No alla pena di morte, Caterina anticipò alla grande Pietro Leopoldo PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Giovedì 28 Novembre 2019 18:31

Ecco il testo dell'intervento pronunciato, durante il consiglio comunale del 28 novembre 2019, dal presidente Marco Falorni.

"Questo consiglio comunale si svolge in prossimità del 30 novembre cioè della Festa della Toscana. Fra l’altro, va ricordato che nel 2020 si celebrerà il cinquantennale della costituzione della Regione Toscana.

Quest’anno il tema della festa è “Dal Rinascimento al Granducato al cinquantennale della costituzione della Regione Toscana”. Questo ci ricorda un periodo storico lungo e ricco di avvenimenti e significati, anche per la nostra Siena. Solo a titolo di curiosità, voglio ricordare che proprio nella nostra città, nell’archivio storico dell’Università, è conservata l’unica bandiera italiana che, su un lato, riporta lo stemma granducale degli Absburgo Lorena. Era la bandiera che doveva accompagnare il corpo di spedizione dei volontari universitari senesi che si batté eroicamente a Curtatone. La bandiera rimase invece a Siena e, attraverso una vicenda complicata e fortunosa, è arrivata fino a noi.

 

 

Voi sapete, colleghi, che la Toscana celebra annualmente la propria festa il 30 novembre, perché in questo giorno del 1786, il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, primo al mondo fra i capi di stato, decise l’abolizione della pena di morte.

Ebbene, noi senesi a buon diritto possiamo vantare di aver messo un seme contro la pena di morte, in tempi davvero estremamente precoci. E chi, se non la nostra più grande concittadina di sempre, Santa Caterina, poteva farlo?

Dunque, Caterina, nella sua Lettera 170 scritta a Piero marchese del Monte, magistrato e podestà di Siena, volle riferirsi al caso di un giovane che era penetrato in un convento di monache benedettine, minacciando di dare fuoco all’edificio se le stesse non lo avessero compiaciuto, compiendo così un reato che, a quei tempi, siamo in pieno Trecento, era senz’altro perseguibile con la condanna a morte.

Caterina scriveva al magistrato “vi prego e vi costringo che voi ci poniate quel rimedio che vi pare, e più convenevole; sì che si ponga rimedio a tanta abominazione”.

Ma la mantellata di Fontebranda aggiungeva: “Non vorrei, però, che egli perdesse la vita: ma d’ogni altra pena io sarei molto consolata”.

Quindi la nostra Santa diceva sì alla giusta pena per punire il reato, ma no alla pena di morte, perché della vita umana è padrone solo Colui dal quale la vita stessa viene.

E nella stessa Lettera 170 Caterina scriveva: “Siate vero giudice e signore nello stato che Dio v’ha posto; e drittamente rendiate il debito al povero, e al ricco secondo che richiede la santa Giustizia, la quale sempre sia condita con misericordia”.

Sono concetti di estrema e sempiterna attualità".

Marco Falorni

 
Voltiamo Pagina è incompatibile con Renzi e con i renziani PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 15 Novembre 2019 14:31

A beneficio di chiunque fosse interessato al tema, il gruppo consiliare Voltiamo Pagina ci tiene a far sapere la propria posizione politica nei confronti del neonato movimento Italia Viva, fondato da Matteo Renzi.
Per quanto riguarda il fondatore, ci sono bastate le cose che ha fatto a suo tempo da premier, e quelle che non ha fatto a favore della città di Siena. E ci è bastato il suo tentativo di imporre una riforma pasticciata e pericolosa della costituzione, tentativo bocciato a furor di popolo dagli italiani.  E non dimentichiamo la promessa da lui fatta, e tradita, di abbandonare la politica in caso di bocciatura del citato referendum.
Per quanto riguarda Italia Viva, abbiamo ben chiaro il suo ruolo di indispensabile stampella ad un governo nazionale nefasto per gli italiani, per l'ennesima volta non votato dal popolo, ma nato da alchimie di palazzo a cui proprio Renzi ha dato un sostanzioso contributo, e non rappresentativo dell'attuale realtà sociale e politico-elettorale del paese.
Per questi motivi, Voltiamo Pagina si oppone, come più non potrebbe, a Renzi e al suo movimento, e condanna ogni eventuale connessa presenza, reale o in pectore, nell'ambito della maggioranza comunale e delle nomine in società partecipate dal Comune di Siena.
Sperando che questa posizione sia abbastanza chiara, Voltiamo Pagina può comunque ribadirla, se necessario, in tutte le sedi.

