Pro-memoria per gli elettori PDF Stampa E-mail
Politica
Sabato 19 Maggio 2018 17:10

 
I senesi continueranno a vedere la tv, per ora, ma l’incubo continua PDF Stampa E-mail
Varie
Giovedì 17 Maggio 2018 13:10

E’ arrivata la risposta del Comune, a firma dell’assessore Paolo Mazzini, alla interrogazione a risposta scritta a suo tempo presentata dal consigliere Marco Falorni, in merito ad una sentenza del Tar del Lazio. In sostanza, si richiedeva se, stante la sentenza dello stesso Tar del Lazio che aveva rigettato un ricorso del Comune di Siena,  i senesi potranno o meno continuare a vedere la televisione, che come noto in città è distribuita via cavo dall’amministrazione. Il Tar motivava che il Comune non solo non ha l’autorizzazione per trasmettere, ma neppure ne ha fatto richiesta. La risposta è, in pratica, che il problema sarà lasciato in eredità alla prossima amministrazione comunale. Infatti l’attuale giunta ha manifestato l’intenzione di fare appello al Consiglio di Stato.

Ma andiamo con ordine. Nella sua lunga risposta, l’assessore Mazzini riepilogava, fra l’altro, la vicenda della prima diffida al Comune di Siena a distribuire il segnale televisivo via cavo, risalente al novembre 2006, e partita dal Ministero delle Comunicazioni. Il Comune fece ricorso al Tar Lazio, che nel febbraio 2007 accordava la sospensiva, congelando gli effetti della diffida. Da allora sono passati ben 11 anni, fino a quando, all’inizio del 2018, il Tar del Lazio ha rigettato definitivamente il ricorso del Comune di Siena, intimandogli, sostanzialmente, di cessare la divulgazione del segnale tv.

“Lo spegnimento del segnale tv - argomenta Paolo Mazzini - esporrebbe sicuramente il Comune a responsabilità giuridiche ben superiori, andando a ledere pesantemente il diritto di informazione costituzionalmente garantito ai cittadini”. Da qui “l’intenzione di appellare la sentenza n. 2389/18 emessa dal Tar Lazio, richiedendo altresì al Consiglio di Stato la sospensione dell’efficacia del provvedimento medesimo”. Il Comune sta quindi “procedendo agli opportuni adempimenti in proposito”.

Riepilogando, si tratta di una vicenda tipicamente italiana, con tempi biblici da parte della giustizia, in conseguenza di una decisione - l’eliminazione delle antenne televisive e la trasmissione del segnale tv via cavo - nata male con Piccini, e proseguita peggio con Cenni, Ceccuzzi e Valentini. Insomma, una bella gatta da pelare in più per il prossimo sindaco.

 

 

Infine, ecco il testo della interrogazione presentata da Marco Falorni.

Appreso:

- Che la Sezione Terza Ter del Tar per il Lazio (presidente Riccardo Savoia, estensore Massimo Santini), con decisione depositata lo scorso 2 marzo 2018, ha rigettato il ricorso del Comune di Siena per l’annullamento del provvedimento del Ministero delle Comunicazioni, Ispettorato Territoriale Toscana, recante diffida a continuare nell’attività di distribuzione via cavo dei segnali irradiati via etere dalle concessionarie del servizio di radiodiffusione televisiva terrestre e satellitare;

- Che, in particolare, l’Ispettorato Territoriale Toscana, dopo aver rilevato che il Comune di Siena aveva installato uno specifico impianto per la ripetizione e la distribuzione via cavo di programmi trasmessi dalle concessionarie del servizio radiotelevisivo, aveva inibito la prosecuzione di tale attività per la mancanza, al riguardo, della prescritta autorizzazione ministeriale;

Considerato:

- Che il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso del Comune di Siena, avendo rilevato che il titolo concessorio non era stato richiesto;

- Che, con il rigetto del ricorso da parte del Tar del Lazio, la diffida a suo tempo emanata dall’Ispettorato Territoriale Toscana ha ripreso efficacia, e conseguentemente il Comune di Siena dovrebbe cessare il sistema di ripetizione e distribuzione via cavo;

CHIEDO al sindaco:

- Se ha intenzione di ottemperare a quanto disposto dal Tar del Lazio e come pensa di assicurare ai cittadini senesi la regolare ricezione del segnale televisivo trasmesso dalle concessionarie”.

