Il Comune ha fatto un gran pasticcio, i senesi potranno continuare a vedere la tv? PDF Stampa E-mail
Varie
Martedì 17 Aprile 2018 14:03

Una interrogazione a risposta scritta è stata presentata dal consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, in merito ad una sentenza del Tar del Lazio. Qui di seguito eccone il testo.

Appreso:

- Che la Sezione Terza Ter del Tar per il Lazio (presidente Riccardo Savoia, estensore Massimo Santini), con decisione depositata lo scorso 2 marzo 2018, ha rigettato il ricorso del Comune di Siena per l’annullamento del provvedimento del Ministero delle Comunicazioni, Ispettorato Territoriale Toscana, recante diffida a continuare nell’attività di distribuzione via cavo dei segnali irradiati via etere dalle concessionarie del servizio di radiodiffusione televisiva terrestre e satellitare;

- Che, in particolare, l’Ispettorato Territoriale Toscana, dopo aver rilevato che il Comune di Siena aveva installato uno specifico impianto per la ripetizione e la distribuzione via cavo di programmi trasmessi dalle concessionarie del servizio radiotelevisivo, aveva inibito la prosecuzione di tale attività per la mancanza, al riguardo, della prescritta autorizzazione ministeriale;

Considerato:

- Che il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso del Comune di Siena, avendo rilevato che il titolo concessorio non era stato richiesto;

- Che, con il rigetto del ricorso da parte del Tar del Lazio, la diffida a suo tempo emanata dall’Ispettorato Territoriale Toscana ha ripreso efficacia, e conseguentemente il Comune di Siena dovrebbe cessare il sistema di ripetizione e distribuzione via cavo;

CHIEDO al sindaco:

- Se ha intenzione di ottemperare a quanto disposto dal Tar del Lazio e come pensa di assicurare ai cittadini senesi la regolare ricezione del segnale televisivo trasmesso dalle concessionarie”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Vincenzo Tamagni da San Gimignano PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Sabato 14 Aprile 2018 12:06

Vincenzo Tamagni nacque a San Gimignano il 10 aprile 1492. Fu allievo del Sodoma (Giovanni Antonio Bazzi, 1477-1549), con cui nel 1505 già collaborava al ciclo di affreschi con “Storie di San Benedetto” nel chiostro grande dell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, e si recò due volte a Roma (1516-21 e 1525-27), dove subì l’influsso di Raffaello Sanzio (1483-1520) e di Baldassarre Peruzzi (1481-1536). Tornato in Toscana, l’artista dimostrò vari ricordi della scuola pittorica fiorentina (Mariotto Albertinelli, 1474-1515, Ridolfo del Ghirlandaio, 1483-1561), ma anche di quella senese (Andrea del Brescianino, 1486-1527). Il Tamagni fu operoso in molti luoghi diversi, soprattutto in Toscana (San Gimignano, vari centri del contado senese, Firenze, Pomarance), ma anche a Roma, a Perugia, in Emilia e nel Savonese (dove si rifugiò probabilmente in seguito al sacco di Roma del 1527). Fu pittore di buona fama, come dimostra la varietà delle commesse ricevute. Fra il 1527 e il 1530 eseguiva diversi lavori a San Gimignano, dove morì precocemente nel 1530 circa.

 

 

