Il Beato Pietro Petroni, certosino che seppe "convertire" Boccaccio PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Lunedì 20 Marzo 2017 14:07

Nato a Siena nel 1311 da nobile famiglia, figlio di Guglielmaccio (che poi morirà durante la peste del 1348) e di Agnese Malavolti, il Petroni, quattordicenne, già si dedicava all’assistenza dei malati al Santa Maria della Scala, quindi entrò a 19 anni a far parte dell’ordine dei certosini e si ritirò molto presto nella certosa di Maggiano, presso Siena, a suo tempo fatta costruire dal cardinale Riccardo Petroni (1250-1314). Pietro, che acquisì grande cultura, condusse una vita di preghiera e di penitenza e per molti anni fu priore della certosa, dove ospitò più volte anche il Beato Giovanni Colombini (1304-1367), che vi si ritirava in preghiera, ma accolse anche tanti popolani che a lui si rivolgevano per avere consiglio. Pietro Petroni, che era diacono, per umiltà, non volle mai essere ordinato sacerdote, e a tal fine si mozzò il dito indice della mano sinistra, onde non poter celebrare certi riti religiosi. Rimase dunque semplice monaco, con funzioni di infermiere. Il Petroni morì cinquantenne, in odore di santità, il 19 maggio 1361 e fu sepolto a Maggiano; il suo esempio ebbe vasta influenza su molti personaggi del tempo, fra cui anche Giovanni Boccaccio (1313-1375). Avvenne infatti a Firenze che nella primavera del 1362 si presentò al Boccaccio un monaco senese (probabilmente Giovacchino Ciani) che, su invito del Petroni quando era ancora in vita, era venuto per esortarlo a prepararsi alla morte vicina mutando vita e studi; il Boccaccio, in effetti, seguì in gran parte questo consiglio, e per descrivere tale visita e il suo turbamento scrisse una lettera a Francesco Petrarca (1304-1374), che gli rispose sullo stesso argomento.

 

 

Nei suoi ultimi anni il Petroni aveva istruito il suo discepolo Giovacchino Ciani per inviarlo, dopo la sua morte, a portare i suoi illuminati consigli a diversi sovrani d’Europa, presso le rispettive corti. Nel 1421 la salma del Petroni venne riesumata, venne trovata intatta, e da una gamba uscì sangue vivo e caldo. Dell’episodio fu testimone anche San Bernardino degli Albizzeschi (1380-1444). Altra leggenda narra che sulla nuova tomba del Petroni avvennero molti miracoli, tanto che, riferisce Girolamo Gigli, “parendo a’ certosini che la troppa frequenza del popolo turbasse la pace della loro solitudine, il superiore fece comandare al Beato che cessasse da’ prodigi, siccome accadde, e furono nuovamente nascoste le sue ceneri, fino a che piacerà alla Divina Providenza di manifestarle”. Nel 1619 il luogo della sepoltura era ancora noto ai certosini, ma poi se ne sono perdute le tracce. Una semplice biografia del Petroni, purtroppo andata perduta, fu scritta a quattro mani in volgare dal Beato Giovanni Colombini e dal suo discepolo Niccolò Vincenti. Un rifacimento di essa, ma in latino e con stile più ricercato, fu pubblicato (1619) dal certosino Bartolomeo Scali da Siena. Successivamente si sono succedute alcune pubblicazioni agiografiche. In omaggio al ricordo del Petroni, la Repubblica di Venezia, anche in seguito ad una ascoltatissima predica di San Bernardino da Siena, nel 1422 concesse ai certosini un monastero nell’isola (poi detta appunto della Certosa) presso quella di Sant’Andrea al Lido. Pietro Petroni è venerato come beato dal suo ordine.

Nella foto: affresco (1597) del Beato Pietro Petroni, in una lunetta della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Castelnuovo dell’Abate, presso Montalcino.