 
Falorni: “Dopo 74 anni di sinistra, l’unico cambiamento vero è il centrodestra” PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 13 Maggio 2018 19:50

E’ stata pubblicata su Rielpublishing una intervista, curata da David Busato, a Marco Falorni, giornalista, consigliere comunale di lungo corso, ed ora candidato nella lista “Voltiamo Pagina De Mossi Sindaco”. Qui di seguito eccone il testo.

 

 

Tua ricandidatura. Un commento.

“Per me non chiedo poltrone, la mia ricandidatura è solo un servizio che spero possa contribuire a realizzare il cambiamento, la svolta storica per la nostra città”.

Un tuo bilancio da consigliere.

“Personalmente credo di aver fatto tutto il possibile per rappresentare i cittadini, con diverse migliaia di atti, fra interrogazioni, mozioni, accessi agli atti e interventi in consiglio. Sono sereno in coscienza e abbastanza soddisfatto. Ma resta l’amarezza per lasciare la città molto più povera di quando sono entrato in consiglio. E questo per responsabilità del PD e dei suoi alleati, che oggi si presentano da improbabili alternativi”.

Giudizio su operato amministrazione comunale.

“La giunta Valentini ha ereditato il disastro già fatto, ma non ha certo invertito la tendenza, anzi, ed il sindaco uscente ha tradito tutte le sue principali promesse elettorali, a cominciare dalla ricerca delle responsabilità sul crac Montepaschi e dal libro bianco che doveva contenere tali responsabilità”.

Mancata partecipazione dei 5 Stelle.

“Quando manca una voce, o peggio viene soffocata, è sempre una sconfitta per la democrazia e per me non è retorica. Un abbraccio a Pinassi e Aurigi, con i quali abbiamo condiviso molte battaglie in consiglio comunale, e a Furiozzi, così assurdamente penalizzato”.

Il "tuo" programma. Quali le priorità.

“Le priorità sono collegate e conseguenti: decoro urbano, pulizia della città, cultura, turismo, lavoro, razionalizzazione di traffico e sosta e quindi della qualità della vita dei senesi”.

Il 16 giugno il "Gay Pride" con patrocinio Comune. Un commento.

“Non mi oppongo al Gay Pride, a patto che non ci siano eccessi, ma il patrocinio non l’avrei dato”.

Quali le emergenze della città?

“Farla riemergere dalla mediocrità in cui è stata precipitata, liberare le potenzialità dei senesi, migliorare i collegamenti, ricreare quella capitale del sapere che è stata per secoli, liberare soprattutto i cittadini dalla paura, farli sentire davvero liberi”.

Una scelta giusta a tuo modo di vedere di Valentini Sindaco...

“Ha fatto bene a ridurre il debito comunale, pagando le rate di mutui e boc. Ma questo a prezzo di zero investimenti, salvo l’attivismo abbastanza ridicolo degli ultimi due mesi. Ci voleva più equilibrio. E le risorse liberate andavano spese per rifare strade e marciapiedi, non per il concerto della Zilli”.

Che campagna elettorale è secondo te?

“Come tutte le altre. Prepariamoci a sentire bugìe in quantità industriale e promesse ridicole, contando sulla memoria corta dei cittadini. Io prometto solo l’impegno, l’onestà e la coerenza di sempre. Dopo 74 anni di potere della sinistra, mi aspetto che Siena scelga il centrodestra. Tutti gli altri sono finti cambiamenti, con schieramenti di sinistra mascherati da civici”.

David Busato

 
Ma quanto reggerà quel semaforo tenuto su col filo? PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Lunedì 14 Maggio 2018 16:10

La foto, scattata  al mattino del 14 maggio 2018, ritrae il semaforo posto in mezzo all’incrocio fra le vie Vittorio Emanuele II, Don Minzoni e Biagio di Montluc. Notate la cura con cui l’amministrazione pensa a tenere in efficienza il semaforo. Ha usato perfino un filo per tenerlo su meglio. E poi i senesi si lamentano… Ma chi li contenta?

