La Biblioteca ricorda Fabio Bargagli Petrucci, il più grande amministratore senese del '900 PDF Stampa E-mail
Cultura
Venerdì 18 Ottobre 2019 13:40

A 80 anni dalla morte di Fabio Bargagli Petrucci, un pomeriggio, il prossimo 22 ottobre, alla Biblioteca Comunale degli Intronati, nella Sala Storica (via della Sapienza, 5) alle 17.30 a ingresso libero, in ricordo del “rivoluzionario” senese. Personaggio che intrecciò, a quella della nostra città, la sua vita di uomo e politico, fu infatti sindaco di Siena nel 1923 e dal 1926 al 1936 ricoprì la carica di podestà.

. Un rivoluzionario a più volti: suo il restauro e il riordinamento del Museo Civico, la nascita nel 1929 dell'Istituto Comunale di Arte e Storia (oggi Accademia Senese per le Arti e le Lettere) nonché il rinnovo dei costumi del Palio iniziato nel 1928. .

 

 

Un amore per la storia e l’arte che manifestò fin da giovane. Nel 1903, infatti, fondò la "Società senese degli amici dei monumenti", della quale fu presidente, e nel 1904 promosse la mostra "Antica arte senese". Con Pier Ludovico Occhini fondò nel 1908 la rivista "Vita d'Arte" (pubblicata anche in inglese), che diede impulso al restauro e alla conservazione di testimonianze artistiche italiane. Collaborò al "Bullettino senese di storia patria" e alla "Rassegna d'arte senese”. Si dedicò anche all’insegnamento all'Istituto di Belle Arti di Roma.

Non solo cultore del bello e del suo mantenimento ma anche patriota. Durante la prima guerra mondiale si arruolò volontario nei Lancieri di Novara, passò nel reggimento di cavalleria di Montebello, insieme ad Occhini, poi tra i bombardieri, con il grado di capitano. Fu decorato con due croci di guerra.

A delineare la figura, a livello biografico,  di Fabio Bargagli  Petrucci  sarà Marco Falorni, mentre Gabriele Maccianti  collegherà la vita di questo illustre concittadino alla Siena del suo periodo. L’intervento di Raffaele Ascheri  toccherà, invece, elementi di respiro nazionale, oltre a focalizzare l’attenzione sui rapporti che intercorsero con un altro famoso senese: Federigo Tozzi.

 
La droga leggera è un ricordo, e le conseguenze della cannabis “attuale” sono devastanti PDF Stampa E-mail
Varie
Sabato 19 Ottobre 2019 13:14

Non esiste più la droga cosiddetta “leggera”. Le mutazioni genetiche della cannabis che finisce sul mercato (forse l’unico ogm contro cui non si scagliano gli ecologisti) hanno una quota di principio attivo circa dieci volte superiore rispetto a pochi anni fa. Per fare un esempio, fumare la cannabis di oggi sarebbe come bere una birra non di 4 gradi di contenuto alcolico, ma di 40 gradi. Come si fa a definire leggera questa droga qui? Lo ha spiegato, in maniera chiarissima il dottor Giovanni Serpelloni, nell’incontro organizzato al Santa Maria della Scala dall’Osservatorio di bioetica di Siena. Il dottor Serpelloni ha anche dimostrato, dati alla mano, l’evidenza scientifica dei mutamenti sul cervello (e di conseguenza sul comportamento) di coloro che fanno uso anche di pochissimi “spinelli”. Le leggi possono dunque anche essere cambiate, ma la realtà medica e scientifica, ormai provata, è ben altra cosa.

 

 

Il dottor Alfredo Mantovano, magistrato, ha spiegato benissimo gli aspetti giuridici legati alla droga ed il terribile peggioramento sociale che ha provocato la riforma della legge nel 2014, che ha limitato la punibilità dei reati, con ciò facendo esplodere il fenomeno e le sue conseguenze sociali, in termini di salute, soprattutto dei giovani, e di sicurezza.

Interessanti tutti gli interventi, svoltisi alla presenza di un foltissimo pubblico, circa 300 persone, con larga rappresentanza di avvocati ed insegnanti. Manifestazione riuscitissima, complimenti agli organizzatori dell’Osservatorio di bioetica.

