Francesco Todeschini Piccolomini, papa Pio III PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Lunedì 15 Gennaio 2018 22:04

Francesco Todeschini Piccolomini fu nipote del papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini, 1405-1464), in quanto nato a Sarteano, il 9 maggio 1439, figlio quartogenito di Nanni Todeschini e di Laudomia Piccolomini, sorella del grande pontefice fondatore di Pienza. Egli fu pure fratello del militare Antonio Piccolomini d’Aragona (1435-1492), duca di Amalfi. Francesco compì gli studi di legge, teologia e lettere a Siena, a Ferrara e a Perugia, dove si laureò in diritto canonico e divenne anche docente nella locale università, quindi intraprese la carriera ecclesiastica.

Nominato presto vescovo di Piacenza e protonotario apostolico, il Piccolomini (che non era sacerdote, bensì solo diacono) fu poi nominato, dallo zio papa, dopo la morte (8 novembre 1459) dell’arcivescovo Antonio Piccolomini, secondo arcivescovo di Siena il 19 febbraio 1460, e cardinale il successivo 6 marzo, a soli 21 anni, con il titolo di cardinale diacono di Sant’Eustachio. Nello stesso giorno, il papa Pio II, che si trovava a Siena, nominò altri quattro cardinali: il romano Angelo Capranica, Berardo Eroli di Narni, Niccolò Forteguerri (1419-1473) di Pistoia e Alessandro Oliva di Sassoferrato. Nell’occasione, la famiglia dei Forteguerri ebbe la cittadinanza senese e si stabilì in città. Nel periodo seguente, il Piccolomini acquisì grande fama di pietà, ed anche di capacità, dimostrata in importanti missioni amministrative e diplomatiche: fra l’altro fu legato pontificio a Roma, nella Marca d’Ancona, in Germania nel 1471, favorito dalla sua buona conoscenza della lingua tedesca, a Perugia nel 1488. Il suo arcivescovato in Siena fu lungo e proficuo; tra le altre cose, in quel periodo la città venne nuovamente consacrata alla Madonna per ringraziamento dell’avvenuta pace con Perugia; nel 1492 l’arcivescovo pose la prima pietra della biblioteca Piccolomini attigua al duomo, e nel 1502 egli affidò al Pinturicchio (Bernardino di Betto, 1452-1513) l’incarico di decorarla. A Siena egli si fece costruire un palazzo presso la chiesa di San Vigilio.

 

 

Intanto Francesco, che in un primo momento aveva fatto parte dell’opposizione cardinalizia contro il papa Alessandro VI (Rodrigo Borja, 1431-1503), si riconciliò col pontefice e lo spinse alla difesa dell’Italia, e in particolare del Regno di Napoli, contro le mire espansionistiche del re di Francia Carlo VIII di Valois (1470-1498). Nell’ottobre-novembre 1494 egli fu inviato da Alessandro VI presso il re di Francia col duplice e contraddittorio incarico di opporre resistenza agli ambiziosi disegni di quel sovrano, e di salvaguardarne però l’onore, ma non fu ricevuto da Carlo.

Alla morte di Alessandro VI, il 22 settembre 1503 il Piccolomini fu eletto pontefice e lo stesso giorno venne consacrato sacerdote; prese il nome di Pio III, in onore allo zio.

Già molto malato, il Piccolomini non poté far altro, nel suo brevissimo pontificato, che annunciare il proposito di voler attendere ad una riforma della Chiesa e ad una sua pacificazione interna, dimostrando moderazione nelle allora usuali pratiche di nepotismo, anche se arcivescovo di Siena nominò il nipote Giovanni Piccolomini (1475-1537). Il nuovo papa aveva dichiarato di non voler “esser papa de arme, ma tutto el studio nostro volemo sia in pacificar le cose de la cristianità”.

Pio III morì a Roma il 18 ottobre 1503, dopo appena ventisei giorni di pontificato, probabilmente in seguito alla gotta che lo affliggeva da tempo, ma non senza qualche sospetto di avvelenamento. Il principale sospettato, anche se forse a torto, della eventuale congiura contro il papa, fu proprio Pandolfo Petrucci (1452-1512), in quel momento di fatto signore di Siena (scrive Orlando Malavolti: “Fu oppenione di più persone, che per gelosia havuta da chi governava la città di Siena, essendo egli di fattion contraria, la morte gli fusse, con danno publico, sollecitamente procurata”).

