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Il PD e la "storicizzazione" degli errori |
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Politica
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Martedì 15 Maggio 2012 12:20 |
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Nella stizzita reazione alla trasmissione di “Report” sulla città di Siena e sulle traversìe della sua Banca, il sindaco Ceccuzzi accusa i giornalisti conduttori del servizio di avere deformato il passato ed ignorato il presente, e cioè la tanto enfatizzata svolta epocale avviata per garantire alla comunità senese un avvenire all’insegna del cambiamento, della discontinuità, della trasparenza, del merito, della competenza, della professionalità, della rivoluzione copernicana, definita come l’inizio di una “nuova era”.
Insomma, passano gli anni, cambiano i nomi, ma la musica è sempre la stessa: quando la stampa emette giudizi benevoli o pubblica classifiche favorevoli, i nostri amministratori esultano e si autocelebrano. Se invece sottolinea aspetti discutibili o pubblica classifiche negative, allora si indignano, protestano, condannano i classificatori.

E’ indubbio che quel servizio ha fornito, e ingiustamente, una brutta immagine della città e dei suoi governanti ma, se Ceccuzzi, Mancini e Mussari si fossero lasciati intervistare, anziché rifiutarsi perché avevano avuto, pare, la sensazione che si stesse profilando una informazione di parte, con la loro autorevolezza avrebbero, certo, concorso a riequilibrare lo spaccato del servizio.
Avrebbero potuto difendere la Banca perché, come scrive Massimo Mucchetti sul “Corriere della Sera” del 12 maggio 2012, “la parte lesa più importante, allora, diventa proprio MPS. Lesa da personaggi infedeli del suo milieu, ma anche dalla degenerazione della senesità. La difesa di una Banca grande ma legata alla sua terra ha ceduto il passo a un potere autarchico e rissoso, basato sul mito della Fondazione sempre sopra il 50,1 per cento della Banca, senza capire che il futuro della Banca e della Fondazione lo si sarebbe difeso meglio con meno azioni e più soldi in cassa, anziché con tante azioni e tanti debiti”.
Ora, non mi risulta che qualcuno si sia indignato per questo giudizio, indubbiamente pesante, formulato da un giornalista autorevole che, già a suo tempo, aveva manifestato valutazioni negative sugli errori del passato.

Ma anche per quanto riguarda il presente, Paolo Mondani, il giornalista di “Report”, imputato di lesa maestà, in un commento, meticolosamente documentato, nell’edizione fiorentina del “Corriere”, di fronte ai valori presentati dall’ad Viola, a sostegno della presunta solidità della Banca, scrive, a conclusione di un ragionamento che nemmeno riassumo perché non ne sarei capace, dopo aver sciorinato una serie di cifre date per oggettive, “essendo queste chiarezze di fronte a tutti ed essendo che la nuova direzione della Banca sembra aver deciso per un profilo di trasparenza… nessuno è più disposto a BERSI rappresentazioni elusive e opache del comportamento di una istituzione così importante per il Paese”.
Del resto, lo stesso sindaco, nella sua dichiarazione, riconosce l’esigenza di “riflettere con severità su scelte del passato che non hanno dato i frutti sperati, come su eventuali errori e sottovalutazioni”; ma se si parla di “frutti sperati”, vuol dire che quei frutti ci si aspettavano, che quelle scelte non si consideravano “errori”.
E qui si manifesta un vecchio vizio culturale, proprio della sinistra, disposta ad ammettere gli errori, ma altrettanto pronta ad assolversi, senza approfondire il problema della responsabilità, fatta di nomi e cognomi, e senza preoccuparsi troppo di individuare le misure idonee destinate ad evitare che gli errori si ripetano in futuro.

Inoltre, il nostro sindaco, al fine di ammorbidire la gravità degli errori commessi, che, di fatto, hanno messo in ginocchio le due più prestigiose istituzioni della città (Banca e Fondazione), cerca la ciambella di salvataggio, ricorrendo allo storicismo marxista (figlio di quello hegeliano), sostenendo che questa riflessione severa sul passato, va condotta “con una storicizzazione documentata ed equilibrata”.
Non ci resta, allora, che accettare questo invito ed impegnarci a “storicizzare” il nostro ragionamento, partendo da una reale constatazione: negli ultimi dieci anni, al comando del partito dominante (DS e poi PD), a livello provinciale, si sono avvicendati , come segretari, Franco Ceccuzzi e Simone Bezzini, approdati poi, sia pure seguendo percorsi diversi, il primo al governo del Comune, il secondo a quello della Provincia, diventando, di fatto e di diritto, i due maggiori azionisti della Fondazione.
E tutti sanno che, da quelle postazioni, scaturiscono le scelte che riguardano gli amministratori della Fondazione e, di conseguenza, quelle del governo della Banca. Però, tutti sanno anche che, sempre di fatto, i nomi arrivano, di regola, dalle segreterie politiche.

E’ da ritenere, come logica insegna, che tutte le decisioni assunte nel corso di quel decennio siano da ricondurre, quanto meno, al suggerimento di quelle fonti, le quali si sono sempre premurate di avallare anche le scelte adottate dai governi della Banca e della Fondazione.
Tutti sanno, e le iniziative delle Procure confermano, che le due operazioni che hanno provocato la crisi attuale sono state l’acquisto della Banca del Salento e quello dell’Antonveneta; e su queste scelte, la classe politica senese, sia di maggioranza e, in qualche isolato caso, anche di opposizione, ha intonato il “gaudeamus igitur”.
Eppure non erano mancate le voci, provenienti (molto estese e forti) sia dall’interno dell’istituto, sia dalla città, che avevano evidenziato la pericolosità di quelle operazioni, ma la nomenclatura aveva tacciato i supposti “dissidenti” come “disfattisti”, seguendo il solito vizio di condannare non gli errori denunciati, ma coloro che avevano avuto l’impertinenza di segnalarli.

Confesso che oggi fa un po’ tenerezza leggere le dichiarazioni dei moderni San Paolo, folgorati sulla via di Damasco, quando affermano che, abbandonare il mito del 50,1 per cento rappresenta una posizione più evoluta del concetto di controllo, oppure che “l’architettura” dello statuto della Fondazione “vada un po’ sottoposta a verifica”, oppure quando si afferma che la Fondazione non può diventare il “supplente” degli enti locali, per coprire la spesa corrente.
Perché, quando settori non irrilevanti della comunità cittadina avanzavano riserve su quegli acquisti, oggi ritenuti disastrosi, o avanzavano quelle proposte di cui oggi i pentiti si appropriano, pretendendo quasi di farle passare per una propria iniziativa risanatrice, venivano additati come nemici della patria?
Rileggendo la cronaca della conferenza stampa, tenuta nei giorni scorsi dai due azionisti della Fondazione, il sindaco e il presidente della Provincia, nel corso della quale si lancia un accorato appello in difesa della città e dei suoi tesori oggi messi a rischio, trovo questa frase: “Ora diciamo alla città che noi siamo in campo per tutelarla, la sua cultura, la sua immagine, la sua diversità che è essa stessa un’eccellenza”.

Ora, visto che gli attuali autorevoli esponenti della politica cittadina, al timone delle istituzioni che hanno in mano le redini del futuro, nella stagione delle scelte sbagliate, si trovavano ai vertici della stessa politica, non potrebbe, questa coincidenza, far nascere, nel cittadino meno accorto, il dubbio che non siano proprio i piloti più idonei a portare il vascello fuori dalla tempesta?
Albert Einstein, citato di recente da una parlamentare del PD, diceva: “Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato”.
Non credo che avesse torto.
emmebi |
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La classe dirigente espressa dal PD non è più in grado di governare la città |
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Il bulino
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Mercoledì 02 Maggio 2012 16:29 |
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La bocciatura del bilancio da parte della maggioranza dei consiglieri comunali mette in luce molte debolezze della Siena di oggi.
La scure dei debiti sta facendo stagnare la vita delle più importanti istituzioni cittadine e di conseguenza il Comune è in forte affanno. La città si sta scontrando con i suoi numeri.