Gruppo consiliare Voltiamo Pagina

 
Quando la pagina è voltata all’indietro PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 30 Ottobre 2019 14:36

Riceviamo e pubblichiamo.

Con questo nuovo assetto di giunta si perde ancora di più il contatto con i cittadini, soprattutto con quel mondo civico e con l'elettorato che hanno sostenuto l'Avv. Luigi De Mossi fin dalla presentazione della lista  alla Fortezza Medicea. Avevamo promesso di "Voltare Pagina" cambiando nomi e metodi ma prendiamo atto che siamo ancora lontani dal riuscirci. Dopo aver fatto una serie di nomine molto discutibili, ora si premia chi per mesi ha sparato addosso alla giunta definendola un "comitato organizzatore di feste" e spostando deleghe verso assessori che rappresentano solo se stessi o al massimo un singolo consigliere comunale. Non comprendiamo i metodi ed i tempi con i quali è stato portato avanti questo rimpasto, ma leggiamo con chiarezza la volontà di qualcuno di provare a chiudere l'esperienza di "Voltiamo Pagina" e rinnegare l'area civica che ha permesso la vittoria elettorale.

Federico Minghi e Carlo Marsiglietti

Consiglieri Comunali Voltiamo Pagina

 
Rimpasto, troppa fretta. E’ il momento di riflettere PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 22 Ottobre 2019 13:05

Nel seguire con attenzione il bailamme mediatico delle ultime settimane, circa l’eventuale rimpasto di assessori e deleghe nell’attuale Giunta, riteniamo doveroso esprimere il nostro punto di vista sulla vicenda.

Premesso che il TUEL concede la facoltà al Sindaco di scegliere liberamente i suoi più stretti collaboratori, c’è però una dimensione politica che non può essere taciuta da un gruppo come il nostro, nato per voltare pagina. Nell’ottica di una necessaria dialettica elettori-eletti non possiamo, infatti, fare finta circa il malcontento che aleggia, tra i senesi prima che nel nostro gruppo, circa l’opportunità politica di un rimpasto di questa natura. La nostra preoccupazione non è quella di ottenere una poltrona più comoda per Voltiamo Pagina, che pure ne avrebbe pieno titolo; a dimostrazione di ciò da neo Consiglieri eletti, nel Luglio 2018, con spirito propositivo ci siamo messi in disparte sulla partita degli Assessori e ancora oggi nessun Consigliere di Voltiamo Pagina ambisce a posizioni che vadano oltre il mandato consiliare che ci è stato assegnato. Tuttavia l’esperienza del recente passato ci ha dimostrato quanto le scelte dettate dalle contingenze del momento si siano tradotte, in un momento successivo, in scelte precipitose e poco produttive. Per questo riteniamo giusto stimolare un’ulteriore riflessione, che coinvolga magari l’opinione degli stessi cittadini.

Ciò detto, la nostra identità politica resta ferma nella dimensione di civici eletti in quota De Mossi. Non amiamo i giochi di palazzo che troppo spesso caratterizzano la politica, per questo il nostro ruolo rimane immutato all’interno della maggioranza quali primi sostenitori del Sindaco a cui non faremo mancare il nostro supporto.

Gruppo consiliare Voltiamo Pagina

 
Arte, cultura, politica, ovvero Fabio Bargagli Petrucci PDF Stampa E-mail
Cultura

Arte, cultura, politica: la ricca biografia di Fabio Bargagli Petrucci analizzata da diversi punti di vista. Dopo l'introduzione di Raffaele Ascheri, gli interventi di Marco Falorni, Gabriele Maccianti, Benedetto Bargagli Petrucci. Nella foto: un momento dell'incontro svoltosi alla Biblioteca degli Intronati.