Senio Ghibellini

 
Lavoro di fino nella Stufasecca PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Mercoledì 15 Marzo 2017 18:04

Che le pietre della Stufasecca abbiano bisogno di una bella sistemata è fuori discussione. Ma bisogna riconoscere che i nostri eroi, quando si mettono a fare un lavoro, lo fanno di fino, rattoppano col cesello dell’orefice.

 

 

La secchiata di catrame rovesciata in mezzo alla via appare anche particolarmente adatta per sostenere le ruote dei pesanti autobus senza avvallarsi… Vedere per credere.

Vedochiaro

 
Ora si raccolgono i frutti. E il Vangelo dice: dai loro frutti li riconoscerete PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 15 Marzo 2017 09:33

Il consiglio comunale ha approvato a maggioranza (16 voti a favore, 9 contrari, 1 non partecipante al voto, Staderini) l’aggiornamento delle garanzie fideiussorie del Comune di Siena a favore del Consorzio Terrecablate. Il dibattito, a partire dall’intervento del sindaco, è stato incentrato anche sulla situazione della società Terrecablate partecipata dal Comune. Qui di seguito, ecco il testo della dichiarazione di voto pronunciata in aula dal consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

 

 

“Voterò contro questa delibera. Vorrei sottolineare, non tanto lo stato di maggiore o minore difficoltà della società, quanto la certificazione del fallimento di un progetto. Questo perché nel momento in cui si prevede la cessione del ramo d’azienda della parte di servizio relativa ai privati, è chiaro che il progetto è completamente fallito. Non si può infatti pensare che Terrecablate sia nato solo per servire il Comune di Siena, la Provincia e qualche altro comune o ente pubblico. Doveva servire il territorio, cioè le aziende e i privati. E che cosa fa il Comune? Non solo all’inizio ha investito i suoi soldi nel capitale della società, non solo è ora costretto in qualche modo a dover fare il cliente, pagando Terrecablate, per poter almeno sperare che la società che resta sia in grado di rimborsare i mutui residui. Non solo, il Comune dà anche la sua garanzia fideiussoria su questi mutui. Cioè il Comune fa tutte le parti in commedia, ma tutte a danno o a rischio per sé e per i cittadini. Mi sembra che si debba prendere atto di un fallimento a 360 gradi. Vorrei anche rispondere alla consigliera Periccioli, che ha detto: 20 anni fa chi poteva immaginare che la Fondazione non avrebbe più foraggiato? Tutti lo potevano e lo dovevano immaginare. Ci sono comunque i verbali di quanto detto tante volte in quest’aula, per anni, spesso anche da me, e cioè che il sistema non poteva durare. Io dicevo: ma se un domani la Fondazione non ci sarà più, almeno in questi termini, che succederà? Mi veniva regolarmente risposto: ma la Fondazione c’è! Ecco, questi sono gli argomenti usati dalla maggioranza per anni. Ora si raccolgono i frutti. E come dice il Vangelo, dai loro frutti li riconoscerete”.

 
Pietre o bitume? PDF Stampa E-mail
Varie
Giovedì 16 Marzo 2017 14:18

Il materiale per pavimentare

le vie e le piazze cittadine

con il tempo si viene ad usurare.

Si creano così delle buchine

 

che, purtroppo, bisogna ritappare!

Se non è tempestivo l'intervento,

la buca tende sempre ad allargare

in men che non si dica, in un momento!

 

 

Anziché provvedere a rimpiazzare

le pietre che risultano mancanti,

al posto del suddetto materiale,

 

con risultati non certo brillanti,

soltanto per far prima, si presume,

la buca vien riempita col bitume!

