La leggenda del re Giannino PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Domenica 13 Agosto 2017 14:55

Siamo all’inizio del XIV secolo, a Parigi, dove è presente il mercante senese Guccio di Mino Baglioni, rappresentante del banco dei Tolomei. Guccio si innamora di una gentildonna francese, Maria, la frequenta di nascosto, la sposa segretamente e i due concepiscono un figlio. La gravidanza di Maria non è bene accetta dai suoi parenti, che la fanno partorire in un convento e le impediscono di rivedere Guccio. Il bambino, che nasce all’inizio di novembre del 1316, viene chiamato Giovanni, detto Giannino.

Frattanto, il re di Francia Luigi X (1289-1316) è morto dopo aver fatto concepire un figlio alla moglie Clemenza d’Angiò (1293-1328), sorella del futuro re Ludovico d’Ungheria. Il bambino nasce il 16 novembre e viene chiamato Giovanni I detto il Postumo, ma fin dall’inizio corre gravi pericoli, perché una congiura di nobili, per ragioni dinastiche, vorrebbe ucciderlo.

 

 

Per proteggerlo, i nobili fedeli alla casa reale organizzano uno scambio di neonati, mettendo al posto del piccolo “delfino” proprio Giannino, il figlio del senese Guccio, il tutto senza che nessuno lo sapesse a corte, e neppure nella famiglia di origine, tranne la madre Maria. Avvenne che la congiura dei nobili andò a segno, e Giannino, figlio di Guccio, ma creduto figlio di Luigi X, dopo pochi giorni di vita fu ucciso, forse strozzato nella culla dalla contessa Matilde d’Artois (1268-1329). La successione al trono seguì così un altro corso, e i nobili che avevano organizzato lo scambio di neonati non ebbero la forza di impedirlo, e furono costretti a tacere.

Dopo alcuni anni, il senese Guccio di Mino Baglioni poté rivedere quello che credeva suo figlio, e nell’anno 1326 decise di mandarlo a Siena, presso il padre Mino. Qui Giannino ricevette un’istruzione e crebbe intelligente e precocemente saggio. Gli affari di famiglia non andavano bene, e così il ragazzo dovette svolgere vari lavori da artigiano, sempre con abilità e serietà. Nel frattempo si sposò due volte, dapprima nel 1342 con Giovanna di Niccolò Vivoli ed ebbe tre figli. La moglie morì però nella grande peste del 1348, e Guccio si risposò subito, stavolta con Necca di Vanni di Giello, ed ebbe altri sei figli. Nel frattempo, Guccio godeva fama di cittadino esemplare, ed ebbe anche incarichi amministrativi dal governo senese.

Le cose cambiarono dopo che la madre putativa Maria, in punto di morte (forse nel 1345), confessò la verità su di lui ad un padre agostiniano spagnolo che, dopo una serie di vicende annose e molto complicate, riuscì a far arrivare la notizia a Roma, dove il potere era nelle mani del tribuno Cola di Rienzo (1313-1354), visto che il papa risiedeva in Avignone. E Cola di Rienzo prese a cuore la cosa, chiamò a Roma Giannino e gli promise il suo aiuto per rimetterlo sul trono di Francia, ma poco dopo cadde vittima di una rivolta del popolo romano. La notizia arrivò però anche a Ludovico re d’Ungheria, che era lo zio di Giannino e si trovava in Italia, e questi nel 1359 scrisse a molti regni e governi d’Italia e d’Europa, perché sostenessero la legittima causa di Giannino, che a questo punto era un pretendente al trono di Francia.

Anche la Repubblica di Siena ricevette una lettera di Ludovico, e quindi riconobbe a Giannino il suo rango e gli assegnò una scorta per la sua sicurezza. Ma non potè fare passi ufficiali presso il governo francese, perché fu frenata dai mercanti senesi che temevano, a ragione, le ritorsioni economiche e non solo della monarchia d’oltralpe.

