi più rapidi.

La mozione era firmata da Ascheri Mario, Falorni Marco, Piccini Pierluigi, Bossini Franco e Stelo Vittorio. La mozione era stata depositata fino dal giugno 2008, e quindi discussa in consiglio comunale il 30 settembre 2008.

Ne seguì un dibattito piuttosto acceso in consiglio comunale. La mozione è illustrata dal consigliere Pierluigi Piccini con competenza e dovizia di particolari sui numeri, che davano le cifre anche sull’ingente fiume di denaro messo in campo. Il consigliere Pierluigi Piccini sostiene che l’acquisizione di Antonveneta è avvenuta “con forti elementi di divergenza rispetto a quanto originariamente dichiarato” dalla Fondazione MPS, rilevando che l’operazione è alla base del ribasso delle azioni MPS in borsa. Piccini afferma anche che il prezzo pagato per l’aggregazione è stato di 10,1 miliardi di euro e non di 9 miliardi.

Dal verbale si evincono interventi da ricordare, come quello di un consigliere di maggioranza: “(…) Perché intanto i clienti di Antonveneta hanno gradito la fusione con il Monte dei Paschi, tanto è vero che ci sono stati mille clienti del credito in più solo nel mese di luglio, mentre invece ci sono stati 3.000 nuovi conti correnti aperti nel mese di giugno. Quindi, voglio dire, insomma, ci comincia ad essere un movimento verso il gruppo Monte dei Paschi notevole (…) Ma io sono sicuro e credo di poter asserire con serenità che ciò che sta succedendo, il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi, e quindi chi deve dirigere questa Banca, ne avrà tenuto conto. Come sono praticamente certo, per lo meno spero di esserlo, che quando fu fatta l’operazione Antonveneta, chi doveva sapere lo sapeva, che tutto il mondo doveva sapere che il Monte dei Paschi acquistava la Antonveneta, ma chi lo doveva sapere secondo me lo sapeva. Altrimenti non è possibile immaginare che un’operazione del genere fosse passata col beneficio di tutte le istituzioni e della casa madre, la Fondazione, che guarda caso ha comunque continuato a mantenere la sua percentuale di maggioranza all’interno della Banca ed anzi sta già pensando a fare nuove operazioni. Quindi, volevo dire, questo che ho detto io è già una cosa che ritenevo giusta. E poi c’è da dire un’altra cosa, che intanto la Banca, ancora più forte, è sempre a Siena, va bene? (…) Portarlo in consiglio comunale, il presidente della Fondazione, il presidente della Banca, mi sembra che in questo momento possa passare anche come un processo alle intenzioni ormai passate (…)”.

La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 30; voti favorevoli 10; voti contrari 20.

I voti favorevoli furono di: Ascheri, Bandini, Campopiano, Capitani, Falorni, Giordano, Milani, Panti, Piccini Pierluigi, Stelo.

Nella seduta del 26 novembre 2008 fu portata in consiglio una interrogazione in merito all’uscita della Banca Montepaschi dalla lista dei conglomerati finanziari.

L’interrogazione, depositata il 9 ottobre 2008, fu firmata dai consiglieri: Piccini Pierluigi, Stelo Vittorio, Campopiano Luciano, Bossini Franco, Giordano Giuseppe, Panti Duccio, Falorni Marco, Ascheri Mario.

Premesso che: da notizie apparse sulla stampa nazionale apprendiamo che il Montepaschi esce dalla lista dei conglomerati finanziari italiani, vale a dire da quei gruppi societari che svolgono attività in misura significativa nel settore assicurativo;

considerato che: a) la Banca negli ultimi 2 anni ha ridotto il peso nel comparto assicurativo e, dopo l’acquisizione di Antonveneta, è stata obbligata a mettere in cantiere una massiccia campagna di cessioni per riequilibrare i coefficienti patrimoniali; b) che in quest’ottica, la Banca senese ha venduto ad Axa, a ottobre dello scorso anno, il 50 per cento di MPS  Vita, di MPS Assicurazioni Danni e del business dei Fondi Pensione Aperti, oltre alla gestione degli attivi delle compagnie assicurative e dei fondi pensioni aperti. Un pacchetto complessivo pagato dal gruppo francese 1,150 miliardi di euro (la plusvalenza per BMPS è stata di 750 milioni di euro); c) che nell’ambito delle dismissioni post acquisizione Antonveneta è uscito dal patrimonio del gruppo anche Quadrifoglio Vita (141,5 milioni di euro);

