A giugno parte la mostra sulla collezione Salini. Nessuno lo sa, speriamo sia presto PDF Stampa E-mail
Eventi
Mercoledì 24 Maggio 2017 13:20

I consiglieri Laura Sabatini e Alessandro Trapassi (Gruppo Sabatini-Trapassi), Pietro Staderini (Sena Civitas) e Marco Falorni (Impegno per Siena), durante la seduta consiliare del 23 maggio 2017, hanno presentato un’interrogazione urgente sulla mostra espositiva “Siena tra il ‘200 e il ‘400” della collezione dell’architetto Simonpietro Salini, che sarà inaugurata il prossimo 14 giugno nei Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico.

Laura Sabatini, nell’evidenziare il livello artistico dell’allestimento, frutto della generosità del noto architetto nei confronti del popolo di Siena, ha chiesto informazioni sulle forme di promozione e pubblicità adottate dall’amministrazione per valorizzare e rendere fruibile a un vasto pubblico la mostra della Collezione Salini con una necessaria e dovuta divulgazione sia in Italia, sia all’estero.

Il sindaco ha confermato l’apprezzamento per la disponibilità dell’architetto Salini, evidenziando anche il contributo del Comune per la progettazione di questo grande evento. Salini ha richiesto espressamente di curare personalmente e direttamente tutta la comunicazione inerente l’evento, incaricando personale e ditte. I soggetti incaricati hanno redatto e predisposto un piano di comunicazione condiviso dal Comune. A oggi è stato realizzato un sito internet appositamente dedicato e attivata una pagina facebook. Per il piano mezzi sono stati predisposti: circa 2mila inviti da diffondere con una rete privata e una pubblica sia in Italia sia all’estero; 200mila dépliant, locandine, manifesti, totem e stendardi. Previste e già prenotate inserzioni pubblicitarie sulla stampa. L’amministrazione integrerà il piano con comunicazione web sul sito istituzionale, su Siena Comunica, Enjoy e sui social di riferimento e, durante l’allestimento saranno promosse ulteriori forme di comunicazione. Lo scorso 30 marzo si è tenuta una conferenza stampa di presentazione, che è stata ripresa e lanciata anche dall’agenzia giornalistica ANSA.

Laura Sabatini, pur gradendo la condivisione espressa dal sindaco sul valore dell’allestimento e la generosità per il dono fatto da Salini alla città, ha comunque sollecitato una maggiore promozione, perché come riferitole da diverse persone, non è ancora evidente la campagna di informazione per questo importante appuntamento cittadino ad una quindicina di giorni dall’inaugurazione.

 
Piano del traffico: i costi si moltiplicano come i pani e i pesci PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 24 Maggio 2017 09:14

La scelta di procedere a un affidamento esterno per la redazione del Piano Urbano della Mobilità ha costituito il tema centrale dell’interrogazione presentata, nella seduta consiliare del 23 maggio 2017 da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

Il consigliere ha sostenuto che il Comune di Siena, negli anni dal 2002 al 2008, ha ricevuto circa 390mila euro per l’elaborazione di un piano del traffico che aggiornasse quello approvato nel 2001 e ha ricordato come, circa un anno fa, l’assessore preposto, in risposta a una sua analoga interrogazione, avesse indicato un costo di 6.100 euro per la stipula di una convenzione sottoscritta con il Polo Universitario Sistemi Logistici dell’ateneo di Pisa. Inoltre, secondo Falorni, l’assessore aveva fatto riferimento a un gruppo di lavoro interno alla dotazione organica comunale e aveva affermato che la spesa finale complessiva non avrebbe superato i 20mila euro.

Rilevando come la redazione del Piano in oggetto sarà invece affidata a professionisti esterni, attraverso una procedura di avviso pubblico, Falorni ha chiesto i motivi di tale scelta, piuttosto che ricorrere al personale comunale e della Polizia Municipale, e un aggiornamento sull’importo complessivo per la redazione del Piano.

 

 

L’assessore alla Mobilità ha risposto che la redazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) è stata affidata all’esterno in quanto operazione che richiede competenze altamente specialistiche e lunga esperienza nel campo della mobilità sostenibile; decisione che è stata presa anche in considerazione dell'organico in servizio alla Direzione Territorio e dei relativi carichi di lavori che non permetterebbero il rispetto di tempistiche adeguate.

L’attività conoscitiva propedeutica a qualsiasi elaborazione progettuale richiede, inoltre, l’esecuzione di indagini e rilievi mediante tecnologie e strumenti non in possesso dell’Amministrazione e l’utilizzo di un software di simulazione che consenta di utilizzare e aggiornare il modello di traffico della città.

Le attività finora svolte, secondo l’assessore, hanno evidenziato la necessità di un riassetto complessivo del sistema della circolazione e dell’accessibilità, finalizzato alla promozione di modalità di trasporto più sostenibili e di minore impatto ambientale.