Pio III fu sepolto in San Pietro, ma nel 1614, per volere del papa Paolo V (Camillo Borghese, 1552-1621, papa oriundo senese), la salma fu trasferita, insieme a quella dello zio Pio II, nella basilica di Sant’Andrea della Valle a Roma. Tale chiesa era stata eretta, dai religiosi teatini, su terreno loro donato dalla famiglia Piccolomini. I due papi Piccolomini furono posti in nobili sepolcri, di cui quello a Pio II forse opera di Pasquino di Matteo da Montepulciano (1425-1485). Il cenotafio originale si trova ancora nelle grotte vaticane. Francesco Todeschini Piccolomini era stato valido letterato, lasciò saggi e trattati, e soprattutto la traduzione della “Historia senese” fino al 1351, scritta da Agnolo di Tura del Grasso. Egli era stato, sia da cardinale che da papa, un mecenate, per le arti e per le lettere, a Roma (dove fece anche restaurare la basilica di San Saba) e in Toscana, ed intrattenne rapporti con i principali intellettuali e artisti del suo tempo.

Senio Ghibellini

 
La Soprintendenza non aveva chiesto di far “rintanare” gli orsi PDF Stampa E-mail
Varie
Mercoledì 03 Gennaio 2018 15:42

La Soprintendenza non aveva richiesto di rimuovere gli orsi di peluche da via del Capitano e di farli “rintanare” dentro la trattoria. E’ quanto si evince dalla risposta scritta fornitami dal comandante della polizia municipale Cesare Rinaldi. Ma andiamo con ordine.

Il 18 dicembre scorso avevo fatto richiesta di accesso agli atti per avere copia dei seguenti documenti: atto con il quale la Soprintendenza ha chiesto al Comune di far rimuovere gli orsi di peluche; atto prodotto dal Comune per intimare al proprietario la rimozione dei suddetti pupazzi.

 

 

Nella risposta scritta fornita dal Comune, e datata 21 dicembre 2017, anche se pervenuta diversi giorni dopo, testualmente si legge: “Poiché nel centro storico di Siena, patrimonio mondiale Unesco, interamente sottoposto a vincolo paesaggistico e monumentale, ogni concessione di occupazione di suolo pubblico è soggetta per legge al parere preventivo e vincolante della Soprintendenza, gli agenti operanti spiegavano verbalmente all’addetto presente nell’esercizio quanto non era stato fatto e invitavano a rimuovere tutto ciò che non era conforme all’autorizzazione rilasciata a fini commerciali”. Orsi compresi, evidentemente.

Il comandante dei vigili urbani spiega anche che l’intervento dei vigili era avvenuto in seguito ad una segnalazione relativa al fatto che le luminarie erano poggiate al suolo, contravvenendo alle norme di sicurezza. Ma per quanto riguarda gli orsi di peluche, in assenza di qualsiasi documento intercorso con la Soprintendenza, evidentemente l’ordine di rimozione è avvenuto per un “motu proprio” del Comune. Giusta o sbagliata che sia questa cosa, è comunque doveroso che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Il nuovo anno PDF Stampa E-mail
Varie
Martedì 02 Gennaio 2018 14:44

Ed ecco, come sempre  puntuale,

presentarsi a noi un nuovo anno!

Ci porterà qualcosa di anormale?

Sicuramente in più qualche malanno

 

rispetto a quello appena terminato.

Ma noi continuiamo a ben sperare,

anche se l'esperienza ci ha insegnato,

che non dobbiamo farci abbindolare

 

da chi ci chiede d'essere votato!

Scegliere si dovrà lo schieramento

che a ciascuno sembra più appropriato,

 

perché una volta andato in Parlamento,

non voglia regalarci, anche abbozzata,

una legge per l'ennesima stangata!

 

E questo non è chiedere la luna;

auguri a tutti e buona fortuna!

 

Mario Petri (31 dicembre 2017)

 
Banca Mps, una decisione che stride con i sacrifici imposti ai lavoratori PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 22 Dicembre 2017 18:14

Per i dipendenti di quella che fu la più antica ed una delle più importanti banche del paese le sorprese non finiscono mai.

È ormai di dominio pubblico quello che sta accadendo ai lavoratori dell’istituto senese, in balìa di scelte imposte dai tenutari del potere decisionale.

Infatti è di questi giorni la notizia che, nonostante la cura lacrime e sangue alla quale sono sottoposti, distacco a favore di soggetti terzi di decine e decine di unità, reiterata chiusura di filiali anche nei piccoli centri e imposizione di giornate non retribuite, la banca ha promosso a dirigenti 49 persone ed erogato a pioggia benefits senza alcun preavviso.

 

 

Pur riconoscendo a tutte le lavoratrici e lavoratori la giusta aspirazione alla crescita professionale, ci sembra che i tempi e le scelte aziendali precedentemente citate, debbano prevedere una maggiore trasparenza dal punto di vista operativo ed organizzativo anche in tema di promozioni e benefici vari che prevedono un notevole incremento dei costi.

Ora, stante il fatto che lo stato risulta essere il maggior azionista, ci chiediamo come può una banca governata dallo stato avere autonomia decisionale equiparata ad una società di capitali privata?