tenuto conto che: il comparto assicurativo ha da tempo rappresentato uno dei punti qualificanti per lo sviluppo strategico della Banca, come evidenziato anche dall’ultimo piano industriale del gruppo;

tutto ciò premesso chiediamo al sindaco di riferire sui motivi che hanno indotto i vertici della Fondazione  MPS a sostenere e consentire il nuovo corso di dismissioni che ha comportato un pesante ridimensionamento e lo stallo del progetto di banca universale da tempo punto qualificante del Piano Industriale dell’Istituto senese, vanificando così i cospicui investimenti profusi in termini di risorse di personale e di capitali investiti.

Nella seduta del consiglio comunale del 17 marzo 2009 i consiglieri della Liste Civiche Senesi presentano una interrogazione orale urgente al sindaco in merito alla “Politica della Fondazione in merito ai dividendi della partecipata MPS”.

L’interrogazione, depositata il 3 febbraio 2009, fu firmata dai consiglieri: Campopiano Luciano, Stelo Vittorio, Piccini Pierluigi, Giordano Giuseppe, Panti Duccio, Ascheri Mario, Falorni Marco.

Premesso che: da notizie di stampa, si è venuti a conoscenza di una dichiarazione del presidente Gabriello Mancini nella quale lo stesso ha dichiarato  che la Fondazione “è disponibile anche ad aggiornare il piano industriale della Banca Mps” ed ha affermato che “la Fondazione si aspetta che per il 2009 il piano porti risultati”;

considerato che: sempre da notizie di stampa lo stesso presidente ha dichiarato la propria contrarietà all’ipotesi che la Banca non distribuisca gli utili, chiarendo così che con l’espressione “porti risultati” non intendeva tanto la contabilizzazione di risultati positivi quanto la distribuzione di dividendi, anche a scapito del necessario miglioramento degli indici patrimoniali;

che tale atteggiamento mostra insensibilità e inconsapevolezza per l’attuale situazione patrimoniale della Banca che manifesta un coefficiente patrimoniale “Core tier 1” inferiore a tutti i principali gruppi bancari nazionali e al di sotto dei limiti di vigilanza;

che una tale pressione sulla Banca da parte del socio di maggioranza potrebbe costringerla a esasperare il ricorso alla vendita di asset strategici in un momento di forte depressione dei mercati e con prospettive di rilevanti perdite sui crediti da parte del sistema bancario a causa della crisi finanziaria in atto;

tenuto conto: a) che l’attuale situazione di difficoltà della Banca è, come afferma la stampa specializzata (Affari & Finanza del 26 gennaio 2009, tra gli altri), diametralmente opposta alla estrema solidità del passato e ciò dipende dall’aver effettuato l’operazione Antonveneta ad un prezzo estremamente oneroso e quando i segnali della crisi mondiale erano già evidenti; b) che la Fondazione e il suo presidente hanno appoggiato tale operazione nonostante i segnali dell’advisor (che avevano parlato di “tensioni in atto”) ed i numerosi richiami dei piccoli azionisti, anche in sede di assemblea per l’approvazione dell’aumento di capitale, che prefiguravano i rischi di negative ricadute sul territorio;

chiedono al sindaco di adoperarsi nei confronti dei vertici della Fondazione per richiamarli al rispetto degli obblighi statutari in merito al mantenimento e rafforzamento del patrimonio e quindi, soprattutto, della principale partecipata, valutando la scelta sulla distribuzione dei dividendi in un contesto di rispetto delle norme e di tutela degli assetti patrimoniali della Banca.

CONCLUSIONE. Queste dunque sono le posizioni espresse in consiglio comunale dalle LCS, e presenti agli atti, nel periodo successivo all’acquisto di Antonveneta da parte di Banca MPS, posizioni ben diverse da quelle del PD e dell’intero “groviglio armonioso”. Oggi possiamo dire: chi aveva ragione?

E’ vero che gli errori non si cancellano, ma è altrettanto vero che non si devono dimenticare. Troppo facile lavarsi la coscienza con qualche larvata autocritica e con il mantra della discontinuità, penoso il ruolo di certi editorialisti di provincia che invitano a guardare al futuro, più che al passato.