Vedochiaro

 


 
Pernottamenti a Siena: ecco i risultati della politica “Siena in tre ore” PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 13 Maggio 2018 10:41

L’indagine dell’Istat sul numero delle presenze negli esercizi ricettivi in Italia è veramente rivelatrice, e mette a nudo i limiti della politica turistica “Siena in tre ore” portata avanti dal duo Valentini-Pallai. Sono disponibili i dati del 2016 e del 2015. E’ stato un anno positivo, per il turismo italiano, il 2016. Per quanto riguarda i pernottamenti negli esercizi ricettivi, essi sono stati 403 milioni, in aumento del 2,6 per cento sul 2015.

Per quanto riguarda Siena, nel 2016 la città è sparita dal prospetto delle prime cinquanta in classifica. Infatti nel 2015 Siena occupava il 49esimo posto, con 1.038.347 presenze, ma anche un meno 7,3 per cento sull’anno precedente. Nel 2016, come detto, non è dato sapere, perché la città è sparita dalle top 50, con l’ultimo posto, il cinquantesimo, che è occupato da Rosolina, anonimo comune sulla costa veneta, in provincia di Rovigo.

 

 

Il primo posto è occupato da Roma, con oltre 25 milioni di presenze, poi Milano, Venezia, Firenze, e diversi comuni dell’hinterland veneziano e della costa romagnola. In Toscana, oltre che da Firenze, Siena è preceduta anche da Pisa (29esimo posto, quasi 1 milione e 700 mila presenze), Montecatini Terme (30esima), Castiglione della Pescaia (34esimo posto), Viareggio (46esimo posto) e Orbetello (48esimo posto, con 1.114 mila presenze). Da notare che nel 2016 è finita fuori classifica anche Grosseto, che però nel 2015 precedeva Siena, piazzandosi al 44esimo posto (con 1.127 mila presenze), grazie alle frazioni di Marina e Principina a Mare.

Insomma, forse a Siena si potrebbe far meglio, che dite?

Marco Falorni

Consigliere comunale

 
Popolazione senese: i "numeri" di Valentini non convincono PDF Stampa E-mail
Politica

Il consigliere Marco Falorni, in occasione della seduta consiliare di martedì 10 maggio scorso, ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Andrea Corsi e Massimo Bianchini, in merito alle politiche poste in atto dal Comune per favorire il ripopolamento del centro storico. A questo proposito, Falorni ha fatto presente che, nonostante da qualche decennio le amministrazioni si siano prefissate l’obiettivo programmatico di ripopolare i rioni del centro storico, i residenti, a suo parere, non sono aumentati ma segnano una diminuzione rispetto all’inizio del mandato amministrativo. In considerazione di ciò, il consigliere ha chiesto chiarimenti sulle politiche poste in atto per favorire il ripopolamento del centro storico.

Il sindaco ha risposto facendo presente che le tendenze demografiche degli ultimi cinque anni evidenziano una inversione di tendenza rispetto ai trent'anni precedenti. Innanzitutto la popolazione complessiva ha smesso di decrescere ed è addirittura aumentata di circa mille unità. Analogamente, anche i residenti nel centro storico si sono stabilizzati. Prova ne è che sono lievemente superiori a quattro anni fa: erano 10.504 nel 2014, sono 10.510 a fine 2017. La recente indagine conoscitiva condotta da Ancsa sui centri storici dei 109 capoluoghi italiani rivela che il centro storico di Siena risulta al secondo posto per valore immobiliare in Toscana, ed oltre ad una percentuale elevata di popolazione anziana, sta recuperando anche una quota significativa di popolazione residente più giovane. Gli stranieri che vi abitano sono meno che in altre città (Siena è al 78esimo posto per popolazione straniera) e si registra un +52% di acquisiti immobiliari. In sostanza il primo cittadino ha rilevato che la popolazione risulta stabile come nel resto della città, un’area a buona tenuta sociale che non subisce più il fenomeno dello spopolamento. In un’ottica di più ampio respiro, inoltre, il Comune risulta quello che, dopo Firenze, conta il minor numero di abitazioni sfitte, dimore che, per la maggior parte, sono abitate stabilmente dai residenti. Secondo i dati riportati dal sindaco, inoltre, si evidenzia un’alta percentuale di anziani, dato caratteristico di Siena, che si accompagna però a una dinamica di aumento della percentuale di residenti giovani (16esimo posto). Molto basso anche il tasso di disoccupazione di chi vive nel centro della città. Come rilevato dal primo cittadino, nella ricerca che analizza i dati dei 109 capoluoghi di provincia, si rileva la presenza di un’Italia a due velocità, e per il Comune di Siena, tra il 2001 e il 2011, si mostrano interessanti fenomeni di crescita, soprattutto per quanto riguarda i cittadini giovani (più 27,4%). In riferimento al patrimonio residenziale del 2016, infine, la stima condotta secondo fonte OMI e Istat, la Città di Siena si colloca al 17esimo posto con un patrimonio di 2,1 miliardi di euro.