Questa domanda la vorremmo porre direttamente alla neo presidente chiedendole inoltre se ritiene normale che, come riportato dalla stampa, il nuovo cda da lei guidato si insedi a Milano, recidendo ulteriormente il legame tra banca e territorio e lasciando a quest'ultimo solo la parte museale.

Vorremmo chiedere anche il perché nonostante le sentenze del tribunale di Siena e della corte d'appello di Firenze sulla nota vicenda Fruendo, al momento, nessun dipendente pare sia stato reintegrato dal Monte dei paschi.

L' Alternativa

Impegno per Siena

 
Neroccio di Bartolomeo de' Landi, eccellente pittore e scultore PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Mercoledì 27 Dicembre 2017 14:19

Nato a Siena e battezzato il 4 giugno 1447, proveniente dalla nobile famiglia Landi dal Poggio, Neroccio fu artista ssai valido, sia come pittore che come scultore in legno e marmo. In entrambe queste arti figurative egli fu allievo del Vecchietta (Lorenzo di Pietro, 1410-1480), di cui rilevò la bottega nel 1480, ma dal 1469 circa al 1475 fu anche socio di Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), forse limitatamente al solo campo della pittura. E per quanto riguarda la pittura, Neroccio di Bartolomeo si caratterizzò per i colori delicati e trasparenti, per le figure intrise di un sentimento musicale derivato da Simone Martini (1284-1344), ma anche dalla capacità di far incontrare armonicamente la tradizione gotica senese con il nuovo spirito e con i valori propri dell’umanesimo.

 

 

Neroccio eseguì molte opere, in Siena e nel contado. Nel 1472 dipinse una “Madonna assunta” per l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Nel 1474 eseguì la statua di “Santa Caterina da Siena”, commissionatagli dal Comune di Siena, per l’oratorio dedicato alla santa in Fontebranda (oggi oratorio della contrada dell’Oca), statua che costituisce una delle più popolari e venerate immagini della patrona d’Italia e d’Europa. Anteriori al 1475 sono le “Storie di San Benedetto”, su tavola, attualmente agli Uffizi di Firenze, a cui probabilmente collaborò anche Francesco di Giorgio Martini. Del 1475 è la tavola con la “Madonna col Bambino fra San Girolamo e San Bernardino”, ora nella Pinacoteca nazionale di Siena, da considerare forse il capolavoro dell’artista, per i delicati accordi cromatici e per l’incantevole espressione, velata di malinconia, nei volti dei sacri personaggi.

Nella medesima Pinacoteca si trova il trittico con la “Madonna col Bambino tra San Michele Arcangelo e San Bernardino da Siena” (1476), opera firmata e datata, di originale composizione, con la figura della Vergine in piedi e il San Michele Arcangelo rivestito con un insolito e fastoso abbigliamento. Da ricordare ancora la bella tavoletta di biccherna con la “Vergine che raccomanda Siena a Gesù Cristo” (1480), conservata nell’Archivio di Stato di Siena.

Neroccio di Bartolomeo eseguì anche vari lavori per la cattedrale di Siena; fra le altre cose, collaborò allo splendido pavimento realizzando, nel 1483, la rappresentazione a tarsìe marmoree della “Sibilla Ellespontica” (1483). Ancora nel duomo dell’Assunta egli realizzò, nel 1485, l’elegante monumento funebre a Tommaso Piccolomini del Testa, vescovo di Pienza morto nel 1483, una delle più pure creazioni del rinascimento senese; l’opera è posta in alto sulla parete del campanile, ed è firmata “Opus Nerocii pictoris”. Del 1489 sono alcuni bassorilievi intorno a una porta laterale della chiesa di Fontegiusta. Del 1490 circa è la statua di “Santa Caterina d’Alessandria” nella cappella di San Giovanni Battista del duomo di Siena.

Nei suoi ultimi anni, Neroccio dipinse una pala d'altare per la pieve della Santissima Annunziata a Montisi, una figura di Claudia Quinta nella tavola eseguita per la famiglia Piccolomini (1492) ed oggi presso la National gallery di Londra, ed una serie di opere aventi per soggetto la “Madonna col Bambino”; fra le altre: una mirabile “Madonna col Bambino e le Sante Caterina da Siena e Maria Maddalena” conservata presso la collezione Chigi Saracini di Siena, due (“Madonna in trono col Bambino e Santi”, 1492, “Madonna col Bambino fra i Santi Domenico e Caterina da Siena”, 1492 circa) presso la Pinacoteca nazionale di Siena, una al museo Horne di Firenze, una al museo di Villa Cagnola a Gazzada Schianno (Varese), una al Museum of art di Indianapolis, una al museo Cristiano di Esztergom (Ungheria).