Fra le numerose opere attribuite a questo artista, qui se ne citano alcune. Affreschi con “Storie della Vergine” (1510-12) nella chiesa di San Francesco e nell’ex spedale di Santa Maria della Croce a Montalcino; tavola con la “Madonna della Misericordia” oggi nel museo Civico e diocesano d’arte sacra di Montalcino; collaborazione con la bottega raffaellesca agli affreschi (1516) della loggetta del cardinal Bibbiena in Vaticano; ciclo di affreschi con “Storie della Vergine” (1516), eseguito insieme a Giovanni da Spoleto, nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Arrone, presso Terni; affresco con la “Assunzione della Vergine” nella badia dei Santi Salvatore e Cirino a Badia a Isola (Monteriggioni); tavola con la “Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Gualberto, San Giovanni Battista, San Benedetto e San Girolamo” (1522) nella chiesa di San Girolamo a San Gimignano; “Nascita della Vergine” (1523) e affresco con la “Adorazione della croce” nella chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano; affresco con “Santa Caterina che guarisce Matteo Cenni” nell’oratorio di Santa Caterina in Fontebranda a Siena; affreschi vari (1524) e tavola con “Madonna e Santi” nella pieve di San Giovanni Battista a Pomarance; lo “Sposalizio della Vergine” (1526) oggi nella Galleria nazionale di arte antica di palazzo Barberini a Roma; affreschi a Villa Lante a Roma; la “Madonna delle Rose” (1527) nella basilica di San Biagio a Finalborgo (Savona); affreschi nella sala dell’Asino d’oro nella rocca dei Rossi a San Secondo Parmense; “Madonna del Soccorso” (1527) a Montalcino; “San Giuseppe” (1528), proveniente da Pomarance, oggi a palazzo Barberini a Roma; tavola con l’ “Incontro di San Gioacchino e Sant’Anna alla porta Aurea” (1528) nella pieve di San Salvatore a Istia d’Ombrone; affresco a monocromo con la “Giustizia che calpesta la menzogna” nella parte esterna del palazzo Comunale a San Gimignano; affresco con lo “Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria” (1528) nella biblioteca comunale in palazzo Pratellesi a San Gimignano.

Senio Ghibellini

 
Riorganizzazione 118: il PD ha fatto approvare una mozione inutile e controproducente PDF Stampa E-mail
Varie
Mercoledì 11 Aprile 2018 13:39

Nel consiglio comunale di martedì 10 aprile 2018 è stata discussa la mozione presentata dal PD in merito alla cosiddetta riorganizzazione del servizio di emergenza 118. Dopo il dibattito, la mozione è stata approvata a maggioranza, con 13 voti a favore, 3 contrari e 2 astensioni. Qui di seguito, ecco il testo dell’intervento pronunciato in aula dal consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

 

 

“In tema di sanità, mi sembra di aver notato che da un po’ di tempo a questa parte tutto quello che fa la Regione Toscana, con le sue articolazioni in materia, Usl e quant’altro, va regolarmente a detrimento della sanità pubblica e a vantaggio della sanità privata. Credo proprio che ciò non lo facciano apposta, ma questa non è un’attenuante, è semmai un’aggravante. La sanità pubblica, al di là di come funziona, di fatto si paga tre volte. La prima volta con la fiscalità generale, la seconda volta con i ticket sempre crescenti sulle prestazioni, ormai non più competitive, nemmeno come prezzo, con le prestazioni erogate dai privati, la terza volta si paga essendo costretti ad andare dai privati, visti i tempi di attesa che ci sono nel pubblico. Guardate il Corriere di Siena di oggi, dove si parla di anni di attesa, di sei mesi per un’ecografia, che è un esame poco invasivo e che dovrebbe essere fatto da un giorno all’altro. Quindi, se uno vuole tutelare la propria salute, va dal privato. Ecco che la sanità si paga tre volte. Preferirei, a questo punto, che funzionasse come in America ai tempi eroici, quando ognuno se la pagava da sé, la sanità, ma una volta sola e solo al bisogno.

Per quanto riguarda, nello specifico, la cosiddetta riorganizzazione del servizio di emergenza 118, siamo andati a mettere le mani in un servizio che, tutti gli operatori del settore con cui ho parlato me lo confermano, nel territorio senese funzionava bene, come tempi di intervento ed efficienza delle prestazioni. Ed il servizio è stato omologato con quello dei territori circostanti, Arezzo e Grosseto, per cui i senesi ci rimettono.

In particolare, fra le tante criticità, come riduzione delle postazioni medicalizzate, riduzione degli automezzi di soccorso eccetera, la cosa che, a me cittadino, e come tale potenziale utente di questo servizio, colpisce di più è che, non solo si istituzionalizza la non presenza del medico a bordo, cosa imprescindibile in uno stato che si voglia dire sociale… Perché in uno stato sociale la prima cosa è la sanità, e nella sanità le diagnosi le fanno i medici, così dice la legge, con tutto il rispetto per le altre figure professionali, che hanno importantissime competenze. E quando c’è un’emergenza, c’è bisogno di una diagnosi corretta, e per giunta veloce, per indirizzare bene il percorso di terapia. Non solo, dicevo, si istituzionalizza la non presenza del medico a bordo, ma si teorizza la possibile presenza di solo personale volontario.