Giannino si trovò così isolato e in crisi di identità, si rivolse a vari governi per sostenere la sua causa, ricevendone false promesse. Finì per cadere in una trappola, ordita da emissari francesi, mentre si trovava in Provenza, il cui regno era sotto il controllo degli Angioini di Napoli. Osteggiato dal papato “avignonese”, Giannino fu quindi inviato prigioniero a Napoli, dove fu accusato di ordire cospirazioni e di sobillare il popolo. La regina Giovanna I di Napoli (1327-1382), che era parente dei regnanti di Francia, lo fece rinchiudere nelle prigioni di Castel dell’Ovo, dove Giannino dopo pochi mesi morì, nel 1362.

Su questa storia incredibile, ma probabilmente vera, esistono vari documenti e lettere, di cui alcune anche custodite negli archivi senesi, e della tragica vicenda del re Giannino, francese di sangue reale e senese di adozione, hanno scritto anche diversi storici senesi, quali Sigismondo Tizio, Girolamo Gigli, Luigi De Angelis, Ubaldo Cagliaritano ed altri.

Nella foto: Castel dell’Ovo, a Napoli, dove finì i suoi giorni il delfino di Francia, Giannino.

Senio Ghibellini

 
Quanto incassa il Comune con i due nuovi autovelox? PDF Stampa E-mail
Varie
Venerdì 04 Agosto 2017 10:11

Una interrogazione a risposta scritta a firma del consigliere Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, è stata presentata in merito alle multe collegate ai rilevamenti degli autovelox. Eccone il testo.

 

 

Premesso:

- Che il 10 maggio u.s. è stato installato un autovelox sulla Cassia, in località Malamerenda e che il 26 giugno u.s. è stato installato un autovelox sul raccordo fra Siena-Grosseto e Siena-Bettolle;

CHIEDO al Sig. Sindaco

Facendo riferimento alla data in cui sarà fornita risposta alla presente interrogazione:

- Il numero delle multe elevate, e l’importo complessivo delle relative sanzioni irrogate, in collegamento alle rilevazioni effettuate, rispettivamente, dall’autovelox sulla Cassia e da quello sul raccordo”.

 
Vicenda Mezzaroma: “Il Siena avrebbe potuto rimanere in serie A” PDF Stampa E-mail
Varie
Martedì 08 Agosto 2017 15:19

La vicenda giudiziaria di Mezzaroma dimostra che il Siena Calcio avrebbe potuto rimanere nella massima serie e che, stando alle accuse della magistratura inquirente, le responsabilità dell’allora proprietà sono pesanti.

 

 

Ciò premesso (e ricordando che in questa vicenda ci hanno rimesso i tifosi, i dipendenti ed i fornitori), visto che una delle principali accuse risultanti dalla stampa riguarda la vicenda della cessione del marchio, ci pare doveroso che venga fatta chiarezza anche su come si è arrivati ad affidare la proprietà nelle mani di Massimo Mezzaroma.


Nella cessione del marchio, fra l'altro, ebbe un ruolo importante anche la Banca.

 

Uniti per Siena
L'Alternativa
Impegno per Siena

 
Cosa pensa il Comune dei “miglioramenti” del servizio 118? PDF Stampa E-mail
Politica
Lunedì 31 Luglio 2017 19:33

Purtroppo nel consiglio comunale del 27 luglio non ha potuto essere evasa l’interrogazione sul 118, e così si andrà a settembre. Come consiglieri comunali ci rivolgiamo all’assessore Anna Ferretti, per chiederle se è possibile anticipare, anche a mezzo stampa, almeno la sostanza della risposta, e ci permettiamo di fare questo perché la cosa è troppo importante e sentita. Il soccorso di emergenza-urgenza è stato per molti anni una vera eccellenza del nostro territorio. Ora le cose sono peggiorate. Sempre meno medici sulle ambulanze, servizi più rarefatti e perfino la postazione medicalizzata Siena 2 che sparisce all’improvviso e senza annuncio preventivo, con la Usl che mette tutti di fronte al fatto compiuto. Sarà bene ricordare che l’unica postazione medicalizzata senese serve anche il territorio circostante, per un totale di circa 90 mila persone.