Varie altre opere attribuite a Neroccio si trovano in diversi musei italiani ed esteri. Fra le opere da citare: la “Annunciazione di Maria” alla Yale university art gallery di New Haven (1470-75); la tavola ad olio e tempera con la “Madonna col Bambino, San Paolo e Santa Maria Maddalena” (1487 circa) e la scultura in legno di noce dipinto con l’ “Angelo annunciante” (1474 circa) nella collezione Salini nel castello di Gallico presso Asciano; due scomparti di predella con una “Predica di San Bernardino in piazza del Campo” e il “Corpo di San Bernardino che libera un’ossessa” ed un affresco con la “Madonna col Bambino” conservati nel palazzo Pubblico di Siena; la “Madonna col Bambino e i Santi Giuseppe e Michele Arcangelo” nell’oratorio della Santissima Trinità della contrada di Valdimontone a Siena; la “Vergine allattante”, frammento di pala d’altare, nella chiesa dell’Annunziata a Magliano in Toscana; i frontali di cassoni con episodi della storia romana (“Incontro di Antonio e Cleopatra” e “Battaglia di Azio”, 1480 circa) nel North Carolina museum di Raleigh; quattro “Santi” (Cristina, Caterina, Girolamo e Galgano) nella collezione Johnson a Filadelfia; le “Storie di Santa Caterina” nella collezione Berenson a Firenze; le “Storie di San Sebastiano” nel museo Diocesano d’arte sacra a Pienza; “Madonna col Bambino e due angeli” (1470 circa) eseguita in collaborazione con Francesco di Giorgio, alla Lowe gallery di Coral Gables (Florida); “Madonna col Bambino” (1476 circa) all’accademia Carrara di Bergamo; “Ritratto di dama” (1481 circa), forse raffigurante la figlia del committente Bandino Bandini, oggi presso la National gallery di Washington.

Neroccio di Bartolomeo de’ Landi che, tranne una parentesi a Lucca nel 1481, visse sempre nella sua città (nella sua casa nei pressi del vescovado, già appartenuta al Vecchietta) e nei dintorni, morì a Siena nel novembre 1500.

Senio Ghibellini

 
Piscine comunali, bel biglietto da visita per l’aspirante capitale dello sport… PDF Stampa E-mail
Sport
Mercoledì 20 Dicembre 2017 14:17

La gestione delle piscine comunali dell’Acquacalda e di piazza Amendola, affidata dall’Amministrazione tramite l’istituto del project financing alla Uisp Siena, ha costituito il tema, nella seduta consiliare di martedì 20 dicembre 2017, dell’interrogazione illustrata in aula da Marco Falorni (Impegno per Siena) e sottoscritta anche da Andrea Corsi e Massimo Bianchini (L’Alternativa).

Ecco il testo completo della interrogazione di Falorni, Corsi e Bianchini: http://www.impegnopersiena.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2861:interrogazione-sulla-gestione-della-piscina-dellacquacalda&catid=39:sport&Itemid=37

Facendo riferimento ai lavori in corso all’impianto di piazza Amendola, Falorni ha rimarcato i disagi creatisi sulla piscina dell’Acquacalda e, in particolare, il fatto che la Libertas Nuoto Siena abbia dovuto sospendere le proprie attività, tra le quali i corsi di acquafitness per donne in gravidanza, e i contratti di collaborazione con 22 istruttori di nuoto.

Il consigliere ha affermato che, “pur essendo la regolarità di tale affidamento già stata oggetto di valutazione del TAR e non sia l’oggetto della presente interrogazione, è impressionante sapere che una società storica e benemerita come la Libertas Nuoto Siena abbia dovuto interrompere i corsi per un anno intero, con centinaia di utenti penalizzati e l’interruzione del contratto per 22 istruttori”. Falorni ha poi sottolineato che “non è ammissibile che un’attività di forte rilevanza sociale come il nuoto possa essere appaltata a una società sportiva che, di fatto, viene ad assumere un potere assoluto nei rapporti con le altre società, le quali, in quanto espressioni della comunità senese, devono convivere tutte nel segno del rispetto dei valori dello sport: amicizia, generosità, crescita e promozione umana per le persone”.

Il consigliere ha quindi chiesto all’Amministrazione “se la situazione creatasi sia ritenuta normale e tollerabile per un Comune che voglia onorare i suoi compiti e se, piuttosto, non si debba affrontare e risolvere il non insormontabile problema”.