Falorni si è dichiarato insoddisfatto della risposta e ha ricordato che la popolazione di Siena oggi supera a stento i 50 mila abitanti rispetto ai 65 mila degli anni Sessanta. Una popolazione anziana, con una forte sostituzione della popolazione e ampi contrasti generazionali. Secondo il consigliere, sarebbe necessario ripopolare il centro storico per mantenere saldo il caratteristico tessuto sociale senese. In questo senso, ha concluso, è necessario considerare sia il fallimento del sistema metropolitano senese sia di alcune politiche per la casa poste in essere.

 
Il Comune ha fatto un gran pasticcio, i senesi potranno continuare a vedere la tv? PDF Stampa E-mail
Varie
Martedì 17 Aprile 2018 14:03

Una interrogazione a risposta scritta è stata presentata dal consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, in merito ad una sentenza del Tar del Lazio. Qui di seguito eccone il testo.

Appreso:

- Che la Sezione Terza Ter del Tar per il Lazio (presidente Riccardo Savoia, estensore Massimo Santini), con decisione depositata lo scorso 2 marzo 2018, ha rigettato il ricorso del Comune di Siena per l’annullamento del provvedimento del Ministero delle Comunicazioni, Ispettorato Territoriale Toscana, recante diffida a continuare nell’attività di distribuzione via cavo dei segnali irradiati via etere dalle concessionarie del servizio di radiodiffusione televisiva terrestre e satellitare;

- Che, in particolare, l’Ispettorato Territoriale Toscana, dopo aver rilevato che il Comune di Siena aveva installato uno specifico impianto per la ripetizione e la distribuzione via cavo di programmi trasmessi dalle concessionarie del servizio radiotelevisivo, aveva inibito la prosecuzione di tale attività per la mancanza, al riguardo, della prescritta autorizzazione ministeriale;

Considerato:

- Che il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso del Comune di Siena, avendo rilevato che il titolo concessorio non era stato richiesto;

- Che, con il rigetto del ricorso da parte del Tar del Lazio, la diffida a suo tempo emanata dall’Ispettorato Territoriale Toscana ha ripreso efficacia, e conseguentemente il Comune di Siena dovrebbe cessare il sistema di ripetizione e distribuzione via cavo;

CHIEDO al sindaco:

- Se ha intenzione di ottemperare a quanto disposto dal Tar del Lazio e come pensa di assicurare ai cittadini senesi la regolare ricezione del segnale televisivo trasmesso dalle concessionarie”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Immobili del Comune affittati o dati in comodato: c’è tanto da riesaminare PDF Stampa E-mail
Politica
Giovedì 01 Marzo 2018 14:01

Mi pare interessante la risposta che ho ricevuto alla mia interrogazione a risposta scritta per saperne di più in merito al patrimonio immobiliare del Comune di Siena dato in locazione o in comodato. Dalla risposta fornita dall’assessore Paolo Mazzini si apprendono molti dati interessanti. Qui di seguito ne riepilogo alcuni, in estrema sintesi.

Gli immobili comunali (case, uffici, negozi, magazzini eccetera) dati in locazione, nel 2017 erano complessivamente 99, mentre gli immobili dati in comodato gratuito erano complessivamente 24.

 

 

Fra gli immobili locati, quelli che sono stati affittati prevedendo un canone annuo  inferiore a 1.000 euro, quindi molto basso e comunque inferiore ai 100 euro mensili, erano 35. Fra questi ultimi ci sono circoli ricreativo culturali, ma anche negozi e studi professionali, e addirittura un locale in via di Città affittato a 0,52 euro all’anno.