 

 

Ciò premesso, crediamo che il Comune di Siena debba prendere posizione, a tutela dei cittadini, e non leggendo la solita letterina della Usl, che parla con i fatti e poi si dà ragione da sola, ma prendendo una posizione politica chiara che dia voce alla comunità.

La nostra critica non vuole favorire qualche categoria in luogo di un’altra, è a tutela di tutti: dei medici, degli infermieri, più ancora dei soccorritori volontari che si tende a caricare di responsabilità assolutamente improprie, e soprattutto dei cittadini tutti, anche di noi stessi, perché tutti potremmo aver bisogno di essere soccorsi.

Marco Falorni (Impegno per Siena)

Andrea Corsi (L’Alternativa)

Massimo Bianchini (L’Alternativa)

Laura Sabatini (Gruppo Sabatini-Trapassi)

Alessandro Trapassi (Gruppo Sabatini-Trapassi)

 
Basta con il buonismo a senso unico, giustizia per tutti e certezza della pena! PDF Stampa E-mail
Politica
Lunedì 31 Luglio 2017 20:28

“La situazione dei migranti sul nostro territorio è sotto controllo, il modello di distribuzione diffusa nei nostri comuni è efficace" così si è espresso un paio di settimane fa, il deputato senese del PD Luigi Dallai, durante un dibattito organizzato al circolo Arci di Ruffolo. Alla luce di quanto successo sul bus che collega Siena a Santa Colomba, rileggere le parole di Dallai, insieme a quelle del sindaco di Siena Bruno Valentini che come un disco rotto ci ripete quanto Siena sia una città sicura, ormai non fa più neppure sorridere. Le politiche migratorie del PD nazionale, alle cui decisioni gli onorevoli Dallai e Cenni contribuiscono attivamente stante il loro status parlamentare, e la chiara inadeguatezza di amministratori locali come il Valentini sono riusciti a far distruggere, dopo la Banca Monte dei Paschi  e l’economia,  l’altro caposaldo di  Siena: la sicurezza e la vivibilità del territorio.

Noi, come consiglieri comunali, faremo tutto quello che è nelle possibilità del nostro mandato per capire quale sia la reale situazione nella gestione dei migranti da parte del Comune di Siena, a chi vadano i denari stanziati per l'accoglienza, cosa sia stato fatto nel campo della prevenzione e quali provvedimenti sono stati presi concretamente verso chi  delinque o non abbia i requisiti per richiedere asilo.

Invece di inondarci di retorica buonista, sarebbe meglio che i nostri rappresentanti in parlamento si adoperassero concretamente per far si che anche in Italia ci sia la certezza della pena per chi commette un reato, indipendentemente dall'essere un migrante o un italiano, e che il sindaco Valentini, seguendo l'esempio di sindaci che lavorano davvero per il loro territorio, facesse sentire l'indisponibilità di Siena a continuare con questa politica di accoglienza indiscriminata, pericolosa ed ingiusta nei confronti dei cittadini e di chi scappa davvero da guerre e persecuzioni.

Andrea Corsi

Massimo Bianchini

Marco Falorni

 
Se andassimo tutti a votare? PDF Stampa E-mail
Varie
Lunedì 31 Luglio 2017 19:58

Quell'episodio di Santa Colomba

è un evento che ci fa pensare

che è stata fatta esplodere la bomba

della illegalità e del malaffare!

 

Il cittadino non sa più che fare

per difendersi dai tanti aggressori

pronti ad assalire e sopraffare

sul bus come pure in casa e fuori!

 

Se  trasgredisci tu sono dolori,

ma se l'inadempiente è questa gente,

è triste il doverlo constatare,

 

ma all'orizzonte non ci son bagliori,

perché a loro non vien fatto niente!

Credo sarebbe utile, signori,

 

per le elezioni andar tutti a votare,

per cambiar questa classe dirigente!

