Il venerabile Agostino Cennini e gli altri martiri serviti a Praga PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Venerdì 23 Giugno 2017 17:35

Agostino Cennini, proveniente da nobile famiglia, è uno dei tanti religiosi senesi che predicarono in paesi stranieri e spesso dovettero subire il martirio. Il Cennini apparteneva all’ordine dei servi di Maria, aveva studiato teologia, predicato in tante parti d’Italia e ricoperto vari incarichi nell’ambito del suo ordine, per poi diventare priore del convento dei Servi di Siena. Il papa Martino V (Ottone Colonna, 1368-1431), dopo la sua elezione del 1417 che aveva posto fine allo scisma d’occidente, inviò il Cennini in Germania e Boemia, insieme ad altri tre confratelli, con l’incarico di combattere le tesi eretiche del riformatore boemo Giovanni Huss (1371-1415). Gli altri tre serviti che partirono, tutti di nobile origine e teologi, si chiamavano Bartolomeo Donati, Giovan Battista Petrucci e Lorenzo Nerucci, ed erano tutti senesi.

 

 

A Praga nel 1420, essi svolgevano con fervore la loro missione, confutando le tesi di Jan Hus. Incapparono però, il 16 luglio di quell’anno, in una violenta sollevazione di facinorosi ussiti, guidati da Giovanni Ziscone, che prima devastarono i conventi dei domenicani e dei certosini, e poi penetrarono in quello dei servi, proprio mentre si svolgeva un capitolo provinciale convocato dallo stesso Cennini (che era vicario generale per la Germania), minacciando di dar fuoco ai frati, qualora non avessero sottoscritto come erronee le loro proposizioni. I quattro fraticelli partiti da Siena vennero portati in piazza, ma qui rifiutarono di rinnegare la loro fede. Per questo essi furono riportati, insieme agli altri confratelli (in tutto erano 64) nel loro convento e qui fatti morire nell’incendio appiccato all’edificio, perché anche il convento doveva subire, e subì, la stessa loro sorte. I religiosi serviti intonarono il Te Deum e morirono fra le fiamme. I quattro martiri serviti senesi sono considerati venerabili dal loro ordine. Ad Agostino Cennini è intitolata una via di Roma.

Senio Ghibellini

 
Mi pare giusto PDF Stampa E-mail
Varie
Venerdì 23 Giugno 2017 07:52

Mi pare giusto

Hanno ragione quest’allevatori,
il latte un è una roba vegetale,
il latte vero, dican que’ signori,
lo pòle fa soltanto un animale

e l’Unione Europea questi valori
ora li riconosce, tale e quale,
al vero latte vadano gli onori,
se è di soia un è latte naturale.

Mi pare giusto, ma un te lo nascondo,
so che quello del cocco s’è chiamato
latte di cocco da che mondo è mondo

e credo poi ci siano altre eccezioni:
a qualche conferenza, l’ho notato,
a me è venuto ‘l latte anche a’ coglioni!

Beppe Pallini (17 giugno 2017)Tratto da www . ilpalio . org

 
Andrea Vanni, pittore, politico di grande livello e discepolo di Santa Caterina PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Lunedì 19 Giugno 2017 15:29

