Interrogazione sulla gestione della piscina dell’Acquacalda PDF Stampa E-mail
Sport
Giovedì 23 Novembre 2017 14:50

I consiglieri comunali Marco Falorni (Impegno per Siena), Andrea Corsi e Massimo Bianchini (L’Alternativa) hanno presentato una interrogazione in merito alle problematiche relative alla gestione della piscina comunale dell’Acquacalda. Qui di seguito eccone il testo.

Premesso:

- Che i lavori in corso alla piscina di piazza Amendola stanno comportando prevedibili e inevitabili disagi, accentrando l’attività sulla piscina dell’Acquacalda;

- Che la gestione delle piscine comunali affidata all’UISP con project financing, e la regolarità del relativo affidamento, di cui si è occupato recentemente il TAR, non vogliono essere e non sono l’oggetto della presente interrogazione;

Considerato:

- Che è comunque impressionante apprendere dalla stampa che una società storica e benemerita come la Libertas Nuoto di Siena deve di fatto interrompere i corsi per un intero anno, con centinaia di famiglie penalizzate, e che per questo non viene rinnovato il contratto di collaborazione per 22 giovani istruttori di nuoto;

- Che è particolarmente triste leggere, sul sito internet della Libertas Nuoto, che perfino “i corsi di acquafitness per gestanti sono momentaneamente sospesi”;

Consapevoli:

- Che non è ammissibile, nemmeno in via temporanea, che un’attività sportiva di forte rilevanza sociale come il nuoto possa essere appaltata da una Amministrazione comunale ad una società sportiva con l’incarico di gestire di fatto con poteri assoluti i rapporti con le altre società sportive;

- Che il ruolo del Comune deve essere quello di far dialogare le parti, non solo formalmente, ma sostanzialmente, con l’obiettivo di raggiungere un accordo che, pur con comprensibili ma provvisori disagi, possa consentire a tutte le varie società sportive, che sono anche espressioni culturali e sociali di importanti settori della popolazione senese, di convivere, di esercitare le proprie attività senza soluzione di continuità, nel segno del rispetto per i valori autentici dello sport, che significa prima di tutto amicizia, generosità, crescita e promozione umana per le persone;

CHIEDIAMO al sindaco:

- Se ritiene che la situazione che si è venuta a creare in relazione alla gestione della piscina comunale dell’Acquacalda sia normale, se sia tollerabile per un Comune che voglia onorare i suoi compiti, se pensa di non dover fare altro per affrontare e risolvere questo non insormontabile problema”.

 
Gabinetti del sottopassaggio “vietati” ai disabili, la rispostina di Valentini PDF Stampa E-mail
Varie
Mercoledì 22 Novembre 2017 16:36

La gestione dei gabinetti pubblici nel sottopassaggio della Lizza è stata trattata, nella seduta consiliare di martedì 21 novembre 2017, con l’interrogazione di Marco Falorni (Impegno per Siena), Andrea Corsi e Massimo Bianchini (L’Alternativa) che hanno stigmatizzato la mancanza di personale preposto alle attività di custodia e sorveglianza, “”così come peraltro esplicitato in loco - ha affermato Falorni - con un cartello che riporta la dicitura: per impostazioni condivise con l’Amministrazione comunale”.

“La situazione - ha evidenziato il consigliere di Impegno per Siena - non giova all’immagine di Siena come città a vocazione turistica e, inoltre, è particolarmente umiliante per i portatori di handicap motorio, i quali si trovano davanti un ulteriore cartello che li invita a contattare telefonicamente l’addetto di un’altra analoga struttura per essere supportati nell’accesso ai servizi, trovandosi quindi costretti ad aspettare i tempi del suo intervento”. Il consigliere ha rilevato ulteriori criticità: “La macchinetta dei pagamenti spesso si guasta, impedendo l’apertura dei tornelli per l’accesso ai bagni, senza restituire la moneta, e con il rischio potenziale che l’utente rimanga al loro interno nell’impossibilità di uscirvi: un rischio irrazionale che potrebbe essere evitato con l’applicazione di un maniglia antipanico”.

 

 

Alla sua richiesta di sapere se l’Amministrazione abbia intenzione di porre rimedio a quanto segnalato, ha risposto il sindaco Bruno Valentini, il quale, rispetto al primo cartello citato, ha affermato che “è stato messo su iniziativa della cooperativa SET (che opera inserendo al lavoro soggetti svantaggiati) che, dall'aprile 2015, ha in concessione il servizio. Così come un altro posto nell’analoga struttura di via di Porta Giustizia, l’informazione fa riferimento alla descrizione progettuale presentata nell'offerta di gara. Il cartello risponde, infatti, alla volontà di migliorare il servizio con particolare attenzione verso i portatori di handicap, superando le barriere fisiche costituite dai tornelli”.