Bisogna prendere atto di un fatto: il Partito Democratico (prima PCI, PDS, DS), che governa la città da tanti anni, non è più in grado di esprimere una classe dirigente adeguata a far fronte alle emergenze del momento, perché queste sono grandi e imprevedibili e “il Partito” è sempre più debole. La città non può più permettersi di scegliere il sindaco nel riduttivo spazio delle riunioni dei circoli del PD. “Il ricreativo è finito, si passa al culturale”, recita una famosa frase di un film di Benigni. Ma mentre il ricreativo è davvero finito, anche il culturale è in forte affanno.

Finché le risorse c’erano, tutto era facile, tanto il grasso colava. Siena ha bisogno di avere una classe dirigente seria, competitiva e culturalmente preparata a raccogliere le sfide che i tempi duri che stiamo vivendo impongono. Non ha bisogno di yesboys, con il compito di accondiscendere il capetto di turno de “il Partito”.

Siena ha bisogno di una classe dirigente che abbia il coraggio di guardare oltre i circoli cittadini del PD. Siena merita una classe dirigente più pluralista e rappresentativa della società cittadina, ha bisogno di persone responsabili, che abbiano una cultura, una storia personale credibile e che si facciano carico di una città in forte affanno, e che siano disposte ad operare con esigue risorse. Siena ha bisogno di una classe dirigente che sia disposta a lavorare duro solo nell’interesse della città, tralasciando i personalismi. Serve un gruppo dirigente che abbia idee, che sappia valorizzare le risorse culturali che ci sono, e che allo stesso tempo stia con i piedi per terra, tenendo sempre presente la quantità reale delle risorse finanziarie. E’ il momento di operare per il “massimo profitto con la minima spesa”. Le buche di bilancio non sono più ammesse da nessuna parte; è già durissimo ripianare quelle che ci sono. Per fare questo c’è bisogno di coalizioni politiche ampie, espressione del consenso di tanta gente, perché per far fronte allo sfascio c’è bisogno dell’energia delle forze sane della città. Se queste esistono ancora, dovranno raccogliere questa sfida e formare insieme una coalizione per il governo della città, alternativa ai circoli del PD. Solo così, forse, la città potrà cominciare a rialzare la testa, altrimenti nel giro di pochi anni Siena sarà solo una città in costante declino, anche demografico, perché si è mangiata il futuro.
Isaia |
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Valenti (MCL): "Il voto del consiglio deve essere comunque rispettato" |
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Politica
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Sabato 12 Maggio 2012 08:33 |
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Bene ha fatto il presidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli, a manifestare tutta la sua preoccupazione in seguito alle perquisizioni avvenute nel terzo gruppo bancario italiano, “caratterizzato da sempre da una forte connotazione politica”, perché l’immagine della Banca ne può uscire indebolita, con risvolti pesanti a carico dei dipendenti, dei clienti, dell’economia cittadina e dell’intero territorio regionale.

Ma questo clamoroso episodio è solo l’ultimo e il più eclatante in una crisi che ormai attanaglia da tempo tutte le principali istituzioni senesi - Università, sanità, ora anche il Comune, oltre a Banca e Fondazione - attorno alle quali ruota gran parte dell’economia cittadina e del territorio. Di conseguenza, la città è entrata in una crisi acutissima, che ha origini in parte autoctone e non legate ai mercati nazionali ed oltre. Le ricadute sul piano sociale, per le famiglie senesi, sono già in essere ed è facilmente prevedibile che siano destinate ad aggravarsi.
Tutto questo chiama in causa la responsabilità di una classe dirigente locale, espressa in maniera marcata dalla politica, che con tutta evidenza non è stata in grado, purtroppo, di assicurare una gestione equilibrata degli enti che le erano stati affidati, e quindi non è stata capace di continuare ad assicurare quel benessere diffuso che da secoli la nostra città aveva saputo gradualmente costruire.

E’ evidente che Siena deve ripensare se stessa, preparandosi ad affrontare le inevitabili e lunghe conseguenze di errori gravissimi, ma reagendo anche in maniera decisa, preparando un ricambio radicale della propria inadeguata classe dirigente, e facendo appello ai protagonisti, anche privati, nel mondo del lavoro, affinché facciano ogni sforzo per resistere e rilanciare le attività imprenditoriali, tutelando così l’occupazione e quindi i cittadini.
Colpisce particolarmente la recente crisi del Comune di Siena, ente importante anche per l’economia cittadina, crisi che è politica ma susseguente alla propria situazione finanziaria, con difficoltà serie di bilancio che durano da diversi anni e che si sono sempre più aggravate, proseguendo in una gestione che non ha tenuto in alcuna considerazione le giuste osservazioni che erano più volte arrivate da settori minoritari del consiglio comunale.

In questo quadro gli appelli del sindaco al “senso di responsabilità”, con inviti ai consiglieri a votare alcuni documenti di bilancio, devono essere rispettati, ma accolti solo nella misura del possibile. Infatti, senza voler entrare nel merito delle questioni specifiche, riteniamo che i consiglieri, che rappresentano la comunità locale, nelle loro espressioni di voto debbano tener presente solo, e nell’ordine: il rispetto delle leggi e norme relative alla materia trattata; il legittimo e sostanziale interesse dei cittadini rappresentati. Se queste condizioni vengono soddisfatte, il voto del consiglio, quale che sia, deve essere comunque rispettato, perché proveniente dagli eletti del popolo e rappresentativo dell’intera comunità cittadina.
Emilio Valenti
Presidente provinciale MCL |
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I tagli del "commissario" Ceccuzzi: si comincia dai disabili |
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Politica
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Venerdì 18 Maggio 2012 14:31 |
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Dal Circolo Città Domani - Sinistra per Siena, riceviamo e pubblichiamo.
Dopo aver già espresso una posizione chiara in consiglio comunale e in varie sedi a proposito della grave crisi che sta colpendo le istituzioni cittadine, la consigliera di Sinistra per Siena, Laura Vigni, si è confrontata nel corso di un'assemblea con i membri del Circolo "Città Domani" e con una nutrita rappresentanza del Partito della Rifondazione Comunista di Siena, in vista del consiglio comunale di lunedì 21 maggio e delle elezioni delle consulte dei cittadini. La spaccatura interna al PD e le defezioni di singoli consiglieri, che hanno di fatto determinato la fine della maggioranza che aveva vinto le elezioni, evidenziano una crisi profonda della classe dirigente cittadina che negli ultimi decenni ha governato all'insegna della spartizione del potere.

La città attraversa oggi una crisi di dimensioni incredibili: il Monte dei Paschi ha il bilancio in perdita, la Fondazione ha sperperato il suo capitale per assecondare chi ha voluto realizzare l'operazione Antonveneta; il Comune non ha più i soldi per far quadrare i conti.
Per risanare la situazione occorre una completa rigenerazione della classe dirigente cittadina, che d'ora in avanti deve essere scelta sulla base della passione per risolvere i problemi sociali, del disinteresse personale, dell’amore per la città e della voglia di tutelarne e valorizzarne l’unicità architettonica, artistica, culturale e antropologica. Tutto il contrario di quanto è stato fatto negli ultimi venti anni, quando la gestione della cosa pubblica è stata piegata alla voglia di potere.

Per cominciare ad affrontare la gravissima crisi c’è bisogno di cambiare questa classe dirigente, di fare appello alla parte migliore della città che è stata emarginata dalla politica in nome di un modernismo di facciata.
In questo quadro il Circolo Città Domani e Rifondazione Comunista hanno ribadito la necessità di confermare il voto negativo al bilancio consuntivo 2011, in quanto sbagliato sul piano tecnico e su quello politico. Non si condivide infatti la pressione esasperata nei confronti della Fondazione Monte dei Paschi, cui si chiedono erogazioni che potrebbero comprometterne il patrimonio e la stessa esistenza, con un danno enorme per tutta la comunità.
Il voto sarà negativo anche sulle correzioni al bilancio di previsione 2012, nel quale si operano intollerabili tagli ai servizi sociali, andando a colpire le categorie più deboli, bambini, anziani, disabili. Dal 1° giugno saranno eliminati molti servizi alle persone disabili, lasciando le famiglie in difficoltà enormi e peggiorando la vita dei soggetti più bisognosi di cure e attenzione.