Sia chiaro che i volontari vanno solo ringraziati, perché fanno una monumentale opera di supplenza di quello che non fa il pubblico, in tutti i settori, ed anche nella sanità, ma non si può chiedere loro l’impossibile. Qui si vuole fare la sanità a costo zero, con i volontari. E fra l’altro ce ne sono sempre meno… chiedete alla Misericordia e alla Pubblica assistenza, ci sono sempre meno volontari, perché in pensione la gente non ce la mandano mai… Quando uno crede di esserci, lo obbligano ad altri due anni di lavoro. Quando poi arriva alla pensione, l’interessato dice: io ho già dato, sia in termini di energie fisiche, sia in termini di voglia di aiutare il prossimo.

Quindi stanno mancando volontari, perché in pensione non ci si va più. E comunque, se anche ci fossero dei volontari adatti, preparati, che hanno fatto tutti i corsi di preparazione, restano volontari, non medici, e neanche infermieri. Sulle ambulanze ci vuole un medico e un infermiere, non uno o due volontari e basta. Mi sembra talmente lampante, questa cosa…

E che risolve questa mozione? Questa è soltanto una toppa, messa lì dal PD perché la protesta c’è, da parte dei medici, degli infermieri, dei volontari e dei cittadini. E i volontari non possono essere certo contenti di assumersi responsabilità assolutamente improprie, perfino con la propria coscienza, se poi le cose andassero male. E che fa il PD? Per giustificare l’ingiustificabile, cioè la politica sanitaria regionale, presenta una mozione per dire: eh no, così non va, perché c’è da fare tutta una serie di cose per contentarci, tipo farci vedere un po’ di documenti, informare preventivamente il sindaco ed altre piccolezze. E’ una mozione assolutamente inconsistente, che se approvata darebbe solo una giustificazione alla Usl per fare come vuole. Per di più, si dà mandato a un sindaco che, con tutto il rispetto, è in scadenza, e quindi in una posizione oggettivamente debole, non ci sono i tempi per incidere davvero. Meglio sarebbe anche un semplice documento unitario e concreto, approvato dalla conferenza dei capigruppo in cui si dica con chiarezza che il consiglio comunale non è disposto ad accettare cambiamenti imposti a svantaggio dei cittadini senesi.

C’è questa volontà politica? Non c’è. Anzi, temo che ci sia una volontà politica contraria, cioè quella di continuare a giustificarsi a vicenda fra piccoli o medi potentati che comunque sono nati o cresciuti sotto la stessa egida politica. Ripeto dunque che questa mozione è inaccettabile, è irricevibile, proprio dal punto di vista del cittadino. Se volete votatela, ma sapendo che, non solo non servirà a niente, ma potrebbe essere anche controproducente, perché con essa si danno tutte le scuse del caso alla Usl per proseguire sul cammino intrapreso.

Quando invece non si tratta di informare il sindaco prima che venga fatto l’accordo con i volontari, si tratta invece di fare un eventuale accordo con tutte le parti interessate: con i sindacati dei medici, con i sindacati degli infermieri e con le rappresentanze dei volontari, ma per migliorarlo il servizio, non per peggiorarlo, non per giustificare che il medico a bordo non c’è.

E’ questo il punto. Non è importante se un documento arriva prima o dopo, se il sindaco lo vede o non lo vede prima di una certa fase del procedimento, il punto è: in uno stato sociale il medico a bordo nelle ambulanze ci deve stare sì o no? Per me sì”.

Marco Falorni

 
Tv via cavo: il Tar Lazio rigetta il ricorso del Comune di Siena PDF Stampa E-mail
Varie
Lunedì 26 Marzo 2018 10:03

 
Sinistrati PDF Stampa E-mail
Varie
Domenica 01 Aprile 2018 16:18

I

A Siena chi comanda? Ma, da tanto,
direi da sempre, c’è la stessa gente,
la falce ed il martello, che frattanto
hanno cambiato nome come niente

più d’una volta. Guasi per incanto,
anche se ci hanno più d’una corrente,
quando c’è l’elezioni, quest’è quanto,
tutti per il partito, fedelmente.

Sarà clientelismo fatto bene,
le più meglio poltrone pei potenti
e a quell’altri il boccone che conviene?

Sta di fatto hanno vinto sempre loro,
con i Senesi felici e contenti,
ammaestrati a cantare nel coro.