 

 
La droga leggera è un ricordo, e le conseguenze della cannabis “attuale” sono devastanti PDF Stampa E-mail
Varie
Sabato 19 Ottobre 2019 13:14

Non esiste più la droga cosiddetta “leggera”. Le mutazioni genetiche della cannabis che finisce sul mercato (forse l’unico ogm contro cui non si scagliano gli ecologisti) hanno una quota di principio attivo circa dieci volte superiore rispetto a pochi anni fa. Per fare un esempio, fumare la cannabis di oggi sarebbe come bere una birra non di 4 gradi di contenuto alcolico, ma di 40 gradi. Come si fa a definire leggera questa droga qui? Lo ha spiegato, in maniera chiarissima il dottor Giovanni Serpelloni, nell’incontro organizzato al Santa Maria della Scala dall’Osservatorio di bioetica di Siena. Il dottor Serpelloni ha anche dimostrato, dati alla mano, l’evidenza scientifica dei mutamenti sul cervello (e di conseguenza sul comportamento) di coloro che fanno uso anche di pochissimi “spinelli”. Le leggi possono dunque anche essere cambiate, ma la realtà medica e scientifica, ormai provata, è ben altra cosa.

 

 

Il dottor Alfredo Mantovano, magistrato, ha spiegato benissimo gli aspetti giuridici legati alla droga ed il terribile peggioramento sociale che ha provocato la riforma della legge nel 2014, che ha limitato la punibilità dei reati, con ciò facendo esplodere il fenomeno e le sue conseguenze sociali, in termini di salute, soprattutto dei giovani, e di sicurezza.

Interessanti tutti gli interventi, svoltisi alla presenza di un foltissimo pubblico, circa 300 persone, con larga rappresentanza di avvocati ed insegnanti. Manifestazione riuscitissima, complimenti agli organizzatori dell’Osservatorio di bioetica.

 
Un po' di rispetto per Maria (e per la sua città) non guasterebbe PDF Stampa E-mail
Varie
Domenica 29 Settembre 2019 07:24

Come cattolico e come senese, trovo offensivo aver proiettato l'immagine di Maria mentre si cantava un brano che parla di marijuana. Siena è la città di Maria, in suo onore si corre il Palio, nel palazzo Pubblico, che faceva da sfondo al concerto, c'è la Maestà di Simone Martini. A chi ha fatto onore questa bravata? Alla notte dei ricercatori? All'Università? Alla cultura? Al Comune che ha concesso la Piazza?

 

 

A chi è giovata, alle migliaia di ragazzini che assistevano alla performance dei musicanti (a me finora ignoti, lo confesso)? Un po' di rispetto non guasterebbe.

Marco Falorni

 
Siena ha celebrato il Patrocinio di Maria, unica regina della città PDF Stampa E-mail
Varie
Domenica 22 Settembre 2019 12:12

Come ogni 22 settembre, è stata celebrata, nella splendida cappella interna del palazzo Pubblico, la messa per la Madonna del Patrocinio, e quest’anno, per la prima volta, presieduta dal nuovo arcivescovo monsignor Augusto Paolo Lojudice. Alla presenza delle autorità comunali, civili e militari, l’arcivescovo ha commentato, con parole semplici e chiare  un significativo passo del Vangelo di Luca. Ha sottolineato alcuni concetti fondamentali per un cristiano, ed in particolare per un amministratore cristiano, parole che hanno toccato tutti i presenti.

 

 

La bella tradizione di celebrare la Madonna del Patrocinio, patrona e regina di Siena, è andata avanti nei secoli granducali, anche perché in questo modo i senesi volevano sottintendere che la vera regina della città era una sola, e che i granduchi ne erano solo temporaneamente gli "amministratori". Diverso il clima con l'avvento della monarchia nazionale, probabilmente perché il re d'Italia non ammetteva la "concorrenza" di una regina celeste, e soprattutto per l’avvento al potere di una classe dirigente liberale e marcatamente laicista. Poi, cambiati i tempi, la tradizione venne ripristinata nel 1928 per volontà del podestà Fabio Bargagli Petrucci, e tuttora prosegue.