Per quanto riguarda il lavoro pregresso, l’assessore ha assicurato che tutti gli studi effettuati dall’Ufficio Mobilità negli anni precedenti, sia con personale interno sia tramite incarichi esterni, su vari temi (sosta autovetture e motocicli, viabilità, pedonalizzazione, trasporto pubblico), saranno forniti all’aggiudicatario della redazione del PUMS al fine di concorrere alla realizzazione del quadro conoscitivo e della documentazione, permettendo di velocizzare il lavoro dei tecnici esterni.

La spesa complessiva per l’affidamento del servizio di redazione è di circa 90mila euro, in considerazione del ribasso offerto in sede di gara a fronte dei 125mila inizialmente previsti a base di gara: un importo comprensivo anche della fornitura del software di simulazione che rimarrà all’Amministrazione e che consentirà, al personale interno, di utilizzare il modello di traffico realizzato durante la redazione del PUMS per tutte le future valutazioni che si renderanno necessarie.

Falorni si è dichiarato insoddisfatto, sostenendo che l’assessore ha contraddetto se stesso e la risposta che aveva fornito alla sua precedente interrogazione, in quanto i costi per la redazione del PUMS erano stati quantificati in soli 20mila euro, anziché 90mila, mentre solo adesso emerge anche la necessità del software di simulazione del traffico.

Il consigliere, dopo aver quantificato in circa 500mila euro i costi complessivi per la redazione di tale Piano fin dal 2002, ha inoltre sottolineato il rischio che lo stesso venga approvato a scadenza di mandato, rimandando alla prossima Amministrazione anche gli oneri per una sua eventuale revisione.

 
Quell’alberello secco stecchito in piazza della Posta PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Domenica 21 Maggio 2017 12:05

Ricordate le polemiche quando furono segati d’autorità gli storici pini di piazza della Posta? Tranquilli, dissero, vedrete che saranno sostituiti a dovere. E bisogna riconoscere che le piante “nane” che ci hanno messo le hanno curate proprio bene.

 

 

Per esempio, guardate che bel colorino che ha preso in primavera l’alberello in primo piano.

Vedochiaro

 
Per la Chigiana, l’imperatore Carlo V e Cosimo I de’ Medici sono stati grandi benefattori di Siena PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Sabato 20 Maggio 2017 09:59

E’ in distribuzione un opuscolo, curato da Accademia musicale Chigiana e Fondazione Monte dei paschi, intitolato “Chigiana. International festival & Summer academy”, contenente molte interessanti informazioni di carattere musicale. All’interno c’è anche una sinteticissima storia di Siena, con almeno un passaggio veramente sconcertante, che testualmente recita: “Un variegato gruppo di governanti, tra i quali l’imperatore Carlo V e Cosimo I de’ Medici, tra i secoli XIV e XIX fece crescere la potenza economica di Siena”.

 

 

Che dire? I bambini senesi, prima ancora di andare a scuola, già sanno, dai loro genitori, che i più grandi nemici di Siena in tutta la sua storia sono stati l’imperatore Carlo V e Cosimo I de’ Medici. A chi avranno affidato la redazione della storia? L’avranno appaltata all’esterno? Molto altro ci sarebbe a dire, ma limitiamoci a questo.

Vedochiaro

 
San Bernardino degli Albizzeschi, un esile gigante PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Sabato 20 Maggio 2017 10:30

Ricorre oggi la festa liturgica di San Bernardino da Siena (nato a Massa Marittima l’8 settembre 1380 e morto a L’Aquila il 20 maggio 1444). Vediamo dunque una sintetica biografia del nostro grande santo. In mezzo alle discordie e alle lotte intestine che insanguinavano Siena nei primi decenni del secolo XV, si erge poderosa la figura di San Bernardino che, con la sua opera di profondo rinnovamento morale, esercitò grande influenza sui senesi. San Bernardino chiude, col Beato Giovanni Colombini e con Santa Caterina, una mirabile triade di mistici senesi: muore uno e nasce l’altro. A differenza di molti altri religiosi senesi che avevano preferito rinchiudersi nelle solitudini di San Leonardo al Lago, di Lecceto, di San Galgano, tutti e tre i santi citati evadono decisamente dal ristretto ambiente della loro città, girovagando per l’Italia e lasciando un messaggio di carattere e di risonanza universale.