Nato a Siena da Vanni d’Andrea e Giacoma di Nannuccio nel 1330 circa, Andrea (di) Vanni è una figura minore, ma non certo trascurabile della pittura senese del secolo XIV, e ricoprì anche un ruolo importante nella vita politica cittadina; si può dire anzi che, fra tutti gli artisti senesi, il Vanni sia stato quello maggiormente impegnato nella vita pubblica. Fu anche capitano del popolo a Siena e, ad onta del suo carattere impossibile, fu molto amato ed apprezzato. Nel 1364 era castellano di Montalcino e nel 1368 era fra gli esponenti della fazione popolare, e prese parte attiva nella sollevazione che portò alla caduta del governo dei dodici. Fu nominato “difensore della Repubblica”, insieme a Bartolo Benincasa, fratello della futura Santa Caterina. Nel 1376 Andrea era rettore dell’Opera del duomo e provveditore di Biccherna. Furono rilevanti soprattutto le ambascerie affidategli dalla Repubblica di Siena, che egli rappresentò presso la corte papale di Gregorio XI ad Avignone (1372), a Firenze (1373), in Maremma, e spesse volte a Napoli (1365, 1375, 1383, 1384, 1385) dove incontrò anche il papa Urbano VI. In questa città Andrea fu attivo anche come pittore (di rilievo la sua tavola con “San Giacomo Maggiore”, del 1365 circa, nel museo di Capodimonte), divenendo così il tramite della diffusione dello stile pittorico senese nell’Italia meridionale. Nel 1385 si spinse anche in Sicilia, dove però non lasciò tracce sicure.

Certamente egli fu tra i discepoli più vicini a Caterina Benincasa, fu fra i primi “caterinati”, tanto che restano tre lettere della santa proprio a lui indirizzate. Non c’è dubbio che Caterina abbia appreso dal Vanni preziose informazioni sulla corte avignonese.

 

 

L’attività artistica di Andrea cominciò nel 1353 circa, quando lavorava nella stessa bottega di Bartolo di Fredi, ed è ricostruibile fino al 1400. La sua pittura risentì molto dell’arte di Simone Martini. Il disegno un po’ monotono delle sue Madonne viene riscattato dal prezioso apparato ornamentale e dalla raffinatezza degli ori. Il suo capolavoro, e certamente la sua opera più nota, viene ritenuto l’affresco con “Santa Caterina da Siena e una devota” (la devota era probabilmente Alessia Saracini), conservato nella cappella delle Volte della basilica di San Domenico a Siena, che è anche la più classica e celebre rappresentazione della patrona d’Italia e d’Europa. La tradizione vuole che l’affresco sia stato dipinto nel 1378, mentre la santa era ancora in vita, ma più probabilmente l’opera risale ai primi anni dopo il 1380, subito dopo la morte di Caterina. In ogni caso, l’affresco del Vanni è detto anche la “vera imago” di Caterina, l’immagine più vicina al vero, perché realizzata da un amico della Santa, che l’aveva conosciuta ed a lungo frequentata.

Fra le altre opere notevoli dell’artista, sono da ricordare: il piccolo trittico con al centro la “Crocifissione” nella Corcoran art gallery di Washington (1385 circa), proveniente da Napoli, e il grande polittico con la “Madonna col Bambino e santi” realizzato per la chiesa di Santo Stefano alla Lizza (1400), con predella aggiunta da Giovanni di Paolo, oggi conservato presso il battistero di San Giovanni a Siena.

Varie altre opere sono conservate all’estero: ”Madonna” presso il museo Statale a Berlino; “Crocifissione” al Fogg art museum di Cambridge; “Madonna” presso l’Ashmolean museum di Oxford; “Crocifissione” al Groninger museum di Groninga; un “San Francesco” presso il museo Lindenau ad Altenburg; “Ascensione” all’Ermitage di San Pietroburgo; ancora altre opere a Francoforte sul Meno e Boston.

A Siena l’artista lavorò a più riprese per il duomo, nel 1379 per il Santa Maria della Scala, nel corso degli anni ’70 del ‘300 per la chiesa di San Martino (“Martirio di San Sebastiano”), nel 1396 per la basilica di San Francesco (“Madonna col Bambino, crocifissione e profeti” ora alla Pinacoteca nazionale di Siena), eseguì un “Redentore benedicente” ora presso l’oratorio delle Pie Disposizioni, ed ancora lavorò per la chiesa di Santo Spirito. Lavorò anche nel territorio senese, in particolare a Seggiano.