 

Mario Petri (30 luglio 2017)

 
Per via Vivaldi il tempo si è fermato: in tre anni non è stato fatto niente, e i problemi sono sempre più gravi PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 28 Luglio 2017 09:53

L’urbanizzazione di via Vivaldi e la situazione della sosta e della viabilità dell’area hanno costituito i temi dell’interrogazione presentata, nella seduta consiliare del 27 luglio 2017, da Marco Falorni (Impegno per Siena) e sottoscritta anche da Massimo Bianchini e Andrea Corsi (L’Alternativa). Il consigliere Falorni, richiamando la sua analoga interrogazione del 30 aprile 2014, ha ulteriormente segnalato le criticità “in ordine alla logistica e alla sicurezza dei residenti, dovute soprattutto alla presenza di importanti strutture di uso pubblico, come impianti sportivi e plessi scolastici, in un’area già sottoposta a intensa urbanizzazione, con terreno scosceso e rischi di natura idrogeologica”. “Una situazione aggravatasi con la creazione della Ztl dalla vicina Porta Pispini - ha aggiunto - con l’aumento dei mezzi in circolazione e la realizzazione di numerose costruzioni di abitazioni e garage, senza alcuna previsione di miglioramento viario né accordi con i proprietari frontisti circa l’aggravio di servitù, dal momento che la via è classificata come strada urbana di quartiere a uso pubblico”.

In particolare, Falorni ha richiamato “la sosta al collasso, le misure inadeguate della carreggiata, lo stato di dissesto del fondo stradale, la precarietà dei marciapiedi, l’irrazionalità del sistema di circolazione, la fatiscenza delle reti di recinzione lungo le scarpate, le pericolose condizioni dei muri a retta dei resedi condominiali e delle piante”. Il consigliere ha poi ricordato come “a seguito delle reiterate segnalazioni degli abitanti dell’area, si parli da circa trent’anni di tali problemi senza alcuna azione da parte del Comune che, peraltro, avrebbe dovuto acquisire la strada sin dagli inizi degli anni ‘60” e ha sottolineato che “l’unica notizia positiva riguarda l’intervento di realizzazione della breve bretella di collegamento con via Formichi, che però è stato sospeso con la motivazione, data dell’assessore competente, che la nuova strada sarebbe troppo ripida”. Falorni ha sollecitato un incontro pubblico tra i cittadini e l’Amministrazione in occasione del quale “si possano individuare risposte ai problemi citati come, per esempio, l’eliminazione di uno dei marciapiedi per allargare la carreggiata, oppure la realizzazione di interventi sul fondo stradale e al verde pubblico”.

 

 

L’assessore alla Mobilità, Stefano Maggi, ha risposto che “la complessiva riqualificazione urbanistica del quartiere e gli aspetti legati alla sosta dei residenti sono stati affrontati in una progettazione preliminare definitiva ed esecutiva a partire dal dicembre 2014. In questo tempo, inoltre, sono stati organizzati incontri pubblici ma senza mai giungere a una condivisione di intenti”. “Siamo in attesa - ha proseguito - del completamento della piccola rampa di collegamento tra le vie Formichi e Vivaldi da parte della ditta privata esecutrice: una volta completata e acquisita nel patrimonio comunale, la bretella potrà essere condotta a senso unico con un sensibile decongestionamento dei flussi veicolari interni”.

Quanto agli interventi di rifacimento dei marciapiedi, dell’asfaltatura, della segnaletica e sull’impianto di illuminazione pubblica, l’assessore ha affermato che “presuppongono un cospicuo intervento finanziario: motivo per il quale è sempre stato ritenuto opportuno trattarli dopo aver definito la fattibilità di istituire un’Area a Rilevanza Urbanistica, l’ARU numero 7”.

“Del resto, proprio l’ARU è l’unica forma di tutela dei residenti consentita ai sensi del Codice della Strada - ha concluso Maggi - in questa come in tutte le altre aree limitrofe al centro storico”.

Falorni ha definito “imbarazzante la risposta dell’assessore, il quale non ha offerto alcuna novità sostanziale rispetto a tre anni fa. Inoltre, non si può far passare un’assemblea della Consulta territoriale come un incontro specifico sul tema della viabilità in via Vivaldi”. “Anche se la strada è privata - ha concluso - il Comune deve comunque intervenire al più presto per risolvere le problematiche segnalate, le quali hanno una causa originaria: il numero eccessivo di costruzioni che sono state consentite a partire dagli anni ‘50”.