Il sindaco Bruno Valentini ha ricordato che l’affidamento in oggetto è stato determinato ai sensi della disciplina della “finanza di progetto”, a seguito della presentazione di apposita proposta da parte del Comitato Uisp come soggetto promotore: “Tale proposta è stata dichiarata di pubblico interesse dall'Amministrazione comunale e posta a base di specifica gara pubblica di rilevanza comunitaria, aperta a tutti gli interessati. La proposta prevedeva, oltre che un piano di gestione pluriennale delle piscine, con relativa manutenzione ordinaria, anche rilevanti interventi infrastrutturali per miglioramenti e messa in sicurezza degli impianti. Un’operazione complessiva, stimata in circa 1.235.000 euro, da realizzare a cura e spese del concessionario e sotto la supervisione dell'Amministrazione, che dovrebbe essere apprezzata da qualsiasi gruppo consiliare per gli indubbi benefici che comporta”.

Valentini ha spiegato che “il vantaggio per l'Amministrazione e per la comunità senese è del tutto evidente: una gestione di lungo periodo, capace di beneficiare di un'organizzazione stabile e di economie di scala, nonché di interventi strutturali realizzati a spese di privati e senza gravare sul bilancio comunale. Un esempio al quale altri Comuni stanno guardando con interesse”. Il primo cittadino ha aggiunto che “l'Amministrazione è stata comunque particolarmente attenta anche a verificare e garantire la tutela di altre importanti realtà operanti nel territorio e nel settore: il contratto di concessione stipulato con la Uisp prevede, infatti, la messa in disponibilità della piscina a favore di soggetti terzi che non abbiano partecipato alla gara per l'assegnazione del project, nonostante che non abbiano effettuato alcun investimento economico e senza assumere i notevoli rischi operativi ed economici che gravano sul soggetto realizzatore”. “Nel dettaglio - ha proseguito - la Uisp è tenuta, ai sensi dei contenuti della convenzione sottoscritta, a garantire il massimo utilizzo e la massima fruibilità delle piscine comunali, conformemente ai criteri propri dell’uso pubblico. L'offerta tecnica rimessa dal concessionario prevede che, oltre alle attività promosse in quanto gestore dell'impianto, la Uisp si impegni a concedere adeguati spazi acqua alle società sportive che già oggi utilizzano l'impianto, per metterle in condizione di sviluppare la propria attività, offrendo complessivamente una più ampia gamma di opportunità e una pluralità di offerte per la pratica del nuoto dei giovani”.

Nel merito dell’attuale situazione di restrizione degli spazi, e quindi della limitata disponibilità degli stessi per soggetti terzi, il sindaco ha affermato che “ciò dipende dall'inutilizzabilità dell’impianto di piazza Amendola, dove sono in corso i lavori di messa a norma. Disagi che continueranno con gli investimenti, ancor più rilevanti, che interesseranno la piscina dell’Acquacalda, e dureranno fino a quando le piscine disponibili non torneranno a essere due. Bisogna anche tener presente che il ricorso presentato contro il project in questione ha rallentato e fatto posticipare i tempi dei lavori, andando a incidere sul regolare svolgimento dei corsi invernali”.

Valentini ha concluso: “L'Amministrazione sta seguendo da vicino l'evolversi della situazione e sta lavorando assiduamente, confrontandosi con la Uisp, affinché, in questo momento di difficoltà, trovino tutela gli interessi di tutti i soggetti coinvolti: i lavoratori del settore, gli iscritti ai corsi di nuoto e le società sportive di fondamentale rilievo cittadino operanti da anni nel settore. L’obiettivo è che, a regime, vengano conciliate le posizioni del concessionario con quelle degli altri soggetti, nel rispetto degli obblighi contrattualmente assunti dal primo e nel perseguimento dell'interesse pubblico. Lo verificheremo all’inizio della prossima estate quando i lavori saranno conclusi in entrambi gli impianti natatori”.

Falorni si è dichiarato insoddisfatto: “Il sindaco ha richiamato impegni generici, salvo verifica sugli atti, ma non è stato chiaro su cosa intenda per ‘adeguati spazi’ da mettere a disposizione alle altre società sportive, le quali, nel frattempo, hanno dovuto sospendere le proprie attività. Questo non è certo un buon risultato per Siena che ambisce al titolo di Città Europea dello Sport”. “I giusti presupposti per un affidamento di questo tipo - ha concluso il capogruppo di Ips - e gli accordi tra le parti andavano creati e raggiunti prima, perché un’Amministrazione comunale dovrebbe sempre esercitare una moral suasion nell’interesse di tutte le parti interessate”.

 
Delibera su antifascismo: le comiche, il PD prima sfida e poi scappa PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 20 Dicembre 2017 07:49

La maggioranza di sinistra dà spettacolo in consiglio comunale. Dopo aver annunciato il varo della delibera sulla obbligatorietà della dichiarazione di antifascismo per la concessione di spazi pubblici e dopo che la delibera stessa era stata solennemente illustrata in aula dal sindaco, il PD  ha chiesto il rinvio della discussione, giustificandolo con la notizia di un ricorso al presidente della Repubblica sulla precedente delibera sull’identico tema.