 
Cose da sapere & da ricordare / Una "fotografia" di Siena nel dicembre 2010 PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 01 Settembre 2019 13:27

Questo articolo, intitolato "I secoli per costruire la ricchezza di una città, pochi anni per distruggerla", compariva sul numero di dicembre 2010 del periodico comunale "La Balzana" ed era stato da me redatto, a nome delle liste civiche senesi (Impegno per Siena, Libera Siena, La Mongolfiera). Se il contenuto era vero, lo lascio giudicare ai lettori, almeno a quelli che all'epoca erano già adulti e sufficientemente attenti alla realtà.

Marco Falorni


 
Consiglio comunale, un anno record PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 28 Giugno 2019 07:20

Presidente Marco Falorni, è passato il primo anno di attività anche per il nuovo consiglio comunale.

“Quasi. Il consiglio si è insediato il 12 luglio 2018, dunque è operativo da neppure un anno intero, ma ha già prodotto tantissimo lavoro, nelle sedici sedute consiliari svolte, che sono un buon numero”.

Parliamone.

“Intanto 75 delibere sono state approvate, tutte quelle proposte dalla giunta, ed alcune di grande importanza, 27 le mozioni discusse e ben 108 le interrogazioni effettuate, che sono tantissime. Fra queste, 102 discusse in aula, di cui 96 ordinarie e 6 con procedura di urgenza, e 6 chieste con risposta scritta. Complessivamente un ottimo risultato. Mi dispiace solo per le poche interrogazioni scritte, che fra l’altro garantiscono la risposta entro 30 giorni, ma questo dipende dai consiglieri, in particolare da quelli di minoranza, non certo dal presidente. Al momento, ancora da evadere ci sono appena 14 interrogazioni e 5 mozioni, pochissime”.

Facciamo un cenno alle commissioni consiliari.

“Certo, queste importanti articolazioni del consiglio si sono riunite complessivamente 88 volte, di cui 44 nell’anno 2018 e finora 44 anche nell’anno 2019. Un bel numero, e per alcune il grosso del lavoro dovrà venire più avanti, fra l’altro con la revisione del regolamento del consiglio comunale e dello statuto comunale”.

 

 

Le delibere che ricorderà più volentieri?

“Per esempio nel 2018 quella sul Palio straordinario, che non è cosa da tutte le consiliature, e poi nel 2019 il conferimento della cittadinanza onoraria al reggimento paracadutisti Folgore, da oltre 40 anni a Siena, a suggello di una lunga amicizia e collaborazione con la nostra città”.

E le delibere più dolorose?

“Quelle per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio e del corposo extra deficit, complessivamente circa 15 milioni di euro di imprevisto passivo, non gradita eredità della vecchia amministrazione”.

Che giudizio si è fatto del nuovo consiglio comunale?

“Nella maggioranza c’è un tasso di novità eccezionale, sono quasi tutti esordienti. E questo porta entusiasmo, ma anche iniziale inesperienza, perché il ruolo del consigliere non è semplice, se lo si vuole esercitare con piena consapevolezza e responsabilità e con competenza. Nel corso di questo anno, per fortuna, ho visto crescere molto il livello dei consiglieri di maggioranza, e questo è di grande conforto per il prosieguo del mandato”.

E sul fronte della minoranza?

“In questo caso il livello di esperienza è ben maggiore, basti pensare che ci sono addirittura tre consiglieri che hanno svolto il ruolo di sindaco, uno a Siena, uno a Siena e Monteriggioni, uno a Sovicille. Anche per questo dalla minoranza mi aspetto una forte collaborazione al funzionamento dell’organo consiliare, nell’ottica di perseguire il bene della nostra città. Collaborazione che a tratti c’è stata, ma che può migliorare”.

Da più parti si vorrebbe una programmazione delle sedute consiliari.