 

 

Bernardino nacque nel 1380 a Massa Marittima, importante centro della Maremma senese, proveniente dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Ancora fanciullo, si trasferì a Siena, dove più tardi frequentò la locale Università. Trascorse una giovinezza non scevra da mondane emozioni, e tuttavia acquisendo un’altissima cultura, e dimostrando assai presto il suo animo sensibile e fine, pervaso, peraltro, da una spontanea e sottile vena di buonumore. All’età di 22 anni entrò a far parte dell’ordine dei francescani nella chiesa di San Francesco, e dal 1405 fu autorizzato a predicare. La cultura e la mirabile eloquenza che dimostrò subito gli procurarono l’amicizia di molti grandi umanisti del suo tempo. Quasi incredibili erano gli effetti delle sue prediche; antiche inimicizie si componevano sul momento, si pentivano i peggiori peccatori, le folle scoppiavano in lacrime implorando misericordia. Durante le prediche, Bernardino soleva tenere fra le mani una pittura rappresentante il monogramma del nome di Gesù, racchiuso dentro un’aureola di raggi d’oro che formavano un sole; quest’immagine era il simbolo della sua particolarissima devozione per il santo nome di Gesù. Lo stesso Bernardino ci fornisce una particolareggiata spiegazione della simbologia di questa immagine. La forma del sole raggiante rappresenta la carità ed anche la grazia che proviene dal nome di Gesù, come la luce e il calore provengono dal sole. I dodici raggi principali rappresentavano i dodici apostoli che diffondevano la parola di Dio; ciascun raggio aveva anche un preciso significato mistico, che sarebbe lezioso riportare in questa sede. C’erano molti altri particolari simboli (gli otto raggi minori eccetera), tutti dotati di un loro proprio significato. Per la sua eccezionale devozione al santo nome di Gesù, Bernardino fu addirittura accusato di eresia, nel 1426 e nel 1431; fu tuttavia sempre riconosciuto innocente ed anzi lodato dal papa Eugenio IV nel 1432.

 

 

L’immagine tanto cara a Bernardino diverrà anzi, dopo la sua morte, popolarissima e riprodotta un po’ dappertutto; essa campeggia anche sulla facciata del palazzo Pubblico di Siena, ai cui piedi Bernardino si era trattenuto tanto spesso a predicare. Bernardino fu anche devotissimo della Madonna, che presentò come distributrice di grazia, invocandole i titoli di madre e regina di misericordia, Egli, oltretutto, portava il nome del dottore della Madonna, San Bernardo, ed era nato l’8 settembre, il giorno in cui ricorre la festa della natività di Maria; inoltre vestì l’abito dei frati minori proprio l’8 settembre del 1402, e sempre in quel giorno celebrò la prima messa e tenne la prima predica. Frattanto, col passare degli anni, la fama di Bernardino si era accresciuta ed egli, a partire dal 1417, estese la sua attività anche fuori della Toscana, richiestissimo ovunque; visitò moltissime città dell’Italia centrale e settentrionale (Bologna, Ferrara, Brescia, Milano, Venezia eccetera), non tralasciando di sostare anche in una quantità di piccoli borghi rurali. Ovunque cercava di porre termine alle lotte fratricide che insanguinavano tante città italiane e di arginare la dilagante lussuria e il vizio, richiamando i vivificanti princìpi della genuina religione. Il suo intenso fervore religioso non fu mai dissociato da un carattere profondamente umano e informato a grande senso pratico, permeato inoltre da una autentica vena comica che molto contribuiva ad avvicinarlo alla folla dei suoi ascoltatori. L’eloquenza di Bernardino era spesso accompagnata da una mimica eccezionale; egli sapeva fare tutti i versi e riprodurre tutti i suoni, compiacendosi nelle sue prediche quasi come un novelliere avrebbe fatto col suo pubblico. Gli apologhi e gli esempi moraleggianti di cui era solito servirsi, infarciti come erano di immagini argute e di espressioni colorite, risultano di una vivacità così gustosa che non teme il confronto con nessun altro tipo di contemporanea eloquenza. Le folle restavano conquistate e città intere seguivano l’umile fraticello. Una grandissima quantità di preziose notizie riguardanti Bernardino le abbiamo potute sapere attraverso un tal Benedetto di maestro Bartolomeo; costui era un povero cimatore di panni di Siena che soleva, standosene ai piedi del pulpito, stenografare su tavolette cerate le prediche del santo, riportando con incredibile dovizia di particolari, perfino le interruzioni della narrazione, nonché le raccomandazioni e certi gesti di Bernardino.

Nel 1425 egli fece ritorno a Siena dove, eretto un altare in piazza del Campo, iniziò una serie di sermoni ai cittadini senesi. Questi ultimi sembrarono recepire il messaggio diretto loro ma, dopo la partenza del santo, ripresero con violenza a dare sfogo alle lotte delle fazioni. Bernardino, tornato ancora a Siena nel 1427 e saputo quanto era accaduto, rimproverò con grande veemenza e vigore i cittadini; le sue prediche furono così efficaci che molti obbedirono sinceramente alle sue esortazioni e, per lunghi anni, i segni della sua benefica influenza si riverberarono perfino nella legislazione e nei documenti politici della città. Per quanto riguarda la parte da lui avuta negli avvenimenti politici di livello internazionale, va ricordato che egli fu prezioso intermediario fra il papa e l’imperatore Sigismondo, il quale si trattenne per nove mesi in Siena. Si deve all’opera persuasiva di Bernardino se quest’ultimo, incoronato a Roma nel 1433, appianate le difficoltà e i dissidi col papa, giurò di difendere la Chiesa, fece sciogliere il concilio di Basilea, pacificò gli stati italiani, ed infine decise di incontrarsi con Eugenio IV a Viterbo. Bernardino fu pure un energico propagatore della riforma dell’osservanza, di cui nel 1348 fu anche vicario generale.