Il futuro sarà molto difficile, chiunque vinca le prossime elezioni, e questo dipende proprio dal passato. E se i senesi, che per la verità hanno già dormito abbastanza, non dimostreranno di essersi svegliati, finiranno per premiare ancora una volta chi ha compromesso il futuro loro e dei loro figli. Almeno impariamo! Ripartiamo dagli errori, rimbocchiamoci le maniche, ma come primo atto mandiamo a casa una classe dirigente che ha fallito. Niente vendette, ma almeno a casa ci vadano.

Sarebbe l’ora che i senesi scegliessero, come amministratori, persone che non promettano miracoli, che non promettano meraviglie 2.0, che non dicano “non lo sapevo”, ma che almeno, con la loro storia, garantiscano al di là di ogni dubbio impegno, serietà, coerenza, onestà.

Marco Falorni

 
Milioni di euro spariti PDF Stampa E-mail
Varie
Martedì 23 Agosto 2016 20:31

Marco Falorni avrebbe domandato

al  Sindaco di Siena, Valentini:

Vorrei sapere se è arrivato

quel bel gruzzoletto di quattrini

 

che sembrava a Siena destinato

per soddisfar bisogni cittadini!

Contributo promesso e poi non dato

e forse destinato ad altri fini?

 

Non è la prima volta che succede

che dei milioni vengono smarriti,

scomparsi nei meandri della notte!€

 

Ci si domanda come si può crede

che quaranta milioni sian finiti

con i cento promessi per Le Scotte!

 

Mario Petri (23 agosto 2016)

 
Quei 40 milioni di euro promessi per la cultura… Era uno scherzo? PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 23 Agosto 2016 09:08

Il consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, ha depositato una interrogazione a risposta scritta in merito ai 40 milioni di euro promessi per la capitale della cultura 2019.

 

 

Premesso:

- Che, in merito alla candidatura di Siena a capitale europea della cultura 2019, a suo tempo il presidente della Regione Toscana aveva promesso l’erogazione di 40 milioni di euro alla città di Siena, anche in caso di sconfitta, per sostenerne le attività culturali;

- Che di tale erogazione non si è saputo più niente, o almeno il Comune di Siena non ne ha dato notizia;

CHIEDO al sindaco:

- Se la promessa dei 40 milioni di euro per la cultura alla città di Siena sia o meno da ritenersi definitivamente archiviata.

 
Monete, armi antiche, cimeli in palazzo Pubblico: esistono gli inventari? PDF Stampa E-mail
Varie
Lunedì 22 Agosto 2016 09:55

Una interrogazione a risposta scritta è stata depositata dal consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, in merito ai cimeli conservati in palazzo Pubblico. Qui di seguito eccone il testo.

 

 

Premesso:

- Che il palazzo Pubblico, oltre a grandi capolavori d’arte, custodisce anche numerosi cimeli storici, di valore culturale e affettivo notevole;

CHIEDO al sindaco:

- Se sono attualmente esposte al pubblico, o custodite in magazzino:

a) Le monete dell’antica Repubblica di Siena;

b) Le numerose armature e armi dal ‘500 al ‘900;

- Se ci sono nei magazzini eventuali altri cimeli meritevoli di essere valorizzati, e quali;

- Se di tutti i cimeli sopra citati esistono i relativi inventari.

 
E’ l’ora di fare qualcosa per il problema dei piccioni, è possibile trasferirli PDF Stampa E-mail
Varie
Giovedì 18 Agosto 2016 14:45

I consiglieri comunali Marco Falorni (Impegno per Siena), Massimo Bianchini e Andrea Corsi (L’Alternativa) hanno presentato una interrogazione in merito al problema dei piccioni in città e al loro possibile trasferimento. Eccone il testo.