 
Da 20 anni Santa Caterina è patrona d’Europa PDF Stampa E-mail
Varie
Mercoledì 02 Ottobre 2019 12:52

Venti anni fa, al mattino del 1 ottobre 1999, sono stato il primo, con il cuore in gola, ad annunciare ai senesi che Santa Caterina era stata proclamata patrona d'Europa da papa Giovanni Paolo II. Lo feci dai microfoni della radio diocesana, che allora si chiamava Radioalleluia, oggi Mia Radio. E così svelai perché, pochi minuti prima, Sunto aveva cominciato improvvisamente a suonare, e la gente non comprendeva il motivo dei rintocchi del campanone. In quello stesso pomeriggio, in San Domenico alla cappella della Sacra Testa, l'arcivescovo monsignor Gaetano Bonicelli celebrò la prima messa in onore di Santa Caterina patrona d'Europa, davanti a pochi intimi, quasi tutti caterinati. Oggi, esattamente venti anni dopo, ho partecipato di nuovo alla messa davanti alla Sacra Testa, con la presenza di una platea di fedeli molto più ampia.

 

 

Spiritualità, emozione, momenti di fraternità durante la bella messa in San Domenico, celebrata da decine di sacerdoti, guidati da due arcivescovi (Lojudice e Buoncristani), alla presenza di varie centinaia di fedeli. Preziosa l’animazione del coro, diretto dal maestro Leonardo Angelini. Nell'occasione sono stati celebrati anche i 25 anni di episcopato di monsignor Antonio Buoncristiani, ed all'arcivescovo emerito l'Associazione internazionale dei caterinati ha consegnato il prestigioso riconoscimento di caterinato d'onore.

Marco Falorni

 
Vecchi problemi, nuove soluzioni per i quartieri PDF Stampa E-mail
Politica
Martedì 01 Ottobre 2019 07:58

Il gruppo consiliare Voltiamo Pagina ha illustrato in Consiglio Comunale tre interrogazioni, relative ad altrettanti incontri con i cittadini, tenutesi nelle scorse settimane.

In questi incontri, che si sono svolti a San Miniato, Cerchiaia e Isola d’Arbia, i cittadini hanno esposto le principali criticità ai consiglieri di Voltiamo Pagina, i quali si sono fatti carico di sottoporli all’amministrazione, traducendole in maniera trasparente in tre interrogazioni.

Alla presenza dei cittadini intervenuti in aula, ha risposto puntualmente ed in maniera propositiva il vicesindaco Andrea Corsi, che si è impegnato ad analizzare e risolvere la maggior parte delle problematiche sollevate, partendo da quelle più urgenti e più facilmente realizzabili.

 

 

Nello specifico i primi tre interventi di cui l’amministrazione si è impegnata ad attuare sono esposti di seguito. Per il quartiere di San Miniato la possibilità di far arrivare l’ambulanza nel retro di piazza della Costituzione. Per Cerchiaia la possibilità di far riscattare il diritto di proprietà dei capannoni artigianali e industriali. Per Isola d’Arbia la messa in sicurezza della viabilità e degli attraversamenti pedonali della Cassia tramite vari interventi.

Questo è il modo con cui noi vogliamo svolgere il nostro ruolo, senza proclami da campagna elettorale che hanno caratterizzato la precedente amministrazione. Siamo fermamente convinti che la politica vada fatta tra la gente, coinvolgendola non solo in campagna elettorale, ma soprattutto durante il mandato cercando di risolvere i problemi reali.

Gruppo consiliare Voltiamo Pagina

 
Un po' di rispetto per Maria (e per la sua città) non guasterebbe PDF Stampa E-mail
Varie
Domenica 29 Settembre 2019 07:24

Come cattolico e come senese, trovo offensivo aver proiettato l'immagine di Maria mentre si cantava un brano che parla di marijuana. Siena è la città di Maria, in suo onore si corre il Palio, nel palazzo Pubblico, che faceva da sfondo al concerto, c'è la Maestà di Simone Martini. A chi ha fatto onore questa bravata? Alla notte dei ricercatori? All'Università? Alla cultura? Al Comune che ha concesso la Piazza?