 

Mario Petri (15 marzo 2017)

 
Guidoriccio da Fogliano, condottiero simbolo delle conquiste di Siena PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Sabato 11 Marzo 2017 10:04

Militare nato a Fogliano, presso Reggio Emilia, nel 1290 circa, e morto a Siena nel 1352, le imprese di questo condottiero al soldo della Repubblica di Siena, oltre al fatto di essere il soggetto protagonista del celeberrimo affresco attribuito a Simone Martini nel palazzo Pubblico che è uno dei simboli della grande pittura senese, lo rendono ben degno di comparire fra i senesi illustri, nonostante le sue origini emiliane. Guidoriccio, figlio di Niccolò, era infatti proveniente da potente famiglia originaria del contado di Reggio Emilia, imparentata con gli Scaligeri. Dopo aver ricoperto importanti incarichi pubblici a Reggio Emilia, e dopo essere diventato un valente capitano di ventura, Guidoriccio nel 1327 entrò al servizio di Siena, con lo stipendio di 10.000 lire a semestre, e come capitano generale dell’esercito senese, sconfisse i pisani e gli Aldobrandeschi. Inoltre, con una serie di fortunate campagne militari in Maremma, contribuì in maniera determinante a piegare l’ostinata resistenza dei grandi signori feudali al dirompente espansionismo di Siena.

 

 

Particolare importanza, in questo contesto, riveste la presa del formidabile castello di Montemassi nel 1328, la cui comunità si era alleata con il condottiero lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli (1281-1328). L’esercito senese era formato da 900 cavalieri e 6.000 fanti. Questo avvenimento è celebrato nel summenzionato affresco nella sala del Mappamondo del palazzo Pubblico di Siena. Nel 1331 Guidoriccio conquistò Scansano, Arcidosso e Massa Marittima, e nel 1332 batté i pisani a Giuncarico. Al culmine della gloria, il da Fogliano fu scacciato da Siena nel 1333, accusato di non aver rispettato determinati patti, o più probabilmente perché aveva acquisito troppo potere in città. Va ricordato che, nel corso della sua carriera politico-militare, Guidoriccio da Fogliano fu anche podestà di Padova (1337) e di Verona (1348). Ma in età avanzata, nel 1351, egli fu richiamato al servizio della Repubblica di Siena. Guidoriccio morì proprio a Siena il 16 giugno 1352, e fu sepolto, con solenni funerali a spese del Comune, nella basilica di San Domenico.

Senio Ghibellini

 
Tutti contro il PD (a chiacchiere). Ecco chi ha votato contro davvero PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 01 Marzo 2017 18:38

Il consiglio comunale ha approvato a maggioranza l’atto di indirizzo politico-amministrativo sulla Fondazione MPS tagliato su misura per le esigenze del sindaco Valentini alla vigilia delle nuove nomine. E’ stato bocciato in maniera sprezzante il documento firmato da dieci consiglieri di minoranza per coinvolgere i cittadini nelle scelte attraverso un referendum, strumento previsto dallo statuto comunale. Il lungo dibattito ha dato alcune indicazioni politiche. Primo: la volontà conclamata di Nero su Bianco (Alessandro Piccini e Maria Isabella Becchi) di avvicinarsi sempre più al PD, attraverso la sponda scaramelliana di Siena Cambia, a sua volta letteralmente acciambellata ai piedi del PD ceccuzziano. Piccini e Becchi hanno addirittura votato a favore del documento del PD. Secondo: il ruolo per ora ambiguo di Siena Aperta (cioè Siena Futura di Mauro Marzucchi più Riformisti di Leonardo Tafani). Infatti Marzucchi è stato assente durante tutto il dibattito e il voto, mentre Simone Lorenzetti (Riformisti) è stato silente e poi ha votato tranquillamente con la maggioranza. Alla fine il documento di maggioranza è stato approvato con 19 voti favorevoli e 9 contrari. E siccome i fatti, cioè i voti, sono più importanti delle parole, ecco i nomi dei consiglieri che hanno votato contro il PD: Marco Falorni, Andrea Corsi, Massimo Bianchini, Giuseppe Giordano, Enzo De Risi, Ernesto Campanini, Laura Sabatini, Alessandro Trapassi e Mauro Aurigi. Riepilogando, nella minoranza erano quindi assenti Pietro Staderini, Mauro Marzucchi e, solo al momento del voto, anche Michele Pinassi. Piccini e Becchi, come detto, hanno votato con il PD. Infine, qui di seguito pubblico il testo del mio intervento pronunciato in aula.