La sua vita si concluse serenamente nel 1444, mentre si trovava a L’Aquila. La sua canonizzazione avvenne nel giorno di pentecoste dell’anno giubilare 1450, per decreto di Niccolò V che, di proprio pugno, stese la bolla “Misericordias Domini”, con la quale annunciava alla cristianità che Bernardino degli Albizzeschi entrava a far parte del calendario dei santi, fissandone la festa al 20 maggio. E’ ancora oggi in corso di esame una proposta per elevare San Bernardino alla dignità di Dottore della Chiesa, come già è stato fatto per l’altra grande santa senese, Santa Caterina Benincasa.

L’arte, nei secoli, ha magnificato sempre la figura di San Bernardino, in particolar modo l’arte senese del secolo XV, ma la sua immagine è diffusissima anche in Umbria, nelle Marche e altrove, ed il suo trigramma campeggia in tante città e borghi d’Italia. Il santo è rappresentato sempre come un esile vecchietto in veste di francescano; il volto è smunto e precisamente caratterizzato ed è stato probabilmente ripreso dalla maschera funebre; il santo reca in mano il Signum Christi e generalmente posa i piedi su di una rappresentazione schematica della terra. Importantissima è poi la produzione letteraria di San Bernardino. Tra le sue opere, edite e inedite, occorre distinguere quelle di dubbia da quelle di sicura attribuzione, quelle latine da quelle volgari, quelle scritte di sua mano da quelle riportate, con sistema stenografico, dal summenzionato prezioso scrivano Benedetto di maestro Bartolomeo. I “Sermones” latini, come i quaresimali “De cristiana religione”, “De evangelio aeterno sive de charitate”, “De Beata Virgine” eccetera, si possono considerare come dei veri e propri trattati teologici, soprattutto di teologia morale; in essi si nota l’influsso di Ubertino da Casale e di Pietro di Giovanni Olivi, dai cui scritti il santo attinse con oculatezza. In volgare, oltre le prediche, Bernardino ci ha lasciato alcuni trattatelli, il quaresimale fiorentino del 1425, lettere e poco altro, raccolto nelle “Operette volgari”. Ma sono soprattutto celebri le prediche volgari di cui, tra quelle edite, le più ammirate sono senza dubbio quelle di Siena del 1427, le quali hanno un’importanza rilevante nella storia della letteratura italiana. In esse egli attinge largamente agli scritti dei padri della Chiesa, citando in continuazione episodi biblici del vecchio e del nuovo testamento, sapientemente alternati con episodi di ogni genere tratti dalla sua  stessa vita, nei quali riesce sempre a cogliere lo spunto per meditazioni e considerazioni di carattere generale. Da ricordare ancora che Bernardino ha un posto anche nella storia del pensiero economico, perché fu uno dei primi teologi a scrivere un’intera opera di economia, intitolata “Sui contratti e l’usura”, nella quale condanna l’usura, e pone i corretti limiti morali alla proprietà privata e all’uso che se ne deve fare, all’esercizio del commercio, alla determinazione del valore delle cose e del prezzo.

E’ indubbio che la religiosità di San Bernardino è una tra le più originali della storia, permeata sempre da un robusto senso umano e spontaneamente popolare, consapevole della realtà della vita terrena e dell’importanza di un impegno civile; questo però non ci deve far dimenticare la grande cultura umanistica del santo. La sua lucida coscienza delle possibilità della parola e delle lettere di influire in maniera determinante sul miglioramento del vivere sociale lo pone tra coloro che meglio seppero interpretare i più alti ideali del rinascimento. Un capitolo a parte meriterebbe il culto per San Bernardino, al quale sono intitolate chiese in Europa e in America, ed anche alcune città, di cui la più nota è San Bernardino in California. Per limitarsi all’Italia, ben trentasei comuni lo riconoscono come patrono, fra cui L’Aquila, Massa Marittima, Bernalda, Capalbio, Carpi, Sesto Calende.

Senio Ghibellini

 
Quanto è “veloce” la connessione a internet a Siena? Il Comune non risponde PDF Stampa E-mail
Politica
Lunedì 15 Maggio 2017 14:41

Una lunga lettera, quella firmata dall’assessore Paolo Mazzini, contenente una serie di informazioni più o meno interessanti, ma che non risponde assolutamente all’unico quesito posto nell’interrogazione, e cioè: “quale posto occupa attualmente il Comune di Siena, a livello nazionale, quanto a velocità di connessione ad internet”?

Conoscere la velocità di connessione non è una banale curiosità, perché internet non serve solo per divertirsi, ma anche, e soprattutto, per lavorare. Nell’occasione avevo richiesto di aggiornare i dati, abbastanza sconfortanti, del passato. Ma di tutto si è parlato, fuorché di rispondere al quesito posto.