Se queste votazioni vedessero di nuovo il sindaco andare in minoranza, riteniamo che non gli resterebbe che prendere atto della fine della sua maggioranza e rimettere il mandato. Ogni soluzione per cercare di tirare a campare sarebbe di breve respiro e squalificherebbe il consiglio comunale.
Ci immaginiamo già l’accusa di voler far commissariare la città: ma se a questo punto si è giunti, le responsabilità sono tutte della maggioranza, delle sue divisioni e dei gravissimi errori che sono stati compiuti.
Nelle foto: la consigliera Laura Vigni e le risalite meccanizzate del Costone e dell'Antiporto, entrambe prive di risalite agevolate per i disabili. |
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Consiglio rinviato, ma il sindaco, di fatto, "sfiducia" il vicesindaco |
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Politica
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Lunedì 14 Maggio 2012 16:00 |
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Il prossimo consiglio comunale di Siena non si svolgerà martedì 15 maggio, come era previsto, ma è stato rinviato a lunedì 21 maggio 2012. Infatti, nella riunione di lunedì mattina 14 maggio la conferenza dei capigruppo ha accolto all’unanimità la richiesta del sindaco di rinviare il consiglio, richiesta che era stata peraltro disinvoltamente anticipata alla stampa cittadina. Si tratta di una concessione di non poco conto, che l’intero consiglio comunale ha fatto al sindaco, in quanto è questa la prima volta, almeno da molti anni a questa parte, che viene rinviato un consiglio dopo che lo stesso era stato già convocato, con tanto di manifesti affissi sui muri cittadini.

L’accoglimento della richiesta non è stato però silente da parte dei capigruppo. E’ stato infatti richiesto ufficialmente al sindaco che egli dichiari, in sede pubblica, che il rinvio non è dovuto al tentativo di “rasserenare” il clima politico (motivo che sarebbe stato ovviamente inammissibile per un rinvio, ndr), ma è dovuto ad una necessità istituzionale, quella cioè di attendere la lettera della Fondazione MPS che rassicuri sui 6 milioni di euro e rotti ancora privi di sostanziale copertura per quanto riguarda il bilancio consuntivo 2011 del Comune di Siena.
Inoltre, è stato richiesto al sindaco che, se tale letterina arriverà, egli non la brandisca in consiglio come un trofeo, perché semmai dovrà solo ringraziare il consiglio stesso per avergli dato il tempo di aspettare l’arrivo della missiva.
Da questa richiesta di rinvio, dunque, emergono una serie di considerazioni che saranno difficili da confutare. Proviamo a schematizzarle.

1) Il fatto che Ceccuzzi non se la senta di presentarsi in consiglio senza la letterina di Mancini dimostra che avevano ragione i 17 consiglieri che il 27 aprile scorso hanno votato contro il bilancio consuntivo 2011, quando quella letterina non c’era. Altro discorso sarà la valutazione, attenta, di cosa conterrà, se arriverà, la famosa letterina: un conto è “pagherò”, un altro conto è “pagherei”.
2) La necessità di sventolare la letterina di Mancini in consiglio dimostra ad abundantiam che il sindaco Ceccuzzi ha smentito il vicesindaco e assessore al bilancio Marzucchi, in quanto quest’ultimo, negli ultimi giorni, aveva ripetutamente detto e scritto che il bilancio 2011 era perfettamente regolare e completo di tutte le coperture necessarie.
3) A questo punto, se Marzucchi non avesse la sensibilità di dimettersi immediatamente da vicesindaco e assessore, il sindaco Ceccuzzi avrebbe il penoso ma inevitabile compito di rimuoverlo da un ruolo nel quale non ci può non essere la più completa sintonia con il primo cittadino.

Fatte queste fondamentali considerazioni “istituzionali”, passiamo ad alcune altre riflessioni più propriamente “politiche”.
1) E’ l’ora di finirla con questa pagliacciata di agitare lo spettro del commissario. Il quale non è l’orco delle fiabe, pronto ad azzannare i poveri cittadini senesi indifesi. Il commissario prefettizio è una figura giuridica necessariamente prevista, per periodi transitori, per accompagnare i cittadini a nuove elezioni. E soprattutto è una figura prevista dalle leggi della Repubblica Italiana che, con tutti i suoi limiti, è comunque una Repubblica democratica e fondata sul lavoro, e non è il Reich nazionalsocialista. Inoltre, il commissario potrebbe anche non arrivare in seguito ai voti espressi in consiglio comunale, ma anche in seguito alle valutazioni contabili di quella Corte che non per caso si chiama “dei conti”.
2) E’ l’ora di finirla anche con i tentativi di condizionare i consiglieri di minoranza dicendo loro che non potrebbero permettersi di criticare l’operato dei tecnici comunali o dei sindaci revisori. Finora, almeno in consiglio, non risulta che sia stato offeso nessuno, e che anzi sia stato portato a tutti il massimo rispetto, riconoscendo anche alcune cose positive nel lavoro fatto dai suddetti soggetti. Ma il consigliere comunale deve essere libero di esprimere le sue convinzioni, rispettando tutti, ma senza bavagli. Il limite consiste nel parlare sempre e solo nell’interesse del Comune di Siena e dei cittadini senesi tutti, e mai per interessi personali o di gruppo.
3) E’ l’ora di finirla anche con i tentativi di far digerire il concetto di più o meno fantasiosi governi “di salute pubblica”, magari aggiustando il programma. Ceccuzzi, purtroppo o per fortuna, ha vinto le elezioni, ottenendo il voto dei senesi, con una “sua” maggioranza e con un “suo” programma. Se la “sua” maggioranza si dovesse sfaldare non sarebbe serio cercarne un’altra per tirare a campare, quando si è fatta tanto lunga (e magari anche giustamente, ndr) per i comportamenti berlusconiani in Parlamento. E soprattutto non è serio, né discontinuo, cambiare un programma che, bello o brutto, è quello votato dai senesi.

4) Questa fola del governo “di salute pubblica” la si sta facendo sapientemente passare nell’opinione pubblica, attraverso l’azione di associazioni e gruppi vari, assecondata dalla stampa amica. L’ultimo clamoroso episodio lo si trova sul Corriere di Siena di lunedì 14 maggio 2012, dove, nell’articolo intitolato “Cambiamento sì, ma senza strappo” (come dire, l’importante è che rimangano a comandare i soliti, ndr), un gruppo di 20 “esponenti del mondo della cultura” parla del “collasso economico delle più grandi istituzioni della città, dall’Università degli studi al Monte dei paschi” (di chi sarà la responsabilità, delle opposizioni?, ndr), e della “perdita del senso di responsabilità ed il degrado etico nella gestione della cosa pubblica” (di chi la colpa, di chi la cosa pubblica non l’ha mai gestita?, ndr). Il gruppo degli intellettuali precisa quindi che “la città deve dimostrarsi capace di un governo responsabile ed orientato al bene comune, che cancelli quegli interessi personali o di parte che si sono manifestati ANCHE in settori della maggioranza”. E questo è gravemente offensivo. Se gli interessi personali ci sono stati ANCHE nella maggioranza, vuol dire che ci sarebbero stati sicuramente nella minoranza. E questo è inaccettabile, perché le offese gratuite i signori intellettuali se le risparmino. Quanto sia disinteressato, poi, il gruppo degli acculturati lo conferma la presenza, fra i firmatari, perfino di un consigliere in carica della maggioranza superstite, oltre a diversi esponenti politici che in passato o ancora nel presente hanno ricoperto o ricoprono incarichi di varia responsabilità. “E’ il momento di unire le energie più generose di questa comunità”, conclude il gruppo grandi firme. E chi ci sarebbe, fra le energie più generose, anche la classe dirigente del PD, quella che ha portato la città al disastro?