 

 

“Mi rivolgo direttamente al sindaco, per ricordargli alcune cose. Non solo, fino da prima di essere eletto, non si schierò fra quelli - come me ed altri - che chiedevano di non cambiare lo statuto della Fondazione MPS proprio durante il commissariamento del Comune.

Non solo il sindaco, appena eletto, non ha difeso il vincolo di voto al 4 per cento.

Non solo non ha costituito, come aveva promesso in campagna elettorale, una commissione comunale di inchiesta sulle vicende del MPS.

Non solo, a differenza di quanto promesso in campagna elettorale, non ha presentato alla città un libro bianco sulle vicende del Monte dei Paschi, Banca e Fondazione.

Non solo, ma ha fatto, per quanto riguarda la Fondazione, delle designazioni imbarazzanti, soprattutto per lui, e lo sa bene perché. Ma se il problema fosse di natura sua personale ci riguarderebbe poco, anzi, dal punto di vista politico potremmo perfino esserne soddisfatti. Ma quando viene meno, più che mai da parte dei designati, il rispetto per il sindaco, non è un problema del sindaco, è un problema di questo Comune, ed è un problema di tutti i cittadini. Ribadisco quindi che il sindaco ha fatto designazioni imbarazzanti, soprattutto per se stesso.

Non solo il sindaco ha difeso, con le parole o anche con il silenzio, l’operato del presidente della Fondazione Clarich, anche quando ha fatto dichiarazioni o ha tenuto comportamenti sinceramente dirompenti, sconcertanti per questo Comune, ma soprattutto per la città, per la comunità che rappresentiamo.

Non solo il sindaco non ha mai consentito, per anni, che avvenisse in consiglio comunale una seria discussione sul Monte dei Paschi, in primis sulla Fondazione. E ciò in dispregio al vigente statuto comunale, articolo 4.

Ora, dopo anni, e solo ora che siamo alla vigilia delle nuove nomine in Fondazione, il sindaco chiede, vuole la copertura del consiglio comunale.

Ora il sindaco ribadisce di non avere potere di revoca, in dissenso con le delibere prodotte dall’Amministrazione provinciale. Non solo il suo partito, il PD, si scinde fra PD in consiglio comunale e PD in consiglio provinciale, approvando documenti in contraddizione fra essi; di più, lei stesso, sindaco, si scinde, cioè il Valentini sindaco si scinde dal Valentini consigliere provinciale. Evidentemente nel PD è proprio tempo di scissioni.

Il PD, non solo respinge, ma tenta di ridicolizzare, la nostra richiesta di contenere i costi della Fondazione MPS riguardo agli emolumenti degli amministratori, e soprattutto di coinvolgere i cittadini in scelte fondamentali attraverso il referendum, che è uno strumento statutariamente previsto e finora sempre colpevolmente trascurato.

Voterò contro l’atto di indirizzo voluto dal PD, però dò atto che c’è un piccolo passo avanti rispetto al passato. Il PD lo ha fatto proprio nelle ultimissime parole del documento. Prima si parla della distribuzione degli utili, si parla di blindare la fedeltà dei nominati, insomma si parla di tutto quello che interessa veramente al PD; da ultimo si accenna anche al tentativo di mantenere la direzione generale della Banca a Siena.

Questo è un passo avanti, ma fuori tempo massimo, perché siete arrivati con cinque anni di ritardo. Infatti la prima volta in cui in quest’aula si è votato su questo tema, cioè il mantenimento della direzione generale della Banca a Siena era stato nel 2012, più o meno di questi tempi; c’era il sindaco Ceccuzzi, e su un vostro documento presentai io un ordine del giorno di tre righi e mezzo solo su questo tema, e ricordo che il documento passò con 10 voti favorevoli - per una volta ci furono pure quelli del centrodestra, pensate un po’, non c’ero abituato - e con 22 astensioni, quelle del PD e di tutta la maggioranza.