 
Caos del traffico nella zona di Ovile, il Comune si arrampica sugli specchi PDF Stampa E-mail
Politica
Giovedì 27 Luglio 2017 20:52

Dal consiglio comunale del 27 luglio 2017: è stata discussa l’interrogazione urgente sui problemi del traffico in via Don Minzoni e dintorni, firmata da Andrea Corsi, Mas simo Bianchini e Marco Falorni, ed illustrata in aula da Corsi. Eccone il testo.

“Premesso che

nella tarda mattinata del 24 luglio è stata parzialmente chiusa al traffico una parte di via Don Minzoni, senza che ne venisse dato alcun preavviso alla cittadinanza e senza l’apposizione di adeguata segnaletica che indicasse la modifica alla viabilità.

Considerato che

con un comunicato stampa pubblicato sul sito istituzionale, il Comune di Siena ha informato che la chiusura e la relativa modifica della viabilità sono finalizzate alla realizzazione di alcuni interventi di manutenzione stradale.

Si chiede

al signor Sindaco se i sopracitati interventi di manutenzione non erano programmabili, se ritiene che sia stata data corretta informazione e se sia stato fatto tutto per ridurre i disagi per gli automobilisti senesi”.

Ha risposto l’assessore Maggi, confermando che i lavori erano necessari e urgenti fin dal 17 luglio (e dunque non si capisce perché le strade siano state improvvisamente interrotte il 24 luglio, senza adeguata informazione ai cittadini e perfino senza una adeguata cartellonistica).

Per Andrea Corsi quella dell’assessore è stata una “non risposta da parte di un’amministrazione approssimativa e superficiale. Bastava, infatti, collocare prima la segnaletica, magari corredata dall’ordinanza di riferimento, come indicato dalla normativa, in modo da non creare i disagi che si sono verificati”.

 
Lo sposalizio del mare lega Venezia al papa senese Alessandro III PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Mercoledì 26 Luglio 2017 16:38

Lo sposalizio del mare, la bella e sfarzosa cerimonia che ogni anno, nel giorno dell’Ascensione di Gesù, si tiene a Venezia, è profondamente legata ad un personaggio senese, e cioè il papa Alessandro III, al secolo Rolando Bandinelli (1100-1181), nato in Camollia, nel palazzo d’angolo con la piazzetta che oggi non per caso si chiama dei Paparoni.

Alessandro III era il capo della Lega dei comuni italiani (in suo onore era stata ribattezzata la città di Alessandria) che aveva sconfitto a Legnano (29 maggio 1176) l’imperatore Federico Barbarossa (Federico I di Hoenstaufen, Weiblingen 1122 - Saleph, 1190), e  quest’ultimo, furioso, faceva braccare il pontefice, che trovò ospitalità e rifugio proprio a Venezia. Papa Bandinelli, grato alla città lagunare, volle dare un carattere di sacralità ad una antica festa di origine pagana che si continuava a tenere nel giorno dell’Ascensione, creando quello che resterà noto come “sposalizio del mare”. Così, a partire proprio dall’anno 1177, quando la cerimonia avvenne alla presenza del papa, il doge di Venezia, a bordo di una imbarcazione riccamente adornata (che poi sarebbe stata detta bucintoro), lascia solennemente cadere nella laguna un prezioso anello consacrato, pronunciando le parole “Desponsamus te, mare. In signum veri perpetuique dominii…”, ribadendo in tal modo l’inscindibile legame fra Venezia e il mare. La cerimonia dello sposalizio del mare continua ancora oggi, “officiata” dal sindaco di Venezia, ed è molto sentita dai veneziani ed ammirata dai turisti. Ma come andò a finire la sfida fra Alessandro III e l’imperatore Barbarossa? Vediamo.