 

 

A chi è giovata, alle migliaia di ragazzini che assistevano alla performance dei musicanti (a me finora ignoti, lo confesso)? Un po' di rispetto non guasterebbe.

Marco Falorni

 
Calma e gesso prima di dare lezioncine PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 22 Settembre 2019 13:55

Voglio spezzare anche la mia piccola lancia in favore della decisione presa dal Comune di Siena di uscire dalla Rete Re.A.Dy, la rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Come ha detto bene l’assessore Sara Pugliese, la decisione del Comune non attenua né limita l’impegno dell’amministrazione per garantire i diritti civili; cosa che, si potrebbe aggiungere, è nel dna della nuova maggioranza che ha vinto le elezioni. Ma questa volontà non è certo maggiormente garantita dalla partecipazione ad organismi che rischiano di portare i problemi su un terreno ideologico.

Le accaldate reazioni alla decisione del Comune di Siena sono rivelatrici dell’atteggiamento di interlocutori poco inclini a tollerare il pensiero divergente, o meglio semplicemente “concorrente” su certi temi. Non si può non segnalare la reazione del PD senese. Lo stesso che, per decenni, con le sue azioni, o con le sue omissioni e i suoi silenzi, ha tanto contribuito a fare del male alla comunità senese. Credo, e lo dico con tutto il rispetto, che prima che il PD senese sia di nuovo legittimato a dare lezioncine a chicchessia, ne debba ancora passare di acqua sotto i ponti.

Marco Falorni

 
Siena ha celebrato il Patrocinio di Maria, unica regina della città PDF Stampa E-mail
Varie
Domenica 22 Settembre 2019 12:12

Come ogni 22 settembre, è stata celebrata, nella splendida cappella interna del palazzo Pubblico, la messa per la Madonna del Patrocinio, e quest’anno, per la prima volta, presieduta dal nuovo arcivescovo monsignor Augusto Paolo Lojudice. Alla presenza delle autorità comunali, civili e militari, l’arcivescovo ha commentato, con parole semplici e chiare  un significativo passo del Vangelo di Luca. Ha sottolineato alcuni concetti fondamentali per un cristiano, ed in particolare per un amministratore cristiano, parole che hanno toccato tutti i presenti.

 

 

La bella tradizione di celebrare la Madonna del Patrocinio, patrona e regina di Siena, è andata avanti nei secoli granducali, anche perché in questo modo i senesi volevano sottintendere che la vera regina della città era una sola, e che i granduchi ne erano solo temporaneamente gli "amministratori". Diverso il clima con l'avvento della monarchia nazionale, probabilmente perché il re d'Italia non ammetteva la "concorrenza" di una regina celeste, e soprattutto per l’avvento al potere di una classe dirigente liberale e marcatamente laicista. Poi, cambiati i tempi, la tradizione venne ripristinata nel 1928 per volontà del podestà Fabio Bargagli Petrucci, e tuttora prosegue.

 
Antonio Bichi, cardinale senese, a lungo vescovo di Osimo PDF Stampa E-mail
Croce del Travaglio
Lunedì 02 Settembre 2019 13:00

Nel piccolo, interessante museo annesso alla basilica francescana di San Giuseppe da Copertino a Osimo (Ancona), c’è anche il ritratto del cardinale Antonio Bichi (1614-1691), senese, a lungo vescovo di Osimo. Antonio Bichi, di nobile famiglia senese, divenuto vescovo di Montalcino (1652) e quindi di Osimo (1656), fu creato cardinale nel 1657 dal papa senese Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi. Antonio Bichi svolse importanti missioni diplomatiche per conto di vari pontefici, e fra l’altro promosse la ristrutturazione del porto di Pesaro. Dopo 34 anni di cardinalato, Antonio Bichi morì a Osimo, il 21 febbraio 1691, e la salma venne sepolta nella locale cattedrale di San Leopardo.

 

 

La nobile famiglia senese dei Bichi dette alla Chiesa ben cinque cardinali. Oltre, ad Antonio, vestirono la porpora Metello Bichi (1541-1619), cardinale dal 1611 per volontà del papa oriundo senese Paolo V; Alessandro Bichi (1596-1657), cardinale dal 1633 per volontà del papa Urbano VIII anch’egli di lontana origine senese; Carlo Bichi (1638-1718), cardinale dal 1690 per volontà del papa Alessandro VIII; Vincenzo Bichi (1668-1750), cardinale dal 1731 per volontà del papa Clemente XII.