Cinque anni fa ancora aveva un senso chiedere al sindaco e alla Fondazione di fare tutto il possibile per mantenere la direzione della Banca a Siena, perché la Fondazione aveva una partecipazione molto significativa nella Banca - lo stesso sindaco Ceccuzzi aveva basato la sua campagna elettorale sul mantenimento della maggioranza assoluta delle quote della Banca detenute dalla Fondazione, proprio per quello vinse le elezioni, e poi purtroppo si sono visti i risultati di questa politica - ed allora il PD ritenne di non andare oltre l’astensione.

Oggi invece, quando la Fondazione detiene solo una quota infinitesimale della Banca, oggi vi degnate di votare a favore della difesa della direzione a Siena. Questo è il passo avanti di cui siete capaci. Complimenti”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Agostino di Giovanni, scultore e architetto, facitore di bellezza PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Domenica 05 Marzo 2017 17:41

Il nome di Agostino di Giovanni, nato a Siena nel 1285 circa, è indissolubilmente legato a quello di Agnolo di Ventura, insieme al quale realizzò, come architetto e scultore, una serie di memorabili opere nella prima metà del secolo XIV. I due furono erroneamente creduti fratelli dal Vasari; in verità, forse non furono neppure parenti, ma è certo che furono amici e colleghi inseparabili e affiatatissimi. I due godono di buona celebrità, ma sicuramente inferiore a quella che meriterebbero; basti pensare che dettero un contributo fondamentale alla costruzione o all’abbellimento di quasi tutti i più insigni monumenti di Siena, senza contare che lasciarono molti capolavori anche in varie altre città. Agostino di Giovanni fu anche il padre di Domenico e di Giovanni di Agostino, a loro volta artisti di rilievo.

Agostino (formatosi forse presso la bottega di Camaino di Crescentino) e Agnolo dovettero probabilmente essere, in età giovanile, fra gli aiuti di Giovanni Pisano ai lavori della cattedrale di Siena, ma la loro scultura fu influenzata notevolmente anche da Tino di Camaino. Agli inizi del secolo XIV, i due prestarono forse la loro collaborazione alla edificazione del palazzo Pubblico di Siena, il cui primo nucleo fu ultimato nel 1310; certamente, intorno al 1313, essi fornirono un progetto per l’edificazione del campanile del duomo, i cui lavori furono ultimati nel 1317 (l’opera verrà in seguito più volte restaurata da vari architetti). Agostino, che si era sposato l’11 settembre 1310 con Lagina di Nese, eseguì anche alcune statue per la cattedrale e sovraintese ai bottini di Siena.

 

 

Gli anni seguenti, per Agostino e Agnolo, furono caratterizzati da una attività intensissima; tra le altre cose, dettero un contributo fondamentale nel restauro e nella costruzione di varie fonti e di varie porte cittadine (porta Nuova, oggi Romana, porta Tufi eccetera), parteciparono ai lavori per la basilica di San Domenico, per la chiesa di Sant’Agostino e per altri edifici. Furono attivissimi anche fuori Siena, e diverse opere vengono loro attribuite in molte città, come a Orvieto, a Sarzana (tomba del vescovo Malaspina nella chiesa di San Francesco), a Volterra (dove si conservano loro sculture con “Storie dei Santi Regolo e Ottaviano” nel locale museo d’Arte sacra), ad Arezzo (dove, nella chiesa di San Domenico, si trova la tomba del vescovo di Volterra Ranieri degli Ubertini), a Serre di Rapolano (sarcofago di Cacciaconte dei Cacciaconti, 1337, nella chiesa dei Santi Lorenzo e Andrea), a Berlino (una marmorea “Madonna col Bambino” nello Staatliche museen) e altrove.