II

Ho sentito parlare d’un sondaggio,
un lo so chi l’ha fatto e l’ha ordinato,
ma ‘l Valentini anche a questo viaggio
si presenta per esse’ ‘ncoronato,

è sicuro che ci abbia ‘l gran vantaggio
d’essesi a governare abituato
e a destreggiassi con quell’ingranaggio
che mi pare piuttosto complicato.

Come? C’è stato quell’inconveniente
del Monte a terra? So’ tempi passati!
E poi il Piddì, lui dice, un c’entra niente,

i compagni si so’ ben comportati
e del resto ai Senesi, brava gente,
gli sta bene restare sinistrati.

 

Beppe Pallini (30 Marzo 2018)

Sonetto tratto da www.ilpalio.org

 
Immobili del Comune affittati o dati in comodato: c’è tanto da riesaminare PDF Stampa E-mail
Politica
Giovedì 01 Marzo 2018 14:01

Mi pare interessante la risposta che ho ricevuto alla mia interrogazione a risposta scritta per saperne di più in merito al patrimonio immobiliare del Comune di Siena dato in locazione o in comodato. Dalla risposta fornita dall’assessore Paolo Mazzini si apprendono molti dati interessanti. Qui di seguito ne riepilogo alcuni, in estrema sintesi.

Gli immobili comunali (case, uffici, negozi, magazzini eccetera) dati in locazione, nel 2017 erano complessivamente 99, mentre gli immobili dati in comodato gratuito erano complessivamente 24.

 

 

Fra gli immobili locati, quelli che sono stati affittati prevedendo un canone annuo  inferiore a 1.000 euro, quindi molto basso e comunque inferiore ai 100 euro mensili, erano 35. Fra questi ultimi ci sono circoli ricreativo culturali, ma anche negozi e studi professionali, e addirittura un locale in via di Città affittato a 0,52 euro all’anno.

Passando ai locali dati gratuitamente in comodato, ce ne sono alcuni occupati da associazioni storico politiche, e addirittura un locale ad uso sportello bancomat in uso ad una banca.

In questo quadro, spiccano alcuni casi singolari: per esempio i locali affittati alla Arciconfraternita di Misericordia a San Miniato, per l’importo annuo, non certo simbolico, di euro 22.451,31; soprattutto, la ex scuola materna di Montalbuccio, da tempo usata come casa famiglia dalla Associazione Papa Giovanni XXIII, affittata al canone annuo, anch’esso piuttosto consistente, di euro 18.000, pari a 1.500 euro al mese.

Si noti che fino a poco tempo fa l’immobile della casa famiglia era dato in comodato gratuito, e recentemente è stato concesso in locazione a 18.000 euro all’anno perché, fu giustificato in consiglio comunale, altrimenti la corte dei conti ci contesterebbe un danno erariale. Sicuri che fra gli altri 122 immobili comunali concessi a terzi non ce ne sia qualcun altro meritevole di attenzione da parte della corte dei conti, per constatare eventuali danni erariali?

Certo è che la prossima amministrazione, qualunque essa sia, dovrà fare un serio esame del patrimonio immobiliare comunale concesso a terzi, per non incorrere in contestazioni da parte della corte dei conti, e non solo.

Nella foto: la casa famiglia di Montalbuccio.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Come possono finire i lavori, se non cominciano mai? PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Venerdì 09 Marzo 2018 10:54

Incrocio fra via Ricasoli e via Sauro, uno dei più trafficati e pericolosi della città: dopo mesi e mesi di semaforo guasto, e dopo che alfine le lucine rosse e verdi sono ricomparse, ora non si riesce (da quanto tempo? settimane o mesi?) a finire la riparazione del marciapiede che fa angolo, ed il cantiere è sempre vuoto.

 

 

Gli allestimenti impediscono di ordinare su due file il traffico ascendente da via Ricasoli, cosicché chi vuole svoltare a destra in via Sauro è costretto a stare nell'unica corsia centrale. E questo provoca rallentamenti e pericoli. Ma insomma, neanche nei due mesi precedenti le elezioni comunali si riesce ad esibire un minimo di efficienza?!