Per completezza di informazione, qui di seguito riproduco la lunga risposta dell’assessore Mazzini, ed il testo della sintetica interrogazione a risposta scritta che avevo presentato.

 

 

 

Ricordato:

- Che nel marzo 2017, secondo la società americana di content delivery “Akamai”, quanto a velocità di connessione ad internet, l’Italia risultava al quartultimo posto in Europa, precedendo in classifica solo Croazia, Grecia e Cipro;

- Che nel marzo 2015, secondo il sito indipendente netindex.com, quanto a velocità di connessione ad internet in Italia, il Comune di Siena risultava occupare mediamente l’800° posto su 1.249 Comuni rilevati;

CHIEDO al sindaco:

- Quale posto occupa attualmente il Comune di Siena, a livello nazionale, quanto a velocità di connessione ad internet”.

Marco Falorni - Impegno per Siena

 
Siria: ecco a che cosa hanno votato contro Valentini, Ronchi e Vigni PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 10 Maggio 2017 13:06

Il PD, e solo il PD, anzi una parte di esso, ha respinto, per 9 a 8, la mozione che chiedeva il “riconoscimento dell’iniquità delle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Siria e appello ai vertici nazionali per un efficace intervento internazionale al fine della loro rimozione”. Prima di tutto, i nomi dei protagonisti di questa votazione, storica per il suo emblematico significato, e perché i diversi comportamenti dei vari gruppi sottendono posizioni politiche precise. Hanno votato contro (9 voti): il sindaco Bruno Valentini e il presidente del consiglio comunale Mario Ronchi (evidentemente entrambi decisivi), ed i consiglieri del PD Carolina Persi, Simone Vigni, Massimiliano Bruttini, Giulia Periccioli, Gianni Guazzi, Katia Leolini e Ivano Da Frassini. Hanno votato a favore (8 voti): Marco Falorni, Laura Sabatini, Alessandro Trapassi, Andrea Corsi, Massimo Bianchini, Mauro Aurigi, Pietro Staderini e Giuseppe Giordano. Si sono astenuti 2 consiglieri di Siena Cambia: Pasqualino Cappelli e Fabio Zacchei, che con la loro astensione hanno sconfessato la firma sulla mozione apposta dal loro capogruppo Lorenzo Di Renzone. Ha dichiarato la non partecipazione al voto Simone Lorenzetti (Riformisti). Si sono assentati dall’aula prima del voto: Lorenzo Di Renzone (Siena Cambia), Stefania Bufalini e Gianni Porcellotti (PD). Si sono assentati dall’aula prima della discussione della mozione: Ernesto Campanini (Sinistra per Siena), Michele Pinassi (Movimento 5 Stelle), Alessandro Piccini e Maria Isabella Becchi (Nero su Bianco). Si era assentato dall’aula già durante la fase delle interrogazioni: Mauro Marzucchi (Siena Futura). Sono stati assenti per l’intero consiglio: Pasquale D’Onofrio e Letizia Maestrini (Gruppo Misto), Rita Petti e Federico Nesi (PD), Enzo De Risi (Cittadini di Siena). La mozione, illustrata in aula da Marco Falorni, era stata sottoscritta anche da Laura Sabatini, Pietro Staderini, Giuseppe Giordano, Alessandro Piccini, Michele Pinassi, Enzo De Risi, Pasquale D’Onofrio, Andrea Corsi, Mauro Marzucchi e Lorenzo Di Renzone. Su undici firmatari, solo 5 l’hanno votata (Falorni, Sabatini, Staderini, Giordano e Corsi), mentre ben 6, in un modo o nell’altro, si sono assentati (A. Piccini, Pinassi, De Risi, D’Onofrio, Marzucchi, Di Renzone). E meno male che, firmatari a parte, la mozione ha raccolto anche il voto convinto di Trapassi, Bianchini e Aurigi. Questi dunque i numeri e i comportamenti dei singoli.

 

 

Veniamo al merito della mozione, che evidenziava che “come in tutti gli embarghi, anche in questo caso, a patirne gli effetti è stata ed è tuttora solo la parte più debole della popolazione”, e rilevava che: “la situazione della popolazione siriana è disperata per la diffusa carenza di generi alimentari, disoccupazione generalizzata, impossibilità di cure mediche, razionamento di acqua potabile e di elettricità; l’embargo rende anche impossibile per i siriani stabilitisi all’estero già prima della guerra di spedire denaro ai parenti rimasti in patria, ma anche le organizzazioni non governative, impegnate in programmi di assistenza, sono impossibilitate a spedire denaro ai loro operatori in Siria; aziende, centrali elettriche, acquedotti, reparti ospedalieri sono costretti a chiudere per l’impossibilità di procurarsi pezzi di ricambio”. Il testo passava poi a considerare che “oggi i siriani vedono la possibilità di un futuro vivibile per le loro famiglie solo fuggendo dalla loro terra; questa soluzione incontra non poche difficoltà ed è causa di accese controversie all’interno dell’Unione Europea. La retorica sui profughi che fuggono dalla guerra siriana appare ipocrita, se nello stesso tempo si continua a ledere la dignità e la sopravvivenza di chi rimane in Siria”. Infine la mozione intendeva impegnare il sindaco e la giunta “affinché la situazione della Siria sia resa nota a tutti i cittadini, patrocinando incontri di sensibilizzazione sul tema; a definire conseguenti deliberazioni che mirino a sostenere tutte le iniziative umanitarie e di pace che la comunità internazionale intenderà intraprendere; ad intervenire presso il governo ed il parlamento affinché il nostro paese si faccia promotore presso il parlamento europeo di una proposta di abolizione delle sanzioni alla Siria, al fine di garantire l’approvvigionamento alla popolazione civile dei generi di prima necessità e dei farmaci”.