Il primo cittadino ha informato che “a tali tipologie di chiamate di servizio, che risultano essere state poche, il gestore ha sempre risposto in tempi celeri, al massimo entro 10-15 minuti. Inoltre, il personale intervenuto non ha mai dovuto lasciare scoperto il funzionamento di altri servizi; anzi, talvolta tale cartello e la reperibilità offerta sono risultati utili quale linea diretta per segnalazioni o richieste di servizio”.

Rispetto alle attività di pulizia dei servizi igienici, il sindaco ha affermato che “vengono garantite nelle fasce orarie maggiormente interessate con più passaggi di personale, ai quali si aggiungono le tre aperture settimanali garantite dal personale della cooperativa quale ulteriore servizio aggiuntivo”. Valentini ha precisato anche che “complessivamente gli addetti sono 10, dei quali 7 residenti nel territorio comunale con titolo di svantaggio certificato, passando così da meri utenti dei servizi sociali a contribuenti e attori di un servizio pubblico”.

Quanto alle gettoniere, il sindaco ha sostenuto che “gli episodi di malfunzionamento sono stati sporadici, essendosi manifestati non più di 10 volte su circa 1.000 giorni di servizio” e, in conclusione, ha rassicurato che “non vi è alcun rischio reale di rimanere bloccati all'interno dei bagni, in quanto le uscite di sicurezza dotate di maniglioni antipanico, auspicate nell’interrogazione, sono già presenti e consentono di uscire in qualsiasi momento”.

Marco Falorni si è dichiarato “completamente insoddisfatto”. “Il sindaco - ha detto - giustifica gli inconvenienti esposti in base alle poche chiamate ricevute dalla Cooperativa. Ma è evidente che, viste le difficoltà, le persone rinunciano al servizio. La mia, chiaramente, non è una critica verso SET, che ben conosco ed apprezzo, bensì verso la tipologia di accordi che il Comune ha stipulato con essa. Di fatto parte dei servizi igienici pubblici della città risulta inagibile, anche per i normodotati. Ma anche chiusi come quello in via della Vecchia che funziona solo il mercoledì, giorno di mercato, e non negli altri giorni nonostante la zona sia frequentata da molte persone”.

 
Inammissibile, in mezzo a tanto spreco, non trovare i soldi per la sicurezza dei bambini PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 21 Novembre 2017 22:38

A seguito di numerose segnalazioni su gravi disservizi che affliggono alcune linee del trasporto scolastico, è stata presentata, in occasione del consiglio comunale di martedì 21 novembre 2017, un’interrogazione dei consiglieri Andrea Corsi, Massimo Bianchini e Marco Falorni. Con questa iniziativa vogliamo incalzare il Comune nel cercare quanto prima soluzioni adatte a garantire la sicurezza e la qualità indispensabili per un servizio come quello del trasporto scolastico degli studenti di scuole materne ed elementari.

E’ impensabile che i bambini siano costretti a stare in piedi sui pulmini o che il controllo del rispetto delle minime regole di sicurezza sia demandato agli autisti, perché in molte linee mancano gli accompagnatori. Una buona amministrazione comunale, non come quella di Valentini e del PD, dovrebbe essere in grado di reperire le risorse per fornire un numero di mezzi e di personale adeguato. La scusa della mancanza di fondi non è accettabile da parte di un sindaco che da un lato ha speso soldi pubblici in animaletti di plastica, bici elettriche e manifesti propagandistici, mentre dall’altro ha fatto piazzare autovelox che garantiscono poderosi incassi per il Comune.

L’Alternativa

Impegno per Siena

Uniti per Siena

Città nostra

 
Sensibilità culturale del Comune sotto i piedi, e la Soprintendenza non vede e non sente PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Domenica 19 Novembre 2017 14:54

Ecco ma secondo voi è sostenibile questa mole sferragliante, carica di acciaio che sarà sbattuto sulle lastre di Piazza, a un metro dai marmi del bianco capolavoro di Domenico di Agostino e Antonio Federighi? Premetto che la foto non è di questi giorni, ma probabilmente questo spettacolo si ripeterà per il concertone di capodanno.

 

 

Lo sfruttamento intensivo del salotto bòno continua implacabile. Sensibilità culturale del Comune sotto i piedi. E la Soprintendenza tace.