 

 

Premesso:

- Che l’eccessiva presenza di piccioni in città costituisce un oggettivo pericolo, sia per la salute pubblica che soprattutto per il deterioramento arrecato ai monumenti dal guano dei volatili;

- Che di ciò è consapevole l’amministrazione stessa, visto che, fra le segnalazioni effettuate all’UNESCO, ha inserito, fra i punti di debolezza della città, l’ “inquinamento del patrimonio culturale (monumenti, fontane, arredi urbani) derivante dalla forte presenza di colombi (eccessivo accumulo guano)”;

- Che alcuni comuni della nostra provincia, fra cui quello di Pienza, si sono rivolti ad una azienda specializzata che, a costi sostenibili, effettua la cattura ed il trasferimento dei piccioni, il tutto nel perfetto rispetto delle norme vigenti, operazione che ha trovato la piena soddisfazione della cittadinanza e dei turisti;

CHIEDIAMO al sindaco:

- Se intende prendere in considerazione le positive esperienze svolte in altre realtà, anche vicine a noi, oppure se intende continuare con le sterili operazioni di “monitoraggio” che finora non hanno minimamente risolto il problema dei piccioni in città”.

 
Carlo Corradino Chigi, l'eroe di Curtatone e di Tripoli PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Domenica 14 Agosto 2016 12:42

Carlo Corradino Chigi, militare e uomo politico, nacque a Siena, in via Camollia, l’11 settembre 1802 dal cavalier Francesco Chigi e dalla nobildonna fivizzanese Maria degli Useppi, e morì a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, il 27 marzo 1881.

Proveniente da nobilissima famiglia, il Chigi intraprese la carriera militare e fu ufficiale della marina sarda, distinguendosi particolarmente nella spedizione di Tripoli dell’ottobre 1825. In questa occasione il re Carlo Felice di Savoia (1765-1831) inviò una piccola ed efficiente flotta contro l’aggressivo bey di Tripoli Iusuff Caramanli. Il Chigi, come sottotenente di vascello, comandò una divisione di lance incaricate di attaccare le golette turche ancorate al porto, missione eseguita con straordinario successo, per poi sbarcare nella zona della dogana e sbaragliare il presidio turco. Il 1 novembre 1825 la spedizione navale lasciò le coste libiche e tornò vittoriosa in patria, ed il Chigi fu decorato. Egli rimase nella marina sarda, ove ottenne il grado di capitano di vascello, fino al 1839. Successivamente, sposatosi con la nobildonna Violante Camaiori (1840), fu dal 1840 al 1846 governatore dell’Elba, acquisendo alte benemerenze per il progresso economico dell’isola, e nel 1847 fu gonfaloniere di Fivizzano.

 

 

Dal 1848, a Siena, cominciò a svolgere un ruolo politico molto importante, quale organizzatore delle milizie dei volontari toscani, quasi tutti giovanissimi, per la guerra contro l’Austria. Nominato capo di stato maggiore granducale per i campi di battaglia della Lombardia, partì alla testa di una spedizione composta in massima parte da studenti universitari senesi e pisani. Con i gradi di colonnello, il Chigi combatté eroicamente a Curtatone (29 maggio 1848) dove, colpito da una scheggia delle artiglierie di Radetzky, perse la mano sinistra. In tale occasione, il Chigi avrebbe gridato “Viva l’Italia! Maledizione a quelli che gridano in piazza e sul campo non vengono!”. I volontari toscani resistettero tenacemente alle truppe austriache prima di cedere, e questo dette modo all’esercito piemontese di posizionarsi, preludio alla vittoria di Goito del giorno seguente.

Tornato in Toscana e promosso generale, il Chigi fu ancora a Siena come comandante supremo della guardia civica, carica che mantenne fino al momento del ritiro a vita privata. Ebbe anche la direzione del corpo di marina del porto di Livorno, ma lasciò l’incarico nel 1852. Nel 1859, come gonfaloniere di Siena (carica affidatagli da Bettino Ricasoli), Carlo Corradino Chigi favorì l’annessione della città al Piemonte, e nel marzo 1860, per espressa volontà del re Vittorio Emanuele II di Savoia, egli fu tra i primi senatori del Regno d’Italia e nell’aprile successivo divenne contrammiraglio della nascente marina militare italiana. Nel 1866 fece parte della commissione incaricata di giudicare l’ammiraglio Persano dopo la sconfitta navale di Lissa del 20 luglio 1866. Ancora in campo politico, fu di rilievo la ferma opposizione del Chigi, nel 1867, alla proposta di soppressione delle corporazioni religiose.