Andrea Vanni, che aveva due fratelli, Francesco e Cristoforo, entrambi pittori, abitava nel Terzo di San Martino, di cui fu anche gonfaloniere, morì a Siena nel 1414 circa, e fu sepolto molto probabilmente nel chiostro di San Domenico, dove c’era la tomba di famiglia.

Senio Ghibellini

 
Confronti. Via Pinturicchio: a Deruta e a Siena PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Venerdì 16 Giugno 2017 08:04

Anche Deruta (Perugia) ha una via intitolata al Pinturicchio. A Siena esiste una via intitolata a B. di Betto. Quanti sanno che B. sta per Bernardino? E quanti sanno che Bernardino di Betto era il Pinturicchio?

Vedochiaro

 

 


 
Operazione trasparenza: ecco le spese del Comune per incarichi esterni e professionali PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 13 Giugno 2017 14:41

A seguito di una interrogazione del consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, l’amministrazione comunale ha fornito la risposta scritta in merito alle spese sostenute dal Comune di Siena per incarichi professionali esterni negli anni 2015 e 2016. Eccone il testo, firmato dal dirigente Luciano Benedetti e trasmesso dal sindaco Bruno Valentini.

 

 

“Alla voce incarichi professionali classificati ai codici SIOPE 1307 (parte corrente) e 2601 (conto capitale) risultano i seguenti dati di pagamento.

Anno 2015: codice 1307 euro 56.681,61 e codice 2601 euro 254.899,14 per un totale di euro 311.580,75.

Anno 2016: codice 1307 euro 84.281,71 e codice 2601 euro 15.119,99 per un totale di euro 99.401,73.

Per completezza, si fornisce anche il dato complessivo relativo ai pagamenti eseguiti per tutti i redditi di lavoro autonomo professionale ed occasionale (dati fiscali elaborati per la presentazione del modello 770, codici tributo 1040 e 1041), comprensivi anche di incarichi legali, progettazioni, direzioni lavori, compensi al collegio dei revisori, professionisti impegnati nel Palio, componenti nucleo di valutazione eccetera, ed imputati sia alla parte corrente che alla parte in conto capitale.

Anno 2015: imponibile euro 499.929,59 e netto corrisposto euro 396.561,46.

Anno 2016: imponibile euro 600.360,20 e netto corrisposto euro 464.625,11”.

 
Niccolò Borghesi, illustre storico e politico, fatto assassinare dal genero Pandolfo Petrucci PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Domenica 11 Giugno 2017 12:36

Nato a Siena da nobile famiglia nell’aprile 1432, figlio del giurista Bartolomeo, il Borghesi fu uomo di profonda cultura, storico, in particolare di alcuni santi serviti fra cui San Filippo Benizi (1233-1285), umanista e insigne professore di giurisprudenza, poesia ed eloquenza presso l’Università senese, ma soprattutto si occupò di politica, parteggiando per i noveschi, contro i riformatori. Nel 1479 fu nominato cavaliere dal duca di Calabria Alfonso d’Aragona (1448-1495), nel 1482 era gonfaloniere del terzo di San Martino, e negli anni 1486-87 era tra i massimi esponenti dei nove, che erano riusciti a prendere il potere, e svolse anche importanti ambascerie di successo per conto della Repubblica di Siena, presso il duca di Firenze Lorenzo de’ Medici (1449-1492) nel 1487, presso il papa Innocenzo VIII (1432-1492) nel 1489, e presso il re di Francia Carlo VIII di Valois (1470-1498) quando discese in Italia nel 1494. Fu anche suocero di Pandolfo Petrucci (1452-1512), che ne aveva sposato la figlia Aurelia, peraltro non risparmiando mai a quello che era ormai il signore di Siena le più aspre critiche per i suoi metodi di governo oppressivi e tirannici. Il Borghesi lasciò manoscritti, tra cui si ricordano i “consigli legali” (generalmente a lui attribuiti), e una “Vita di Caterina Benincasa” in latino (titolo originale “De Catherinae gestibus”). Pandolfo Petrucci, infine, stanco dell’opposizione del suocero, e su consiglio del perfido segretario Antonio da Venafro (1459-1530), decise di eliminare il Borghesi, anche se in seguito si pentì del suo gesto.