Vedochiaro

 
La battaglia di Valdichiana, una gloria per le armi senesi PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Domenica 19 Novembre 2017 15:20

Nel 1362 Siena attraversava un momento politicamente difficile e instabile, e questo contribuiva ad allentare il controllo sul suo stato. Nel frattempo era in corso una guerra fra Firenze e Pisa, combattuta anche attraverso truppe mercenarie. Nell’agosto di quell’anno, dopo la conquista di Peccioli, una parte dei mercenari al soldo dei fiorentini, scontenti della paga, si misero in proprio, abbandonando quella guerra, e formando una compagnia di ventura sotto il comando del condottiero Niccolò da Montefeltro (1319-1367), conte di Urbino. Tale compagnia di ventura, che fu detta del Cappello, era formata da una numerosa soldataglia, e da oltre mille cavalieri di nazionalità mista, italiani, tedeschi, inglesi, borgognoni e soprattutto bretoni. Il Montefeltro, coadiuvato nel comando da Ugolino Sabbatini di Bologna e Marcolfo de’ Rossi da Rimini, cominciò, all’inizio del 1363, a scorrazzare nel territorio senese, portando grandi danni e devastazioni.

 

 

Il governo dei Dodici, che era alle prese anche con un momento di ristrettezze economiche, cercò di evitare uno scontro militare, e inviò Ramondo Tolomei e Sozzo Tegliacci come ambasciatori per tentare un accordo. L’incontro avvenne ad Abbadia a Isola ma, scrive Orlando Malavolti, l’intesa non fu trovata, e così la compagnia del Cappello “arso il villaggio della Badia, s’inviò alla volta della Maremma, bruciando e guastando per tutto il viaggio ville e casamenti e ogn’altra cosa”.

Quindi il Montefeltro prese Campagnatico a viva forza, e ci instaurò la sua base di comando, da lì partendo per dare il guasto ad altre zone del Senese.

Il governo di Siena fece un altro tentativo di risolvere il problema con le buone, ed inviò altri ambasciatori per offrire una somma di denaro affinché i mercenari abbandonassero il territorio. L’incontro ebbe luogo, ma gli ambasciatori Bartolommeo Malavolti, Giovanni di Mino e Niccolò di Tura non ebbero successo, perché Niccolò di Montefeltro, vista la scarsa reazione di Siena fino a quel momento, non prese la cosa molto sul serio.

A questo punto i senesi si organizzarono per una risposta di tipo militare, per cui fu riunito l’esercito, con le forze della città e del contado, e rinforzato prendendo a loro volte alcuni mercenari, assoldando Ugo dell’Ala ed un certo Ormanno con 22 bandiere tedesche, ed affrontando tutte le spese che l’emergenza rendeva necessarie. Il comando delle truppe della Repubblica di Siena, informa Vincenzo Buonsignori, fu affidato a Francesco Orsini.

Frattanto la compagnia del Cappello, lasciato a Campagnatico un forte presidio, era uscita per avvicinarsi a Siena, ed aveva raggiunto Buonconvento. All’approssimarsi dell’esercito senese, la compagnia di ventura ripiegò in direzione della Valdichiana. Il 7 ottobre 1363, giunto presso Torrita, il comandante Niccolò da Montefeltro, che non aveva preso molto sul serio la reale volontà di battersi da parte dei senesi, schierò i suoi soldati a difesa, e qui, inaspettatamente, la battaglia campale ebbe inizio con le avanguardie senesi che attaccarono immediatamente. Poco dopo irruppe con decisione il grosso dell’esercito senese, con una impetuosa carica di centinaia di cavalieri, e gli uomini della compagnia del Cappello, che subirono gravi perdite, si mossero a precipitosa fuga, “fracassati e vinti” scrive il Malavolti, inseguiti dai soldati con il vessillo dei Balzana. I senesi, per vendicarsi dei gravi danni subìti dal loro territorio, fecero una grande strage, e presero moltissimi prigionieri, oltre mille fanti e circa 300 uomini d’arme, fra cui lo stesso capitano Niccolò da Montefeltro, i quali tutti, in lunghe file e trascinando in terra le loro bandiere, furono mandati temporaneamente in custodia dentro le mura di Asinalonga. Tenuti in carcere per oltre sei mesi, i prigionieri furono poi liberati a condizione.

Tornato in Siena l’esercito vittorioso, “ne fu da quel populo fatta gran festa, e celebrate solenni e devote processioni, rendendo gratie infinite alla Maestà Divina d’essersi liberato da tanta afflitione e calamità. A’ soldati furon date paghe doppie, e pagati loro i cavalli ch’erano fatti morti nel conflitto della battaglia, che passarono il numero di trecento. Il general dell’esercito (Francesco Orsini, nda) fu fatto cavaliere e fattogli ricchi presenti, come ancor fu fatto a Henrigo de gli Obizi, a M. Biagio di M. Guccio Tolommei, a M. Luigi di M. Marsilio, a M. Guglielmo da Montepulciano e ad altri capitani che in quella fattione havevan valorosamente combattuto”. Contemporaneamente, però, il generale Francesco Orsini fu congedato dal comando dell’esercito, e avvicendato dal marchese Upizzino Malaspina.