 

 

Federico fece attaccare Venezia proprio dal mare, avvalendosi dell’appoggio delle città di Genova e di Pisa, alleate dell’impero. Avvenne così, nel 1177, pochi mesi dopo la battaglia di Legnano, anche lo scontro navale, rimasto famoso come battaglia di Punta Salvore, in cui 40 galere veneziane, abilmente condotte dal doge Sebastiano Ziani (1102-1178), riportarono una netta vittoria contro 75 galere genovesi e pisane. Furono catturate dai veneziani 45 galere, altre furono affondate ed il resto fuggirono, e fu fatto prigioniero lo stesso comandante nemico, che era uno dei figli del Barbarossa.

Dopo questo ulteriore smacco, l’imperatore decise di venire a patti col papa, rinunciando a molte delle sue pretese. Fu concordato che dovesse avvenire proprio a Venezia, nella basilica di San Marco, un incontro fra i due grandi. Il giorno 24 luglio 1177 Federico arrivò a Venezia, accolto dal doge, dal patriarca, dai vescovi, dal clero e da una moltitudine di popolo, con barche e navigli riccamente addobbati.

Il Barbarossa giunse in San Marco, dove, sotto il portico, lo attendeva il papa, in vesti pontificali, circondato dai cardinali e da alti prelati. L’imperatore, accostatosi al pontefice, gli baciò il piede, e fu subito rialzato da Alessandro, che gli dette il bacio della pace. A ricordo di questo memorabile evento, è posta una losanga bianca nel punto esatto dell’ incontro che ancora oggi si può notare nel nartece della basilica.

Narra lo storico Obone da Ravenna che l’imperatore, nell’ atto di baciare il piede al papa, disse: “Non tihi, sed Petrus” (cioè “mi inchino non innanzi a te, ma a Pietro”), ed il papa senese rispose: “Et mihi et Petrus” (cioè: “Ti inchini innanzi a me e a Pietro”).

Senio Ghibellini

 
Le liste civiche lanciano la sfida e presentano l’identikit del candidato sindaco PDF Stampa E-mail
Politica
Mercoledì 19 Luglio 2017 08:08

Conosciamo la nostra città ed abbiamo nettamente percepito, stavolta davvero, una grande voglia di cambiamento da parte dei senesi. Ad una lunga e stanca egemonia del PD si sono aggiunte le troppe promesse elettorali tradite da Valentini, ed ora anche una parte della sinistra è pronta a voltare pagina. Quello che i cittadini vogliono è una rivoluzione dolce, senza vendette e ritorsioni, ma che finalmente riapra ad ogni senese la possibilità di esprimere le sue migliori qualità, senza guardare a tessere di partito. Per questo il cambiamento dovrà essere a trazione civica, con una coalizione ampia, trasversale, che rifugga solo da ogni estremismo e che metta in campo persone oneste, ben conosciute e stimate.

 

 

Per tenere insieme una siffatta compagine si dovrà individuare un candidato sindaco con precise caratteristiche: esperienza personale e professionale, riconosciuta stima, passione civile e politica senza però condizionamenti di partito, nessuna compromissione con il potere che ha oppresso e opprime la città, conoscenza vera di Siena, della sua storia, delle contrade, del Palio e amore per tutto ciò che è espressione di una grande tradizione. Noi siamo pronti, come ci pare siano pronte altre compagini ed associazioni. Con queste forze che vogliono il cambiamento nel senso che abbiamo delineato, saremo ben lieti di parlare e di collaborare ad un progetto comune.

L’Alternativa - Impegno per Siena - Uniti per Siena

 
Francigena: la Regione se la squaglia, e il Comune di Siena diventa il “bancomat” PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 14 Luglio 2017 19:37

Durante il consiglio comunale del 13 luglio 2017 è stato approvato a maggioranza (13 a favore, 7 contrari) uno schema di convenzione fra i comuni della provincia di Siena il cui territorio è attraversato dalla Francigena. Tale convenzione è molto discutibile, perché sposta il costo del mantenimento e delle iniziative correlate alla Francigena dalla Regione Toscana ai comuni interessati, e nel caso della provincia senese, a causa dei criteri adottati in convenzione, gran parte del peso finanziario dovrà essere sostenuto dal Comune di Siena. Qui di seguito, ecco il testo dell’intervento pronunciato in aula da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

 

 