 

 

La maggioranza ha quindi richiesto di interessare gli uffici comunali per un approfondimento legale sugli effetti della annunciata delibera. Posta in votazione la richiesta di rinvio, la stessa è stata approvata appunto a maggioranza, fra la perplessità delle varie minoranze, la sorpresa e lo sconcerto del numeroso pubblico presente in aula, la palese delusione del sindaco e della giunta. Se ne trae la netta sensazione di una amministrazione arrivata in tutti i sensi al capolinea, in cui il sindaco non dialoga neppure con la sua maggioranza, mentre anche all’interno del PD emergono diverse scuole di pensiero praticamente su tutto, perfino su un tema che credevano potesse ricompattarne le varie anime.

E’ davvero l’ora di voltare pagina, e di archiviare questa fallimentare fase della storia senese, caratterizzata da tanta propaganda e pochissima cura dei reali problemi della città.

La parola sta per passare ai senesi.

L’Alternativa

Impegno per Siena

 
Le torri béccati questo e béccati quest'altro PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Giovedì 07 Dicembre 2017 17:48

La Valdichiana è stata per lungo tempo terra di confine, non solo fra gli stati di Siena e di Arezzo e poi di Firenze, ma anche con quello di Perugia. Nel XV secolo erano tesi i rapporti fra la Civitas Virginis e la città umbra, e gli incidenti di confine erano numerosi, nella zona oggi compresa fra i comuni di Chiusi e di Castiglione del Lago. Avvenne così che la Repubblica di Siena, nel 1427 decise di fortificare il confine, ampliando una vecchia torretta del 1279. La nuova torre, da cui la guarnigione senese controllava il confine, fu detta provocatoriamente “torre Beccati questo”, in senso di scherno ai perugini. Questi ultimi non persero tempo, e sul loro territorio edificarono immediatamente una torre fortificata, contrapposta a quella senese, e la chiamarono “torre Beccati quest’altro”.

 

 

Le due torri sono ancora esistenti, quella senese, di proprietà pubblica, nel territorio di Chiusi, e quella perugina, di proprietà privata, nel territorio di Castiglione del Lago. Da notare che la torre senese è oggi meno alta che in origine, perché in parte interrata a causa della successiva bonifica della Valdichiana. Purtroppo entrambe le torri non sono visitabili all’interno.

Le due strutture militari, nate per sbeffeggiare i rispettivi avversari, non ebbero poi un particolare uso bellico, ma furono utilizzate come stazioni di gabella, per la tassazione di merci e persone in transito da uno stato all’altro.

Senio Ghibellini

Nella foto: le due torri di confine, a sinistra quella senese.

 
Ma a quei portoni del Comune su piazza del Campo chi ci deve pensare? PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Sabato 25 Novembre 2017 11:06

Scusate eh, ma visto che si tratta di palazzo Berlinghieri, dove hanno sede gli assessorati, chiedere un po' più di decoro per i portoni che si affacciano su piazza del Campo, sarebbe chiedere troppo?

Vedochiaro

 


 
Surreale mozione di Siena Cambia sull’ospedale: ecco l’intervento di Marco Falorni (IPS) PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 10 Novembre 2017 14:29

Nel corso della seduta del consiglio comunale di martedì 7 novembre 2017, i consiglieri del gruppo Siena Cambia hanno presentato una surreale mozione per chiedere al sindaco di fare ciò che assolutamente non può e non deve fare in tema di nomine all’ospedale. La mozione, dopo il dibattito, è stata rinviata per la mancanza del numero legale, per una volta arrivata davvero opportunamente. Qui di seguito pubblico il mio intervento sull’argomento pronunciato in aula.

 

 

“C’è un professore del liceo classico, mio amico, che tempo fa scrisse un libro intitolato ‘Ritornare alla meraviglia’, che trattava del valore etico del riuscire a meravigliarsi, cosa che abbiamo un po’ perduto. Io gli vorrei suggerire, se vuole meravigliarsi, di venire in consiglio comunale, qui c’è il paese delle meraviglie. Io mi meraviglio che venga presentata una mozione così. Soprattutto mi meraviglio che, dopo che la stessa è già stata superata dai fatti, essa non venga ritirata, ma venga invece, come se nulla fosse, ripresentata, salvo, con un piccolo ripensamento, aggiungere un emendamento addirittura peggiorativo. Io mi meraviglio, e non me ne voglia la segretaria generale che fa il suo mestiere e può darsi che abbia ragione, ma io dico ciò che penso, mi meraviglio, dicevo, che questa mozione sia stata ammessa, ed ancora meno ammissibile era l’emendamento peggiorativo. Io mi meraviglio che il sindaco, tirato in ballo impropriamente da questa mozione e dall’emendamento peggiorativo, non abbia ancora parlato. Che fa, la vota tranquillamente? Che voti sì o no non ha senso, dovrebbe invece rivendicare il suo ruolo, che non c’entra niente con quanto richiesto in questo documento. Mi meraviglio, ma non troppo, che si usi un’istituzione, che si usi il consiglio comunale per regolare i conti all’interno della maggioranza. Perché questo è il significato politico. Si sta facendo un braccio di ferro fra le varie componenti di questa agonizzante maggioranza.