Restava ancora da sloggiare il presidio della compagnia del Cappello che era insediato a Campagnatico, forte di alcune centinaia di uomini. I senesi vi mandarono l’esercito, accompagnato dal conte Niccolò da Montefeltro prigioniero, e stavolta i mercenari “renderono (senza aspettar assalto) la terra al Comune di Siena” e quindi, ottenuta qualche ricompensa, il 25 di ottobre furono accompagnati fuori dai confini dello stato senese.

In Siena, l'incarico di celebrare l'importante e vittorioso evento militare fu affidato al pittore Lippo Vanni, il quale, nello stesso anno 1363, eseguì un bellissimo affresco monocromo sulle pareti della sala del Mappando nel palazzo Pubblico. Si tratta di un’autentica “fotografia” della battaglia, che descrive con precisione, da un lato, le forze in campo e la successione degli scontri e dall’altro, sullo sfondo, una bella immagine della Valdichiana senese, punteggiata da campi coltivati e castelli. Al sicuro valore artistico dell’opera si aggiunge così il valore storico e documentario di questo dipinto.

Senio Ghibellini

 
Banca MPS: Valentini, con incredibile candore, scrive a Pierferdinando Casini (?!) PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 15 Novembre 2017 13:55

Fa quasi sorridere la lettera aperta del sindaco di Siena, Bruno Valentini, inviata al presidente della commissione di inchiesta parlamentare sul sistema bancario, quel Pierferdinando Casini che, ai tempi della “Siena da bere”, convolò a nozze nel palazzo Pubblico con la figlia di un membro del cda guidato da Mussari (Azzurra Caltagirone).

A chi sono da imputare le “scelte scellerate ed imprudenti che hanno depauperato Banca MPS e colpito i risparmiatori”, citate dall’attuale primo cittadino?

Come fa Valentini, allora sindaco di Monteriggioni e dirigente del PD, ad affermare che “la comunità senese non può e non intende chiamarsi fuori”, riferendosi soprattutto alla classe dirigente di maggioranza, “dalla responsabilità morale delle scelte compiute”? Come è possibile che ciò avvenga se siamo ancora guidati dal Partito Democratico?

Come fa, il sindaco, ad invocare giustizia contro gli “intoccabili”, quando sa bene che la commissione, ora che siamo a fine legislatura, non porterà a nulla di nuovo?

In realtà Valentini sta tentando il solito giochino: cercare, goffamente, di rifarsi la verginità, prendendo in giro i cittadini e nascondendosi dietro un paravento.

Il declino che sta vivendo la nostra città ha un unico colpevole: la centralità di quel “Sistema Siena” che ha provocato una continua confusione ed una sovrapposizione fra partiti (o meglio: “Partito”) e istituzioni.

A nostro giudizio occorre ridare finalmente centralità ai cittadini e all’istituzione comunale, primo atto concreto per restituire ai senesi la possibilità di ottenere una nuova consapevolezza civica, che cambi il rapporto tra cittadini e amministratori.

Siena, a nostro giudizio, deve finalmente voltare pagina e mandare in pensione i vertici di quella sinistra che hanno contribuito alla rovina della nostra città ed in particolare quelli del PD, ovvero il Partito che, tramite i suoi uomini, guidava Banca e Fondazione all’epoca delle scelte scellerate che hanno dilapidato un patrimonio enorme che apparteneva ai senesi.

L'Alternativa

Uniti per Siena

Impegno per Siena

Città nostra

 
Antonio Piccolomini d'Aragona, militare di rango, duca di Amalfi PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Sabato 18 Novembre 2017 13:07

Nato a Sarteano nel 1435, Antonio fu figlio di Nanni Todeschini e di Laudomia Piccolomini, sorella del papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini, 1405-1464), e fratello del futuro papa Pio III (Francesco Todeschini Piccolomini, 1439-1503), e prese il cognome materno Piccolomini al momento dell’elezione dello zio al soglio pontificio (1458). Trasferitosi a Siena con la famiglia, Antonio fu il nipote prediletto del pontefice suo zio, che lo ricolmò di benefici, lo nominò conte palatino e castellano di Castel Sant’Angelo. Nel 1460 fu nominato commissario generale della cavalleria e della fanteria pontificia.