“Tale programmazione, che per inciso non è prevista da alcuna norma, in passato è stata fatta, ma ben poco rispettata. Sicuramente, però, una attendibile programmazione semestrale delle sedute consiliari aiuterebbe molto, non solo la minoranza, ma anche la maggioranza e soprattutto l’amministrazione, e inoltre migliorerebbe la qualità della vita del presidente. Sembra facile, ma non lo è, per un complesso di problemi e scadenze legate all’attività amministrativa. Tuttavia sono fiducioso, con l’aiuto del bravissimo segretario generale, di riuscire a fornire anche questa programmazione”.

Un obiettivo da realizzare?

“Coinvolgere di più i cittadini senesi nella conoscenza e nelle attività del consiglio comunale. Questo starà anche ai singoli gruppi consiliari che, dopo il necessario periodo di rodaggio, ritengo che sapranno cominciare a muoversi bene pure in tal senso, in piena autonomia”.

 
Sì all'Europa, ma per farla nuova PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 12 Maggio 2019 12:29

"Sì all'Europa, per farla" è il tema del convegno, organizzato dal Movimento Cristiano Lavoratori, svoltosi a Firenze sabato 11 maggio. I lavori sono stati introdotti e coordinati da Pierandrea Vanni, presidente regionale MCL, e al dibattito hanno preso parte Diva Gonfiantini, presidente provinciale MCL Firenze, Marco Falorni, componente del consiglio regionale MCL, Andrea Fagioli, direttore di Toscana Oggi. Le conclusioni sono state a cura di Giovanni Gut, vicepresidente nazionale MCL.

Qui di seguito, ecco l'intervento pronunciato da Marco Falorni.

 

 

"Dunque parliamo di Europa, e lo facciamo fra persone impegnate nell’associazionismo. A questi dati ne dobbiamo aggiungere un altro: il nostro Movimento si chiama Cristiano dei Lavoratori. Alla luce anche di questo, parliamo allora di una Europa che, come disse il santo e carismatico papa Giovanni Paolo II, o sarà cristiana, o non sarà. E allora domandiamoci se oggi l’Europa è, o non è.

Per capire dove vogliamo andare, credo bisogna rifarsi alla storia, che è maestra di vita. L’Europa, da insieme disordinato di popoli e tribù, acquista una consapevolezza di continente attraverso un minimo comune denominatore: la fede cristiana. Con il cristianesimo i popoli acquisiscono il valore della solidarietà e il valore della sacralità della vita umana: i bambini non voluti non vengono più gettati da una rupe, ma anche i trovatelli vengono accolti, allevati, istruiti, avviati ad un mestiere o a una professione e aiutati a formarsi una famiglia. Il Santa Maria della Scala, a Siena, per secoli ha svolto anche questo compito, e lo ha fedelmente rappresentato negli affreschi del Pellegrinaio. Ma si potrebbe citare anche lo spedale degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, che è qui a due passi da noi.

Il cristianesimo ha fondato gli ospedali, le università, ha contribuito alla emancipazione della donna, che dalla foemina romana diventa la domina cristiana, cioè la signora, e acquisisce ruoli e diritti prima non riconosciuti. Duemila anni di instancabile opera di promozione umana hanno forgiato l’anima di un continente. Anche gli scambi culturali e commerciali sono in gran parte figli dei grandi pellegrinaggi sulla via Francigena, sul cammino di Santiago, sui percorsi verso Gerusalemme come verso altri grandi santuari: l’Europa è nata sui valichi delle Alpi come dei Pirenei, laddove uomini di diversa provenienza, lingua e cultura hanno imparato a riconoscersi e a rispettarsi, nel nome della comune fede cristiana.

Nei giorni scorsi, nella mia città, si sono svolte le feste internazionali in onore di Santa Caterina da Siena, patrona d’Europa. Laica e donna di popolo, Caterina aveva chiarissimo il concetto di Europa, tenuta insieme dalla comune fede in Gesù Cristo, ed a tale concetto si rifaceva spesso nelle sue lettere a re, regine, papi. Una donna, Caterina, che convincendo il papa Gregorio XI a ritornare a Roma, liberandolo così dalla pesante tutela di un potente sovrano, ha permesso alla Chiesa di recuperare libertà, autonomia, autorità e universalità.