Il Chigi trascorse gli ultimi anni di vita nella quiete della città a lui cara di Fivizzano, nella casa dei conti Benedetti Useppi, dove serenamente si spense il 27 marzo 1881. A Siena esiste una via intitolata a Carlo Corradino Chigi, nella zona dell’antiporto di Camollia, ed inoltre, percorrendo la via Camollia, fra i numeri civici 83 e 85, si può ammirare una bella lapide ivi apposta nel 1899, un anno dopo il cinquantenario della battaglia di Curtatone e Montanara.

La lapide così recita: “Carlo Corradino Chigi / Senatore del Regno / valoroso ufficiale della marina sarda / poi governatore dell’isola d’Elba / che dalla vita privata / richiamato a servire il paese / nel memorabile MDCCCXLVIII / combatté il XXIX maggio a Curtatone / riportando gloriosa ferita / al grido di viva Italia / e che nel MDCCCLIX / rinnuovandosi l’impresa d’indipendenza / acclamato a reggere la nativa Siena / operò con questa / efficacemente per l’Italia unita / sotto lo scettro di casa Savoia / pongono domestico ricordo / volenterosi cittadini e il Comune / nel XXIX maggio MDCCCIC / cinquantunesimo anniversario”.

Senio Ghibellini

 
Il bilancio del Comune è davvero risanato? Allora perché non riprendono gli aiuti al volontariato? PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 09 Agosto 2016 12:35

Una interrogazione a risposta scritta è stata depositata dal consigliere comunale Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, in merito alle erogazioni alle associazioni senesi di volontariato. Qui di seguito eccone il testo.

 

 

Premesso:

- Che in passato il Comune di Siena si era dotato di un regolamento per le erogazioni alle associazioni di volontariato presenti sul territorio, ed effettuava annualmente, previo presentazione di appositi progetti e selezione dei più meritevoli, una serie di modeste erogazioni a favore delle associazioni di volontariato senesi, per un importo complessivo annuo di circa 50 mila euro;

- Che, considerate le difficoltà di bilancio, da diversi anni tali erogazioni sono state sospese;

- Che il sindaco ha più volte pubblicamente dichiarato che il bilancio del Comune di Siena può oggi considerarsi completamente risanato;

CHIEDO al sindaco:

- Se, visto che a suo dire il bilancio comunale è risanato, ritiene o meno di riprendere le annuali piccole erogazioni a favore delle associazioni di volontariato senesi”.

 
Strada di Marciano sotto pressione, gravissimi rischi per i pedoni PDF Stampa E-mail
Varie
Giovedì 04 Agosto 2016 14:21

Il consigliere comunale Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, ha depositato una interrogazione a risposta scritta in merito al traffico dirottato sulla strada di Marciano. In base al vigente regolamento, il Comune deve rispondere per scritto entro trenta giorni. Qui di seguito eccone il testo.

 

 

Premesso:

- Che con la chiusura di via Fiorentina per i lavori di allargamento del marciapiede, un flusso di traffico abnorme si è riversato sulla strada di Marciano;

- Che tale strada è assolutamente inadatta a sopportare un flusso veicolare consistente, e che ci sono alcune strettoie pericolosissime, soprattutto per i pedoni in transito;

- Che una di queste strettoie, poco dopo la chiesa nuova, in direzione dell’ex Park Hotel, è necessariamente percorsa da pedoni, fra cui molti bambini piccoli, per raggiungere la vicina scuola materna, problema che si riproporrà presto con la riapertura delle scuole;

chiedo al sindaco:

- Se ha preso qualche accorgimento, e quale, per ridurre il flusso veicolare sulla strada di Marciano ed in ogni caso per ridurne la pericolosità, soprattutto per i pedoni;

- Per quale motivo il rifacimento di un paio di centinaia di metri di marciapiede ha comportato la programmazione di lavori, pare, fino al prossimo ottobre, e quindi per circa tre mesi”.

 
Nuovo strumento urbanistico: fosche nubi si addensano su Siena PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 03 Agosto 2016 15:19

L’avvio del procedimento per il nuovo piano operativo comunale, approvato a maggioranza dal consiglio comunale, è figlio, per esplicita ammissione del sindaco, del fallimento del precedente piano strutturale. Questo era previsto per una Siena in spaventosa crescita, quando invece la lunga gestione del PD ha ridotto al lumicino i motivi per venire ad abitare a Siena: Monte dei Paschi, Università e ospedale depotenziati, e funzioni tipiche del capoluogo soppresse (Banca d’Italia, direzione Usl) o in pericolo (Camera di commercio, Prefettura) o ridotte all’osso (Provincia). Ciò nonostante, negli anni scorsi si è costruito troppo, con assurdo consumo di suolo, e male, anche in zone decisamente a rischio.