Conclusione. In questi giorni che ci separano dal fatidico 21 maggio 2012, attenzione, davvero, al senso di responsabilità. Piano con le avventure istituzionali o politiche. La giunta deve amministrare, possibilmente bene, o comunque in modo tale da soddisfare, se ci riesce, la “sua” maggioranza. La minoranza deve essere libera di fare tutta l’opposizione che vuole, senza condizionamenti. E se qualcuno rivendica la libertà da vincoli di mandato per poter passare in soccorso della maggioranza, tutti gli altri devono essere almeno altrettanto liberi di votare contro provvedimenti che ritengono ingiusti e dannosi per la città, e di fare tutto ciò che ritengono utile e necessario, senza che di fronte ad essi si agitino spettri ridicoli, come il commissariamento. La minoranza ha il diritto, ma soprattutto il dovere, di impegnarsi per mandare a casa l’amministrazione. Raramente ci riesce, a Siena finora mai, ma quando ciò si verificasse, la legge, e non il destino cinico e baro, prevede l’arrivo, in via transitoria, di un commissario. Non è una tragedia. E’ la democrazia. Forse qualcuno non ci era più tanto abituato.
IPS |
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Il maggio odoroso vede Siena protagonista (purtroppo) |
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Il bulino
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Giovedì 17 Maggio 2012 08:56 |
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Era il maggio odoroso e a Siena così si solea menare il giorno… l’amministrazione Ceccuzzi che traballava sui bilanci consuntivo e preventivo del Comune e le notizie di stampa che si susseguivano su un’inchiesta portata avanti dalla Guardia di Finanza su istanza della Procura della Repubblica di Siena. Vediamo una selezione di titoli “maggiolini” sulle vicende senesi.

Corriere di Siena del 10 maggio 2012. La finanza al Monte
Il Giornale del 10 maggio 2012. Trema il modello Siena
La Nazione Siena del 10 maggio 2012. Nel mirino dei magistrati anche il ribasso del titolo a gennaio
La Repubblica del 10 maggio 2012. La Finanza scuote il Monte
L’Unità Toscana del 10 maggio 2012. Blitz al Monte. Siena si interroga e aspetta
Corriere fiorentino del 10 maggio 2012. Il giorno più nero del Monte: la finanza a Rocca Salimbeni
MF del 10 maggio 2012. MPS, la maledizione di Antonveneta
Corriere della sera del 10 maggio 2012. Perquisito dalla Finanza il Monte dei Paschi. L’accusa di aggiotaggio
Il Fatto Quotidiano del 10 maggio 2012. Tutti perquisiti. Resa dei conti al Monte dei Paschi
Manifesto del 10 maggio 2012. La Finanza al Monte dei Paschi
Il Messaggero del 10 maggio 2012. La Finanza nella sede MPS. Inchiesta e perquisizioni

La Stampa del 10 maggio 2012. I magistrati sulle tracce di una cresta da 1,5 miliardi. La pista di una rete di faccendieri e massoni porterebbe fino a Londra
La Repubblica del 11 maggio 2012. I furbetti del Montepaschi. Si dissolve il potere della Banca-Città. Caccia al colpevole del tracollo del Monte
Il Fatto Quotidiano del 11 maggio 2012. Profumo travolto dallo sfascio del sistema Siena. “Non sapevo dell’inchiesta su MPS”. “Massoneria? Non mi risulta”
Panorama del 16 maggio 2012. Siena alla riscossa con l’aiuto degli alieni
La Stampa del 11 maggio 2012. Indagati l’ex dg Vigni e il collegio dei sindaci. La stessa Banca sotto inchiesta per “responsabilità oggettiva”
La Repubblica Firenze del 12 maggio 2012. “MPS, pronti a chiedere i danni”. Comune e Provincia: noi parte civile in caso di irregolarità
Il Giornale del 12 maggio 2012. Crolla il feudo rosso di Siena. In palio non c’è solo il Monte. L’indagine su MPS travolge l’intero sistema di potere dalemiano basato sull’intreccio fra politica e finanza. L’ad Profumo deve trovare 2 miliardi, il Comune resta a secco
La Stampa del 15 maggio 2012. Caso Antonveneta. MPS, la procura indaga anche su Bankitalia
Il Sole24ore del 15 maggio 2012. Fondazione MPS, accordo con le banche
Il Messaggero del 15 maggio 2012. MPS, slitta all’8 giugno la firma dell’accordo sul debito tra Fondazione e banche.
Diogene Laerzio |
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Antonveneta vintage - 4 / L'azione costante delle LCS in consiglio comunale |
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Il bulino
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Mercoledì 16 Maggio 2012 13:53 |
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I consiglieri delle Liste Civiche Senesi, nel tempo, continuavano a monitorare l’andamento di Banca e Fondazione MPS nel periodo post-acquisto di Antonveneta, presentando interrogazioni al sindaco in consiglio comunale.

Nella seduta del 26 novembre 2008 fu portata in consiglio una interrogazione in merito all’uscita della Banca Montepaschi dalla lista dei conglomerati finanziari.
L’interrogazione, depositata il 9 ottobre 2008, fu firmata dai consiglieri: Piccini Pierluigi, Stelo Vittorio, Campopiano Luciano, Bossini Franco, Giordano Giuseppe, Panti Duccio, Falorni Marco, Ascheri Mario.
Premesso che: da notizie apparse sulla stampa nazionale apprendiamo che il Montepaschi esce dalla lista dei conglomerati finanziari italiani, vale a dire da quei gruppi societari che svolgono attività in misura significativa nel settore assicurativo;

considerato che: a) la Banca negli ultimi 2 anni ha ridotto il peso nel comparto assicurativo e, dopo l’acquisizione di Antonveneta, è stata obbligata a mettere in cantiere una massiccia campagna di cessioni per riequilibrare i coefficienti patrimoniali; b) che in quest’ottica, la Banca senese ha venduto ad Axa, a ottobre dello scorso anno, il 50 per cento di MPS Vita, di MPS Assicurazioni Danni e del business dei Fondi Pensione Aperti, oltre alla gestione degli attivi delle compagnie assicurative e dei fondi pensioni aperti. Un pacchetto complessivo pagato dal gruppo francese 1,150 miliardi di euro (la plusvalenza per BMPS è stata di 750 milioni di euro); c) che nell’ambito delle dismissioni post acquisizione Antonveneta è uscito dal patrimonio del gruppo anche Quadrifoglio Vita (141,5 milioni di euro);
tenuto conto che: il comparto assicurativo ha da tempo rappresentato uno dei punti qualificanti per lo sviluppo strategico della Banca, come evidenziato anche dall’ultimo piano industriale del gruppo;
tutto ciò premesso chiediamo al sindaco di riferire sui motivi che hanno indotto i vertici della Fondazione MPS a sostenere e consentire il nuovo corso di dismissioni che ha comportato un pesante ridimensionamento e lo stallo del progetto di banca universale da tempo punto qualificante del Piano Industriale dell’Istituto senese, vanificando così i cospicui investimenti profusi in termini di risorse di personale e di capitali investiti.