 

 

Nell’anno 1500, il 17 luglio, mentre tornava da una messa ascoltata in duomo, Niccolò fu aggredito nella piazza Postierla e trucidato dai sicari di Pandolfo; si narra che cadde, morente, proprio ai piedi della colonna che sostiene la lupa simbolo del Comune di Siena, con il braccio destro quasi staccato dal corpo a causa dei molti colpi di pugnale ricevuti. Niccolò venne trasportato in casa di Giovanni Borghesi dove, dopo una breve agonia, il 19 luglio morì, non prima di aver perdonato tutti i suoi nemici, compreso Pandolfo, e di aver espresso il desiderio che il suo arto amputato, che gli era servito per scrivere la biografia di Santa Caterina, fosse sepolto nella basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma, vicino all’altar maggiore dove riposa il corpo della santa senese.

Senio Ghibellini

 
Limitare lo spreco di cibo? No (13 a 11). Contrari PD, Siena Cambia, Valentini e Ronchi PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 07 Giugno 2017 07:52

E’ stata respinta, per 13 a 11, la mozione presentata da Giuseppe Giordano, Laura Sabatini e Alessandro Trapassi, con cui si chiedeva che “il Comune di Siena, in accordo con la ASP Città di Siena, approvi e renda esecutivo entro la fine del mandato amministrativo 2013-2018 uno specifico progetto consistente nel recupero del cibo nelle mense scolastiche al fine di ridurre gli sprechi di alimenti perfettamente commestibili a ridistribuirli a cittadini in difficoltà economica avvalendosi della collaborazione delle associazioni di volontariato”.

Bisogna ricordare che è vero che già funziona un sistema di recupero per il cibo scatolato e confezionato, ma è anche vero che in altri comuni, anche in Toscana, si sono organizzati per limitare ulteriormente lo spreco di cibo avanzato e redistribuirlo ai cittadini in difficoltà economiche, in collaborazione con associazioni di volontariato.

 

 

Hanno votato contro tutti i consiglieri del PD presenti (compreso il presidente Ronchi), ed anche, senza nemmeno una dichiarazione di voto per giustificare il loro comportamento, il sindaco Valentini e i tre consiglieri di Siena Cambia Di Renzone, Zacchei e Cappelli. Hanno votato a favore due membri di maggioranza, Simone Lorenzetti (che ha anche dichiarato il voto) e Letizia Maestrini, e tutti i consiglieri di minoranza presenti (Giordano, Sabatini, Trapassi, Falorni, Corsi, Bianchini, De Risi, Aurigi, Campanini).

Qui di seguito, ecco il testo dell’intervento pronunciato in aula da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

“Io questa mozione l’ho già sentita quando ero piccolo, quando ho passato diversi anni per buona parte in campagna. La mozione l’aveva presentata la nonna Gelsomina, che tale mozione la illustrò, l’approvò e l’applicò. La mozione recitava così: non si butta via nulla. E a volte la nonna aggiungeva: buttare via il pane è peccato. Secondo me aveva ragione. E allora facevamo così. Quando il pane era diventato troppo duro, si bagnava, si strizzava, ci si faceva la panzanella e la ribollita. Quando era ulteriormente sovrabbondante, si bagnava e si aggiungeva al pastone per il cane e al mangime per i polli. Se non si torna a questi princìpi si va poco lontano. Si può avere tutta la tecnologia del mondo, ma se non si hanno chiare le idee, si fa poca strada. Ora, sentire dai banchi della maggioranza,  bocciare questa mozione con una freddezza glaciale mi ha lasciato basito. Ma ce l’avete un cuore? Si può comprendere che ci siano dei problemi di applicabilità, soprattutto nell’immediato, ma se la maggioranza voleva dare un segno di sensibilità anche minimale, poteva chiedere di emendare il dispositivo; coinvolgiamo le associazioni di volontariato, avviamo un percorso, ma non rinunciamo a questo intento. Non si può fare, non ci interessa: questo il messaggio che date ai cittadini senesi. Siete capaci di emozionarvi un po’? Pare di no, e questo io non l’accetto. Anche se il conto non tornerà, come non mi è mai tornato dal 2001 in poi, io non l’accetto, con tutta la poca o tanta forza di cui dispongo”.