Come si fa a dire: si impegna il sindaco a pronunciarsi pubblicamente perché le nomine fatte e future (all’ospedale, ndr) rispondano alle logiche sopra espresse? Vi ricordo che in quest’aula si teorizza, e si mette anche in pratica, che sostanzialmente non si può parlare della Fondazione Monte dei Paschi perché è un ente privato. Ma bene o male, però, almeno qualche designazione per la Fondazione il sindaco la fa. Invece nell’ospedale le nomine le fa la Regione Toscana, sentito il rettore dell’Università. E si vuole impegnare il sindaco a fare un altolà… Ma a chi? E si dice, te sindaco, autorità politica, cura che nelle nomine non ci sia di mezzo la politica. E ciò mentre si sta facendo politica, ma non nel senso nobile del termine.

Io credo, magari sbaglierò, ma sapete che a pensar male ormai ci sono abituato, e per i peccati farò un abbonamento. Si sta facendo politica, dicevo, non per il bene della sanità, ma si sta facendo politica politicante, all’interno della maggioranza. Tutto questo mi sentivo di dirlo, perché non riesco a tenermelo dentro di me, anche se non serve a niente. Almeno ne resta traccia, e se qualcuno, fra cinquanta anni, rileggerà il verbale, magari si divertirà. Riguardo al voto, non ci penso nemmeno a votare questa mozione, ma non credo che voterò contro. Questa mozione non dovrebbe essere oggetto di discussione, e tantomeno l’emendamento. Quanto all’ordine del giorno, dice cose sostanzialmente condivisibili, ma che dovrebbero decadere con la mozione. Quindi, come ha già detto Bianchini, vedremo come fare al momento del voto, ma la nostra sarà comunque una presa di distanza dal documento proposto”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Sull’Enoteca un voto storico. Ecco chi ha votato per lo scioglimento e chi contro PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 25 Ottobre 2017 13:33

La delibera per procedere alla liquidazione dell’Enoteca è stata approvata dal consiglio comunale con 17 voti a favore a fronte di 11 contrari. Cinque erano i consiglieri assenti al momento del voto: Nesi e Maestrini, assenti fin dall’inizio della seduta, e tre assentatisi in corso d’opera (strategicamente?), e cioè Alessandro Piccini, Becchi e Marzucchi.

La maggioranza è stata disciplinata e compatta, con tutti i piddini (valentiniani e scaramelliani) uniti appassionatamente, e con gli alleati di Siena Cambia, Riformisti e gruppo misto che, in spregio ai ripetuti proclami di autonomia, e alle rivendicazioni di non votare a loro scelta le delibere proposte dal sindaco, hanno invece dato il loro docile voto favorevole.

La delibera è stata comunque storica, ed è giusto che ognuno, nel bene o nel male, si assuma le responsabilità di competenza. Pertanto ricordo tutti i nomi dei consiglieri votanti. A favore dello scioglimento dell’Enoteca: Valentini, Ronchi, D’Onofrio, Lorenzetti, Di Renzone, Cappelli, Zacchei, Persi, Petti, Simone Vigni, Lolini, Bruttini, Periccioli, Guazzi, Da Frassini, Bufalini, Porcellotti. Contro lo scioglimento dell’Enoteca: Falorni, Corsi, Bianchini, Giordano, Sabatini, Trapassi, Pinassi, Aurigi, Campanini, Staderini. Qui di seguito pubblico il mio intervento pronunciato in aula (m.f.)

 

 

 

“Per la distruzione dell’Enoteca, per questo ennesimo disastro a danno della città di Siena, bisogna riconoscere che il Comune di Siena, pur avendone grande responsabilità, non è il solo colpevole, ci sono anche altri enti, a cominciare dalla Regione Toscana. Diciamo, in sintesi, che INSIEME CI SIETE RIUSCITI.

L’Enoteca di Siena, formalizzata nel 1960, affonda le radici nella mostra dei vini tipici d’Italia, tenuta nel 1933 in fortezza con grande successo. In quella occasione i migliori intellettuali toscani del tempo, Lorenzo Viani, Maccari, Bilenchi, Cesarini, Rosai si sfidavano a colpi di sonetti nel festival della poesia bacchica. E questa storia la facciamo finire nel 2017, con l’amministrazione Valentini. Bravi! Paolo Maccherini sicuramente si rivolta nella tomba, e con lui Gianni Brera ed altri grandi amici, e direi anche cantori dell’Enoteca.