Vedochiaro

 
Agostino Chigi detto il "Magnifico", grandissimo banchiere e mercante PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Sabato 17 Marzo 2018 15:04

E’ uno dei più insigni rappresentanti di una splendida e nobile famiglia di banchieri senesi, illustrata nel corso dei secoli da tutta una serie di illustri personaggi che seppero mettersi in luce anche in molte altre attività, a cominciare dalla religione, dando alla Chiesa pure un papa (Fabio Chigi, 1599-1667, che prese il nome di Alessandro VII). La famiglia si scisse in diversi rami, trapiantati in varie località, godendo ovunque di notevole potenza politica e finanziaria.

Agostino, nato a Siena il 29 novembre 1466 e figlio del banchiere Mariano Chigi (1439-1504) e di Margarita Baldi, portò al culmine la potenza del ramo romano; egli fu il massimo rappresentante della grande tradizione senese nel campo della banca, e seppe essere anche molto influente nel panorama politico del suo tempo.

Nel 1502 Agostino aprì un banco a Roma, che ebbe immediata fortuna; fu molto considerato da Alessandro VI (Rodrigo Borja, 1431-1503), da Giulio II (Giuliano della Rovere, 1443-1516), e da Leone X (Giovanni de’ Medici, 1475-1521), e divenne tesoriere della Chiesa (1506), succedendo a Galeazzo Saracini; dai pontefici ebbe l’appalto delle dogane, delle saline, delle cave di allume della Tolfa e della dogana dei pascoli (appalti che gli rendevano 70 mila ducati d’oro all’anno, e che lo resero il più ricco banchiere d’Europa); accresciute enormemente le proprie ricchezze, in questo periodo il Chigi sviluppò anche importantissime relazioni commerciali con tutta l’Europa e il Mediterraneo (fu detto anche “Il grande  mercante della cristianità” dal sultano dell’Impero ottomano, con cui era in affari); con i suoi finanziamenti permise fra l’altro le imprese guerresche di Cesare Borgia (1475-1507) e la prodigalità di papa Leone X, che fu suo amico (fu anche testimone delle sue nozze e del suo testamento nel 1519), aiutò i Medici in esilio ed altri prìncipi. Per rendersi conto dell’entità delle attività che facevano capo ad Agostino, basta pensare che egli disponeva di ben 20 mila dipendenti (!) e la proprietà di cento navi, e il suo banco aveva numerose succursali all’estero, in Europa e in Oriente; tuttavia, se essenziale e senza scrupoli egli seppe essere come mercante e banchiere, eccezionalmente munifico si dimostrò verso i bisognosi e verso gli artisti (Raffaello Sanzio, 1483-1520, Baldassarre Peruzzi, 1481-1536, Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, 1477-1549 eccetera) e i letterati (Pietro Bembo, 1470-1547, Paolo Giovio, 1483-1552, Pietro Aretino, 1492-1556), a cui fornì protezione ed aiuti materiali.

 

 

Il Chigi risiedeva periodicamente in Siena e dal Comune della sua città fu insignito del titolo di “Magnifico”. Nel 1508 stipulò con Siena un trattato con il quale prese in concessione per cinquanta anni Porto Ercole e tutto l’Argentario ed in corrispettivo versò alla Repubblica una ingente somma di denaro. Egli fece dell’Argentario una sorta di suo feudo personale e, intendendo utilizzare Porto Ercole come sbocco al mare per i propri traffici, ordinò la costruzione di fondachi per le merci, di abitazioni e di strutture portuali necessarie allo scopo.

Dal grande architetto senese Baldassarre Peruzzi il Chigi si fece costruire splendide residenze: una a Roma, la celeberrima villa poi detta la “Farnesina” (dal nome dei successivi proprietari, i Farnese, che acquistarono l’immobile nel 1580), villa che diventerà cenacolo e punto d’incontro per moltissimi artisti e letterati presenti nell’Urbe in quel tempo; a porto Ercole il Peruzzi costruì per lui il cosiddetto palazzo “del Governatore” che, secondo alcune cronache, non doveva essere affatto inferiore all’edificio romano, cosa che oggi si può difficilmente constatare, per via dei successivi rifacimenti spagnoli e delle distruzioni subite a causa dei bombardamenti nella seconda guerra mondiale. Alla Farnesina si svolsero anche principeschi banchetti, rimasti famosi, fra cui uno con lo stesso papa Leone X e 14 cardinali con i loro seguiti.