 
Lo sfruttamento selvaggio del Campo deve finire PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 04 Giugno 2017 14:09

Cerchiamo di mettere al bando l'ideologia, stiamo al pratico. Ma secondo voi, la piazza del Campo quanto può resistere ad un così devastante e continuativo impatto ambientale?

Vedochiaro

 


 
“La direzione generale MPS resti a Siena”, ma quando ci fu da votare, il PD si astenne PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 02 Giugno 2017 07:45

Il sindaco Valentini, a proposito di Banca MPS, dichiara, bontà sua, che è essenziale mantenere a Siena la direzione generale. Bravo. Peccato che il suo partito, il PD, quando ci fu da votare proprio su questo punto si astenne. Bisogna tornare al 2012, quando era già chiaro, ma solo per chi lo voleva vedere, che ormai, perso su tutti gli altri fronti, la principale battaglia che la città poteva combattere era la difesa della direzione generale MPS a Siena.

 

 

Pertanto, il 3 aprile di quell’anno presentai un mio ordine del giorno con cui chiedevo al consiglio di impegnare il sindaco perché operasse, “in collaborazione con la Fondazione MPS, affinché la direzione generale della Banca MPS resti a Siena”. Quel documento, posto in votazione, fu approvato con soli 10 voti, quelli della minoranza, e ben 22 astensioni, cioè quelle di tutta la maggioranza, a cominciare dal PD. Una vergogna, che è giusto ancora oggi ricordare. E ricordarla anche a Valentini, forse ne ha bisogno.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Parcheggi all’ospedale: il PD si fa bello con le chiacchiere, ma di fatto si continuerà a pagare PDF Stampa E-mail
Politica
Lunedì 29 Maggio 2017 19:40

Nel consiglio comunale del 23 maggio 2017 si è parlato dei parcheggi all’ospedale delle Scotte, in occasione della discussione di una mozione di maggioranza, strumentale anziché no. Qui di seguito, ecco il testo dell’intervento pronunciato in aula da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

 

 

“E’ imbarazzante intervenire su questa mozione. La prima impressione è che sia chiaramente strumentale, di sapore elettorale, e non solo da parte del Comune di Siena, ma anche da parte della Regione Toscana. Ci sono delle cose che è riduttivo definirle tardive. Comunque qualcosetta di buono qua e là c’è, m da dove si parte? Si parte comunque dal non riconoscere un principio di fondo, che vale per tutti i cittadini, belli e brutti, ricchi e poveri, uomini e donne, e che consiste nel fatto che all’ospedale non ci si va per divertimento. Mai. Né chi ci lavora, né chi va a trovare parenti o amici, né chi va a ricoverarsi o a farsi curare. Si parla di stato sociale, e allora i parcheggi all’ospedale dovrebbero essere gratuiti. Almeno quelli! Si paga anche l’aria che si respira, si paga il Consorzio Bonifica anche se non ci sono fiumi, ed anche caro, e quest’anno doppio, perché ora stanno arrivando le bollette relative al 2016, quelle del 2017 arriveranno in autunno. Si pagano tasse che prima non c’erano, ed ora l’Europa ci vuole rimettere anche l’Imu sulla prima casa. Almeno una cosa che non si paga ci deve essere, e magari che sia il parcheggio all’ospedale.