Torniano ai nostri tempi. Dopo la devastante esperienza di due guerre mondiali, tre grandi cattolici democratici, Schuman, Adenauer e De Gasperi, quest’ultimo già avviato verso la santità, ebbero l’intuizione di fondare il primo nucleo di quella che è oggi l’Unione Europea.

E dopo tutto questo, le radici cristiane non hanno trovato posto neppure nel preambolo della costituzione europea, lo stesso partito popolare non è riuscito ad ottenere neppure questo minimo risultato.

Quando il contenuto di una carta non è aderente alla realtà, può sì esserne imposta con la forza l’applicazione, ma è difficile ottenere per lo stesso uno spontaneo consenso popolare. Mi spiego con un esempio: quando Caligola decise di nominare senatore il suo cavallo, seguì una procedura corretta e l’imperiale atto di nomina era formalmente ineccepibile. E tuttavia noi sappiamo che quello nominato non era un senatore, perché era un cavallo.

Allora, tornando al tema, bisogna domandarsi: è questa l’Europa che vogliamo? Io penso di no. Anche se, sia chiaro, ritengo impossibile e controproducente il solo pensare ad uno sganciamento dell’Italia dall’Unione. La cosa doveva essere chiara già prima, ma l’esperienza della Brexit e della sua sciagurata gestione, la rendono evidentissima. Così come non è pensabile una rinuncia alla moneta unica europea.

Ma in che misura bisogna rinunciare a un po’ di Italia per avere un po’ più di Europa? L’articolo 1 della costituzione italiana, di recente vittoriosamente difesa dai nostri concittadini, ci ricorda che “la sovranità appartiene al popolo”. A quale popolo? A quello italiano, ovviamente. Eppure, spesso si sente dire, e talvolta anche a ragione, che bisogna essere disposti a cedere porzioni di sovranità. Cosa vuol dire? Ciò è sicuramente sensato se ci si riferisce alla ricerca di una difesa comune e di una politica estera comune, cioè delle uniche due cose che, anche al di là della forza economica, potrebbero rendere autorevole e credibile l’Unione fra le altri grandi potenze dello scacchiere mondiale. I popoli europei, nella storia, avevano già dato prova di sapersi unire, nei momenti di pericolo, si pensi a quanto accaduto a Lepanto e a Vienna. Ma oggi non è così. Si veda cosa succede in Libia, dove la politica estera degli stati europei è ben diversificata. Occorre porre rimedio a queste grandi incongruenze.

Ma c’è di peggio. Se per obiettivi così alti si può accettare la perdita di una fetta di sovranità, appare ben più difficile digerire che l’Italia non possa decidere in materia di quote latte, come di olio tunisino o di arance marocchine, di lunghezza dei cetrioli come di curvatura delle banane. Questa è l’Europa dei vincoli, degli indici e dei decimali, della burocrazia assurda che alimenta se stessa. Appare poco spiegabile che settori importanti dell’Unione sostengano il Ceta, il trattato di libero scambio Europa-Canada, che, stando a quanto denunciano numerose associazioni, Coldiretti in testa, metterebbe a rischio non solo la salute dei connazionali - infatti potrebbero entrare prodotti agricoli trattati con sostanze che in Italia sono vietate - ma anche tutta una serie di prodotti enogastronomici, di dubbia riconoscibilità, che metterebbero in crisi le eccellenze del nostro territorio, e quindi la nostra economia. Altro che filiera corta e prodotti a chilometri zero. Mentre in Italia si fatica ad inserire le etichette obbligatorie per rendere evidente la provenienza dei prodotti - si pensi al grano, con i nostri produttori messi in ginocchio dalla importazione di cereali di più bassa qualità, e a quanto hanno dovuto lottare per inserire l’etichetta di riconoscibilità del territorio di produzione - in Europa si legifera per liberalizzare al massimo la circolazione delle merci, abbassando la qualità dei controlli.