Fra le curiosità inerenti questo personaggio, bisogna ricordare che egli aprì anche una tipografia, nella cui produzione va segnalato il “Pindaro”, edito nel 1515, il primo libro greco stampato a Roma. Come banchiere, il Chigi adottò tecniche innovative, servendosi di moderni libri contabili, del conto profitti e perdite e del conto patrimonio, e di più semplici metodi per il calcolo degli interessi. Abilissimo come banchiere e mercante, il Chigi dimostrò di saper essere anche un “capitalista illuminato”: si pensi che presso le cave di allume della Tolfa, che aveva in gestione (anche per quanto riguarda la lavorazione del materiale estratto), fece costruire il villaggio di Allumiere, fornito di case per gli operai, di strade e servizi per gli abitanti. Fra i suoi dipendenti e collaboratori, che sapeva scegliere sempre accuratamente, ci furono anche parecchi uomini d’affari senesi, fra cui per esempio Antonio di Iacopo, direttore dell’agenzia mercantile di Londra.

Agostino Chigi aveva sposato la senese Margarita Saracini e poi, rimasto vedovo senza figli legittimi, sposò in seconde nozze (1519) la veneziana Francesca Ordeaschi (o Andreazza), già sua concubina, da cui aveva avuto cinque figli, ma ebbe anche numerose amanti, fra cui la famosa e bellissima Imperia.

Agostino Chigi morì a Roma il 10 aprile 1520, a soli 54 anni, fu sepolto in Santa Maria del Popolo, nella tomba di famiglia, progettata da Raffaello. I funerali furono degni di un sovrano, vi parteciparono trentasei vescovi, numerosi cardinali, nobili e migliaia di cittadini romani. Con testamento aveva diviso il suo immenso patrimonio fra il fratello Sigismondo Chigi, le figlie dell’altro fratello Francesco, che era morto precedentemente in Viterbo, e i propri figli naturali.

Senio Ghibellini

 
Comune di Siena, pressione tributaria al top PDF Stampa E-mail
Politica
Sabato 17 Febbraio 2018 14:42

Il Comune di Siena incassa mediamente oltre mille euro per ogni cittadino senese. Lo si evince dai dati forniti dal Centro studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato la pressione tributaria comunale negli anni fra il 2009 e il 2017.

Prendendo in esame tutti i comuni della provincia di Siena, le tasse comunali incidono in media per 714 euro all’anno per ogni residente. Il minimo è a Murlo, con 487 euro, mentre il massimo è a Radda in Chianti, con 1.075 euro. Il capoluogo Siena si piazza al secondo posto con 1.063 euro, molto sopra la media della provincia.  E’ abbastanza impressionante misurare la differenza con i centri più grandi dopo Siena, e cioè Poggibonsi, a quota 510 euro, e Colle Val d’Elsa, con 498 euro, che giacciono, per fortuna dei loro abitanti, nei bassifondi di questa classifica che forse sarebbe bene leggere a rovescio.

 

 

C’è poi un altro dato che è interessante analizzare, e cioè quello dell’aumento della pressione fiscale comunale negli otto anni considerati, e cioè dal 2009 al 2017. Nella media della provincia senese tale aumento è stato sostanzioso, pari al 113 per cento. Il Comune di Siena si colloca poi ampiamente sopra tale media, con un aumento della tassazione del 137 per cento, e non è neanche in testa alla classifica, dove si colloca San Gimignano, con un aumento del 229 per cento. Meglio di tutti, si fa per dire, stanno dei comuni molto piccoli come Murlo, con un più 1 per cento, e Radicondoli, con addirittura un calo dell’8 per cento.

Da segnalare anche che negli ultimi anni gli aumenti esponenziali sono cessati un po’ dappertutto, ma non per certo perché sono diminuite le aliquote dei tributi. Il calo è probabilmente dovuto agli effetti della crisi economica, che potrebbe aver inciso negativamente sul gettito di alcuni tributi.

Marco Falorni

 
Tassazione locale: più 113 per cento PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 16 Febbraio 2018 07:38

Quando dicono dal Governo che la tassazione a carico degli italiani diminuisce, può darsi che sia vero, in piccolissima parte, ma solo se ci si riferisce alle tasse riscosse dallo Stato. In realtà la tassazione complessiva è aumentata, perché nel frattempo sono esplose le entrate fiscali da parte dei comuni. Limitiamoci al complesso dei comuni della provincia di Siena, e prendiamo il periodo che va dal 2009 al 2017. Secondo i dati forniti dal Centro studi Cgia di Mestre, in questi otto anni le entrate tributarie comunali sono aumentate del 113 per cento, e questo per far fronte ai contemporanei tagli ai trasferimenti dallo Stato e dalla Regione, meno 53 per cento, e al calo anche delle entrate extratributarie.