Ricordo che nel giugno 2001, la prima mozione presentata dal sottoscritto in questo consiglio comunale fu per chiedere la gratuità dei parcheggi all’ospedale. In quella occasione, la mozione fu respinta con 19 voti contrari, 17 favorevoli e tre astensioni arrivate da tre donne del PDS. Negli anni successivi, la stessa mozione l’ho riproposta varie altre volte, ottenendo sempre meno voti, perché in realtà ci si abitua a tutto, anche alle cose negative, come pagare per andare a parcheggiare all’ospedale.

Nella attuale mozione della maggioranza ci sono dei passaggi che parlano di categorie di utenti, questo sì questo no, fasce orarie, richieste di compartecipazione di spesa, insomma tutta una serie di limitazioni. O c’è il riconoscimento del diritto di non pagare i parcheggi per andare a curarsi, o non c’è, e qui chiaramente non c’è, è tutta una strumentalizzazione. Addirittura all’ospedale si assiste a forme offensive di gestione del parcheggio. Faccio riferimento all’ultimo dell’anno e alle altre occasioni durante l’anno quando ci sono grandi concerti o spettacoli in piazza del Campo. Si tratta di iniziative più o meno valide, ma comunque effimere, e di divertimento. Regolarmente la Siena Parcheggi dirama il solito comunicato stampa con cui annuncia che in quelle occasioni tutti i parcheggi cittadini sono gratuiti fino alla mattina successiva, compresi quelli dell’ospedale. Quindi, per andare a divertirsi, i parcheggi sono gratuiti, quando invece sarebbe il caso di fare legittimamente un bell’incasso, chiedendo un modesto contributo anche ai tanti cittadini che vengono da fuori. Quando invece, tutti i giorni, c’è da andare a curarsi all’ospedale, allora si paga. Sempre, tranne che per l’ultimo dell’anno o nelle altre sere dei grandi concerti. Io vorrei sapere se, in tutti questi anni, c’è stata una sola persona che per capodanno è andata a parcheggiare alle Scotte, per poi andare a divertirsi e a ballare dal freddo in piazza del Campo. E’ una cosa veramente offensiva. Certo, nessuno approfitta della gratuità alle Scotte, perché è logisticamente impossibile approfittarne. Però ci si fa belli dicendo che la notte dell’ultimo dell’anno il parcheggio all’ospedale è gratuito. Salvo chi, poverino, è colto da infarto, chi mai va all’ospedale nella notte di capodanno? Quanto personale ci troverebbe all’interno? Queste sono delle vere prese in giro, anche crudeli, nei confronti delle persone che hanno bisogno veramente, e che hanno bisogno tutti i giorni, non solo la notte dell’ultimo dell’anno.

 

 

Dunque c’è proprio la mancata accettazione di un principio, che poi nel tempo è stata anche giustificata in vario modo, perfino dicendo che rendere gratuiti i parcheggi all’ospedale vorrebbe dire riempirli non di utenti ma di approfittatori. Ma quando mai? Non si capisce perché uno dovrebbe andare a parcheggiare all’ospedale per poi andare a piedi a Vico Alto, a San Miniato o magari in piazza del Campo! Ci potrà parcheggiare occasionalmente qualche abitante delle due o tre vie attigue, ma è difficile, perché i recinti dei condomini hanno parcheggi abbastanza capienti. Comunque, ammesso e non concesso che si verificassero degli approfitti, sarebbe facilissimo evitarlo con un sistema di vidimazioni da convalidare presso l’ospedale stesso.