Senio Ghibellini

 
Cose da sapere & da ricordare / Una "fotografia" di Siena nel dicembre 2010 PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 01 Settembre 2019 13:27

Questo articolo, intitolato "I secoli per costruire la ricchezza di una città, pochi anni per distruggerla", compariva sul numero di dicembre 2010 del periodico comunale "La Balzana" ed era stato da me redatto, a nome delle liste civiche senesi (Impegno per Siena, Libera Siena, La Mongolfiera). Se il contenuto era vero, lo lascio giudicare ai lettori, almeno a quelli che all'epoca erano già adulti e sufficientemente attenti alla realtà.

Marco Falorni


 
Consiglio comunale, un anno record PDF Stampa E-mail
Politica
Venerdì 28 Giugno 2019 07:20

Presidente Marco Falorni, è passato il primo anno di attività anche per il nuovo consiglio comunale.

“Quasi. Il consiglio si è insediato il 12 luglio 2018, dunque è operativo da neppure un anno intero, ma ha già prodotto tantissimo lavoro, nelle sedici sedute consiliari svolte, che sono un buon numero”.

Parliamone.

“Intanto 75 delibere sono state approvate, tutte quelle proposte dalla giunta, ed alcune di grande importanza, 27 le mozioni discusse e ben 108 le interrogazioni effettuate, che sono tantissime. Fra queste, 102 discusse in aula, di cui 96 ordinarie e 6 con procedura di urgenza, e 6 chieste con risposta scritta. Complessivamente un ottimo risultato. Mi dispiace solo per le poche interrogazioni scritte, che fra l’altro garantiscono la risposta entro 30 giorni, ma questo dipende dai consiglieri, in particolare da quelli di minoranza, non certo dal presidente. Al momento, ancora da evadere ci sono appena 14 interrogazioni e 5 mozioni, pochissime”.

Facciamo un cenno alle commissioni consiliari.

“Certo, queste importanti articolazioni del consiglio si sono riunite complessivamente 88 volte, di cui 44 nell’anno 2018 e finora 44 anche nell’anno 2019. Un bel numero, e per alcune il grosso del lavoro dovrà venire più avanti, fra l’altro con la revisione del regolamento del consiglio comunale e dello statuto comunale”.

 

 

Le delibere che ricorderà più volentieri?

“Per esempio nel 2018 quella sul Palio straordinario, che non è cosa da tutte le consiliature, e poi nel 2019 il conferimento della cittadinanza onoraria al reggimento paracadutisti Folgore, da oltre 40 anni a Siena, a suggello di una lunga amicizia e collaborazione con la nostra città”.

E le delibere più dolorose?

“Quelle per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio e del corposo extra deficit, complessivamente circa 15 milioni di euro di imprevisto passivo, non gradita eredità della vecchia amministrazione”.

Che giudizio si è fatto del nuovo consiglio comunale?

“Nella maggioranza c’è un tasso di novità eccezionale, sono quasi tutti esordienti. E questo porta entusiasmo, ma anche iniziale inesperienza, perché il ruolo del consigliere non è semplice, se lo si vuole esercitare con piena consapevolezza e responsabilità e con competenza. Nel corso di questo anno, per fortuna, ho visto crescere molto il livello dei consiglieri di maggioranza, e questo è di grande conforto per il prosieguo del mandato”.

E sul fronte della minoranza?

“In questo caso il livello di esperienza è ben maggiore, basti pensare che ci sono addirittura tre consiglieri che hanno svolto il ruolo di sindaco, uno a Siena, uno a Siena e Monteriggioni, uno a Sovicille. Anche per questo dalla minoranza mi aspetto una forte collaborazione al funzionamento dell’organo consiliare, nell’ottica di perseguire il bene della nostra città. Collaborazione che a tratti c’è stata, ma che può migliorare”.

Da più parti si vorrebbe una programmazione delle sedute consiliari.