A questi contenuti sono stati capaci di votare contro il sindaco Bruno Valentini, il presidente del consiglio comunale Mario Ronchi ed altri sette consiglieri del PD di osservanza ceccuzziana, fra i quali l’influente esponente piddino Simone Vigni, ceccuzziano, renziano e lottiano.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Si riaffaccia Franco Ceccuzzi. Ora ci racconti “la tragedia del nostro tempo” PDF Stampa E-mail
Il bulino
Lunedì 08 Maggio 2017 08:19

Si apprende dalla stampa cittadina di sabato 6 maggio 2017, che l’ex sindaco di Siena, ex segretario provinciale dei DS ed ex parlamentare Franco Ceccuzzi ha presentato un suo blog dal nome “Aria sottile”. Il nome del blog rimanda ad un libro del 1996 di Jon Krakauer, saggista e appassionato di montagna americano, dal titolo appunto “Aria sottile”, titolo originale “Into Thin Air”, con sottotitolo “una tragedia del nostro tempo raccontata da un grande scrittore”.

 

 

Chissà quanto era sottile l’aria che respirava Franco Ceccuzzi, quando al top della sua carriera e del suo potere politico, paragonò ad uno starnuto, per Banca MPS, l’acquisizione di Banca Antonveneta. Iniziò la rovina della Banca MPS, della Fondazione MPS e di conseguenza della città di Siena e non solo. Lo starnuto si rivelò malattia ben più grave, con tutto quello che è successo e che ne è conseguito in questi quasi dieci anni passati. I fatti sono noti a tutti. “MPS, trimestrale da ‘banca zombie’. L’ok al salvataggio non è così scontato”, titola un articolo di Paolo Fior sul “Fatto Quotidiano” del 5 maggio 2017. Questo titolo è un po’ la diagnosi dello starnuto di ceccuzziana memoria, riguardo Banca MPS. Sulla home page del blog di Franco Ceccuzzi “Aria sottile”, in fondo si legge: “Con un unico fine. Che le persone che mi vorranno seguire, leggano anche il prossimo post”. Chissà se Ceccuzzi ha intenzione di parlare de “la tragedia del nostro tempo”, dovuta al crollo di Banca Mps. Forse si potrebbe scoprire un “grande scrittore”! Visto che come politico non ne ha azzeccata una!

Cassandra

 
Chi avrà ragione? Simone Vigni (PD) o il TUEL? PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 05 Maggio 2017 08:46

Il TUEL, Testo unico degli enti locali, all’articolo 43 relativo ai diritti dei consiglieri, recita: “I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di iniziativa su ogni questione sottoposta alla deliberazione del consiglio. Hanno inoltre il diritto di chiedere la convocazione del consiglio secondo le modalità dettate dall'articolo 39, comma 2, e DI PRESENTARE INTERROGAZIONI E MOZIONI”.

 

 

Questa prescrizione di legge va messa a confronto con quanto ha dichiarato Simone Vigni, esponente autorevole del PD senese, durante il consiglio comunale dell’11 aprile 2017: “Guardatevi anche un po’ intorno, negli altri consigli comunali d’Italia. La maggioranza di essi non hanno né interrogazioni né mozioni. Ricordatevelo questo. Nella maggioranza delle città non viene fatto né interrogazioni né mozioni”.

Che dire? Tutto regolare? E’ questo il livello della classe dirigente alla quale i senesi intendono continuare ad affidarsi?

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Il piano del traffico costerà 20 mila euro o 125 mila euro e “rotti”? PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 12 Aprile 2017 07:20

Il consigliere comunale Marco Falorni (Impegno per Siena)  ha presentato la seguente interrogazione in merito ai costi per il nuovo piano della mobilità e della sosta.