Tornando ad opere di sicura datazione, ricordiamo che Agostino, nel 1325, forniva un disegno per la costruzione della torre del Mangia, e nel 1326, insieme ad Agnolo, ebbe un ruolo preminente nella edificazione della chiesa e del convento di San Francesco in Siena. Nel 1330, su presentazione del celebre Giotto di Bondone, di cui furono amicissimi, ad Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura venne commissionato il monumento funebre al vescovo Guido Tarlati nel duomo di Arezzo. L’opera, che è una delle loro massime realizzazioni, ricorda, in qualche modo, Tino di Camaino, e in essa, attraverso le decorazioni dei numerosi pannelli a rilievo, sono commemorate le principali vicende politiche e guerresche del famoso prelato ghibellino. In realtà, il monumento al Tarlati è forse più cenotafio che tomba, in quanto manca del sarcofago; di esso occorre sottolineare la genialità dell’insieme, mentre i pannelli, pur scolpiti con una certa rigidezza di stile sono di eccezionale qualità e brillantezza narrativa, nonché di grande valore storico. Il monumento è firmato dai due artisti senesi: “Hoc opus fecit magister Augustinus et magister Angelus de Senis MCCCXXX”.

Nel 1331 i due artisti, insieme ad altri, sono impegnati nell’ampliamento del palazzo Pubblico di Siena, mentre nel 1336 lavorano alla costruzione del cassero di Massa Marittima. Nello stesso anno Agostino, probabilmente aiutato dalla sua bottega e particolarmente dal figlio Domenico, scolpì un ricco portale nel chiostro del convento di San Francesco a Siena. Nel 1337-39, ancora con l’aiuto del figlio Domenico, scolpì la tomba del celebre giurista Cino de’ Sighibuldi da Pistoia nel duomo di Pistoia; l’opera, di quasi certa attribuzione, segna un ulteriore progresso rispetto al monumento Tarlati e si avvicina ancora di più a Tino di Camaino; l’arte di Agostino appare ingentilita e indirizzata verso una maggiore scioltezza lineare e verso una concezione compositiva più ariosa e ritmica. Nel 1338, frattanto, Agostino fu capomaestro dell’Opera del duomo di Siena (ruolo nel quale, nel 1340, gli succederà il figlio Giovanni), e nel 1339 forniva ancora la sua collaborazione per l’edificazione della torre del Mangia; nel 1339-40 ebbe un ruolo prioritario nella trasformazione e nell’ampliamento del palazzo Sansedoni.

L’attività continuò intensissima. Nel 1340 Agostino si impegnava con il Comune di Siena ad eseguire vari lavori. E soprattutto, insieme a Lando di Pietro e Giacomo di Vanni, si impegnava a far sgorgare l’acqua, attraverso una serie di complicate condutture, direttamente in piazza del Campo. Dopo il 1341, Agostino di Giovanni realizzò la magnifica parte terminale della torre del Mangia, su precedente disegno di Lippo Memmi. Risulta invece del tutto infondata la tradizione che voleva Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura architetti dell’abbazia di Monteoliveto Maggiore. Riscontri documentali attestano che Agostino, che abitava nel popolo di San Quirico, morì nel 1347, prima del 27 giugno.

Senio Ghibellini

 
Il documento del PD sulla Fondazione è l’ammissione del fallimento del sindaco PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 28 Febbraio 2017 21:00