Disastro nel disastro, il fallimento anche dello SMAS (il Sistema Metropolitano Area Senese), a causa della incontrollata politica urbanistica dei comuni contermini, che hanno costruito moltissimo a ridosso dei confini senesi, primo fra tutti il Comune di Monteriggioni, all’epoca guidato da Bruno Valentini. E questo - è scritto nel documento allegato alla delibera - ha provocato “una sovrapposizione di funzioni o l’anarchia nella loro distribuzione”.

 

 

La beffa ulteriore consiste nel fatto che oggi PD & C. impegnano il sindaco di Siena ad intraprendere una copianificazione con i comuni confinanti. Bruno Valentini è cioè chiamato non solo a contraddire tutta la sua precedente politica urbanistica, ma perfino a chiedere, come a Monteriggioni, al sindaco in carica di smentire la politica urbanistica valentiniana a suo tempo sostenuta dai banchi dell’aula consiliare. Valentini ha auspicato una larga condivisione del nuovo strumento urbanistico, ma in realtà è difficile dare fiducia ad una amministrazione in piena continuità con le precedenti, di Siena e di Monteriggioni.

Altri passaggi inquietanti si leggono nel piano operativo, per esempio laddove si legge di “reinterpretare il concetto di demolizione e ricostruzione”, di realizzare, nelle periferie, una riqualificazione anche “attraverso operazioni di demolizione e trasformazione pesanti”, di “edilizia contemporanea che invecchia male”. Quali brutti casermoni, quali condomini entreranno nel mirino degli amministratori per essere demoliti? Con quali criteri saranno scelti e quali garanzie saranno date ai residenti? E soprattutto, chi pagherà e con quali soldi?

Altri passaggi preoccupanti sono scaturiti dal dibattito in aula, primo fra tutti quello del consigliere piddino Simone Vigni, che con candore ha parlato di rimuovere certi “anacronistici” vincoli paesaggistici. Il pensiero corre a via Garibaldi, dove le amministrazioni piddine avevano allegramente bypassato il vincolo paesaggistico sul terreno attiguo al parco di villa Rubini Manenti per realizzarvi un parcheggio, che poi si è arenato nelle secche della burocrazia.

Fosche nubi si addensano all’orizzonte, ed il consiglio ai senesi è di starsene svegli, e di non lasciare soli i consiglieri di minoranza, se ci tengono davvero a mantenere la bellezza diffusa che ancora rimane nella nostra città.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Biciclette scatenate in città. Ecco il “contrasto”: 8 multe in 18 mesi (una nel centro storico) PDF Stampa E-mail
Varie
Mercoledì 13 Luglio 2016 13:28

Come è noto, con l’avvento della giunta smart, le biciclette sono state scatenate in tutta la città, libere di circolare in vie proibite, anche controsenso, a tutta velocità in mezzo alla gente, senza alcun rispetto del codice della strada. Direte voi: chissà quante multe hanno fatto i vigili urbani, così le esangui casse del Comune di Siena potranno rifocillarsi! Bene, vediamo i dati ufficiali (omettendo ovviamente i dati “sensibili”), emersi grazie ad una richiesta di accesso agli atti effettuata da me e dai consiglieri Andrea Corsi e Massimo Bianchini. I dati riportano l’elenco delle sanzioni elevate a carico di conducenti di velocipedi dal 1 gennaio 2015 al 4 luglio 2016.

Il numero totale delle multe ai ciclisti è di 8, ripetesi OTTO multe in 18 mesi, precisamente 3 nel 2015 e 5 nel 2016. In particolare, è istruttivo vedere quante multe sono state fatte per l’infrazione di gran lunga più diffusa: la circolazione in senso vietato a quello consentito: la risposta è n. 1 multa di euro 28,70. Lo sfortunatissimo ciclista sanzionato è stato beccato in via dei Termini proprio nell’ultimo giorno della rilevazione statistica effettuata, il 4 luglio 2016.