Nella seduta del consiglio comunale del 17 marzo 2009 i consiglieri della Liste Civiche Senesi presentano una interrogazione orale urgente al sindaco in merito alla “Politica della Fondazione in merito ai dividendi della partecipata MPS”.
L’interrogazione, depositata il 3 febbraio 2009, fu firmata dai consiglieri: Campopiano Luciano, Stelo Vittorio, Piccini Pierluigi, Giordano Giuseppe, Panti Duccio, Ascheri Mario, Falorni Marco.
Premesso che: da notizie di stampa, si è venuti a conoscenza di una dichiarazione del presidente Gabriello Mancini nella quale lo stesso ha dichiarato che la Fondazione “è disponibile anche ad aggiornare il piano industriale della Banca Mps” ed ha affermato che “la Fondazione si aspetta che per il 2009 il piano porti risultati”;
considerato che: sempre da notizie di stampa lo stesso presidente ha dichiarato la propria contrarietà all’ipotesi che la Banca non distribuisca gli utili, chiarendo così che con l’espressione “porti risultati” non intendeva tanto la contabilizzazione di risultati positivi quanto la distribuzione di dividendi, anche a scapito del necessario miglioramento degli indici patrimoniali;

che tale atteggiamento mostra insensibilità e inconsapevolezza per l’attuale situazione patrimoniale della Banca che manifesta un coefficiente patrimoniale “Core tier 1” inferiore a tutti i principali gruppi bancari nazionali e al di sotto dei limiti di vigilanza;
che una tale pressione sulla Banca da parte del socio di maggioranza potrebbe costringerla a esasperare il ricorso alla vendita di asset strategici in un momento di forte depressione dei mercati e con prospettive di rilevanti perdite sui crediti da parte del sistema bancario a causa della crisi finanziaria in atto;
tenuto conto: a) che l’attuale situazione di difficoltà della Banca è, come afferma la stampa specializzata (Affari & Finanza del 26 gennaio 2009, tra gli altri), diametralmente opposta alla estrema solidità del passato e ciò dipende dall’aver effettuato l’operazione Antonveneta ad un prezzo estremamente oneroso e quando i segnali della crisi mondiale erano già evidenti; b) che la Fondazione e il suo presidente hanno appoggiato tale operazione nonostante i segnali dell’advisor (che avevano parlato di “tensioni in atto”) ed i numerosi richiami dei piccoli azionisti, anche in sede di assemblea per l’approvazione dell’aumento di capitale, che prefiguravano i rischi di negative ricadute sul territorio;
chiedono al sindaco di adoperarsi nei confronti dei vertici della Fondazione per richiamarli al rispetto degli obblighi statutari in merito al mantenimento e rafforzamento del patrimonio e quindi, soprattutto, della principale partecipata, valutando la scelta sulla distribuzione dei dividendi in un contesto di rispetto delle norme e di tutela degli assetti patrimoniali della Banca. (4 - fine)
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Antonveneta vintage - 3 / E per MPS venne il tempo dei bilanci in perdita e della vendita degli immobili |
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Il bulino
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Mercoledì 16 Maggio 2012 13:12 |
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Proseguiamo la carrellata attraverso il tempo per vedere come i giornali hanno trattato l’affare MPS-Antonveneta.
Corriere di Siena del 4 gennaio 2009. Seicento montepaschini al lavoro nella notte di San Silvestro. “(…) E nella notte di San Silvestro le luci non si sono spente neanche all’interno della Banca Monte dei Paschi che stavolta, nello scavalco di anno, ha vissuto un passaggio storico: la fusione di Banca Antonveneta con il Gruppo Monte. Un passaggio complesso che non poteva essere effettuato in un periodo in cui le filiali sono operative, e d’altra parte al 2 gennaio 2009 il passaggio doveva essere garantito per iniziare il nuovo anno senza strappi o interruzioni”.
La Nazione del 16 gennaio 2009. Montepaschi, 17 milioni di azioni ai dipendenti. “Banca Monte dei Paschi di Siena ha ultimato il piano stock granting per l’esercizio 2007 assegnando complessivamente 17.763.943 azioni, di cui 16.736.926 gravate da un vincolo triennale di intrasferibilità (fino al 29 dicembre2011)”.

La Nazione del 28 gennaio 2009. MPS chiede la proroga per vendere le filiali.
La Nazione del 29 gennaio 2009. Tremonti “regala” seicento milioni al Monte. I benefici fiscali grazie al decreto anticrisi.
Economy del 11 febbraio 2009. I senesi hanno un monte di guai. La ricapitalizzazione e le dismissioni per far fronte all’acquisizione di Antonveneta, mentre la Fondazione reclama il dividendo: ora che la Banca è più grande lo sono anche i suoi problemi.
Corriere di Siena del 11 febbraio 2009. “Assegnazione degli utili con azioni Mps”. “Dividendo 2009: la priorità è la difesa della stabilità della Banca”, articolo a firma Falcri Siena.
Il Mondo del 6 marzo 2009. Dieta stretta nella Rocca Salimbeni. Semplificazione societaria, taglio dei costi senza precedenti e innesto di giovani. Ma anche investimenti in nuovi prodotti. “(…) Nell’ultimo anno, il titolo di Rocca Salimbeni (in questi giorni viaggia intorno a 0,90 euro) ha perso circa il 66 per cento a piazza Affari e da inizio 2009 la performance è stata di meno 21 per cento”.
La Stampa del 27 febbraio 2009. Le banche studiano i Tremonti bond. MPS in pole position. Guzzetti (Fondazione Cariplo): speriamo servano a distribuire i dividendi.

Corriere di Siena del 1 marzo 2009. Tremonti bond, le banche sorridono. Anche il Monte dei Paschi potrà beneficiare dei nuovi titoli statali.
Corriere di Siena del 2 marzo 2009 Mussari e Mancini verso riconferma.
Corriere di Siena del 16 marzo 2009. MPS, chi va e chi resta. Il 27 marzo o inizio aprile il nuovo consiglio. “(…) I controllori. Resteranno il presidente Tommaso Di Tanno e Leonardo Pizzichi mentre, dopo tre mandati, lascerà Pietro Fabretti”.
Corriere Economia del 27 aprile 2009. Banche semaforo rosso per il Nordest. Ridimensionato il ruolo degli imprenditori veneti. Con Siena molte parole, ma il portafoglio è rimasto chiuso.
Corriere di Siena del 16 maggio 2009. MPS: utile trimestre sale a 300 milioni. I risultati della Banca grazie anche alla cessione di SGR a Clessidra.
Zoom del 20 maggio 2009. Cercasi ragioniere in cima alla Rocca. L’attività del Gruppo Montepaschi è per la prima volta in PERDITA. 2007 Utile dell’attività corrente ante imposte euro milioni 1.269,6; 2008 perdita dell’operatività corrente ante imposte euro milioni meno 92,3.
Il Sole 24Ore del 11 giugno 2009. MPS, piano filiali entro fine 2009. I nuovi tempi dell’Antitrust.
Zoom del 10 giugno 2009. Il Monte vende i suoi immobili. Venduta anche una manciata di filiali.
La Nazione Siena del 26 giugno 2009. Cessione degli immobili Fase operativa in due mesi. Banca Montepaschi: il dg Vigni fissa i tempi.
Corriere di Siena del 26 giugno 2009. Cessione degli sportelli partenza in salita.
Corriere di Siena del 28 giugno 2009. Donatella Santinelli, capogruppo PDL: “Non spendiamo a vanvera”. Utilizziamo bene le risorse del Monte.

Zoom del 1 luglio 2009. Protesta sindacale per le vendite del Monte.
Il Mondo del 3 luglio 2009. Axa e Generali per i palazzi MPS. Grandi dismissioni. Gli edifici strumentali del gruppo di Siena. Tra i partecipanti al consorzio anche Unicoop Firenze e Francesco Gaetano Caltagirone. Resta nel portafoglio solo la sede storica.
Corriere di Siena del 10 luglio 2009. Intesa interessata agli sportelli MPS.
Zoom del 2 settembre 2009. Il Monte non passa l’esame. Critico il mercato per il risultato del primo semestre oltre le previsioni.
Zoom del 30 settembre 2009. Banche alla resa dei conti. I Tremonti bond non bastano più.
Corriere di Siena del 20 ottobre 2009. Finanza islamica, gran potenziale. Uno studio di MPS analizza le prospettive. Nel 2015 ipotizzabile una raccolta di 4,5 miliardi.
Corriere di Siena del 17 novembre 2009. I primi nove mesi di Antonveneta portano 64 milioni.
Corriere di Siena del 20 novembre 2009. Cresce la raccolta. Bene Antonveneta.
Zoom del 25 novembre 2009. Erogazioni della Fondazione. Un calo di 53 milioni di euro che preannuncia un crollo.
Zoom del 2 dicembre 2009. Il Monte soffre più delle altre banche.
Zoom del 10 dicembre 2009. C’è poco da sorridere al Monte. L’azienda prevede anni di utili modesti.
Corriere di Siena del 15 dicembre 2009. Intesa compra 50 filiali BMPS. Alla Rocca vanno 200 milioni di euro.
Corriere di Siena del 17 dicembre 2009. Tremonti bond. Montepaschi ha firmato il protocollo. Mussari dal ministro. “(…) Lo comunica Rocca Salimbeni che riferisce che il ministro Giulio Tremonti ha approvato il 14 dicembre scorso l’operazione di sottoscrizione per 1,9 miliardi di euro”. (3 - continua)
Pico della Mirandola |
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Antonveneta vintage - 2 / Carta canta: ecco come il consiglio comunale non ascoltò le LCS |
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Politica
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Martedì 15 Maggio 2012 09:37 |
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“Antonveneta vintage” si sposta in consiglio comunale. Questo promemoria serve a ricordare che i consiglieri delle Liste Civiche Senesi presenti in consiglio comunale nel mandato amministrativo 2006-2011, all’epoca avevano più volte manifestato la necessità di vederci più chiaro riguardo l’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Banca Montepaschi. E questo avveniva, ripetesi, in una sede istituzionale come il consiglio comunale, dove le sedute sono regolarmente verbalizzate. Vediamo dunque come si sono svolti alcuni momenti significativi.