Passò quindi al servizio di Ferdinando I d’Aragona (1424-1494), re di Napoli, per il quale combatté contro gli Angiò, riportando una serie di brillanti vittorie e conquistando città e castelli in tutto il meridione, tanto da essere nominato capitano generale dell’infanteria del reame di Napoli. Dopo la battaglia di Troia (18 agosto 1462), in Puglia, Antonio, che nell’occasione dimostrò tutto il suo valore, ricevette l’investitura del ducato di Amalfi, della contea di Celano, del marchesato di Capestrano e di altre baronìe. Ferrante lo nominò anche gran giustiziere del regno, gli dette in sposa, il 23 maggio 1461, una sua figlia naturale, Maria, e gli concesse il diritto di aggiungere il nome e l’arme di Aragona al casato di famiglia. Egli fu dunque il capostipite della casata dei Piccolomini d’Aragona nel Regno di Napoli, che tenne il ducato di Amalfi fino al secondo decennio del XVII secolo. Antonio dimostrò grande sensibilità per lo sviluppo manifatturiero nell’Amalfitano, che cercò di favorire in ogni modo, anche facendovi affluire, da varie parti d’Italia, diversi maestri con il compito di dare impulso agli opifici. Primo fra tutti fu quello per la lavorazione della lana “all'usanza di Siena e Firenze”.

 

 

Fra le imprese militari di Antonio Piccolomini, da mettere in rilievo almeno la liberazione dell’Abruzzo dalle scorrerie di un capitano di ventura e la vittoriosa battaglia di Mondragone (1463). Il 31 gennaio 1464 Antonio ebbe pure in feudo dal papa Pio II la città di Senigallia e il vicariato di Mondavio. Il 29 maggio 1464, in vista della partenza di Pio II per la crociata, egli fu nominato luogotenente dell’Urbe, e due giorni dopo, il 31 maggio, insieme ai suoi tre fratelli, ebbe pure il giuspatronato sulla chiesa di Santa Maria in Betlem a Siena. Lo stesso Pio II, nei suoi “Commentarii”, parla di Antonio, giustificando il suo nepotismo nei suoi confronti con il riconoscimento delle grandi qualità belliche dimostrate dal nipote, che contribuì a mettere ordine nel territorio pontificio, oltre a combattere per anni nel Regno di Napoli.

Rimasto vedovo di Maria d’Aragona nel 1470, Antonio si risposò con una nipote di Ferdinando I, Maria di Marzano, nel 1471. Ebbe cinque figlie, tre dalla prima moglie e due dalla seconda, e quattro figli, tutti dalla seconda moglie. Durante la famosa seconda “congiura dei baroni” (1485-87), che vide scendere in campo tra i ribelli quasi tutta la nobiltà del regno, Antonio fu tra i pochi rimasti fedeli alla casa di Aragona, e la rivolta alla fine venne repressa. Antonio Piccolomini d’Aragona morì a Capestrano l’11 gennaio 1492. Antonio Piccolomini è protagonista del dialogo sulla crociata indetta da Pio II “Gratulatio ad maximum, beatissimumque Pontificem Pium II. Pro felici, ac secundo ex Mantuana peregrinatione reditu” dell’abate benedettino Girolamo Aliotti (1460), edito ad Arezzo, a cura di G. M. Scarmali, nel 1769.

Nella foto: il castello Piccolomini di Celano.

Senio Ghibellini

 
Surreale mozione di Siena Cambia sull’ospedale: ecco l’intervento di Marco Falorni (IPS) PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 10 Novembre 2017 14:29

Nel corso della seduta del consiglio comunale di martedì 7 novembre 2017, i consiglieri del gruppo Siena Cambia hanno presentato una surreale mozione per chiedere al sindaco di fare ciò che assolutamente non può e non deve fare in tema di nomine all’ospedale. La mozione, dopo il dibattito, è stata rinviata per la mancanza del numero legale, per una volta arrivata davvero opportunamente. Qui di seguito pubblico il mio intervento sull’argomento pronunciato in aula.

 

 

“C’è un professore del liceo classico, mio amico, che tempo fa scrisse un libro intitolato ‘Ritornare alla meraviglia’, che trattava del valore etico del riuscire a meravigliarsi, cosa che abbiamo un po’ perduto. Io gli vorrei suggerire, se vuole meravigliarsi, di venire in consiglio comunale, qui c’è il paese delle meraviglie. Io mi meraviglio che venga presentata una mozione così. Soprattutto mi meraviglio che, dopo che la stessa è già stata superata dai fatti, essa non venga ritirata, ma venga invece, come se nulla fosse, ripresentata, salvo, con un piccolo ripensamento, aggiungere un emendamento addirittura peggiorativo. Io mi meraviglio, e non me ne voglia la segretaria generale che fa il suo mestiere e può darsi che abbia ragione, ma io dico ciò che penso, mi meraviglio, dicevo, che questa mozione sia stata ammessa, ed ancora meno ammissibile era l’emendamento peggiorativo. Io mi meraviglio che il sindaco, tirato in ballo impropriamente da questa mozione e dall’emendamento peggiorativo, non abbia ancora parlato. Che fa, la vota tranquillamente? Che voti sì o no non ha senso, dovrebbe invece rivendicare il suo ruolo, che non c’entra niente con quanto richiesto in questo documento. Mi meraviglio, ma non troppo, che si usi un’istituzione, che si usi il consiglio comunale per regolare i conti all’interno della maggioranza. Perché questo è il significato politico. Si sta facendo un braccio di ferro fra le varie componenti di questa agonizzante maggioranza.