 

 

Già questi numeri basterebbero a far drizzare i capelli, ma peggiori sono le conseguenze. I comuni, in piena emergenza, sono stati infatti costretti a tagliare drasticamente gli investimenti, meno 47 per cento, e questo impedisce di rimettere in movimento, tramite l’indotto, l’economia locale.

Ciò avviene mentre i comuni senesi aumentano comunque la spesa corrente, più 17 per cento. Ed anche a questo dato bisogna guardare dentro. Infatti, diminuisce la spesa per il personale, meno 13 per cento, a causa dello scarso turn over dei dipendenti, ma contemporaneamente aumenta moltissimo, più 27 per cento, la spesa per acquisto di beni e servizi, certamente dovuta al costo dei servizi pubblici appaltati a società esterne. Anche questo dimostra che i servizi una volta direttamente erogati dai Comuni, ed ora appaltati all’esterno, finiscono per costare di più ai cittadini. Si impone un radicale ripensamento di queste politiche.

Marco Falorni

 
Sull’Enoteca un voto storico. Ecco chi ha votato per lo scioglimento e chi contro PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 25 Ottobre 2017 13:33

La delibera per procedere alla liquidazione dell’Enoteca è stata approvata dal consiglio comunale con 17 voti a favore a fronte di 11 contrari. Cinque erano i consiglieri assenti al momento del voto: Nesi e Maestrini, assenti fin dall’inizio della seduta, e tre assentatisi in corso d’opera (strategicamente?), e cioè Alessandro Piccini, Becchi e Marzucchi.

La maggioranza è stata disciplinata e compatta, con tutti i piddini (valentiniani e scaramelliani) uniti appassionatamente, e con gli alleati di Siena Cambia, Riformisti e gruppo misto che, in spregio ai ripetuti proclami di autonomia, e alle rivendicazioni di non votare a loro scelta le delibere proposte dal sindaco, hanno invece dato il loro docile voto favorevole.

La delibera è stata comunque storica, ed è giusto che ognuno, nel bene o nel male, si assuma le responsabilità di competenza. Pertanto ricordo tutti i nomi dei consiglieri votanti. A favore dello scioglimento dell’Enoteca: Valentini, Ronchi, D’Onofrio, Lorenzetti, Di Renzone, Cappelli, Zacchei, Persi, Petti, Simone Vigni, Lolini, Bruttini, Periccioli, Guazzi, Da Frassini, Bufalini, Porcellotti. Contro lo scioglimento dell’Enoteca: Falorni, Corsi, Bianchini, Giordano, Sabatini, Trapassi, Pinassi, Aurigi, Campanini, Staderini. Qui di seguito pubblico il mio intervento pronunciato in aula (m.f.)

 

 

 

“Per la distruzione dell’Enoteca, per questo ennesimo disastro a danno della città di Siena, bisogna riconoscere che il Comune di Siena, pur avendone grande responsabilità, non è il solo colpevole, ci sono anche altri enti, a cominciare dalla Regione Toscana. Diciamo, in sintesi, che INSIEME CI SIETE RIUSCITI.

L’Enoteca di Siena, formalizzata nel 1960, affonda le radici nella mostra dei vini tipici d’Italia, tenuta nel 1933 in fortezza con grande successo. In quella occasione i migliori intellettuali toscani del tempo, Lorenzo Viani, Maccari, Bilenchi, Cesarini, Rosai si sfidavano a colpi di sonetti nel festival della poesia bacchica. E questa storia la facciamo finire nel 2017, con l’amministrazione Valentini. Bravi! Paolo Maccherini sicuramente si rivolta nella tomba, e con lui Gianni Brera ed altri grandi amici, e direi anche cantori dell’Enoteca.

Il vicesindaco Mancuso mi è buon testimone che, proprio nei primi giorni di questo mandato consiliare gli parlai dell’Enoteca come una delle prime emergenze, se non la prima in assoluto, da affrontare, ed egli manifestò sincera preoccupazione e volontà d intervenire. E dopo cinque anni, cosa è stato fatto? Quali sono i risultati?