Oggi questo problema strumentalmente sventolato per anni pare sparito, nella mozione di maggioranza non se ne parla. Si parla di farsi aiutare dalla Regione per sostenere i costi del mancato introito. Questo può essere un discorso anche valido, perché effettivamente all’ospedale ci vanno anche da fuori Siena. Però resta il fatto che in uno stato che voglia mantenere un minimo di socialità, almeno qualcosina difendiamo, difendiamo un principio, per esempio: all’ospedale, quando ci si va, già abbiamo motivi di preoccupazione, talvolta anche seria, almeno troviamo il posto gratis per l’auto. C’è poi il discorso della gratuità solo iniziale. Ma chi lo sa, quando si va in ospedale, quanto ci si starà? Poi si parla di categorie svantaggiate… ma chi lo decide in quale categoria rientra un cittadino che va all’ospedale? Quindi si deve avere il coraggio di affrontare il problema della gratuità della sosta nella sua interezza. C’è poi un problema di natura contabile, legato alla sostenibilità finanziaria per coprire la realizzazione dei parcheggi realizzati a suo tempo. Queste strutture sono però state realizzate ormai da decenni, e si presume che siano ammortizzate.

C’è poi da dire che i parcheggi dovrebbero essere concepiti un pochino meglio, perché sono irrazionali al massimo. La parte sottostante dei fast park, quella coperta, e quindi la più ricercata perché al riparo da pioggia, neve e sole, ha i posti auto messi perpendicolarmente alle corsie di scorrimento, ed è difficilissimo parcheggiare. I posti andavano previsti a lisca di pesce, è ovvio. Forse si potrebbe ancora rimediare, con un apposito sistema di diversa palificazione, ma per ora lasciamo perdere. Ci penserà, a costi contenuti, l’amministrazione che se Dio vorrà vi sostituirà.

Ho sentito il sindaco rivendicare che i posti lungo il viale Bracci sono comunque gratuiti. Questo lo sappiamo, ma i posti liberi buoni sono assai pochi. Chi va a posteggiare liberamente al ponte di Malizia, ha bisogno di una bella salute per raggiungere a piedi l’ospedale, altro che andare a farsi curare! Non solo, ma i posti liberi davvero vicini all’ospedale sono stati quasi tutti tolti. Da un lato, a destra verso l’ospedale, perché si è realizzata una corsia in uscita dal fast park fino alla rotonda per l’inversione di marcia. Dal lato sinistro, su una quindicina di posti buoni, ci sono ben quattro posti riservati alla ricarica del car sharing, posti fra l’altro mal segnalati, e sempre inutilizzati, salvo quando qualcuno ci mette l’auto per sbaglio e spesso prende anche la multa, ulteriore penalizzazione per chi va all’ospedale. Non solo. Se le cose non sono nel frattempo cambiate, c’è anche un giorno della settimana in cui c’è la pulizia della strada, per cui si può parcheggiare solo dalle ore 12, quando ormai il grosso dell’utenza ha già dovuto diversamente arrangiarsi. I posti buoni e liberi sono pochi e non per tutti i giorni. Infine c’è pagamento e pagamento. Perché chi parcheggia alle Scotte per l’intera giornata a Siena paga due euro e mezzo, mentre ad Arezzo. Nel nuovo parcheggio San Donato, pluripiano e da poco realizzato, quindi certamente da ammortizzare, si paga solo un euro per entrare e ci si può stare fino alla mezzanotte senza aggravi di spesa. Perché a Siena si paga due volte e mezzo? Forse che ad Arezzo sono più furbi?

Aggiungo che la situazione è particolarmente grave davanti all’obitorio, dove i parcheggi sono assolutamente insufficienti. Siamo stati così intelligenti da fare un ospedale senza parcheggi sufficienti davanti all’obitorio! Quando c’erano i soldi della Fondazione si sono sperperati in mille rivoli, nei concertoni, nelle cose effimere, ed il parcheggio non si è fatto, ed ora non ci sono più i soldi per farlo, complimenti vivissimi!