“Tale programmazione, che per inciso non è prevista da alcuna norma, in passato è stata fatta, ma ben poco rispettata. Sicuramente, però, una attendibile programmazione semestrale delle sedute consiliari aiuterebbe molto, non solo la minoranza, ma anche la maggioranza e soprattutto l’amministrazione, e inoltre migliorerebbe la qualità della vita del presidente. Sembra facile, ma non lo è, per un complesso di problemi e scadenze legate all’attività amministrativa. Tuttavia sono fiducioso, con l’aiuto del bravissimo segretario generale, di riuscire a fornire anche questa programmazione”.

Un obiettivo da realizzare?

“Coinvolgere di più i cittadini senesi nella conoscenza e nelle attività del consiglio comunale. Questo starà anche ai singoli gruppi consiliari che, dopo il necessario periodo di rodaggio, ritengo che sapranno cominciare a muoversi bene pure in tal senso, in piena autonomia”.

 
Sì all'Europa, ma per farla nuova PDF Stampa E-mail
Politica
Domenica 12 Maggio 2019 12:29

"Sì all'Europa, per farla" è il tema del convegno, organizzato dal Movimento Cristiano Lavoratori, svoltosi a Firenze sabato 11 maggio. I lavori sono stati introdotti e coordinati da Pierandrea Vanni, presidente regionale MCL, e al dibattito hanno preso parte Diva Gonfiantini, presidente provinciale MCL Firenze, Marco Falorni, componente del consiglio regionale MCL, Andrea Fagioli, direttore di Toscana Oggi. Le conclusioni sono state a cura di Giovanni Gut, vicepresidente nazionale MCL.

Qui di seguito, ecco l'intervento pronunciato da Marco Falorni.

 

 

"Dunque parliamo di Europa, e lo facciamo fra persone impegnate nell’associazionismo. A questi dati ne dobbiamo aggiungere un altro: il nostro Movimento si chiama Cristiano dei Lavoratori. Alla luce anche di questo, parliamo allora di una Europa che, come disse il santo e carismatico papa Giovanni Paolo II, o sarà cristiana, o non sarà. E allora domandiamoci se oggi l’Europa è, o non è.

Per capire dove vogliamo andare, credo bisogna rifarsi alla storia, che è maestra di vita. L’Europa, da insieme disordinato di popoli e tribù, acquista una consapevolezza di continente attraverso un minimo comune denominatore: la fede cristiana. Con il cristianesimo i popoli acquisiscono il valore della solidarietà e il valore della sacralità della vita umana: i bambini non voluti non vengono più gettati da una rupe, ma anche i trovatelli vengono accolti, allevati, istruiti, avviati ad un mestiere o a una professione e aiutati a formarsi una famiglia. Il Santa Maria della Scala, a Siena, per secoli ha svolto anche questo compito, e lo ha fedelmente rappresentato negli affreschi del Pellegrinaio. Ma si potrebbe citare anche lo spedale degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, che è qui a due passi da noi.

Il cristianesimo ha fondato gli ospedali, le università, ha contribuito alla emancipazione della donna, che dalla foemina romana diventa la domina cristiana, cioè la signora, e acquisisce ruoli e diritti prima non riconosciuti. Duemila anni di instancabile opera di promozione umana hanno forgiato l’anima di un continente. Anche gli scambi culturali e commerciali sono in gran parte figli dei grandi pellegrinaggi sulla via Francigena, sul cammino di Santiago, sui percorsi verso Gerusalemme come verso altri grandi santuari: l’Europa è nata sui valichi delle Alpi come dei Pirenei, laddove uomini di diversa provenienza, lingua e cultura hanno imparato a riconoscersi e a rispettarsi, nel nome della comune fede cristiana.

Nei giorni scorsi, nella mia città, si sono svolte le feste internazionali in onore di Santa Caterina da Siena, patrona d’Europa. Laica e donna di popolo, Caterina aveva chiarissimo il concetto di Europa, tenuta insieme dalla comune fede in Gesù Cristo, ed a tale concetto si rifaceva spesso nelle sue lettere a re, regine, papi. Una donna, Caterina, che convincendo il papa Gregorio XI a ritornare a Roma, liberandolo così dalla pesante tutela di un potente sovrano, ha permesso alla Chiesa di recuperare libertà, autonomia, autorità e universalità.