I CONSIGLIERI LCS CHIEDONO UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE
Marzo 2008. A distanza di 5 mesi dall’annuncio dell’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi, le Liste Civiche Senesi, il 18 marzo 2008 discutono in consiglio comunale una mozione da loro presentata, dove si impegna il sindaco a convocare una riunione con il presidente della Fondazione MPS affinché illustri al consiglio comunale le nuove scelte strategiche cui si sta ispirando la Fondazione Monte dei Paschi. Dal verbale della seduta consiliare, si leggono gli interventi che ci furono. Tra questi il consigliere di maggioranza Brenci, in sede di dichiarazione di voto, diceva: “La scelta di Antonveneta e, voglio ricordare, anche la scelta di Axa per quanto riguarda il settore assicurativo, in effetti sembrano in questo momento quelle più rispondenti alle esigenze di crescita e di dimensionamento del Monte dei Paschi”.
La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 29; voti favorevoli 6; voti contrari 23.
I voti favorevoli furono di: Ascheri, Campopiano, Falorni, Giordano, Milani, Piccini Pierluigi.

I CONSIGLIERI DELLE LCS SI PREOCCUPANO DELLE RICADUTE SUL COMUNE PER LE MINORI RISORSE DELLA FONDAZIONE
Anche nella seduta consiliare del 3 giugno 2008, sempre le Liste Civiche Senesi, presentano un'altra mozione dove tornano a chiedere un incontro con il presidente della Fondazione MPS per illustrare le proprie previsioni sugli effetti futuri delle scelte operate, allo scopo di mettere in grado il Comune di intraprendere le eventuali modifiche alle proprie strategie di spesa. Questo alla luce dei seguenti fatti: a) La Fondazione MPS ha deciso di sottoscrivere la sua quota di aumento di capitale della partecipata Banca Monte dei Paschi Spa con un impegno che è stato precisato in 2,95 miliardi di euro. b) Successivamente la stessa Fondazione MPS ha deciso di sottoscrivere una quota del 58 per cento della emissione di obbligazioni convertibili da parte della Banca MPS per completare la provvista necessaria all’acquisto della Banca Antonveneta. c) La Fondazione MPS, per affrontare tale impegno, ha stipulato un debito di 580 milioni di euro che avrà ovviamente un suo costo per interessi a carico dei bilanci e quindi delle disponibilità future.
La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 35; voti favorevoli 9, voti contrari 26.
I voti favorevoli furono di: Bandini, Bossini, Campopiano, Capitani, Falorni, Milani, Panti, Piccini Pierluigi, Stelo.

I CONSIGLIERI DELLE LCS CHIEDONO UN INCONTRO URGENTE CON IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE MPS ALLA LUCE DEL DOCUMENTO RESO PUBBLICO DA BMPS
Seduta consiliare del 30 settembre 2008. Alla luce del documento informativo reso di pubblica conoscenza da parte di Banca Monte dei Paschi Spa in data 16 giugno 2008, i consiglieri delle Liste Civiche Senesi presentano una nuova mozione dove impegnano il sindaco a promuovere il richiesto incontro nei tempi più rapidi con il presidente della Fondazione Monte dei Paschi, perché lo stesso informi se tali nuovi elementi erano già a conoscenza sua e degli organi amministrativi dell’Ente, in particolare per quanto riguarda i seguenti fatti, dichiarati nel documento informativo: a) La Banca MPS non ha effettuato una normale due diligence finalizzata all’aggiustamento del prezzo di acquisizione e le è stato consentito, solo dopo la sottoscrizione dell’accordo, di effettuare una verifica conoscitiva (due diligence) sulle principali tematiche contabili, fiscali e legali del Gruppo Antonveneta. b) Ai fini della determinazione del prezzo non sono state redatte perizie di stima. c) Banca MPS ha acquisito Banca Antonveneta da ABN AMRO. d) Il valore complessivamente pagato quale prezzo di acquisizione del Gruppo Antonveneta è ammontato a miliardi di euro 10,124 (e non 9, come precedentemente annunciato), comprendendovi altri oneri, tra i quali 230 milioni per interessi calcolati sul prezzo base alla data di stipula del contratto di cessione (8 novembre 2007) sino alla data di closing dell’operazione (30 maggio 2008). e) La Banca MPS sarà chiamata (come nuova capogruppo di Antonveneta) a sostituire le linee di finanziamento che ABN AMRO aveva accordato a Banca Antonveneta per un importo complessivo di circa euro 7.500 milioni. f) Tale processo di sostituzione non rientra nelle condizioni previste dal contratto di acquisizione e, in assenza di tutte le informazioni addizionali (valutazioni, perizie eccetera) necessarie per una determinazione sufficientemente attendibile delle attività, passività, attività potenziali e passività potenziali del Gruppo Antonveneta, si è preliminarmente proceduto ad iscrivere nella voce “avviamenti” la differenza, pari a euro 7.292 milioni, tra il costo complessivo dell’acquisizione e il patrimonio netto consolidato del Gruppo Antonveneta al 31 dicembre 2007, al netto dei propri avviamenti residui (euro 625 milioni), come risultante dopo il processo di deconsolidamento del Gruppo Interbanca. g) Tra i rischi, viene preventivato nel documento informativo quello della perdita di clienti e di personale di rilievo da parte della società acquisita e di difficoltà relative al coordinamento del management, e pertanto si afferma che il processo di integrazione tra BMPS e il gruppo facente capo a Banca Antonveneta potrebbe essere completato con tempi e modi diversi da quelli originariamente pianificati e comportare costi non previsti dalla società.
Ritenuto che l’argomento, per la sua oggettiva rilevanza anche in prospettiva, debba, per la fonte pubblica di provenienza, formare oggetto di specifico incontro volto a chiarire i termini suesposti, in modo da confermare o eventualmente smentire gli stessi, si impegnava il sindaco a promuovere il richiesto incontro nei tempi più rapidi.
La mozione era firmata da Ascheri Mario, Falorni Marco, Piccini Pierluigi, Bossini Franco e Stelo Vittorio. La mozione era stata depositata fino dal giugno 2008, e quindi discussa in consiglio comunale il 30 settembre 2008.