Come si fa a dire: si impegna il sindaco a pronunciarsi pubblicamente perché le nomine fatte e future (all’ospedale, ndr) rispondano alle logiche sopra espresse? Vi ricordo che in quest’aula si teorizza, e si mette anche in pratica, che sostanzialmente non si può parlare della Fondazione Monte dei Paschi perché è un ente privato. Ma bene o male, però, almeno qualche designazione per la Fondazione il sindaco la fa. Invece nell’ospedale le nomine le fa la Regione Toscana, sentito il rettore dell’Università. E si vuole impegnare il sindaco a fare un altolà… Ma a chi? E si dice, te sindaco, autorità politica, cura che nelle nomine non ci sia di mezzo la politica. E ciò mentre si sta facendo politica, ma non nel senso nobile del termine.

Io credo, magari sbaglierò, ma sapete che a pensar male ormai ci sono abituato, e per i peccati farò un abbonamento. Si sta facendo politica, dicevo, non per il bene della sanità, ma si sta facendo politica politicante, all’interno della maggioranza. Tutto questo mi sentivo di dirlo, perché non riesco a tenermelo dentro di me, anche se non serve a niente. Almeno ne resta traccia, e se qualcuno, fra cinquanta anni, rileggerà il verbale, magari si divertirà. Riguardo al voto, non ci penso nemmeno a votare questa mozione, ma non credo che voterò contro. Questa mozione non dovrebbe essere oggetto di discussione, e tantomeno l’emendamento. Quanto all’ordine del giorno, dice cose sostanzialmente condivisibili, ma che dovrebbero decadere con la mozione. Quindi, come ha già detto Bianchini, vedremo come fare al momento del voto, ma la nostra sarà comunque una presa di distanza dal documento proposto”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Sull’Enoteca un voto storico. Ecco chi ha votato per lo scioglimento e chi contro PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 25 Ottobre 2017 13:33

La delibera per procedere alla liquidazione dell’Enoteca è stata approvata dal consiglio comunale con 17 voti a favore a fronte di 11 contrari. Cinque erano i consiglieri assenti al momento del voto: Nesi e Maestrini, assenti fin dall’inizio della seduta, e tre assentatisi in corso d’opera (strategicamente?), e cioè Alessandro Piccini, Becchi e Marzucchi.

La maggioranza è stata disciplinata e compatta, con tutti i piddini (valentiniani e scaramelliani) uniti appassionatamente, e con gli alleati di Siena Cambia, Riformisti e gruppo misto che, in spregio ai ripetuti proclami di autonomia, e alle rivendicazioni di non votare a loro scelta le delibere proposte dal sindaco, hanno invece dato il loro docile voto favorevole.

La delibera è stata comunque storica, ed è giusto che ognuno, nel bene o nel male, si assuma le responsabilità di competenza. Pertanto ricordo tutti i nomi dei consiglieri votanti. A favore dello scioglimento dell’Enoteca: Valentini, Ronchi, D’Onofrio, Lorenzetti, Di Renzone, Cappelli, Zacchei, Persi, Petti, Simone Vigni, Lolini, Bruttini, Periccioli, Guazzi, Da Frassini, Bufalini, Porcellotti. Contro lo scioglimento dell’Enoteca: Falorni, Corsi, Bianchini, Giordano, Sabatini, Trapassi, Pinassi, Aurigi, Campanini, Staderini. Qui di seguito pubblico il mio intervento pronunciato in aula (m.f.)

 

 

 

“Per la distruzione dell’Enoteca, per questo ennesimo disastro a danno della città di Siena, bisogna riconoscere che il Comune di Siena, pur avendone grande responsabilità, non è il solo colpevole, ci sono anche altri enti, a cominciare dalla Regione Toscana. Diciamo, in sintesi, che INSIEME CI SIETE RIUSCITI.