Passando ai locali dati gratuitamente in comodato, ce ne sono alcuni occupati da associazioni storico politiche, e addirittura un locale ad uso sportello bancomat in uso ad una banca.

In questo quadro, spiccano alcuni casi singolari: per esempio i locali affittati alla Arciconfraternita di Misericordia a San Miniato, per l’importo annuo, non certo simbolico, di euro 22.451,31; soprattutto, la ex scuola materna di Montalbuccio, da tempo usata come casa famiglia dalla Associazione Papa Giovanni XXIII, affittata al canone annuo, anch’esso piuttosto consistente, di euro 18.000, pari a 1.500 euro al mese.

Si noti che fino a poco tempo fa l’immobile della casa famiglia era dato in comodato gratuito, e recentemente è stato concesso in locazione a 18.000 euro all’anno perché, fu giustificato in consiglio comunale, altrimenti la corte dei conti ci contesterebbe un danno erariale. Sicuri che fra gli altri 122 immobili comunali concessi a terzi non ce ne sia qualcun altro meritevole di attenzione da parte della corte dei conti, per constatare eventuali danni erariali?

Certo è che la prossima amministrazione, qualunque essa sia, dovrà fare un serio esame del patrimonio immobiliare comunale concesso a terzi, per non incorrere in contestazioni da parte della corte dei conti, e non solo.

Nella foto: la casa famiglia di Montalbuccio.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
Comune di Siena, pressione tributaria al top PDF Stampa E-mail
Politica
Sabato 17 Febbraio 2018 14:42

Il Comune di Siena incassa mediamente oltre mille euro per ogni cittadino senese. Lo si evince dai dati forniti dal Centro studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato la pressione tributaria comunale negli anni fra il 2009 e il 2017.

Prendendo in esame tutti i comuni della provincia di Siena, le tasse comunali incidono in media per 714 euro all’anno per ogni residente. Il minimo è a Murlo, con 487 euro, mentre il massimo è a Radda in Chianti, con 1.075 euro. Il capoluogo Siena si piazza al secondo posto con 1.063 euro, molto sopra la media della provincia.  E’ abbastanza impressionante misurare la differenza con i centri più grandi dopo Siena, e cioè Poggibonsi, a quota 510 euro, e Colle Val d’Elsa, con 498 euro, che giacciono, per fortuna dei loro abitanti, nei bassifondi di questa classifica che forse sarebbe bene leggere a rovescio.

 

 

C’è poi un altro dato che è interessante analizzare, e cioè quello dell’aumento della pressione fiscale comunale negli otto anni considerati, e cioè dal 2009 al 2017. Nella media della provincia senese tale aumento è stato sostanzioso, pari al 113 per cento. Il Comune di Siena si colloca poi ampiamente sopra tale media, con un aumento della tassazione del 137 per cento, e non è neanche in testa alla classifica, dove si colloca San Gimignano, con un aumento del 229 per cento. Meglio di tutti, si fa per dire, stanno dei comuni molto piccoli come Murlo, con un più 1 per cento, e Radicondoli, con addirittura un calo dell’8 per cento.

Da segnalare anche che negli ultimi anni gli aumenti esponenziali sono cessati un po’ dappertutto, ma non per certo perché sono diminuite le aliquote dei tributi. Il calo è probabilmente dovuto agli effetti della crisi economica, che potrebbe aver inciso negativamente sul gettito di alcuni tributi.

Marco Falorni

 
Tassazione locale: più 113 per cento PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 16 Febbraio 2018 07:38

Quando dicono dal Governo che la tassazione a carico degli italiani diminuisce, può darsi che sia vero, in piccolissima parte, ma solo se ci si riferisce alle tasse riscosse dallo Stato. In realtà la tassazione complessiva è aumentata, perché nel frattempo sono esplose le entrate fiscali da parte dei comuni. Limitiamoci al complesso dei comuni della provincia di Siena, e prendiamo il periodo che va dal 2009 al 2017. Secondo i dati forniti dal Centro studi Cgia di Mestre, in questi otto anni le entrate tributarie comunali sono aumentate del 113 per cento, e questo per far fronte ai contemporanei tagli ai trasferimenti dallo Stato e dalla Regione, meno 53 per cento, e al calo anche delle entrate extratributarie.