 

 

Premesso:

- Che il vigente piano del traffico risale al 2001;

- Che negli anni dal 2002 al 2008 il Comune di Siena ha ricevuto dalla Fondazione MPS 390 mila euro per finalità attinenti alla elaborazione del nuovo piano del traffico, che ancora, e siamo nel 2017,  non c’è;

Considerato:

- Che ad una precedente interrogazione dello scrivente, nel giugno 2016 l’assessore alla mobilità rispose in aula che, per la redazione del nuovo piano urbano del traffico, i costi fino ad allora sostenuti dalla attuale amministrazione ammontavano a 6.100 euro, riconducibili alla convenzione sottoscritta con il polo universitario sistemi logistici dell’ateneo pisano, l’unico in Toscana che si occupa di progettazione stradale;

- Che nella stessa risposta, l’assessore parlò di un gruppo di lavoro interno all’amministrazione comunale, precisando che la spesa finale complessiva non dovrebbe superare i 20 mila euro;

Appreso:

- Che la redazione del nuovo piano verrà affidata ad una ditta esterna tramite un bando, per la spesa complessiva di 125 mila euro;

CHIEDO al sindaco:

- A quanto ammonterà la spesa complessiva per la redazione del nuovo piano, tenuto conto di quanto già dichiarato dall’assessore competente nel giugno 2016 e del nuovo bando;

- Per quale motivo si è ritenuto che la polizia municipale ed il personale comunale non avessero le competenze sufficienti per redigere il nuovo piano”.

 
Il consiglio comunale ha toccato il livello più basso di democrazia PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 11 Aprile 2017 19:49

Il consiglio comunale di Siena ha un nuovo regolamento, punitivo per la minoranza, imposto ovviamente a colpi di maggioranza. Qui di seguito presento quelli che sono stati i miei interventi in aula su questo argomento. Posso aver fatto bene o sbagliato, non lo so, giudicatelo voi, ma questo è ciò che ho detto.

In primo luogo ho tentato, con una mozione d’ordine, di far rinviare l’atto: “Presento una mozione d’ordine: chiedo il rinvio di questa delibera. Magari sarà la dodicesima volta che si rinvia, si vede che ce ne vuole una in più. Perché è antiestetico che ci siano così tanti emendamenti, forse in contrasto fra loro. Non si può, in una delibera di questa delicatezza, in cui si parla del regolamento sul funzionamento del consiglio comunale, non sapere che cosa si vota. Perché di fatto non si sa che cosa si vota. Quindi chiedo il rinvio per l’ennesima volta in commissione. Poi, se l’accordo ci sarà bene, altrimenti non si possono e non si devono fare forzature su questo tema. Comunque in passato, su questo, l’accordo l’hanno sempre trovato, riguardate gli atti”. Messa in votazione, la mozione è stata respinta, con 11 voti favorevoli (tutta la minoranza presente), 16 voti contrari (tutta la maggioranza presente) e un astenuto (il presidente).

 

 

In secondo luogo, sul testo della delibera, ho pronunciato in aula il seguente intervento: “A differenza della capogruppo del PD, io ritengo che questa delibera, almeno sul piano strettamente politico, sia la più importante e la più delicata che possiamo discutere durante il mandato consiliare. E’ stato rilevato che è dal 26 ottobre che ne viene discusso in sede di commissione, e dopo tutti questi mesi, quando si arriva in aula ci sono ore di interruzione per limare gli accordi in maggioranza, e ci sono otto emendamenti, di cui cinque di maggioranza. Qui non si sa nemmeno che cosa si va a votare. Quando ci sarà il testo definitivo, probabilmente ci sarà qualche contraddizione. Tutto ciò è antiestetico, ma per la maggioranza è tutto regolare. Simone Vigni addirittura ha paventato, fra virgolette ha ‘minacciato’ di abolire interrogazioni e mozioni. Io non lo so dove avviene questo, può darsi che a Raqqa funzioni così, ma a Siena siamo abituati a un altro tipo di democrazia, anche fra avversari politici, anche tosti, ma siamo abituati a ben altro tipo di democrazia. Ed oggi si stanno raggiungendo i livelli più bassi di democrazia, almeno da quando seguo il consiglio comunale, cioè come consigliere dal 2001, ma prima come giornalista, e in maniera più assidua di come fanno oggi i colleghi, lo seguivo dal 1983. Quindi ho un po’ di esperienza su come funziona e su come funzionava questo consiglio comunale. Oggi si è raggiunto il punto più basso.

Una delibera di questa delicatezza non spetta portarla in aula al presidente. Mi dispiace che ora Mario Ronchi non sia presente in aula, perché le cose mi piace dirle vis à vis. Non spetta portarle al presidente neanche come consigliere comunale, perché se uno è presidente non se lo può scordare di essere presidente. Il presidente deve applicare al meglio possibile le regole che ci sono. Poi, se l’esperienza lo porta a intravedere qualche possibilità di miglioramento, magari lo può suggerire alla conferenza dei capigruppo, lo può suggerire a una parte del consiglio, ma una delibera così deve scaturire dal consiglio, non dal presidente. E non è una questione di poco conto. Non mi interessa se il Tuel glielo consente. Certamente non glielo consente il bon ton istituzionale, e sono sicuro che lui lo sa, il che è un’aggravante.