L’Enoteca di Siena, formalizzata nel 1960, affonda le radici nella mostra dei vini tipici d’Italia, tenuta nel 1933 in fortezza con grande successo. In quella occasione i migliori intellettuali toscani del tempo, Lorenzo Viani, Maccari, Bilenchi, Cesarini, Rosai si sfidavano a colpi di sonetti nel festival della poesia bacchica. E questa storia la facciamo finire nel 2017, con l’amministrazione Valentini. Bravi! Paolo Maccherini sicuramente si rivolta nella tomba, e con lui Gianni Brera ed altri grandi amici, e direi anche cantori dell’Enoteca.

Il vicesindaco Mancuso mi è buon testimone che, proprio nei primi giorni di questo mandato consiliare gli parlai dell’Enoteca come una delle prime emergenze, se non la prima in assoluto, da affrontare, ed egli manifestò sincera preoccupazione e volontà d intervenire. E dopo cinque anni, cosa è stato fatto? Quali sono i risultati?

In una provincia che, unica fra tutte, vanta ben quattro vini DOCG, come si fa a chiudere il principale ente vocato al vino? Anticamente l’Italia, o almeno una parte di essa, si è chiamata Enotria, terra del vino, e noi oggi come raccogliamo questa eredità? Nel tempo, la nostra città ha sempre subìto, senza mai reagire, nonostante i reiterati allarmi lanciati in quest’aula, la nascita e lo sviluppo di nuovi enti e iniziative vocate al vino, dal Vinitaly in poi. L’Enoteca aveva l’esclusiva nazionale della promozione vinicola, ed oggi è la cenerentola. Abbiamo subìto perfino lo schiaffo dello scippo della selezione dei vini di Toscana, alla quale ho personalmente partecipato come assaggiatore in rappresentanza della stampa, selezione emigrata a Firenze, guarda caso alla Leopolda, una location eloquente.

Oggi si viene a dire che continuare a finanziare l’Enoteca sarebbe un danno erariale. Questo è il risultato di decenni in cui si sono messi nelle posizioni di vertice esponenti del PD in parcheggio, invece che esperti del settore economico di competenza, fino alla recente nomina di Egidio Bianchi, bravo commercialista, sicuramente esperto anche in liquidazioni societarie, ma comprensibilmente non altrettanto esperto di agricoltura ed enologia. E non lo si è messo nelle condizioni di elaborare un piano industriale di rilancio dell’ente. Non basta la recente iniezione di liquidità da parte della Regione, volatilizzata in fretta, perché scollegata da ogni idea di futuro.

Potremmo anche accettare il peggio, ma non senza aver prima lottato fino all’ultimo. Ci dicono che perfino il Governo è insolvente. E perché il sindaco non fa una conferenza stampa per denunciarlo apertamente? Perché il PD di Siena non prende contatto con il ministro dell’agricoltura Martina, che poi è anche il vicesegretario nazionale del Partito Democratico, e quindi il vice di Renzi? Perché i consiglieri comunali del PD non invitano a Siena il ministro Lotti, e stavolta non per portarlo a cena in contrada, ma per portarlo a vedere in che condizioni è stata ridotta l’Enoteca? Perché il sindaco Valentini, che vanta grandi relazioni con il governatore Rossi, non lo coinvolge nel problema Enoteca? E che cosa hanno fatto i parlamentari del territorio, Susanna Cenni e Luigi Dallai, perché non spendono nemmeno una interrogazione parlamentare, una parola per difendere concretamente l’Enoteca?

Provo a darvi una road map: riunite sindacati e dipendenti e chiedete loro una proroga di fiducia, scrivete una relazione alla corte dei conti per giustificare la situazione, fate una spedizione presso il Governo e una presso la Regione e date loro la sveglia. Riunite un tavolo con le associazioni di categoria del mondo agricolo e con i consorzi dei nostri grandi vini e di altri vini d’Italia per coinvolgerli nella salvezza e, con nuove prospettive, nella gestione dell’Enoteca. Mettete tutti i soggetti competenti di fronte alle loro responsabilità e datene puntualmente conto alla cittadinanza senese. E intanto valorizzate la fortezza come polo di accoglienza turistica e di promozione dei prodotti enogastronomici locali. E in attesa di recuperare tutta la fortezza, recuperate almeno ad un livello di decenza l’ingresso della fortezza stessa, dove c’è l’Enoteca. Cambiate i cartelli rotti, togliete le pozzanghere, riempite la zona di fiori, di cure, di amore.

Se prima non fate tutto questo, non potete oggi chiederci l’autorizzazione a sciogliere l’ente.