 

 

Già questi numeri basterebbero a far drizzare i capelli, ma peggiori sono le conseguenze. I comuni, in piena emergenza, sono stati infatti costretti a tagliare drasticamente gli investimenti, meno 47 per cento, e questo impedisce di rimettere in movimento, tramite l’indotto, l’economia locale.

Ciò avviene mentre i comuni senesi aumentano comunque la spesa corrente, più 17 per cento. Ed anche a questo dato bisogna guardare dentro. Infatti, diminuisce la spesa per il personale, meno 13 per cento, a causa dello scarso turn over dei dipendenti, ma contemporaneamente aumenta moltissimo, più 27 per cento, la spesa per acquisto di beni e servizi, certamente dovuta al costo dei servizi pubblici appaltati a società esterne. Anche questo dimostra che i servizi una volta direttamente erogati dai Comuni, ed ora appaltati all’esterno, finiscono per costare di più ai cittadini. Si impone un radicale ripensamento di queste politiche.

Marco Falorni

 
Sull’Enoteca un voto storico. Ecco chi ha votato per lo scioglimento e chi contro PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 25 Ottobre 2017 13:33

La delibera per procedere alla liquidazione dell’Enoteca è stata approvata dal consiglio comunale con 17 voti a favore a fronte di 11 contrari. Cinque erano i consiglieri assenti al momento del voto: Nesi e Maestrini, assenti fin dall’inizio della seduta, e tre assentatisi in corso d’opera (strategicamente?), e cioè Alessandro Piccini, Becchi e Marzucchi.

La maggioranza è stata disciplinata e compatta, con tutti i piddini (valentiniani e scaramelliani) uniti appassionatamente, e con gli alleati di Siena Cambia, Riformisti e gruppo misto che, in spregio ai ripetuti proclami di autonomia, e alle rivendicazioni di non votare a loro scelta le delibere proposte dal sindaco, hanno invece dato il loro docile voto favorevole.

La delibera è stata comunque storica, ed è giusto che ognuno, nel bene o nel male, si assuma le responsabilità di competenza. Pertanto ricordo tutti i nomi dei consiglieri votanti. A favore dello scioglimento dell’Enoteca: Valentini, Ronchi, D’Onofrio, Lorenzetti, Di Renzone, Cappelli, Zacchei, Persi, Petti, Simone Vigni, Lolini, Bruttini, Periccioli, Guazzi, Da Frassini, Bufalini, Porcellotti. Contro lo scioglimento dell’Enoteca: Falorni, Corsi, Bianchini, Giordano, Sabatini, Trapassi, Pinassi, Aurigi, Campanini, Staderini. Qui di seguito pubblico il mio intervento pronunciato in aula (m.f.)

 

 

 

“Per la distruzione dell’Enoteca, per questo ennesimo disastro a danno della città di Siena, bisogna riconoscere che il Comune di Siena, pur avendone grande responsabilità, non è il solo colpevole, ci sono anche altri enti, a cominciare dalla Regione Toscana. Diciamo, in sintesi, che INSIEME CI SIETE RIUSCITI.

L’Enoteca di Siena, formalizzata nel 1960, affonda le radici nella mostra dei vini tipici d’Italia, tenuta nel 1933 in fortezza con grande successo. In quella occasione i migliori intellettuali toscani del tempo, Lorenzo Viani, Maccari, Bilenchi, Cesarini, Rosai si sfidavano a colpi di sonetti nel festival della poesia bacchica. E questa storia la facciamo finire nel 2017, con l’amministrazione Valentini. Bravi! Paolo Maccherini sicuramente si rivolta nella tomba, e con lui Gianni Brera ed altri grandi amici, e direi anche cantori dell’Enoteca.

Il vicesindaco Mancuso mi è buon testimone che, proprio nei primi giorni di questo mandato consiliare gli parlai dell’Enoteca come una delle prime emergenze, se non la prima in assoluto, da affrontare, ed egli manifestò sincera preoccupazione e volontà d intervenire. E dopo cinque anni, cosa è stato fatto? Quali sono i risultati?