 

 

Altra sorpresa clamorosa: tutte le altre 7 multe effettuate negli anni 2015-2016 sono riferite a vie FUORI DAL CENTRO STORICO, ed esattamente: viale Mameli, viale Tozzi, viale Toselli, viale Lombardi, viale XXV Aprile, via Fiorentina, viale Sclavo. Quindi, ripetesi, in 18 mesi, all’interno del centro storico, è stata comminata una sola multa, per l’appunto nell’ultimo giorno preso in esame per la rilevazione da fornire ai consiglieri richiedenti.

A parte l’unica multa per senso vietato di circolazione, volete sapere quali sono state le altre sette infrazioni sanzionate? Ecco qua: 1) circolava senza rispettare le prescrizioni imposte dalla segnaletica (23 marzo 2015); 2) lasciava in sosta il veicolo senza adottare le opportune cautele (17 aprile 2015); 3) ometteva di mantenere rispetto al veicolo che lo precedeva distanza (19 novembre 2015); 4) coinvolto in un incidente stradale ometteva di fornire alle persone… (2 febbraio 2016); 5) montato su velocipede trasportava un’altra persona sul veicolo (6 febbraio 2016); 6) circolava con velocipede sprovvisto anteriormente di luce bianca (24 aprile 2016); 7) circolava con velocipede sprovvisto sui pedali di catadiottri gialli (20 maggio 2016).

Marco Falorni

 
Cecilia Gallerani, la senese che è il simbolo della bellezza femminile di tutti i tempi PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Lunedì 25 Luglio 2016 12:51

 

Avete presente il famoso ritratto della “Dama con l’ermellino”? Opera dell’illustre pennello di Leonardo da Vinci, il dipinto, databile al 1488, si trova oggi nel museo Czartoryski di Cracovia, ma fu eseguito a Milano, durante il ducato di Ludovico il Moro (Ludovico Maria Sforza, 1452-1508). Questo raffinatissimo olio su tavola di 54 per 40 centimetri, è considerato un capolavoro di Leonardo e della pittura universale, e questo già dice tutto, ma è considerato anche, annota Arrigo Pecchioli, “l’ideale rappresentazione della bellezza femminile di tutti i tempi”. Ebbene, quel sublime ritratto di donna raffigura una senese, Cecilia Gallerani, che fu l’amante prediletta di Ludovico il Moro, al quale dette pure, nel 1491, il figlio Cesare, che intraprese la carriera ecclesiastica. La “Dama con l’ermellino”, durante le complicatissime vicende della seconda guerra mondiale, prese la strada della Polonia, e come detto il dipinto è ancora conservato a Cracovia.

Quanto alla senese Cecilia Gallerani, ella era nata a Milano, da nobile famiglia senese, nel 1473, figlia di Fazio Gallerani e Margherita de’ Busti. La famiglia Gallerani, di parte ghibellina, fu costretta per motivi politici ad emigrare a Milano all’inizio del ‘400. Nel ducato milanese, vari membri della famiglia ricoprirono importanti incarichi pubblici. Cecilia, che ebbe il titolo di contessa, fu donna molto colta, nel 1492 sposò il conte Ludovico Carminati e si trasferì a San Giovanni in Croce (Cremona), dove nel suo castello ospitò numerose personalità di alta levatura culturale. Qui Cecilia morì, a 63 anni, nel 1536.

 

 

Tornando ancora a parlare del periodo giovanile di Cecilia, tanta era la fama della sua bellezza, e tanta l’immediata ammirazione per il ritratto leonardesco, che il poeta Bernardo Bellincioni (1452-1492) a Cecilia dedicò anche un sonetto, intitolato “Sopra il ritratto di madonna Cecilia, qual fece Leonardo”. Eccone il testo.

 

Di che ti adiri? A chi invidia hai Natura

Al Vinci che ha ritratto una tua stella:

Cecilia! sì bellissima oggi è quella

Che a suoi begli occhi el sol par ombra oscura.


L'onore è tuo, sebben con sua pittura

La fa che par che ascolti e non favella:

Pensa quanto sarà più viva e bella,

Più a te fia gloria in ogni età futura.


Ringraziar dunque Ludovico or puoi

E l'ingegno e la man di Leonardo,

Che a' posteri di te voglia far parte.


Chi lei vedrà così, benché sia tardo, -

Vederla viva, dirà: Basti a noi

Comprender or quel eh' è natura et arte.

Senio Ghibellini

 
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