A proposito di accessibilità all’ospedale da parte dei cittadini, approfitto per dare un suggerimento. Andrebbe istituita una navetta pubblica dal cancello di ingresso al tunnel fino all’ingresso al piano uno esse, per chi è anziano, per chi è claudicante, insomma per chi ha bisogno. Una volta ho visto una persona con una gamba di legno che zampettava faticosamente sotto il tunnel, che mi ha fatto una pena dell’anima… Ma come si fa a non istituire un pulmino che possa evitare almeno questo percorso alle persone anziane? Hanno messo ora due o tre panchine, prima non c’erano nemmeno quelle. Quel tratto lo definii a suo tempo il viale del dolore e della vergogna. Come lo definireste voi? E’ il viale del dolore e della vergogna, perché una città che non pensa nemmeno a questo, è una città che non pensa e basta.

Approfitto per dare un altro suggerimento al sindaco. Visto che nei prossimi giorni dovrà prendere contatto con l’azienda ospedaliera, cerchi di parlare un pochino anche della convenzione istituita fra l’azienda stessa e la ditta incaricata di fare le rimozioni delle auto all’interno del recinto ospedaliero. Bisogna rivedere le modalità. Tempo fa c’è stato un periodo di rimozioni senza sosta. Magari erano anche giuste, ma se uno aveva mezza ruota fuori dal seminato, andava a finire sul rimorchio. Già è giuridicamente molto discutibile che delle rimozioni di auto, cioè il sequestro di un bene privato come un’automobile sia fatto in assenza di un vigile urbano o di un altro pubblico ufficiale che ne possa attestare la correttezza. Per i cittadini non c’è modo di difendersi, c’è soltanto da recarsi presso la ditta e pagare caro per riprendersi l’auto, magari nel mezzo al fango quando piove. Sarà il caso di rivedere un pochino queste norme, che mi pare abbiano poco di umano”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Il Consorzio Bonifica, con i numeri che ha, perché affida i lavori all’esterno? PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 28 Maggio 2017 08:56

Si può ben capire che per i cittadini sia difficile digerire l’ennesimo balzello preteso per mantenere la struttura del Consorzio Bonifica. Fra l’altro, sorge spontanea una domanda: visto che il Consorzio Bonifica Toscana Sud ha la bellezza di 84 dipendenti, di cui ben 41 operai alla guida di numerosi escavatori e trattori, e 19 tecnici che progettano gli interventi, perché mai capita così spesso, come è stato confermato anche in consiglio comunale, che i “disboscamenti” degli argini dei torrenti vengano affidati a ditte esterne, che poi vengono pagate tramite il legname segato? Non potrebbe pensarci direttamente il Consorzio, visto l’imponente numero di uomini e mezzi di cui dispone?

 

 

Inoltre, il tributo, nuovo di zecca, escogitato dalla Regione Toscana, si configura come l’ennesima tassa patrimoniale a carico dei cittadini, come se non bastassero l’Imu e le altre tasse che colpiscono gli immobili, le imposte di bollo sulle rendite mobiliari e quant’altro. E poi da sinistra chiedono ancora di istituire una tassa patrimoniale! Perché queste cosa sono? E poi, non potrebbe pensarci direttamente la Regione Toscana, attraverso i propri corposi uffici e dipartimenti, a ripulire gli argini dei fossi? C’è bisogno di mettere su altri carrozzoni in tutta la regione con centinaia di dipendenti, dirigenti, mezzi, sedi e consigli di amministrazione?

Tutto quanto sopra senza contare il pesante impatto ambientale degli interventi sui corsi d’acqua, dove, denunciano le associazioni ambientaliste, si tende a fare tabula rasa, tagliando anche ciò che non si dovrebbe, e cambiando radicalmente il nostro paesaggio. Se i vecchi toscani lungo i fossi ci avevano piantato gli alberi, qualche motivo ci sarà stato. E fare piazza pulita non si sa quanto possa essere efficace per fermare le esondazioni. Per tutto questo bisogna ancora ringraziare il “buon governo” delle amministrazioni PD, a livello nazionale, regionale e locale. Se ne ricordino i cittadini quando conta davvero, e non solo negli sfoghi e lamentele da bar.

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