Torniano ai nostri tempi. Dopo la devastante esperienza di due guerre mondiali, tre grandi cattolici democratici, Schuman, Adenauer e De Gasperi, quest’ultimo già avviato verso la santità, ebbero l’intuizione di fondare il primo nucleo di quella che è oggi l’Unione Europea.

E dopo tutto questo, le radici cristiane non hanno trovato posto neppure nel preambolo della costituzione europea, lo stesso partito popolare non è riuscito ad ottenere neppure questo minimo risultato.

Quando il contenuto di una carta non è aderente alla realtà, può sì esserne imposta con la forza l’applicazione, ma è difficile ottenere per lo stesso uno spontaneo consenso popolare. Mi spiego con un esempio: quando Caligola decise di nominare senatore il suo cavallo, seguì una procedura corretta e l’imperiale atto di nomina era formalmente ineccepibile. E tuttavia noi sappiamo che quello nominato non era un senatore, perché era un cavallo.

Allora, tornando al tema, bisogna domandarsi: è questa l’Europa che vogliamo? Io penso di no. Anche se, sia chiaro, ritengo impossibile e controproducente il solo pensare ad uno sganciamento dell’Italia dall’Unione. La cosa doveva essere chiara già prima, ma l’esperienza della Brexit e della sua sciagurata gestione, la rendono evidentissima. Così come non è pensabile una rinuncia alla moneta unica europea.

Ma in che misura bisogna rinunciare a un po’ di Italia per avere un po’ più di Europa? L’articolo 1 della costituzione italiana, di recente vittoriosamente difesa dai nostri concittadini, ci ricorda che “la sovranità appartiene al popolo”. A quale popolo? A quello italiano, ovviamente. Eppure, spesso si sente dire, e talvolta anche a ragione, che bisogna essere disposti a cedere porzioni di sovranità. Cosa vuol dire? Ciò è sicuramente sensato se ci si riferisce alla ricerca di una difesa comune e di una politica estera comune, cioè delle uniche due cose che, anche al di là della forza economica, potrebbero rendere autorevole e credibile l’Unione fra le altri grandi potenze dello scacchiere mondiale. I popoli europei, nella storia, avevano già dato prova di sapersi unire, nei momenti di pericolo, si pensi a quanto accaduto a Lepanto e a Vienna. Ma oggi non è così. Si veda cosa succede in Libia, dove la politica estera degli stati europei è ben diversificata. Occorre porre rimedio a queste grandi incongruenze.

Ma c’è di peggio. Se per obiettivi così alti si può accettare la perdita di una fetta di sovranità, appare ben più difficile digerire che l’Italia non possa decidere in materia di quote latte, come di olio tunisino o di arance marocchine, di lunghezza dei cetrioli come di curvatura delle banane. Questa è l’Europa dei vincoli, degli indici e dei decimali, della burocrazia assurda che alimenta se stessa. Appare poco spiegabile che settori importanti dell’Unione sostengano il Ceta, il trattato di libero scambio Europa-Canada, che, stando a quanto denunciano numerose associazioni, Coldiretti in testa, metterebbe a rischio non solo la salute dei connazionali - infatti potrebbero entrare prodotti agricoli trattati con sostanze che in Italia sono vietate - ma anche tutta una serie di prodotti enogastronomici, di dubbia riconoscibilità, che metterebbero in crisi le eccellenze del nostro territorio, e quindi la nostra economia. Altro che filiera corta e prodotti a chilometri zero. Mentre in Italia si fatica ad inserire le etichette obbligatorie per rendere evidente la provenienza dei prodotti - si pensi al grano, con i nostri produttori messi in ginocchio dalla importazione di cereali di più bassa qualità, e a quanto hanno dovuto lottare per inserire l’etichetta di riconoscibilità del territorio di produzione - in Europa si legifera per liberalizzare al massimo la circolazione delle merci, abbassando la qualità dei controlli.