 

 

Come nacque questo regolamento? Salvo piccoli aggiustamenti, l’impianto di questo regolamento risale a circa trenta anni fa, e fu sostanzialmente scritto da un assessore, o assessora, non lo so, scusate ma non ho studiato il manuale, comunque era una donna di formazione culturale comunista, che aveva profondo il senso del rispetto della minoranza. Perché qui era in maggioranza, ma era un’eccezione, perché il partito comunista da sempre in Italia, almeno finché c’è stata la cortina di ferro, stava in minoranza. Quindi era sentito il senso del rispetto per la minoranza, ed il regolamento che all’epoca è venuto fuori, e che è sostanzialmente arrivato fino ad oggi, è un regolamento molto garantista nei confronti delle minoranze. Ora il regolamento viene stravolto e peggiorato. Ma finora come funzionava? Funzionava bene, perché quelli della prima repubblica, rispetto al dopo, andrebbero fatti santi subito. Allora il consiglio lo vedevo dal banco della stampa: gli interventi erano pochi e sintetici e il consiglio era molto più corto. Quindi il regolamento, che è sempre lo stesso, non è peggiorato, siamo noi che siamo peggiorati, e che dovremmo tornare ad avere il senso istituzionale che c’era nella prima repubblica.

Come è stato eletto presidente Mario Ronchi? Credo di avere una buona parte di responsabilità, perché dopo le elezioni del 2013, da me e da Eugenio Neri vennero Carolina Persi e Gianni Guazzi, e ci dissero: noi abbiamo un nome per la presidenza. Ci vuole l’accordo su queste cose, ci vuole sul presidente come sul regolamento consiliare. Ci proposero Mario Ronchi. Eugenio Neri era nuovo, non lo conosceva, e quindi parlai io, dicendo: è una brava persona, competente e ha condotto molto bene la commissione affari generali, è una proposta veramente apprezzabile. E Mario Ronchi è diventato presidente. Mai avrei immaginato che lui arrivasse a questa forzatura, di imporre a colpi di maggioranza, e addirittura con la sua sola firma come proponente, un cambiamento così delicato e fondamentale, non l’avrei mai creduto.

 

 

E ricordatevi che ogni compressione dei diritti delle minoranze, è una compressione irreversibile. Perché quando si danno più diritti alle minoranze, si può sempre tornare indietro, perché se la cosa non funziona ci sarà sempre una maggioranza che potrà dire: abbiamo sbagliato, torniamo indietro. Ma quando si comprimono i diritti delle minoranze, non si torna indietro, perché la maggioranza ovviamente gode perché ha meno problemi, manterrà sempre il cambiamento avvenuto, e se cambierà maggioranza, questa lo manterrà a maggior ragione. Guardate che cosa è successo in una città a noi vicina. A fine mandato la maggioranza, che aveva il vostro stesso colore politico, impose con un blitz il cambiamento del regolamento del consiglio comunale in senso peggiorativo e meno garantista per le minoranze. Poi è cambiata maggioranza, e quelli di prima vorrebbero tornare indietro. Ma non si cambia. Quando peggiorano le cose per la minoranza, è un cambiamento irreversibile, purtroppo il gioco funziona così.

Specifico che sono contrario anche a modifiche migliorative che ci possono essere nei vari emendamenti. Mi scuseranno i colleghi della minoranza se dico che sono comunque contrario anche ai loro emendamenti, perché qui non si tratta di salvare il salvabile, qui c’è un principio da difendere. Qui parliamo di aspetti fondamentali del regolamento, non si discute di parlare un minuto più o meno, si parla di aspetti fondamentali. Bisogna fare quindici riunioni della commissione, fino a che non si trovi un accordo, perché in passato è sempre avvenuto così. Se poi l’accordo non c’è, l’atto non deve arrivare in aula. Con questo regolamento, fino ad oggi ci siamo arrivati, gli atti sono stati approvati, e non si può andare a colpi di maggioranza a spregio della minoranza. E vi chiamate partito democratico? Complimenti! E ai vostri alleati fedeli, complimenti anche a loro! Poi magari, voi alleati siete pronti a distinguervi in vista delle elezioni, dicendo: no, ma noi siamo diversi. Ma dove siete diversi? Questo è l’atto fondamentale ed oggi condividete tutti la stessa responsabilità.

Io sono sinceramente indignato. E quindi protesto come posso. Perciò non intendo avvalorare nemmeno con una ulteriore presenza questo atto, che ritengo indegno della tradizione democratica di questo consesso, per cui al termine di questo mio intervento, me ne andrò. Tanto abbiamo visto già in occasione del voto sulla mia mozione d’ordine per chiedere il rinvio, come andrà il voto su questo atto. Questa triste e agonizzante litania non intendo viverla, ed intendo invece fare un gesto di protesta, non avvalorando il dibattito neanche con un no. Però ricordatevelo, il fatto è grave, e sarà irreversibile”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
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