In una provincia che, unica fra tutte, vanta ben quattro vini DOCG, come si fa a chiudere il principale ente vocato al vino? Anticamente l’Italia, o almeno una parte di essa, si è chiamata Enotria, terra del vino, e noi oggi come raccogliamo questa eredità? Nel tempo, la nostra città ha sempre subìto, senza mai reagire, nonostante i reiterati allarmi lanciati in quest’aula, la nascita e lo sviluppo di nuovi enti e iniziative vocate al vino, dal Vinitaly in poi. L’Enoteca aveva l’esclusiva nazionale della promozione vinicola, ed oggi è la cenerentola. Abbiamo subìto perfino lo schiaffo dello scippo della selezione dei vini di Toscana, alla quale ho personalmente partecipato come assaggiatore in rappresentanza della stampa, selezione emigrata a Firenze, guarda caso alla Leopolda, una location eloquente.

Oggi si viene a dire che continuare a finanziare l’Enoteca sarebbe un danno erariale. Questo è il risultato di decenni in cui si sono messi nelle posizioni di vertice esponenti del PD in parcheggio, invece che esperti del settore economico di competenza, fino alla recente nomina di Egidio Bianchi, bravo commercialista, sicuramente esperto anche in liquidazioni societarie, ma comprensibilmente non altrettanto esperto di agricoltura ed enologia. E non lo si è messo nelle condizioni di elaborare un piano industriale di rilancio dell’ente. Non basta la recente iniezione di liquidità da parte della Regione, volatilizzata in fretta, perché scollegata da ogni idea di futuro.

Potremmo anche accettare il peggio, ma non senza aver prima lottato fino all’ultimo. Ci dicono che perfino il Governo è insolvente. E perché il sindaco non fa una conferenza stampa per denunciarlo apertamente? Perché il PD di Siena non prende contatto con il ministro dell’agricoltura Martina, che poi è anche il vicesegretario nazionale del Partito Democratico, e quindi il vice di Renzi? Perché i consiglieri comunali del PD non invitano a Siena il ministro Lotti, e stavolta non per portarlo a cena in contrada, ma per portarlo a vedere in che condizioni è stata ridotta l’Enoteca? Perché il sindaco Valentini, che vanta grandi relazioni con il governatore Rossi, non lo coinvolge nel problema Enoteca? E che cosa hanno fatto i parlamentari del territorio, Susanna Cenni e Luigi Dallai, perché non spendono nemmeno una interrogazione parlamentare, una parola per difendere concretamente l’Enoteca?

Provo a darvi una road map: riunite sindacati e dipendenti e chiedete loro una proroga di fiducia, scrivete una relazione alla corte dei conti per giustificare la situazione, fate una spedizione presso il Governo e una presso la Regione e date loro la sveglia. Riunite un tavolo con le associazioni di categoria del mondo agricolo e con i consorzi dei nostri grandi vini e di altri vini d’Italia per coinvolgerli nella salvezza e, con nuove prospettive, nella gestione dell’Enoteca. Mettete tutti i soggetti competenti di fronte alle loro responsabilità e datene puntualmente conto alla cittadinanza senese. E intanto valorizzate la fortezza come polo di accoglienza turistica e di promozione dei prodotti enogastronomici locali. E in attesa di recuperare tutta la fortezza, recuperate almeno ad un livello di decenza l’ingresso della fortezza stessa, dove c’è l’Enoteca. Cambiate i cartelli rotti, togliete le pozzanghere, riempite la zona di fiori, di cure, di amore.

Se prima non fate tutto questo, non potete oggi chiederci l’autorizzazione a sciogliere l’ente.

In conclusione, mi rivolgo, non all’amministrazione Valentini o al PD come soggetto politico, che ritengo irredimibili, mi rivolgo invece ai singoli consiglieri comunali di maggioranza, del PD e degli altri gruppi, non date il vostro voto, non apponete la vostra simbolica firma sulla fine dell’Enoteca, non fate la storia a rovescio. Aggiungo che, per nutrire la legittima ambizione di contribuire al riscatto della città, è necessario che oggi diano un segnale di effettiva autonomia, di sincera volontà di aderire prima agli interessi collettivi dei senesi che agli ordini di partito o di scuderia. E’ necessario che oggi, da questo consiglio, venga un voto contrario alla proposta di delibera che il sindaco ci ha sottoposto”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
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