Personalmente, non credo che, in economia, la liberalizzazione selvaggia, così come la privatizzazione nella erogazione di servizi pubblici essenziali e talvolta strategici per gli interessi nazionali, possa far parte di una politica cristianamente ispirata. Credo che l’economia sociale di mercato possa essere la risposta cristiana a questa manìa privatizzatrice che permea la sinistra non meno della destra politica.  Noi non siamo liberali? Come no?! Non possiamo non dirci liberali, parafrasando Croce, ma il capitalismo accettabile non è quello senza regole e senza etica. E questi princìpi dovremmo farli valere anche in Europa, in particolare da parte di quelle forze, da anni troppo cedevoli, che si rifanno ad una ispirazione cristiana.

Non c’è solo l’economia. C’è il problema di fronteggiare l’attacco continuo, martellante, alla famiglia tradizionale, alla vita umana dal suo sorgere al suo tramonto, alla libertà educativa, a tutto il sistema dei valori cristiani che soli, dando certezze di riferimenti, possono motivare individui e popoli a fare e a fare bene, incentivando il progresso vero, economico, culturale, e morale, e non solo quello tecnologico e quello di una scienza sempre più svincolata dall’etica.

C’è poi, gravissimo, l’attacco ai corpi intermedi, ai partiti e ai sindacati, che si tende sempre più a svilire, provocandone una caduta di prestigio, alle associazioni e ai movimenti, penalizzati con tutta una congerie di adempimenti, balzelli, complicazioni burocratiche che scoraggiano lo sviluppo delle attività e delle nuove iniziative, c’è l’attacco alle famiglie tradizionali, fino a farle sentire addirittura un retaggio di un passato oscuro, piuttosto che una realtà viva, cellula fondamentale per la tenuta del tessuto sociale. Insomma, si tende a rendere l’individuo sempre più solo, solo e senza corpi intermedi che lo difendano, di fronte ad un potere statale o sovranazionale spaventoso. Ed è proprio questo l’interesse delle lobbies finanziarie internazionali, che hanno tutto da guadagnare a trovarsi davanti masse indistinte di individui soli, poco politicizzati, poco sindacalizzati, senza il conforto solidale di affetti familiari stabili, e sempre più anche senza lavoro garantito, ma ricattati da situazioni di precarietà, e senza la possibilità di programmare matrimoni, figli, mutui, acquisto di case. Così gli individui sono sempre più schiavi, anche se la schiavitù, teoricamente, non esiste più, perché sradicata, guarda il caso, proprio dal cristianesimo. E oltre gli individui, anche gli stati sono sempre più deboli e manovrabili dalle suddette lobbies finanziarie internazionali.

In questo quadro l’Unione Europea deve essere un baluardo a difesa dei popoli e degli individui, e non certo uno strumento di ulteriore repressione delle aspirazioni umane e degli stati membri.

Bisogna quindi essere molto esigenti con i candidati al parlamento europeo, anche con quelli più vicini ai nostri riferimenti culturali e politici, bisogna non stancarsi di chiedere chiarimenti, impegni, e di seguire da vicino l’attività degli eletti, per non far mancare i giusti stimoli, oltre a fornire i necessari supporti.

In questo il nostro movimento può svolgere un ruolo grande. Mcl ha già fornito, a livello nazionale come regionale, ed anche in collaborazione con altre associazioni, dei documenti che possono essere utili per chi vuole avvicinarsi consapevolmente al rinnovo del parlamento europeo, da candidato come da semplice elettore.

Il quadro dell’Europa che ho appena delineato è sicuramente denso di problemi, ma non per questo deve venirci a mancare una sana dose di ottimismo cristiano. Il cristiano triste, lo sapete, è un triste cristiano. Quindi dai problemi deve venirci la voglia di affrontarli e di rilanciare, per fare di nuovo dell’Europa una luce per il mondo, per recuperare l’ispirazione originaria dei fondatori e per rinnovare senza paura l’ispirazione cristiana della politica che vogliamo professare e sostenere. Bisogna pretendere dagli eletti una via cristiana all’economia, al sociale, alle conquiste scientifiche, ai diritti umani, a quelli veri e non ai desideri individuali più o meno legittimi. Bisogna tornare a proclamare con fierezza questa identità e ravvivare così quella luce che dall’Europa ha irradiato il mondo per millenni, e che può e deve continuare a farlo".

Marco Falorni

 
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