In una provincia che, unica fra tutte, vanta ben quattro vini DOCG, come si fa a chiudere il principale ente vocato al vino? Anticamente l’Italia, o almeno una parte di essa, si è chiamata Enotria, terra del vino, e noi oggi come raccogliamo questa eredità? Nel tempo, la nostra città ha sempre subìto, senza mai reagire, nonostante i reiterati allarmi lanciati in quest’aula, la nascita e lo sviluppo di nuovi enti e iniziative vocate al vino, dal Vinitaly in poi. L’Enoteca aveva l’esclusiva nazionale della promozione vinicola, ed oggi è la cenerentola. Abbiamo subìto perfino lo schiaffo dello scippo della selezione dei vini di Toscana, alla quale ho personalmente partecipato come assaggiatore in rappresentanza della stampa, selezione emigrata a Firenze, guarda caso alla Leopolda, una location eloquente.

Oggi si viene a dire che continuare a finanziare l’Enoteca sarebbe un danno erariale. Questo è il risultato di decenni in cui si sono messi nelle posizioni di vertice esponenti del PD in parcheggio, invece che esperti del settore economico di competenza, fino alla recente nomina di Egidio Bianchi, bravo commercialista, sicuramente esperto anche in liquidazioni societarie, ma comprensibilmente non altrettanto esperto di agricoltura ed enologia. E non lo si è messo nelle condizioni di elaborare un piano industriale di rilancio dell’ente. Non basta la recente iniezione di liquidità da parte della Regione, volatilizzata in fretta, perché scollegata da ogni idea di futuro.

Potremmo anche accettare il peggio, ma non senza aver prima lottato fino all’ultimo. Ci dicono che perfino il Governo è insolvente. E perché il sindaco non fa una conferenza stampa per denunciarlo apertamente? Perché il PD di Siena non prende contatto con il ministro dell’agricoltura Martina, che poi è anche il vicesegretario nazionale del Partito Democratico, e quindi il vice di Renzi? Perché i consiglieri comunali del PD non invitano a Siena il ministro Lotti, e stavolta non per portarlo a cena in contrada, ma per portarlo a vedere in che condizioni è stata ridotta l’Enoteca? Perché il sindaco Valentini, che vanta grandi relazioni con il governatore Rossi, non lo coinvolge nel problema Enoteca? E che cosa hanno fatto i parlamentari del territorio, Susanna Cenni e Luigi Dallai, perché non spendono nemmeno una interrogazione parlamentare, una parola per difendere concretamente l’Enoteca?

Provo a darvi una road map: riunite sindacati e dipendenti e chiedete loro una proroga di fiducia, scrivete una relazione alla corte dei conti per giustificare la situazione, fate una spedizione presso il Governo e una presso la Regione e date loro la sveglia. Riunite un tavolo con le associazioni di categoria del mondo agricolo e con i consorzi dei nostri grandi vini e di altri vini d’Italia per coinvolgerli nella salvezza e, con nuove prospettive, nella gestione dell’Enoteca. Mettete tutti i soggetti competenti di fronte alle loro responsabilità e datene puntualmente conto alla cittadinanza senese. E intanto valorizzate la fortezza come polo di accoglienza turistica e di promozione dei prodotti enogastronomici locali. E in attesa di recuperare tutta la fortezza, recuperate almeno ad un livello di decenza l’ingresso della fortezza stessa, dove c’è l’Enoteca. Cambiate i cartelli rotti, togliete le pozzanghere, riempite la zona di fiori, di cure, di amore.

Se prima non fate tutto questo, non potete oggi chiederci l’autorizzazione a sciogliere l’ente.

In conclusione, mi rivolgo, non all’amministrazione Valentini o al PD come soggetto politico, che ritengo irredimibili, mi rivolgo invece ai singoli consiglieri comunali di maggioranza, del PD e degli altri gruppi, non date il vostro voto, non apponete la vostra simbolica firma sulla fine dell’Enoteca, non fate la storia a rovescio. Aggiungo che, per nutrire la legittima ambizione di contribuire al riscatto della città, è necessario che oggi diano un segnale di effettiva autonomia, di sincera volontà di aderire prima agli interessi collettivi dei senesi che agli ordini di partito o di scuderia. E’ necessario che oggi, da questo consiglio, venga un voto contrario alla proposta di delibera che il sindaco ci ha sottoposto”.

Marco Falorni

Impegno per Siena

 
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