Dopo oltre tre anni il consiglio comunale è tornato a parlare degli indirizzi da dare alla Fondazione MPS. Come ha candidamente ammesso il sindaco in più occasioni, la ragione di questo rinnovato interesse verso quella che fu una delle più ricche fondazioni del mondo, è esclusivamente da ricercarsi nelle prossime designazioni. Valentini, dopo aver in passato rifiutato di discutere un analogo atto di indirizzo giudicandolo obsoleto, si è reso tardivamente conto che gli stessi suoi nominati non gli hanno riconosciuto alcuna autorevolezza ed adesso cerca il sostegno del consiglio comunale per nascondere propri insuccessi ed evidenti responsabilità. Noi ci siamo stancati di partecipare a questi vecchi riti propri di un modo di amministrare che non ha più senso di esistere. Per questo abbiamo proposto un referendum consultivo perché, per una volta, i senesi si esprimano in prima persona su quello che è a tutti gli effetti un loro patrimonio. La democrazia non può solo essere declinata in un aggettivo da giustapporre alla parola partito.

Andrea Corsi

Massimo Bianchini

Giuseppe Giordano

Marco Falorni

Ernesto Campanini

Enzo De Risi

Laura Sabatini

Alessandro Trapassi

Michele Pinassi

Mauro Aurigi

 
Lampione “scoperchiato”… fili esposti alle intemperie PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Giovedì 23 Febbraio 2017 16:30

A proposito di lampioni, è da segnalare un lampione scoperchiato, con tanto di fili della luce esposti alle intemperie. Siamo in via Ricasoli all’altezza del numero civico 87, in prossimità dell’attraversamento pedonale. Basta volgere lo sguardo in alto e possiamo notare che il lampione è scoperchiato con i fili della luce all’aperto e senza il regolare coperchio di protezione che è appoggiato al braccio di ferro del lampione stesso. Si vede che avevano furia quando l’ultima volta ci hanno lavorato, oppure, chissà… sarà stato il vento!

 

 

In viale XXIV Maggio, invece, all’incrocio con via Oberdan (scendendo da via Oberdan e girando a destra) il lampione è spento da mesi, l’angolo di notte è al buio ed è pericoloso. “Mi illumino di meno”, è lo slogan di una demagogica campagna che vuole incitare al risparmio energetico. Sarebbe bene fare meno demagogia e più cura per la città.

Vedochiaro

 
Vogliono tappare la bocca all'opposizione PDF Stampa E-mail
Politica
Lunedì 30 Gennaio 2017 16:54

Con un blitz a sorpresa, il presidente del consiglio comunale, Mario Ronchi ha inserito all'ordine del giorno una sua personale richiesta di delibera per modificare il regolamento del consiglio, e rovesciare l'ordine di trattazione dei punti iscritti all'ordine del giorno. Ora si trattano prima le interrogazioni, poi le mozioni, poi le delibere. Ronchi vorrebbe invece così: prima le delibere, poi le mozioni, poi le interrogazioni. Con il risultato che queste ultime sarebbero trattate a notte fonda, in un'aula semivuota, quando la stampa sarebbe già andata a letto, e quando la maggioranza avrebbe facilmente l'arma di far mancare il numero legale per rinviare sine die i quesiti scomodi. La cosa è stata rinviata, per ora, ma Ronchi la riporterà all'ordine del giorno della prossima seduta consiliare.

 

 

Si tratta di una iniziativa dirompente, che pare inverosimile che il presidente Ronchi abbia fatto motu proprio, anche perché non si era mai preso iniziative, anche di ben minore portata. Ma questo non conta. Conta il livello di affidabilità del sindaco Valentini, che in campagna elettorale aveva promesso massima trasparenza e di far diventare il palazzo Comunale una casa di vetro. Ecco i risutati: il periodico comunale (che aveva uno spazio per la minoranza) è stato abolito; la ripresa televisiva del consiglio comunale è stata abolita; i consigli si svolgono spesso di pomeriggio, limitando ulteriormente lo spazio per le minoranze; alle interrogazioni a risposta scritta non rispondono più, se non con mesi di ritardo e dopo diffide varie; le interrogazioni in aula le vogliono spostare in piena notte. Questa è la democrazia del Partito "Democratico", declinata in salsa senese. Concittadini...... svegliaaaa!!!!!!!!!!

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
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