Il vicesindaco Mancuso mi è buon testimone che, proprio nei primi giorni di questo mandato consiliare gli parlai dell’Enoteca come una delle prime emergenze, se non la prima in assoluto, da affrontare, ed egli manifestò sincera preoccupazione e volontà d intervenire. E dopo cinque anni, cosa è stato fatto? Quali sono i risultati?

In una provincia che, unica fra tutte, vanta ben quattro vini DOCG, come si fa a chiudere il principale ente vocato al vino? Anticamente l’Italia, o almeno una parte di essa, si è chiamata Enotria, terra del vino, e noi oggi come raccogliamo questa eredità? Nel tempo, la nostra città ha sempre subìto, senza mai reagire, nonostante i reiterati allarmi lanciati in quest’aula, la nascita e lo sviluppo di nuovi enti e iniziative vocate al vino, dal Vinitaly in poi. L’Enoteca aveva l’esclusiva nazionale della promozione vinicola, ed oggi è la cenerentola. Abbiamo subìto perfino lo schiaffo dello scippo della selezione dei vini di Toscana, alla quale ho personalmente partecipato come assaggiatore in rappresentanza della stampa, selezione emigrata a Firenze, guarda caso alla Leopolda, una location eloquente.

Oggi si viene a dire che continuare a finanziare l’Enoteca sarebbe un danno erariale. Questo è il risultato di decenni in cui si sono messi nelle posizioni di vertice esponenti del PD in parcheggio, invece che esperti del settore economico di competenza, fino alla recente nomina di Egidio Bianchi, bravo commercialista, sicuramente esperto anche in liquidazioni societarie, ma comprensibilmente non altrettanto esperto di agricoltura ed enologia. E non lo si è messo nelle condizioni di elaborare un piano industriale di rilancio dell’ente. Non basta la recente iniezione di liquidità da parte della Regione, volatilizzata in fretta, perché scollegata da ogni idea di futuro.

Potremmo anche accettare il peggio, ma non senza aver prima lottato fino all’ultimo. Ci dicono che perfino il Governo è insolvente. E perché il sindaco non fa una conferenza stampa per denunciarlo apertamente? Perché il PD di Siena non prende contatto con il ministro dell’agricoltura Martina, che poi è anche il vicesegretario nazionale del Partito Democratico, e quindi il vice di Renzi? Perché i consiglieri comunali del PD non invitano a Siena il ministro Lotti, e stavolta non per portarlo a cena in contrada, ma per portarlo a vedere in che condizioni è stata ridotta l’Enoteca? Perché il sindaco Valentini, che vanta grandi relazioni con il governatore Rossi, non lo coinvolge nel problema Enoteca? E che cosa hanno fatto i parlamentari del territorio, Susanna Cenni e Luigi Dallai, perché non spendono nemmeno una interrogazione parlamentare, una parola per difendere concretamente l’Enoteca?

Provo a darvi una road map: riunite sindacati e dipendenti e chiedete loro una proroga di fiducia, scrivete una relazione alla corte dei conti per giustificare la situazione, fate una spedizione presso il Governo e una presso la Regione e date loro la sveglia. Riunite un tavolo con le associazioni di categoria del mondo agricolo e con i consorzi dei nostri grandi vini e di altri vini d’Italia per coinvolgerli nella salvezza e, con nuove prospettive, nella gestione dell’Enoteca. Mettete tutti i soggetti competenti di fronte alle loro responsabilità e datene puntualmente conto alla cittadinanza senese. E intanto valorizzate la fortezza come polo di accoglienza turistica e di promozione dei prodotti enogastronomici locali. E in attesa di recuperare tutta la fortezza, recuperate almeno ad un livello di decenza l’ingresso della fortezza stessa, dove c’è l’Enoteca. Cambiate i cartelli rotti, togliete le pozzanghere, riempite la zona di fiori, di cure, di amore.

Se prima non fate tutto questo, non potete oggi chiederci l’autorizzazione a sciogliere l’ente.

In conclusione, mi rivolgo, non all’amministrazione Valentini o al PD come soggetto politico, che ritengo irredimibili, mi rivolgo invece ai singoli consiglieri comunali di maggioranza, del PD e degli altri gruppi, non date il vostro voto, non apponete la vostra simbolica firma sulla fine dell’Enoteca, non fate la storia a rovescio. Aggiungo che, per nutrire la legittima ambizione di contribuire al riscatto della città, è necessario che oggi diano un segnale di effettiva autonomia, di sincera volontà di aderire prima agli interessi collettivi dei senesi che agli ordini di partito o di scuderia. E’ necessario che oggi, da questo consiglio, venga un voto contrario alla proposta di delibera che il sindaco ci ha sottoposto”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
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