Ne seguì un dibattito piuttosto acceso in consiglio comunale. La mozione è illustrata dal consigliere Pierluigi Piccini con competenza e dovizia di particolari sui numeri, che davano la cifra anche sull’ingente fiume di denaro messo in campo. Il consigliere Pierluigi Piccini sostiene che l’acquisizione di Antonveneta è avvenuta “con forti elementi di divergenza rispetto a quanto originariamente dichiarato” dalla Fondazione MPS, rilevando che l’operazione è alla base del ribasso delle azioni MPS in borsa. Piccini afferma anche che il prezzo pagato per l’aggregazione è stato di 10,1 miliardi di euro e non di 9 miliardi.
Dal verbale si evincono interventi da ricordare, come quello del consigliere di maggioranza Fedi: “(…)Perché intanto i clienti di Antonveneta hanno gradito la fusione con il Monte dei Paschi, tanto è vero che ci sono stati mille clienti del credito in più solo nel mese di luglio, mentre invece ci sono stati 3.000 nuovi conti correnti aperti nel mese di giugno. Quindi, voglio dire, insomma, ci comincia ad essere un movimento verso il gruppo Monte dei Paschi notevole (…) Ma io sono sicuro e credo di poter asserire con serenità che ciò che sta succedendo, il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi, e quindi chi deve dirigere questa Banca, ne avrà tenuto conto. Come sono praticamente certo, per lo meno spero di esserlo, che quando fu fatta l’operazione Antonveneta, chi doveva sapere lo sapeva, che tutto il mondo doveva sapere che il Monte dei Paschi acquistava la Antonveneta, ma chi lo doveva sapere secondo me lo sapeva. Altrimenti non è possibile immaginare che un’operazione del genere fosse passata col beneficio di tutte le istituzioni e della casa madre, la Fondazione, che guarda caso ha comunque continuato a mantenere la sua percentuale di maggioranza all’interno della Banca ed anzi sta già pensando a fare nuove operazioni. Quindi, volevo dire, questo che ho detto io è già una cosa che ritenevo giusta. E poi c’è da dire un’altra cosa, che intanto la Banca, ancora più forte, è sempre a Siena, va bene? (…) Portarlo in consiglio comunale, il presidente della Fondazione, il presidente della Banca, mi sembra che in questo momento possa passare anche come un processo alle intenzioni ormai passate (…)”.
La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 30; voti favorevoli 10; voti contrari 20.
I voti favorevoli furono di: Ascheri, Bandini, Campopiano, Capitani, Falorni, Giordano, Milani, Panti, Piccini Pierluigi, Stelo (2-continua).
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Antonveneta vintage - 1 / Qualcuno, già 5 anni fa, aveva dei dubbi |
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Il bulino
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Domenica 13 Maggio 2012 13:49 |
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In questi giorni si è abbattuto uno tsunami sulla nostra città. L’acquisto di Banca Antonveneta da parte di Banca Mps, avvenuto nel novembre 2007, è oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica di Siena. La Guardia di Finanza cercherà di dare una risposta al quesito: come è stato possibile che MPS abbia pagato 9 miliardi di euro Antonveneta, quando due mesi prima la stessa banca era stata pagata 6 miliardi? Vedremo se l’indagine risolverà questo enigma.

I MAGISTRATI CERCANO “LA MADRE DI TUTTE LE CRESTE”
Certo è che il titolo dell’autorevole quotidiano torinese La Stampa di giovedì 10 maggio 2012 è stato un vero choc per la città. “I magistrati sulle tracce di una cresta da 1,5 miliardi. La pista di una rete di faccendieri e massoni porterebbe fino a Londra”. Questo era il titolo dell’articolo di Paolo Baroni. “Il vecchio adagio ‘follow the money’, segui la corrente dei soldi - si legge all’interno dell’articolo di Baroni - resta insomma sempre valido. Si conosce il punto di partenza, SIENA, ed il probabile punto di transito, ovvero LONDRA”. C’è solo da augurarsi che non sia come l’ha messa La Stampa. Perché se invece il titolo-choc trovasse conferma nel lavoro dei magistrati, allora saremmo davanti alla “madre di tutte le creste”.

CECCUZZI E BEZZINI IGNARI
Il quotidiano Repubblica del 12 maggio 2012, in cronaca di Firenze, riporta il resoconto di una conferenza stampa che si è tenuta il giorno precedente e che ha visto in tandem Ceccuzzi e Bezzini dichiararsi pronti a chiedere i danni. Ceccuzzi e Bezzini, nel 2007, erano rispettivamente parlamentare il primo e segretario provinciale de “il Partito” il secondo. Sempre nello stesso articolo di Maurizio Bologni, si legge che all’epoca i due non avevano “annusato odore di stecche, puzza di strani mediatori e malaffare”. Un fatto però era certo: Banca Monte Paschi aveva pagato Banca Antonveneta 9 miliardi di euro e solo due mesi prima la stessa Banca Antonveneta era stata pagata 6 miliardi da Santander. Quindi circa 3 miliardi di euro in più. Ma almeno questo Ceccuzzi e Bezzini lo sapevano? L’avevano fatta la sottrazione, o per essere più chiari: 9 meno 6 uguale 3?
Vediamo cosa si leggeva sui giornali di allora.

IL COLOSSALE ACQUISTO
Reuters, Radiocor, Cittadinoonline del 8 novembre 2007. L’onorevole Ceccuzzi dichiarava: “Banca Antonveneta è sempre stata L’ANIMA GEMELLA di BMPS. La Banca MPS e Antonveneta sono due realtà che hanno grandi potenzialità di sviluppo e che possono integrarsi al meglio con grande vantaggio per gli azionisti e per la clientela”.
Libero Mercato del 9 novembre 2007. “MPS giù dalla Rocca strapaga Antonveneta”. E all’interno dell’articolo: “Il Monte dei Paschi ha infatti deciso di scendere dalla Rocca e muovere l’assalto al nord-est conquistando Banca Antonveneta dal Santander per 9 miliardi di euro. Una cifra esorbitante, considerando che dall’affare è stata esclusa Interbanca, hanno subito commentato i broker (…)”.
Corriere di Siena del 10 novembre 2007. “Non è troppo cara, estrarremo valore”. Il presidente di Banca Mps Mussari tranquillizza gli azionisti.
Ancora il Corriere di Siena dello stesso giorno riporta: “La borsa risponde male. Azioni ieri in forte calo (meno 10 per cento)”.
Corriere di Siena del 10 novembre 2007. Bezzini: “Operazione giusta”. Le Liste Civiche Senesi, sempre nello stesso articolo, si esprimono così: “Pur ravvisando una eccessiva onerosità dell’acquisizione (tant’è che assistiamo ad una reazione negativa sui mercati del titolo MPS), l’operazione appare degna di valutazione. Per un più approfondito e complessivo giudizio sulla transazione e delle conseguenze che la stessa potrebbe avere nei confronti dei tanti piccoli azionisti, le Liste Civiche attendono di conoscere in dettaglio i termini dell’operazione”.

LA REAZIONE DEI MERCATI
La Nazione del 10 novembre 2007. “Monte Paschi crolla in Borsa: meno 10,5 per cento. Bocciato l’acquisto di Antonveneta. Bruciato un miliardo di capitalizzazione”. L’allora premier Romano Prodi ha detto di “vedere di buon occhio” l’operazione, così come esprime soddisfazione per l’italianità dell’operazione Guido Crosetto di Forza Italia.

L’APPREZZAMENTO DEL MARCHESE DI MONTEZEMOLO
Non fece mancare il suo apprezzamento all’operazione nemmeno Luca Cordero dei marchesi di Montezemolo. Riporta il Corriere di Siena del 15 novembre 2007. Montezemolo: “Antonveneta? Buonissima operazione bancaria”.
La Repubblica del 19 novembre 2007. “Banche, la riscossa del Monte. Siena la rossa sfida Milano”.
L’Espresso del 29 novembre 2007. “L’azzardo Montepaschi. La Banca senese conquista l’Antonveneta a caro prezzo. E costringe la Fondazione azionista a mettere in gioco il patrimonio. Per non perdere il controllo”.
Corriere della sera del 21 dicembre 2007. “MPS, scelta americana per l’Antonveneta. Mediobanca sarà advisor. Operazione da 9 miliardi”. “Il Montepaschi fa partire l’operazione di aumento di capitale da 9 miliardi di euro per far fronte all’acquisto di Antonveneta dagli spagnoli del Santander. E lo fa affidandosi ai colossi dell’investment banking che si faranno carico a fermo dell’intero ammontare. In particolare Citigroup, Goldman Sachs e Merrill Lynch avranno il ruolo principale di coordinare l’intero dossier, ma ad impegnarsi nel finanziamento dell’operazione saranno anche Credit Suisse, Mediobanca e Jp Morgan”.