In conclusione, mi rivolgo, non all’amministrazione Valentini o al PD come soggetto politico, che ritengo irredimibili, mi rivolgo invece ai singoli consiglieri comunali di maggioranza, del PD e degli altri gruppi, non date il vostro voto, non apponete la vostra simbolica firma sulla fine dell’Enoteca, non fate la storia a rovescio. Aggiungo che, per nutrire la legittima ambizione di contribuire al riscatto della città, è necessario che oggi diano un segnale di effettiva autonomia, di sincera volontà di aderire prima agli interessi collettivi dei senesi che agli ordini di partito o di scuderia. E’ necessario che oggi, da questo consiglio, venga un voto contrario alla proposta di delibera che il sindaco ci ha sottoposto”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Borghese Borghesi, il "padre della patria" trionfatore a Poggio Imperiale PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Sabato 11 Novembre 2017 13:46

Nato a Siena nel 1414 da Agostino e Agnese Ugurgieri, proveniente da nobile famiglia, Borghese Borghesi si occupò di politica, parteggiando per i noveschi, e fu anche per 34 anni docente di giurisprudenza all’Università di Siena; fu pure intimo amico e confidente del famoso giurista Bartolomeo Socini (1436-1507). Nel 1463 fu ambasciatore della Repubblica presso la corte papale di Pio II (Enea Silvio Piccolomini, 1405-1464) e nel 1466 di nuovo ambasciatore a Roma presso il pontefice Paolo II (Pietro Barbo, 1417-1471). Dal 1468 fu capitano del popolo e gonfaloniere.

Egli, tuttavia, è ricordato soprattutto come commissario generale dell’esercito senese nella guerra contro Firenze, distinguendosi in diversi vittoriosi scontri, e soprattutto nella battaglia di Poggio Imperiale, presso Poggibonsi, combattuta il 7 settembre 1479, durante la quale Borghese combatté valorosamente e conquistò la collina fortificata. Come noto, i senesi, che in quella occasione erano affiancati dall’esercito aragonese comandato dal duca di Calabria Alfonso d’Aragona (1448-1495) figlio del re di Napoli Ferdinando d’Aragona (1424-1494) e dalle truppe inviate dal duca di Urbino Federico da Montefeltro (1422-1482), sconfissero nettamente i fiorentini, che erano appoggiati da truppe milanesi, in quello che è rimasto uno dei più importanti fatti d’arme della storia della Repubblica di Siena. Fu una grave sconfitta per la Firenze di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico (1449-1492), che nell’occasione perse vari territori, fra cui Poggibonsi e Certaldo. Nel successivo novembre i fiorentini perderanno anche Colle Val d’Elsa. La guerra contro Firenze terminò con gli accordi del 13 marzo 1480, grazie ai quali Siena potè ottenere il possesso di Poggibonsi, Colle Val d’Elsa, diversi castelli del Chianti e Monte San Savino.

 

 

Nel 1480 la vittoria di Poggio Imperiale fu immortalata in un affresco nella sala del Mappamondo del palazzo Pubblico di Siena, dipinto da Giovanni di Cristofano e Francesco d’Andrea. Il Borghesi, che aveva meritato di essere nominato cavaliere sul campo dal duca di Calabria, divenne popolarissimo in città, fu detto “padre della patria”, e la sua effigie fu perfino riprodotta su varie medaglie coniate in suo onore. Borghese Borghesi si era sposato tre volte: con Ieronima Orsini, Giovanna Bandini e Margarita Saracini. Alla sua morte, avvenuta in Siena il 23 settembre 1490 furono chiamate tutte le milizie dello stato senese per rendergli onore durante il funerale, per il quale il Comune spese 200 fiorini, e quindi la città di Siena osservò tre giorni di lutto strettissimo. Il Borghesi fu sepolto nella basilica di San Domenico.

E’ da ricordare che la vittoria di Poggio Imperiale fu anche all’origine della costruzione della chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta. Infatti, prima della battaglia, i senesi si erano rivolti alla protezione della miracolosa Madonna di Fontegiusta, detta “Mater devotiones”. Dopo la battaglia, la Confraternita della Beata Vergine Maria, che officiava il piccolo oratorio con l’immagine mariana, fu trasformata in Compagnia della Beata Vergine Maria in Fontegiusta, con bolla del papa Sisto IV (Francesco della Rovere, 1414-1484), e la Repubblica deliberò la costruzione di una nuova chiesa che inglobasse la venerata immagine. La costruzione avvenne negli anni 1479-82.

Nella foto: la chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta, edificata dopo la vittoria senese nella battaglia di Poggio Imperiale.

Senio Ghibellini

 
Ponte di Malizia… Ritardi, assurdità, legno… Emblematico! PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Domenica 29 Ottobre 2017 11:04

Mi sovviene un'antica domanda irrisolta. Così per curiosità... qualcuno mi sa spiegare perché i marciapiedi del ponte di Malizia sono stati fatti a listelli di legno?

Vedochiaro

 


 
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