“Prima riflessione: che cosa rappresenta la Francigena nella nostra storia? Oltre a quanto ha già detto il collega Staderini, faccio solo un piccolo, ma significativo esempio. Nell’anno 1300, quello in cui il papa Bonifacio VIII indisse il primo giubileo, dopo poche settimane dalla diffusione della bolla pontificia, all’interno della Repubblica di Siena già si era costituita quella che oggi chiameremmo una cooperativa, che lungo la via Francigena si occupava di accogliere i pellegrini, effettuare il cambio dei cavalli, fornire ospitalità, vitto, alloggio e cure mediche, il tutto a prezzo politico. Ecco, al di là degli scambi culturali che ci sono stati, che cosa significa per noi la Francigena.

Seconda riflessione: bisogna intendersi su quale è il percorso della Francigena. Lo ha detto più di una volta il sindaco in quest’aula, è un percorso sostanzialmente di fantasia, perché Sigerico, nel suo viaggio da Canterbury a Roma elenca 80 località, ma non descrive il tracciato per andare da un posto all’altro. Quindi la Francigena si può far passare da dove fa comodo, e il Comune di Siena ne ha dato un esempio evidente. Infatti, la cittadella dello sport all’Arbia era attraversata dal percorso della Francigena, ma il sindaco ha disinvoltamente spostato il tracciato della storica via, proprio perché lo stesso non è storicamente accertato.

Ci aggiungo un altro esempio, che riguarda il Comune di Monteriggioni, che il nostro sindaco conosce. Passando dalla Cassia si può osservare una stradina a sterro che si inerpica verso il castello, con un cartello con la scritta ‘Via Francigena’. Peccato che quando da quelle parti ci passò Sigerico, Monteriggioni ancora non esisteva. Appare quindi improbabile che egli si sia inerpicato in cima alla collina solo per allungare la strada o godere il panorama.

Terza riflessione: chi deve pensare alle spese. Ai tempi della Repubblica di Siena era essa stessa che curava, e molto bene, le strade, prima fra tutte la Francigena, ma si avvaleva delle risorse di tutte le terre e castelli della Repubblica, non di quelle del solo Comune di Siena di allora. Oggi, alla promozione e al mantenimento della Francigena, finora ci aveva pensato la Regione Toscana, che è competente per territorio. Ora, invece, con questa convenzione che viene fatta recepire ai vari comuni interessati, mi sembra che l’intendimento della Regione Toscana sia proprio quello di scaricare i costi sui comuni attraversati dalla Francigena. E in base al testo della convenzione fra i comuni, le maggiori spese nel nostro territorio, da San Gimignano ad Abbadia San Salvatore, le dovrebbe sostenere il Comune di Siena.

Questo deriva dai parametri presi a base per ripartire i contributi al fondo comune: Siena fa la parte del leone. Quindi, in sostanza, anche per un miglioramento della Francigena nel territorio di Abbadia San Salvatore, i maggiori costi ricadrebbero sul Comune di Siena. Ma come si fa ad assumere un impegno di spesa così, fra l’altro al momento ignoto nella sua consistenza? Mi domando se anche sul piano della legittimità pura e semplice questa delibera potrebbe reggere l’impatto di una eventuale, quanto improbabile, impugnazione. Secondo me un comune può prendere impegni di spesa relativamente al proprio territorio. Se ci fosse da spendere per la Francigena sull’Amiata, non mi pare corretto che a pagare debba essere il Comune di Siena, e se il Comune di Abbadia non ce la facesse, ad intervenire dovrebbe essere la Regione Toscana.

Mi sembra che votare a favore di questa delibera non sia compatibile con la diligenza del buon padre di famiglia, e per estensione con la diligenza del buon amministratore, e non importa se di maggioranza o di minoranza. Noi bisogna ragionare da amministratori, e non di condominio, ma da amministratori del Comune di Siena, e fare i legittimi interessi del Comune di Siena. Il quale non è fuori dal mondo, certo ragiona con gli altri enti, ma non può assumere impegni di spesa che non gli competono. Quindi ritengo che questa delibera sia assolutamente da rigettare”.

IPS

 
© 2008 impegnopersiena