Personalmente, non credo che, in economia, la liberalizzazione selvaggia, così come la privatizzazione nella erogazione di servizi pubblici essenziali e talvolta strategici per gli interessi nazionali, possa far parte di una politica cristianamente ispirata. Credo che l’economia sociale di mercato possa essere la risposta cristiana a questa manìa privatizzatrice che permea la sinistra non meno della destra politica.  Noi non siamo liberali? Come no?! Non possiamo non dirci liberali, parafrasando Croce, ma il capitalismo accettabile non è quello senza regole e senza etica. E questi princìpi dovremmo farli valere anche in Europa, in particolare da parte di quelle forze, da anni troppo cedevoli, che si rifanno ad una ispirazione cristiana.

Non c’è solo l’economia. C’è il problema di fronteggiare l’attacco continuo, martellante, alla famiglia tradizionale, alla vita umana dal suo sorgere al suo tramonto, alla libertà educativa, a tutto il sistema dei valori cristiani che soli, dando certezze di riferimenti, possono motivare individui e popoli a fare e a fare bene, incentivando il progresso vero, economico, culturale, e morale, e non solo quello tecnologico e quello di una scienza sempre più svincolata dall’etica.

C’è poi, gravissimo, l’attacco ai corpi intermedi, ai partiti e ai sindacati, che si tende sempre più a svilire, provocandone una caduta di prestigio, alle associazioni e ai movimenti, penalizzati con tutta una congerie di adempimenti, balzelli, complicazioni burocratiche che scoraggiano lo sviluppo delle attività e delle nuove iniziative, c’è l’attacco alle famiglie tradizionali, fino a farle sentire addirittura un retaggio di un passato oscuro, piuttosto che una realtà viva, cellula fondamentale per la tenuta del tessuto sociale. Insomma, si tende a rendere l’individuo sempre più solo, solo e senza corpi intermedi che lo difendano, di fronte ad un potere statale o sovranazionale spaventoso. Ed è proprio questo l’interesse delle lobbies finanziarie internazionali, che hanno tutto da guadagnare a trovarsi davanti masse indistinte di individui soli, poco politicizzati, poco sindacalizzati, senza il conforto solidale di affetti familiari stabili, e sempre più anche senza lavoro garantito, ma ricattati da situazioni di precarietà, e senza la possibilità di programmare matrimoni, figli, mutui, acquisto di case. Così gli individui sono sempre più schiavi, anche se la schiavitù, teoricamente, non esiste più, perché sradicata, guarda il caso, proprio dal cristianesimo. E oltre gli individui, anche gli stati sono sempre più deboli e manovrabili dalle suddette lobbies finanziarie internazionali.

In questo quadro l’Unione Europea deve essere un baluardo a difesa dei popoli e degli individui, e non certo uno strumento di ulteriore repressione delle aspirazioni umane e degli stati membri.

Bisogna quindi essere molto esigenti con i candidati al parlamento europeo, anche con quelli più vicini ai nostri riferimenti culturali e politici, bisogna non stancarsi di chiedere chiarimenti, impegni, e di seguire da vicino l’attività degli eletti, per non far mancare i giusti stimoli, oltre a fornire i necessari supporti.

In questo il nostro movimento può svolgere un ruolo grande. Mcl ha già fornito, a livello nazionale come regionale, ed anche in collaborazione con altre associazioni, dei documenti che possono essere utili per chi vuole avvicinarsi consapevolmente al rinnovo del parlamento europeo, da candidato come da semplice elettore.

Il quadro dell’Europa che ho appena delineato è sicuramente denso di problemi, ma non per questo deve venirci a mancare una sana dose di ottimismo cristiano. Il cristiano triste, lo sapete, è un triste cristiano. Quindi dai problemi deve venirci la voglia di affrontarli e di rilanciare, per fare di nuovo dell’Europa una luce per il mondo, per recuperare l’ispirazione originaria dei fondatori e per rinnovare senza paura l’ispirazione cristiana della politica che vogliamo professare e sostenere. Bisogna pretendere dagli eletti una via cristiana all’economia, al sociale, alle conquiste scientifiche, ai diritti umani, a quelli veri e non ai desideri individuali più o meno legittimi. Bisogna tornare a proclamare con fierezza questa identità e ravvivare così quella luce che dall’Europa ha irradiato il mondo per millenni, e che può e deve continuare a farlo".

Marco Falorni

 
© 2008 impegnopersiena