LE LISTE CIVICHE NUTRONO DUBBI
La Mosca al naso n. 8 del dicembre 2007 (periodico vicino alle Liste Civiche). “Costa come sette Banche 121”. Così all’interno dell’articolo: “(…) Ma tutti gli analisti finanziari hanno evidenziato, intanto, che il Monte spende una cifra quasi pari al suo attuale valore di borsa e che il venditore Santander riscuote 9 miliardi di euro prima ancora di pagarne 6,5 per una Antonveneta comprensiva di una parte, Interbanca, che non viene invece ceduta e che vale intorno al miliardo. Una Interbanca dove è stata scorporata la clientela aziende, proprio quella che rende particolarmente appetibile il mercato del Nordest e lo qualifica come dinamico e orientato alle esportazioni”.
Libero Mercato del 11 gennaio 2008. “Montepaschi. La Rocca trema in Borsa, adesso vale meno di Antonveneta”.
Economy del 23 gennaio 2008. “A Siena si batte tanta cassa. MPS alla ricerca di 15-17 miliardi”.
La Repubblica del 22 gennaio 2008. “Aumento difficile per MPS. Zaleski e Axa pronti a salire. Il 6 marzo l’assemblea, la Fondazione rischia una diluizione nel capitale superiore al previsto”.
Repubblica-Affari e Finanza del 28 gennaio 2008. “Antonveneta, Siena paga il conto”.
Corriere di Siena del 29 gennaio 2008. “Non siamo il bancomat di nessuno. Il presidente Mancini rivendica l’autonomia: ‘Vogliamo lavorare per la qualità del territorio’. La Fondazione sottoscrive l’aumento di capitale dopo l’acquisto di Antonveneta”.

LA PROFEZIA DEL PROFESSOR BRANDANI
Corriere di Siena del 3 febbraio 2008. Alberto Brandani torna sull’operazione: “Strategia ok, il gruppo sa i vantaggi e gli oneri, il mercato premierà”. Il mercato non ha premiato.

L’ESPOSTO IN PROCURA DI BORGHEZIO
La Nazione Siena del 5 febbraio 2008. “Procura. Mps-Antonveneta: un esposto della Lega”. “Un esposto alla Procura della Repubblica di Siena sull’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena. Lo ha presentato Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord. Nell’esposto si chiede di far chiarezza su alcuni aspetti procedurali e di merito dell’acquisizione”. In particolare, Borghezio vuole sapere ‘se il socio di maggioranza’ così come ‘gli altri soci’, era stato informato. Inoltre l’esponente della Lega Nord, riferendosi ad alcuni articoli apparsi sui quotidiani che parlano di ‘una possibile maggiorazione del prezzo di Antonveneta’, chiede di accertare ‘il reale valore dell’operazione’ e se ‘qualcuno ne abbia tratto vantaggi’”.
La Padania del 5 febbraio 2008. “Mps-Antonveneta, esposto di Borghezio in Procura. In un anno i possessori di azioni hanno visto volatilizzarsi un terzo dei loro averi”.
La Nazione del 23 febbraio 2008. “Fondazione, via libera all’aumento di capitale di Banca Mps. Finanziamento: l’ok per l’acquisto di Antonveneta arrivato dal Tesoro, nessuna condizione”.
Libero Mercato del 23 febbraio 2008. “Dubbi di Bankitalia sull’Opa di Montepaschi. Draghi chiede la cessione di Banca Toscana per garantire la sostenibilità finanziaria dell’offerta per Antonveneta”.

LE LCS CERCANO DI “SVEGLIARE” I SENESI
In città comincia il confronto sull’operazione Antonveneta. “Operazione Antonveneta: la città ed i piccoli azionisti ne fanno le spese”, pubblico dibattito, organizzato dalle Liste Civiche, il 29 febbraio 2008, sala delle Lupe del palazzo Comunale, intervengono: Paolo Barrai, Renato Lucci, Mario Ascheri.
QN del 3 marzo 2008. “MPS, operazione da 5 miliardi per comprare Antonveneta”.
La Nazione del 5 marzo 2008. “Fondazione Mps, ok per Antonveneta. Passa l’aumento di capitale della Banca”.
La Nazione del 12 marzo 2008. “Personale, ecco gli acchiappa-clienti. Si ipotizza una task force di 700 addetti”.

MUSSARI E VIGNI BANCHIERI DELL’ANNO
Corriere di Siena del 14 marzo 2008. “Mussari e Vigni, banchieri dell’anno. Premiati nell’ambito dei Global Awards 2008, l’Oscar della Finanza”.
La Repubblica-Affari e Finanza del 17 marzo 2008. “Il piano in salita del Montepaschi”.
La Nazione Siena del 18 marzo 2008. “Antonveneta, ok da Bankitalia. Via Nazionale ha concesso ieri l’autorizzazione all’acquisizione. Ora l’Antitrust”.
La Nazione Siena del 1 maggio 2008. “Pioggia di risorse per la comunità”.
La Nazione del 8 maggio 2008. “Operazione Antonveneta, l’Antitrust dà il via libera. Ma dovranno essere ceduti almeno 110 sportelli”.
Corriere di Siena del 23 maggio 2008. “La banca è rossa e… azzurra. Si rinnova il feeling fra la Rocca e Berlusconi. Il Monte dei Paschi ora detiene il 2,1 per cento di Mediaset”.
La Nazione del 31 maggio 2008. “MPS, Antonveneta è sua. Tavolo aperto con Santander”.
Corriere di Siena del 13 giugno 2008. “Venduta Fontanafredda. Carlo Ceccarelli presidente”.
Corriere di Siena del 24 giugno 2008. “Ufficiale: Pisaneschi presidente Antonveneta. Marchi e Caputi vice, Menzi amministratore delegato”.
Corriere di Siena del 25 giugno 2008. “Antonveneta, le Liste Civiche vogliono incontrare Mancini”.
Il Cittadino on line del 7 agosto 2008. “Maxi asta di sportelli del Gruppo MPS. Interessati e preoccupati”.
La Nazione Siena del 23 agosto 2008. “Antonveneta. Parlangeli: l’operazione renderà il doppio dell’investimento”.
ZOOM del 27 agosto 2008. “Liste Civiche Senesi: nubi sul futuro degli utili della Fondazione”.
Corriere di Siena del 29 agosto 2008. “I conti tornano, avanti tutta con piano industriale”.
La Nazione del 9 settembre 2008. “Risiko degli sportelli, slittano le offerte a MPS”.
Corriere di Siena del 1 ottobre 2008. “Il sindaco Maurizio Cenni non cambia parere: Antonveneta acquisto giusto”.

IL PREZZO DI ACQUISTO COMINCIA A CRESCERE
La Nazione Siena del 1 ottobre 2008. “Contestata l’operazione Antonveneta, opposizioni all’attacco”. “Le Liste Civiche chiedono di ottenere un’audizione del presidente della Fondazione (…) Fra l’altro Piccini ha affermato che il prezzo pagato per l’aggregazione è stato di 10,1 miliardi di euro e non di 9 miliardi, come era stato annunciato in precedenza”.
Corriere di Siena del 29 ottobre 2008. “Parlangeli nel cda di Mediobanca”.
La Nazione del 8 novembre 2008. “Fondazione Monte dei Paschi: nuovo record di erogazioni”.

LA BANCA MPS PREMIATA A LONDRA
La Nazione Siena del 29 novembre 2008. “Il Monte ‘banca dell’anno’: premio a Londra”.
La Nazione Siena del 23 dicembre 2008. “Antonveneta, fusione fatta. Pisaneschi presidente”.
Il Sole 24Ore del 24 dicembre 2008 “Antonveneta riparte dal territorio”.
(1- continua).
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